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Giocare, guadagnare e incontrarsi nel metaverso: il futuro che è già in atto

Articolo. Sarà la parola del 2022, lo ribadiscono pensatori, affaristi, tecnici. È molto probabile che già da quest’anno potremo fare esperienze concrete di metaverso nei nostri momenti di svago, così come nella nostra attività lavorativa

Lettura 4 min.

Per quanto possiamo essere restii alla conoscenza di una nuova tecnologia così immersiva e coinvolgente, non possiamo scegliere di non averci semplicemente a che fare. Il metaverso non è – e non sarà – solo un passatempo da adolescenti troppo annoiati, ma entrerà nel mondo del lavoro, negli affari, nella mobilità e anche nell’assistenza sanitaria, perciò è quantomeno doveroso conoscerlo e iniziare a capirne i meccanismi.

Tra scienza e fantascienza

Chissà se lo scrittore Neal Stephenson aveva idea che quel termine “metaverso” usato nel suo romanzo cyberpunk “Snow crash” fosse così appropriato da diventare il nome dell’universo virtuale da lui immaginato. Sono passati trent’anni esatti da quando Stephenson immaginava un ambiente “altro” in cui le persone potessero muoversi, condividere e interagire attraverso avatar personalizzati, provando sensazioni molto vicine a quelle fisiche.

Ready Player One

Ancora di più, per chi desidera intuire meglio cosa possa essere il metaverso e quanto possa essere impattante nella vita delle persone, vi consiglio la visione del film “Ready Player One” diretto da Steven Spielberg nel 2018. All’interno del film, realtà e virtuale si mescolano in un rapporto costante di verità e fantasia. Essere il proprio avatar è spesso più semplice che essere sé stessi, ma soprattutto è una condizione di libertà assoluta, in cui ognuno può esprimere liberamente la propria personalità senza vincoli e pregiudizi di età, genere, provenienza, che spesso pregiudicano i rapporti diretti.

Metaverso e videogiochi

Il legame è forte ed esiste, ma i videogiochi non sono l’unica espressione del metaverso. Semplicemente, le grandi piattaforme di gaming hanno già a disposizione ciò che serve: un mondo simile al nostro o totalmente immaginario, la capacità di permettere a più gamer contemporaneamente di collegarsi allo stesso ambiente, la possibilità di interagire attraverso il proprio avatar e – grazie ai dispositivi per la realtà virtuale, come oculus e manopole – la possibilità di aumentare l’esperienza virtuale tanto da renderla immersiva.

Per dare una stima di quanto la realtà aumentata entrerà nelle nostre case, basti pensare che gli analisti di Idc, società di ricerche di mercato, hanno stimato che la spesa per l’acquisto di visori, occhiali e smartwatch crescerà fino a 542,8 milioni di dollari entro il 2025, mentre 12 milioni di persone hanno seguito il concerto virtuale di Travis Scott sul video gioco Fortnite nell’aprile 2020, esperimento ripetuto con altri due artisti internazionali come Ariana Grande e Marshmello.

Lavorare e guadagnare con il metaverso

Una delle caratteristiche del nuovo mondo è quella di poterci lavorare. Questo non significa che il metaverso abbia aperto posizioni di lavoro da svolgere in realtà aumentata – ancora no, ma Facebook ha già presentato Horizon workrooms , una piattaforma che permette ai professionisti di fare riunioni, incontri e appuntamenti decisamente più attive e coinvolgenti rispetto a quelle su Meet, Zoom e similari.

Workrooms crea una stanza virtuale, indipendentemente dalla distanza fisica. Funziona sia nella realtà virtuale che nel web ed è progettato per migliorare la capacità del team di collaborare, comunicare e connettersi in remoto, sia che si tratti di riunirsi per fare brainstorming, stendere un documento o fare un colloquio.

Ovviamente, tutte le piattaforme e le grandi aziende del web stanno cercando di rendere il metaverso un luogo molto divertente, dove incontrarsi, socializzare e avere quello scambio relazionale che le video chat non permettono.

Il futuro è già presente: esistono esempi molto concreti di come il metaverso sarà anche un luogo dove far girare l’economia. L’esistenza delle criptovalute è dato ormai assodato, mentre degli NFT abbiamo già parlato in questo articolo. Sono solo due simboli dell’economia virtuale che, come è facile immaginare, avrà ampie ricadute su quella reale.

Inoltre, sentiremo sempre più parlare di ETF (acronimo di Exchange Traded Funds), di fatto dei fondi a basse commissioni di gestione, negoziati come le normali azioni. Si caratterizzano per il fatto di avere come unico obiettivo quello di replicare fedelmente l’andamento e quindi il rendimento di indici azionari, obbligazionari o di materie prime e stanno iniziando a comparire sempre più insistentemente nel metaverso.

Non pensiate però che per diventare ricchi dobbiate fare incetta di bitcoin, tutt’altro… Più o meno ogni realtà avrà il proprio conio virtuale e non mancheranno, presumibilmente, piazze di cambio valuta, esattamente come nella realtà. Due piattaforme dove si possono già avere esperienze metaversiane, infatti, sono ad esempio Roblox dove si acquista e si vende solo in robux e The Sandbox, la cui criptovaluta sono i sand.

Come si entra nel metaverso

Date per assodate alcune funzionalità di questa realtà virtuale o parallela è utile chiedersi come si entra poi fisicam… pardon virtualmente nel metaverso. La risposta è semplice: tramite app.

Roblox
(Foto Wachiwit Shutterstock.com)

La già citata Roblox è proprio un’applicazione che permette da subito di comporre il proprio avatar e iniziare a interagire con migliaia di utenti. Basta iscriversi e Roblox dà la possibilità di immaginare, creare e condividere esperienze tra persone/avatar in mondi 3D immersivi, generati dagli stessi utenti. In maniera similare, si può provare a iscriversi a The Sandbox creando il proprio account ed entrando nella piazza virtuale che rappresenta la prima fase del gioco/esperienza.

La metamobilità

Fino ad ora abbiamo parlato di un mondo in cui il concetto di movimento è estremamente legato alla propria fisicità, ma una multinazionale come Hyundai sta prendendo molto sul serio il tema e nella recente edizione del CES di Las Vegas , la fiera tecnologica più importante al mondo, ha presentato un’idea su come immagina la mobilità in una realtà virtuale. Ciò che propone il colosso giapponese è, nei fatti, di poter pilotare a distanza un dispositivo e interagire con uno spazio “altro” anche attraverso macchine e macchinari futuribili.

Riflessioni metaversiane

Il metaverso, in buona sostanza, prende il nostro mondo e lo moltiplica in migliaia di isole possibili, altri mondi e galassie virtuali che possono essere popolati da tutto ciò che siamo in grado di desiderare. Il nostro avatar potrà interagire con altri avatar, arrivando a un livello di sinergia sempre più approfondito e da non sottovalutare, giocando con la capacità empatica del nostro cervello che ha già dimostrato di andare ben oltre i codici e gli algoritmi. Quello che il metaverso non fa, almeno per ora, è risolvere problemi del mondo reale. Pur permettendo la massima libertà di espressione e di sintonia con il proprio essere, replica di fatto dei meccanismi di potere, guadagno e forza che sono tutt’altro che positivi.

Inoltre, non viene sottolineato mai abbastanza come l’espansione di tutto ciò che è virtuale ha un peso concreto nel mondo reale e la prima vera domanda da porci è quanto tutto questo possa incrementare e appesantire la costruzione e l’opera di server che, nei fatti, sono grosse palazzine inquinanti.

Questo non significa che il futuro vada bloccato, ma forse è il caso di risolvere alcuni problemi tra cui quello ecologico e della “cyber immondizia” prima che si creino, per impedire di trascinare nel metaverso o nei mondi virtuali possibili gli sbagli di sempre.

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