Bella, affascinate e seducente. Così appare la Presolana all’occhio del viandante da qualsivoglia parte egli provenga. A buona ragione viene chiamata «Regina» perché regale è il suo aspetto adorno di purezza dolomitica. Non una ma ben cinque sono le sue cime, tutte raggiungibili con maestria alpinistica, e come una vera regina la Presolana è circondata da nobili scudieri (i monti Ferrante, Visolo e Corzene) da cui essa appare più fulgida che mai. Per ammirarla nella sua lucentezza oggi ci rechiamo su uno di questi monti: il Pizzo di Corzene.
Prima di avventurarci nell’itinerario mi preme fare una puntualizzazione toponomastica: in merito al nome Presolana si sono arrovellati numerosi esperti alcuni dei quali sono andati persino a scomodare la sconfitta e cattura (“presa”) dell’esercito degli Alani, guidati da re Biogor, ad opera dei soldati romani guidati dal comandante Recimero nell’anno 463. Presa-Alani … e il gioco è fatto! Peccato che nella toponomastica orobica molto raramente esistano collegamenti con episodi storici o leggendari. Prende allora corpo l’ipotesi oggi più accreditata che si rifà al termine dialettale camuno (ed anche veneto) praizzöla, piccolo prato, pascolo di montagna. Secondo lo storico bergamasco Angelo Mazzi in un documento del 988 per la prima volta compare la dicitura in loco Prazola ad indicare questa zonae nel 1819 il il Maironi da Ponte la chiama Prezzolana. In effetti il territorio ai piedi della Presolana è caratterizzato da numerosi piccoli pascoli circondati da floride pinete.A chi dare credito?Il fascino delle Orobie è anche questo.
Citando la popolazione di queste lande montane nel 1596 Giovanni da Lezze si esprimeva così: «Sono povere persone, quelle che habitano attendono a bestiami co’ quali per gran parte del tempo stantiano in Bresciana. Ma ve ne sono più di 300 di questi ordinariamente tutti in negocii a Venetia, Schiavonia [le regioni slave al di là dell’Adriatico], Fiandra et in Bresciana et molti fatti ricchi ». La verve imprenditoriale dei Castionesi ha quindi origini molto antiche.
Lasciamo l’auto al Passo della Presolana (1280m), in territorio di Castione, presso il posteggio degli impianti di risalita. A proposito di spirito imprenditoriale va ricordato che proprio qui, per la prima volta sulle Orobie, si videro gli sci: lo ski (allora così veniva chiamato) in bergamasca nacque nell'inverno 1900/1901 e i pionieri furono Francesco Perolari e Alfredo Cretti, compagni inseparabili di gite alpine, impiegati nel Cotonificio Bergamasco di Ponte Nossa. Consultando una rivista norvegese avevano letto di assicelle di legno da mettere ai piedi con le quali si camminava e si scivolava molto bene sulla neve. Le prime due paia di sci arrivarono Ponte Nossa direttamente da Kristiana (Oslo) con una spesa di 32 corone (paragonabili circa a 300 euro attuali). Nelle sue memorie Francesco Perolari racconta: « Sono molto forti ed hanno una scanalatura centrale che non so spiegarmi a cosa possa servire.... portano sulla punta un timbro a fuoco -Hansen- che è il nome della ditta che ce li ha spediti. Per fermarli ai piedi vi è un cinturino che passa nel legno e tiene fissata la punta delle scarpe... la casa Hansen ha unito al pacco un catalogo sul quale è illustrato un altro fermapiedi che sembra più pratico, si chiama Fischer », per i cultori dello sci sono pagine di Storia!
Le prime nevi dell'autunno del 1900 videro i due principianti cimentarsi sui campi della Cantoniera della Presolana tra gli occhi sbigottiti dei valligiani. Il Perolari ricorda ancora: « Abbiamo provato e riprovato tutto il giorno...alla sera io sono stanco morto... all'entusiasmo si alterna la sfiducia ma Cretti sentenzia che è tutta questione di pazienza e di costanza ». L’anno seguente altri appassionati seguirono le gesta di Perolari e Cretti e nacque così nel 1901 il primo sci club italiano, lo Ski Club Ponte Nossa. Nel 1907 al Passo della Presolana si disputò la prima gara di sci in Italia e, sempre qui, nel 1938 venne realizzata la prima slittovia della bergamasca (il terzo impianto in Italia), costituita da due navette che erano in grado di trasportare 300 persone all’ora accomodati su confortevoli panche…era il preludio allo sviluppo turistico invernale della zona.
Ci incamminiamo lungo il sentiero CAI 315 diretto alla Grotta dei Pagani. Il percorso inizialmente sale regolare all’ombra di un fitto bosco di conifere che d’estate regala un buon refrigerio ma in questa stagione ci obbliga a tenere alto il ritmo per non patire il freddo. Sbuchiamo dal bosco in corrispondenza dei pascoli assolati diBaita Cassinelli (m 1568), storica malga d’alpeggio: tra tutte le malghe della zona era quella con il foraggio di minor pregio pertanto venne presto abbandonata. Negli anni ’60 il comune di Castione ne curò il restauro affidandone la gestione al CAI di Clusone. Nel 2013 è stata elevata al rango di rifugio con dedica al castionese Carlo Medici, prima guida alpina delle Orobie che nel 1870 raggiunse la vetta della Presolana fino allora inviolata.
Già dalla baita la vista sulla Presolana è interessante ma per assaporarne appieno l’atmosfera severa e radiosa è necessario avvicinarsi ancora un po’. Perciò proseguiamo il cammino alla volta della Cappella Savina sempre mantenendoci sul sentiero 315 che in questo tratto viene soprannominato «calvario». Ben presto si comprende il perché di tale appellativo: il tracciato, inizialmente ampio e scorrevole, diviene progressivamente più ostico e faticoso obbligandoci a tribulare tra pietre e ghiaioni. Dopo una mezzoretta la vista si apre verso la testata della valle dell’Ombra e appare, verso Ovest, il Pizzo di Corzene ,nostra cima di giornata.
Attraversiamo i detriti sassosi sotto i bastioni della Presolana sulle cui pareti si stanno cimentando in ardite ascese numerose cordate. Incrociamo il sentiero proveniente dal monte Visolo e, poco dopo, giungiamo sul cocuzzolo panoramico che ospita la Cappella Savina (2085m). Poco sotto di noi spicca il bivacco Città di Clusone. La Cappella Savina, dedicata a tutti i caduti della montagna, venne eretta a seguito di una dolorosa disgrazia: il 16 ottobre 1957 dopo aver concluso una via di arrampicata, precipitò accidentalmente dalla vetta una giovanissima di Clusone, Savina Barzasi. Da allora la cappella è divenuta un punto di riferimento importante per escursionisti e alpinisti anche perché è visibile da ogni punto della Valle dell'Ombra.
La giornata pare favorevole così optiamo per una deviazione alla Grotta dei Pagani, altro punto strategico delle escursioni in Presolana. Il sentiero si inerpica per un erto ghiaione fino a raggiungere la grotta posta a quota 2259m. Qui inizia la “via normale” di salita alla vetta della Presolana Occidentale, la più alta e più frequentata delle cinque cime. Il tratto iniziale non è complicato ma posso assicurare che esistono un paio di passaggi delicati ed esposti riservati ad escursionisti con competenze alpinistiche. L’ingresso in grotta è molto suggestivo, pare di entrare nel cuore della montagna. Il momento più spettacolare si ha d’inverno quando al suo interno si formano suggestive stalattiti e stalagmiti di ghiaccio che assumono forme simili a piccole statue. Secondo alcuni è proprio a queste statue “pagane” che si deve il nome della grotta. Molti altri invece si rifanno ancora alla vicenda degli Alani affermando che in questo antro trovarono riparo i guerrieri barbari in fuga dai romani poco prima della cattura.
Alla grotta imbocchiamo il sentiero diretto al Passo di Pozzera. È un’avvincente traversata semicircolare della testata della Valle dell’Ombra, tra sassi, roccette e ghiaioni, con qualche raro ciuffo d’erba a far da intermezzo cromatico. Giungiamo così, senza fatica, al Passo di Pozzera (2126m), strategico valico di collegamento con l’alta Valle dei Mulini (Castione).
Di fronte a noi si erge, poco lontano, il Pizzo di Corzene. Seguiamo l’evidente traccia che procede mantenendosi poco sotto il crinale e in pochi minuti eccoci in vetta (2196m). Questo breve tratto richiede un po’ di attenzione per via di qualche passaggio piuttosto aereo. Il Pizzo di Corzene è un punto di vista privilegiato sull’impressionante successione di pareti, guglie e canali che caratterizzano il versante meridionale della Presolana. Notiamo con disappunto che una fitta nebbia sta risalendo repentinamente la Valle dei Mulini puntando con decisione verso di noi. Facciamo appena in tempo a traguardare in lontananza il lago d’Iseo con Montisola e poi tutto svanisce.
Scartabellando cartine vecchie e nuove e pubblicazioni di ogni genere ho potuto notare che, in alcuni casi, questa cima viene chiamata monte Pozzera, mentre con Pizzo di Corzene viene indicata una cima minore (2012m), che si trova poco sopra l’omonima malga. Tale nomenclatura avrebbe un senso geografico determinato dalla prossimità con il passo e la malga, ma qual è il nome corretto? Per risolvere la questione provo ad interpellare i luminari del CAI senza però riuscire a trovare risposta. Il fascino delle Orobie è anche questo!
Torniamo indietro fino al Passo di Pozzera dove imbocchiamo il sentiero diretto al Passo degli Agnelli e al rifugio Olmo. Questa sarebbe stata la nostra intenzione ma il perseverare della nebbia e le temperature decisamente più fresche ci suggeriscono di abbreviare il percorso rinunciando al rifugio. Così, dopo aver attraversato uno splendido ghiaione, poco prima di iniziare la breve ascesa al Passo degli Agnelli (e al Signore dei Ghiaioni), ci abbassiamo seguendo una vecchia traccia contrassegnata da bolli rossi ormai sbiaditi.
Scendiamo per una sessantina di metri fino ad intercettare il sentiero 319A che seguiamo verso sinistra. Attraversiamo un grande ghiaione sotto lo sguardo sospettoso di alcuni camosci intenti a pascolare poco sopra di noi. Raggiunto un colletto (1830m), evitiamo la deviazione per il sentiero delle Capre (che riconduce al rifugio Cassinelli) e proseguiamo per il Colle della Presolana (1698m), da non confondere con il Passo della Presolana.
Dal Colle proseguiamo fino alla panoramicissima malga Cornetto (1508m), che già ci ha visto ospiti in una precedente scorribanda. È il luogo ideale per uno spuntino. Da malga Cornetto, per comodo sterrato, ritorniamo al passo della Presolana passando vicino alle malghe Corzene e Corzenine, con ancora mucche al pascolo. Questo tratto costituisce la parte finale della «Via del Latte».
P.S. L’escursione qui descritta è lunga 14 chilometri con 1050 metri di dislivello positivo. Il percorso può essere abbreviato in più punti a piacere.
Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli
