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Giorgio Lamberti, ex primatista mondiale dei 200 stile libero con una missione: farci tornare in piscina

Intervista. Che si tratti dell’atleta in vasca per le Olimpiadi, del bimbo iscritto a un corso di nuoto o della settantenne che fa ginnastica dolce in acqua, per lui lo sport è sacro. Giorgio Lamberti, primo italiano a vincere un oro mondiale nel nuoto, ha una missione: farci tornare in piscina. Una questione di salute, cultura e benessere

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Giorgio Lamberti ora

Una vita dedicata al nuoto, prima da sportivo e poi come dirigente. Il bresciano Giorgio Lamberti, 52 anni, nel decennio 1989-1999 è stato il primatista mondiale dei 200 stile libero con 1’46”69 ottenuto a Bonn nell’Europeo del 1989. Primo italiano a vincere un oro mondiale nel nuoto (200 stile libero, Mondiale di Perth 1991), nel suo palmares troviamo 1 oro e 2 bronzi ai Mondiali; 3 ori 3 argenti 3 bronzi Europei. Si è ritirato ad appena 24 anni per problemi alla spalla e ha sposato la sua compagna di nazionale Tanya Vannini. Hanno tre figli, tutti nuotatori: Matteo (stile liberista), Michele (dorsista), Noemi, anche lei nuotatrice.

Non ha mai smesso di occuparsi di sport, con un’energia e una determinazione totali, non minate dall’esperienza in terapia subintensiva con il Covid nel marzo 2021. Ora è il referente nazionale dei gestori degli impianti sportivi: ha partecipato a diverse riunioni, anche nelle ultime settimane, con i rappresentanti del Governo, soprattutto per far ripartire le piscine. Farci tornare tutti a praticare sport è la sua missione, ed è intervenuto a Bergamo Next Level per parlare di diritto al movimento.

MM: Finalmente si torna in piscina?

GL: La Lombardia dovrebbe diventare zona bianca in tempi stretti e così gli impianti sportivi saranno fruibili anche ai non tesserati. Non ha idea di quanti parroci e organizzatori continuano a chiamare negli uffici perché vogliono sapere se potranno introdurre la piscina nell’offerta ricreativa dei Grest. L’acqua è una componente estiva e di divertimento non indifferente. Quella delle piscine, poi, contiene cloro e acido, difese garantite contro il virus secondo studi scientifici rimasti inascoltati.

MM: C’è una nota polemica?

GL: Siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi ad aprire. Eppure, per tutta la scorsa estate nelle piscine pubbliche e private non c’è stato un singolo caso di focolaio di Covid. Siamo abituati non da oggi a essere monitorati dagli organi territoriali, perché la prima cosa che conta è la salute pubblica. Abbiamo introdotto distanziamento, percorsi obbligati, mascherine, aumentato il personale per garantire il controllo… Gestisco impianti da un quarto di secolo e il nostro è un settore serio, responsabile e protetto. Io il Covid l’ho preso in ufficio, mica in piscina.

MM: Come sta adesso?

GL: Sto meglio, ho in corso una serie di visite. La polmonite si sta riassorbendo, dagli esami ho avuto esiti brillanti. Ho perso quasi 10 chili e avuto un crollo del tono muscolare, quindi ho fatto fisioterapia per recuperare. Farò altri esami e poi farò la mia dose prevista di vaccino secondo le tempistiche indicate.

Primatista mondiale dei 200 stile libero con 1’4669 ottenuto a Bonn nell’Europeo del 1989

MM: Mi sembra molto saldo psicologicamente.

GL: Non ho mai avuto paura, neanche quando mi sono ricoverato. Ero smarrito e non mi capacitavo che il mio fisico non rispondesse. Ho chiamato l’ambulanza non perché sentissi fame d’aria ma perché avevo dolori inimmaginabili, tipo quelli dell’influenza moltiplicati per 20, ed ero debolissimo. Quando mi hanno messo ossigeno ho avuto subito la percezione di stare meglio. Probabilmente ho preso la variante inglese e purtroppo lo hanno fatto anche mia moglie e i miei figli.

MM: Compreso suo figlio Michele, campione italiano dei 50 metri dorso a dicembre.

GL: Lui si è giocato i trials per andare all’Olimpiade perché è dovuto stare fermo 30 giorni. Un calvario. Invece l’altro figlio, Luca, lo ha preso a ottobre, nel ritiro con la nazionale a Livigno. Un focolaio, lui ha fatto 20 giorni in stanza da solo.

MM: Nessuno può accusarvi di non aver preso sul serio i pericoli della pandemia.

GL: Se mi infervoro è perché il mondo sportivo ha dimostrato responsabilità a tutti i livelli. Le piscine d’Italia hanno visto i controlli di Ats, Nas, Finanza… Controlli a tappeto e tutti ci facevano i complimenti. I nostri atleti non si sono ammalati in piscina ma sui mezzi di trasporto o fuori dalla scuola o all’interno del nucleo familiare. Dateci la ragione scientifica per cui le palestre aprono il 24 maggio e le piscine solo in zona bianca, e quindi il 14 giugno. Non c’è risposta da parte delle istituzioni. Tutto questo al netto di ristori inadeguati: durante le chiusure l’impianto ha costi vivi, non si tratta di spegnere un interruttore. Ma lei lo sa cosa c’è sotto una piscina?

MM: No.

GL: La sala macchine è come una città: pompe, motori, impianti. L’Ecobonus sarebbe da estendere alle piscine, per rinnovare un patrimonio immobiliare sportivo spesso arretrato. Dei 77mila impianti pubblici sportivi in Italia poco meno di tremila sono piscine, ma sono quelle che impattano di più sui costi energetici.

MM: Crede che l’esperienza del lockdown abbia cambiato il rapporto degli italiani con lo sport?

GL: Tutti abbiamo percepito cosa significa stare in clausura, con la propria quotidianità stravolta e senza muoversi. La sedentarietà forzata ha colpito ogni età e classe sociale. Un terzo del paese fa attività motoria e sportiva, 20 milioni di italiani che sanno quanto vale la salute e il benessere psicofisico loro, dei figli, dei nonni. Ora i medici di base, i pediatri, gli psicologi denunciano una situazione allarmante. La cosa che mi lascia mortificato è che sento parlare solo di coprifuochi, scampagnate e ristoranti. E lo dico da amante del genere, visto che sono fra i membri dell’Accademia della cucina italiana. Ma non è possibile tacere i problemi di natura patologica e psicologica della sedentarietà.

MM: Come rilanciare il benessere psicofisico?

GL: Perché nessuno ha proposto un bonus sport e salute? Basta strutturare un incentivo per tornare a fare attività motoria nei luoghi organizzati. Una persona che sta bene incide meno sulle spese sanitarie del Paese. In Lombardia il 78% del budget va in sanità, e questo prima del Covid. Quanti lombardi hanno la percezione che la sanità mangia i quattro quinti del bilancio della Regione? E quanto si potrebbe risparmiare se tutti facessero attività fisica due volte a settimana? Senza parlare del benessere individuale.

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