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Il Murlansì e quegli scorci da gustare tutti d’un fiato

Articolo. Da Casazza verso la cima del monte Ballerino, tra bei roccoli, panchine giganti e panorami imperdibili sul lago di Endine. Senza dimenticare l’imponente muro di sostegno a secco che dà il nome al sentiero

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I magnifici panorami del Murlansì

Anche le competizioni sportive possono diventare interessanti occasioni di conoscenza del territorio. È successo così un anno e mezzo fa, curiosando tra le pagine di Eppen. Mi cade l’occhio su un articolo di presentazione di una gara piuttosto insolita e dal nome molto simpatico: il «Murlansì Vertical Race». Quelle righe ben scritte e le immagini intriganti mi convincono a partecipare.

Normalmente in gara non c’è tempo di fermarsi ad ammirare gli orizzonti ma, in questo caso, sono riuscito a cogliere la bellezza di alcuni scorci. Conclusa la fatica, mi è rimasto il desiderio di tornare su quel percorso per godere dello spettacolo con più tranquillità. L’occasione si è presentata il mese scorso quando un pomeriggio libero da impegni e la complicità di una recente piccola nevicata sembravano confezionare su misura l’attacco al Murlansì.

Il Murlansì è un sentiero diretto che da Casazza sale al monte Ballerino coprendo un dislivello di quasi 1000m, tutti d’un fiato. Anticamente era un percorso sfruttato da pastori, cacciatori e boscaioli per raggiungere velocemente i colli di San Fermo dal fondovalle. Dopo anni di oblio, è stato recuperato e messo in sicurezza dalla Protezione Civile locale e dalle sezioni CAI della val Cavallina.

Raggiungiamo Casazza, fulcro imprenditoriale della val Cavallina, e posteggiamo nei pressi della contrada Molini di Colognola, appena al di là del fiume Cherio. Nella piazzetta (331m) risaltano i cartelli bianco-rossi del sentiero CAI n° 613 che seguiremo per tutta l’escursione. Si sale tra case e giardini fino alla graziosa chiesetta seicentesca della Beata Vergine del Carmine (428m) della frazione Colognola. Questa cappella, posta in posizione dominante sulla vallata, apre ai fedeli solo una volta l’anno, il 16 luglio, in occasione della festa della Madonna.

Dalla chiesa prendiamo via Prati Cambia. Le abitazioni lasciano il posto a prati ben curati. Sopra di noi, sulla sinistra, notiamo una stalla moderna e molto ordinata. Raggiungiamo una cascina, l’ultima prima del bosco, dove incontriamo Beppe, contadino nostrano, alle prese con alcune galline. Beppe è un raro esempio di resilienza rurale. Pur disponendo di un’abitazione in paese, da una vita, ogni mattina, sale al «baitello» per accudire gli animali, il prato e il bosco. Trascorre lì tutto il giorno e rincasa al tramonto. Gli chiedo informazioni relative alla grande stalla appena superata. Con un tono tra il sorpreso e il divertito, ci racconta che si tratta di un allevamento di maiali da riproduzione con altissimi standard qualitativi.

L’allevamento rispetta rigidissime norme igienico sanitarie. Nessuno può accedere: solo gli addetti che devono indossare camici sterili come in sala operatoria. L’alimentazione dei maiali è curatissima e gli animali vivono quasi “coccolati” per garantire l’altissima qualità riproduttiva del loro seme. Praticamente vivono in un albergo a cinque stelle! Salutiamo Beppe e proseguiamo.

Poco oltre si abbandona la strada cementata per deviare a sinistra su via Bosco Ventrino. Ancora cento metri e inizia il sentiero. D’ora in poi, le pendenze consentono solo brevi scambi di parole. Ci fanno compagnia begli esemplari di carpino nero e frassino. Pochi minuti e la fortuna ci assiste… Possiamo rifiatare curiosando il sito che ospita una parete di arrampicata sportiva. Le vie di salita, ben attrezzate, sono esposte al sole del pomeriggio. Nonostante il cammino risulti faticoso, non siamo gli unici a percorrere il Murlansì. Incrociamo sia escursionisti impegnati in salita che giovani baldanzosi sfrecciare in discesa.

A metà circa dell’ascesa, la neve ci regala le prime suggestioni. Mi diletto in alcuni scatti tra giochi di luce e colore. Proseguiamo risalendo faticosamente i tornanti nel bosco finché alcune roccette ci indicano chiaramente che siamo giunti in corrispondenza della Corna di Colognola. Osservandola dal fondovalle, questa fascia rocciosa appare decisamente inospitale. Tra gli aspri dirupi risulta difficile individuare agevoli vie di accesso. In effetti, il sentiero 613 è classificato EE (per escursionisti esperti) e ben presto se ne intuisce il motivo.

Inizia il tratto tecnico: dapprima si appoggiano le mani su alcune facili roccette; successivamente, un traverso sopra una cengia spalanca magnifici panorami sul lago di Endine. Subito dopo, una sorta di gradinata ricavata nella roccia regala ulteriori emozioni aeree. Le fatiche sono improvvisamente svanite e un senso di ebbrezza pervade l’animo. Il nome «Murlansì» si deve alla presenza, nel tratto tecnico iniziale, di un imponente muro di sostegno a secco. La recente installazione di numerose catene consente di procedere in totale sicurezza.

Superato lo “scalone” il sentiero ridiviene facile. Una bandiera italiana collocata su un terrazzino panoramico sancisce la fine del tratto impegnativo. Sfioriamo il bel roccolo Foppalupo (nome fortemente evocativo) transitando per una panchina panoramica dove una scultura di legno con un fiasco di vino e due caraffe invita alla sosta contemplativa. La cima del Ballerino è ormai prossima e proseguiamo lesti sul boscoso crinale fino alla croce (1275m). Alcuni antennoni per la radiotelefonia smorzano un poco l’entusiasmo. Fortunatamente, gli scorci sulla vallata e la pianura non sono infastiditi. Una panchina gigante invita al meritatissimo relax.

Mentre ci rifocilliamo spaparanzati sulla mega panchina, facciamo conoscenza con Carla, nativa di Casazza e cittadina di Spinone, anche lei salita al Ballerino dal Murlansì, passando per la variante che attraversa il roccolo Foppalupo. Ci racconta di essere nonna di due splendidi nipotini. Ben presto scopriamo che si tratta di una nonna sprint: Carla ha partecipato nel 2020 alla prima edizione del «Vertical», concluso con un tempo di tutto rispetto. Giovane mezzofondista di buon livello, ha abbandonato l’agonismo con la nascita della primogenita, conservando tuttavia quella marcia in più che lo sport regala a chi si cimenta nelle competizioni: attualmente è Presidente della Polisportiva di Spinone. Carla è infermiera di professione e coltiva la passione per i Cammini: la via Francigena non ha più segreti per lei, così come il cammino del Salento e quello minerario nel sudest della Sardegna. Dovendo rientrare per il medesimo percorso, decidiamo approfittare della sua compagnia. Carla conosce molto bene la sua terra e rivela una loquacità non comune.

Dalla cima del Ballerino si procede in direzione sudest per la comoda carrareccia che sfiora l’affollatissima «Big Bench» dei Colli di San Fermo e raggiunge il colle Ballerino (1210m) con il laghetto completamente ghiacciato. La discesa dal monte Ballerino offre panorami stupendi sui monti della Valcamonica, sulle Orobie, sui Colli di San Fermo e la pianura. A ridosso del laghetto c’è un grande bar ristoro, l’unico che si incontra in tutto il percorso. Appena superato il laghetto, prima della cappella dedicata alla Virgo Fidelis nel grande piazzale, svoltiamo a destra seguendo le indicazioni del sentiero n° 613 per il rientro a Casazza.

Oltrepassate alcune case di villeggiatura, il sentiero perde quota attraversando pascoli che nel mese di giugno si colorano di bianco per la fioritura dei narcisi. Si scende con il viso baciato dal sole e gli occhi addolciti dalle prospettive sulla val Cavallina. Raggiungiamo il bellissimo roccolo Lodi (1075m) dove è possibile osservare la struttura del vecchio casello con solenni esemplari di faggi secolari. Oltre il roccolo si rientra nel bosco. Stiamo aggirando il fianco meridionale del monte Ballerino. Alternando tratti di sentiero e di strada sterrata sfioriamo la stalla Cerreto per giungere, in venti minuti dal roccolo, ai prati di Cummia (780m).

«Qui venivamo in vacanza nei mesi estivi con tutta la famiglia» racconta Carla con grande nostalgia della spensieratezza di quegli anni. L’ambiente è bucolico: una splendida radura prativa circondata dal bosco con vista sulle rocce del Ballerino. Al centro due grandi castagni e poco sotto, la cascina. «La casa ospitava due famiglie, la nostra composta dai genitori e sette figli (!) e l’altra con quattro bambini. Avevamo in condivisione la sala e la cucina». Un esempio antesignano di casa vacanza in autogestione.

Mentre proseguiamo nella discesa, all’altezza di un tornante, Carla ci segnala: «Qui inizia il sentiero che si ricollega al Murlansì passando vicino alla Grotta dei Partigiani e al Rocolì de Roncole». Le due grotte venivano utilizzate dai partigiani per nascondersi e contemporaneamente controllare gli spostamenti delle truppe nazifasciste lungo la strada del Tonale. Attraverso il Murlansì, i partigiani potevano velocemente raggiungere i Colli di San Fermo, presidiati dalla 53esima Brigata partigiana Garibaldi .

Una ripida strada cementata ci consente di tornare velocemente alla chiesetta della Beata Vergine del Carmine, dove Carla ha posteggiato l’auto. Prima di congedarsi ci regala un ultimo suggerimento: «Fate una scappata a Colognola. C’è una antica torre medioevale ed una dimora magnificamente ristrutturata da una signora inglese che apre le porte della sua corte il 16 luglio, in occasione della festa della Madonna del Carmine». Seguiamo il suo consiglio e scopriamo questa piccola perla nel cuore della val Cavallina. Segno la data del 16 luglio sull’agenda. Torniamo all’auto non prima di aver dato una sbirciatina anche al borgo medioevale di Molini di Colognola. Altra piacevolissima sorpresa.

P.S. L’itinerario qui descritto è lungo circa 9km con quasi 1000m di dislivello positivo. Calcolare 1h30’ di buon passo per la salita del Murlansì.

P.P.S. La «Vertical Race» del Murlansì nel 2022 non si è disputata. L’enorme mole di incombenze organizzative ha scoraggiato l’ideatore della competizione (è il genero di Carla). Un vero peccato. Speriamo che in futuro qualche appassionato riesca ad affiancare gli organizzatori per ridare vita a questa gara unica nel suo genere.

(Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli)

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