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Torna la «Zerogradini» a Bergamo, un percorso verso l’inclusione

Articolo. Il 17 e il 18 settembre, all’interno della «Millegradini» ci sarà anche la «Zerogradini», un tragitto complementare che ormai da nove anni, assieme al percorso turistico, a quello amatoriale e alla corsa agonistica, regala alla cittadinanza dei momenti per vivere i luoghi più caratteristici della città, aggirando le barriere architettoniche e valorizzando il tessuto sociale e comunitario della città

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I Pellicani, associazione coinvolta nella Zerogradini

Quello con la «Millegradini» è diventato un appuntamento fisso per la comunità bergamasca, una camminata non competitiva che da dodici anni riunisce appassionati delle passeggiate e runners che percorrono su e giù gli scalini per esplorare i vicoli di Città Alta e scoprire il castello di San Vigilio. Ma vivere la città e sperimentarne gli spazi significa inevitabilmente fermarsi e riflettere su come renderli accessibili e fruibili anche per le persone che hanno una mobilità ridotta e non solo.

Su queste premesse è nata nel 2014 la «Zerogradini», un percorso accessibile pensato per persone con disabilità motorie, invalidità temporanee, anziani, donne in dolce attesa e famiglie con bimbi nel passeggino. Un itinerario che nasce da un’iniziativa del «Progetto Senzacca», che oggi vede la collaborazione sinergica di circa 35 tra gruppi, associazioni, cooperative, agenzie educative, enti e servizi e circa 250 volontari.

Una proposta che, come sottolinea Marco Sala della cooperativa «L’impronta», si cala all’interno di un più ampio movimento comunitario che si impegna attivamente nella promozione e nell’organizzazione di progetti di carattere sociale, educativo pedagogico e culturale.

Le tappe principali della «Zerogradini»

Il successo della «Zerogradini» si è costruito nel tempo: «A partire dal 2014, l’interesse delle associazioni del terzo settore è cresciuto in modo costante, e anche se nel 2020 e nel 2021 non abbiamo potuto attivare il percorso assistito per via delle norme sul distanziamento abbiamo comunque avuto l’adesione dei gruppi che hanno reso un servizio di volontariato alla “Millegradini”, hanno accolto i partecipanti nelle postazioni e hanno presentato i propri progetti. Nell’ultima edizione con i pulmini, nel 2019, le persone trasportate sono state 170. Quest’anno, per chi non ha la possibilità di camminare ci saranno sei o sette pullmini che gireranno a rotazione tra le diverse tappe della “Millegradini”, conducendo nei luoghi accessibili anche con la sedia a rotelle».

Il CAI (Comitato Alpini Italiani) metterà inoltre a disposizione anche una o più Jolette, ovvero una sedia mono-ruota che può essere trainata da due volontari, per permettere alle persone con mobilità ridotta di raggiungere posti quali la Rocca o l’Orto Botanico Lorenzo Rota sopra Colle Aperto.

La jolette messa a disposizione dal CAI

«Non si tratta di un percorso alternativo rispetto a quello turistico – specifica Marco Sala –. Le tappe principali sono quelle della “Millegradini”, che ricalca: dal centro città al municipio con Palazzo Frizzoni. In Città Alta si farà tappa all’orto sociale, all’oratorio, al seminario vescovile, nell’ex carcere di Sant’Agata, al Circolino, al decanter cittadino alla Fara e in molti altri luoghi. E poi ci saranno le tappe nei vari musei, come ad esempio il Museo storico del Cinquecento, il Chiostro di San Francesco. Poi la porta di Sant’Agostino, e ovviamente tappa fissa sono i luoghi religiosi che pur non rientrando tutti nella “Millegradini” accolgono con calore tutte le persone che vi partecipano».

Come si realizza una città senza barriere

L’effettiva realizzazione a livello concreto di una città che sia veramente accessibile richiede l’abbattimento di barriere che prima che essere architettoniche sono culturali, lavorative, relazionali.

Eventi come la «Zerogradini» nascono con l’intento di sensibilizzare la popolazione alla comprensione di quelle che sono le difficoltà legate alla possibilità di vivere e sperimentare il legame con la propria città e con i luoghi che più caratterizzano la sua storia. Il Progetto Senzacca nasce nella co-progettazione del Servizio per la disabilità adulta del Comune di Bergamo promossa dall’Assessorato alle Politiche sociali, con il coinvolgimento del Consorzio Solco Città Aperta e del consorzio Ribes, in rete con associazioni e altri enti e si innesta nel tessuto sociale per mettere le persone in connessione con il proprio quartiere o territorio, creando una rete solidale che interviene a supporto dei servizi alla persona.

Il «Progetto Senzacca», che si inserisce nel gruppo di coordinamento della «Millegradini» occupandosi della «Zerogradini», si cala nel Servizio Territoriale Disabili del Comune di Bergamo e si occupa di fare sensibilizzazione e informazione da un lato e, dall’altro, di dar vita ad operazioni di facilitazione che non hanno più solo a che fare con le persone, ma aspirano ad intervenire sugli ambienti e sui contesti. Questa è forse la strada più efficace, secondo Marco Sala, per realizzare quello che è un principio molto spesso abusato nelle parole ma non di facile realizzazione, ovvero l’inclusione.

«È agendo con il supporto delle associazioni e degli enti del Terzo Settore che si mettono in rete che si ottengono i risultati più soddisfacenti. E la “Zerogradini” nasce proprio in attuazione di questo principio. I trentacinque enti di cui si parlava prima, che sono presenti all’evento, sono gli stessi che si impegnano a realizzare in maniera sostanziale questi propositi di inclusione».

Un occhio di riguardo alle persone, ma anche alle logiche comunitarie, perché accanto all’intervento specialistico dei servizi specifici e in collaborazione con le persone e le loro famiglie ci sia un tessuto comunitario che svolga una funzione di ammortizzazione sociale. La «Zerogradini» si innesta infatti all’interno di un contesto, quello del Servizio Territoriale Disabili, fatto di progetti formativi e occupazionali, progetti abitativi, progetti territoriali, proposte di tempo libero e percorsi personalizzati che permettono alle persone di avvicinarsi all’ambito lavorativo (occupazionale) oppure attraverso percorsi di crescita che plasmano l’identità delle persone e si fondano sulla capacità di assecondare quelle che sono le loro passioni e inclinazioni, ad ambiti più personali e legati alla comunità di appartenenza.

Accanto a questo, una sfera importante è quella del tempo libero, perché si tratta di tempo di vita, di condivisione di esperienze: «Cosa può fare una persona quando si trova al di fuori del tempo trascorso nei servizi? Cosa trova nel suo quartiere? Il Progetto Senzacca lavora in questa fascia attraverso la creazione di laboratori, come quello teatrale o il laboratorio di percussione, la web radio, la scuola di danza, i laboratori di lettura che non sono destinati esclusivamente alle persone con disabilità ma sono aperti a tutti coloro che vogliano cimentarsi».

Dall’altra parte, è importante creare percorsi personalizzati sulle potenzialità delle persone con disabilità per consentire loro di trasformarsi da destinatari a erogatori di servizi: «Nell’Orto Sociale di Città Alta, una delle tappe della “Zerogradini”, ci sono persone con disabilità cognitive che hanno imparato a coltivare il terreno, a seminare e a servire il pubblico. E che sanno relazionarsi con i bambini perché facciamo attività didattiche con le scuole. Si parla sempre di fornire delle competenze dal punto di vista delle abilità, ma si tratta forse poco il tema dei desideri e delle inclinazioni, delle passioni. Secondo me, anche lavorare su questo può aprire nuove strade. I due anni di pandemia ci hanno permesso di sperimentarlo ancora di più, dato che ci interfacciavamo con ognuno singolarmente e restituendo nei gruppi da remoto ciò che emergeva, per esempio tramite attività condotte da persone con disabilità esperte o appassionate in campi specifici».

La questione delle barriere architettoniche, poi, è un tema che va continuamente monitorato. Un’altra funzione della «Zerogradini», sempre all’interno del calderone della «Millegradini», è il finanziamento annuale dell’abbattimento di una barriera architettonica: «Abbiamo installato un montascale al teatro di Sant’Andrea, una rampa di accesso al Parco della Crotta in Cittadella. Un’attenzione che va tenuta alta, perché appena si abbassa la guardia il tema delle barriere architettoniche tende a passare in secondo piano nelle agende. La “Zerogradini”, in questo senso, vuole essere un’operazione concreta di abbattimento e di aggiramento di queste barriere».

Le barriere architettoniche ci sono, andiamo quantomeno ad aggirarle per consentire a tutti di vivere un’esperienza di questo tipo. Non ci resta che andare a vivere la «Zerogradini»!

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