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Giovani, la nuova idea di casa passa dalla parità

Articolo. I giovani della Gen Z, intervistati per il progetto editoriale di Eppen sulla parità di genere, immaginano famiglie basate su equilibrio, dialogo e gestione consapevole dei conflitti

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«Home is where the heart is», casa è dove c’è il cuore, recita un modo di dire inglese. La casa è dove ci dovremmo sentire al sicuro, da dove partiamo per esplorare il mondo e dove torniamo per riposare, nella serenità e nella pace. Sappiamo, e la cronaca e la clinica ce lo raccontano drammaticamente spesso, che a volte non è così, tuttavia nell’immaginarsi nel futuro i giovani intervistati per il progetto editoriale di Eppen sulla parità di genere , fortunatamente, si immaginano sereni. Un segno in più che è giusto e sano riporre speranze di miglioramento per il mondo nelle giovani generazioni, in cui emerge un desiderio di ritrovare un mondo migliore rispetto a quello lasciato in eredità dalle generazioni precedenti.

Casa e famiglia sono collegate, e la maggior parte dei giovani intervistati si vede vivere con compagni, mogli, mariti e figli. In questo proiettarsi nel futuro chi è stato intervistato e intervistata si trova già in una sorta di punto di arrivo, con casa e famiglia già definite. Come spesso accade si guarda alla destinazione senza godersi il viaggio, che, riguardo alla casa, può voler dire valorizzare momenti vissuti in appartamenti condivisi durante gli studi, ma anche anni da soli in piccoli appartamenti: momenti di passaggio spesso necessari e anche piacevoli.

Mi ha colpito che l’«altrove» attragga buona parte degli intervistati, con una prevalenza delle intervistate (solo un ragazzo si vede lontano, in America), con destinazioni lontane come Londra, o naturalisticamente attraenti, come il mare, ma anche la più vicina Trieste. C’è quindi una sorta di desiderio di vivere in un luogo migliore, forse con più opportunità, o che si percepisce semplicemente più bello, o semplicemente diverso da dove si è cresciuti, anche se la maggior parte dei ragazzi si vede vivere più o meno dove ha sempre vissuto, creando una continuità anche geografica al concetto di “casa”, il restare vicino alle proprie radici è sicuramente un’altra fonte di sicurezza.

Sulla questione della parità di genere, i lavori in casa vengono immaginati come suddivisi più o meno equamente nella coppia, qualora non si riesca a essere «sufficientemente ricchi» da avere una «signora delle pulizie». Un segno che è bene ci sia una parità in questo: anche se a volte vissuta con una certa rassegnazione o tipizzazione della divisione di compiti elettivi, quantomeno è evidente la necessità di una equa distribuzione dei compiti. Mi soffermo sulla questione della spazzatura, che pare mettere in difficoltà molti degli intervistati e delle intervistate. Consiglio, anche da un punto di vista ecologico, di produrre meno rifiuti possibile, e di non accumularli. Dato che per la quasi totalità dei giovani intervistati l’idea di casa è legata all’abitare con qualcuno, spesso un o una partner, prendo la spazzatura come metafora: nelle relazioni può essere utile non accumulare ciò che ci dà fastidio e che sentiamo puzzare. È meglio imparare a affrontarlo subito, tempestivamente, per non lasciare che la sporcizia si accumuli e renda inagibile la relazione. Si tratta di imparare a comunicare nella coppia (o con chi si convive) e a parlare anche di argomenti difficili, di imparare insieme a gestire i conflitti e a renderli costruttivi. È uno sporco lavoro, e va fatto insieme.

Se vi siete persi i precedenti contenuti, vi consigliamo di recuperare qui tutti gli articoli dedicata al progetto editoriale sulla parità di genere.

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