Mai come in questo periodo si รจ sentito parlare di tregua olimpica, come strumento evocato per fermare le ostilitร tra i paesi coinvolti nei conflitti bellici dei giorni nostri. Vediamo di comprendere in cosa consisteva esattamente la tregua olimpica ai tempi della Grecia antica.
Nei mesi precedenti lโinizio delle gare veniva proclamata lโekecheirรฌa , la tregua olimpica. Era unโistituzione che prevedeva la sospensione delle ostilitร per un periodo di tempo determinato. Secondo la tradizione venne sancita per la prima volta nel 776 a.C. con il trattato sacro tra tre re: Ifito di Elide, Licurgo di Sparta e Cleostene di Pisa. Non รจ noto con certezza che durata avesse la tregua sacra: inizialmente un mese, poi tre mesi. Alcuni parlano addirittura di dieci mesi.
Letteralmente ekecheirรฌa significa ยซtrattenere le maniยป e, in effetti, si trattava di una sospensione delle attivitร belliche introdotta per consentire ad atleti, allenatori e spettatori di raggiungere Olimpia in sicurezza anche attraversando territori ostili. Senza la tregua ben pochi si sarebbero azzardati a raggiungere Olimpia. Lโekecheirรฌa era un simbolo di rispetto per lo spirito sportivo e per il culto religioso associato ai Giochi. Lโannuncio dei Giochi avveniva attraverso gli spondophรฒroi, degli araldi cittadini dellโElide che, coronati con un ramo di ulivo e tenendo in mano il bastone del messaggero, portavano di cittร in cittร , in tutto il mondo greco, il messaggio della tregua sacra, di cui erano anche garanti.
La data dei Giochi non era mai la stessa e variava in base a precisi calcoli astrologici, andando a cadere grossomodo in corrispondenza del primo plenilunio dopo il solstizio dโestate. ร curioso quanto riporta Erodoto relativamente al profondo significato che la tregua olimpica rappresentava per i greci. Nelle sue ยซStorieยป ricorda che i greci, per rispettare lโekecheirรฌa, avrebbero addirittura interrotto la battaglia delle Termopili, lasciando increduli i soldati persiani!
Gli elementi base della ekecheirรฌa erano tre:
La sacralitร e lโinviolabilitร del territorio di Olimpia. Polibio racconta che lโElide (la regione di Olimpia), grazie alla neutralitร di cui godeva, non fu obbligata a fortificare le sue cittร , non dovette tenere un esercito, non fu coinvolta nei conflitti cosรฌ frequenti tra le pรฒleis e non partecipรฒ alla difesa del territorio quando lโintera Grecia dovette impegnarsi contro in nemico esterno.
Il diritto di asilo per coloro che si recavano a Olimpia. Atleti, allenatori, membri delle delegazioni ufficiali e spettatori, nel corso della permanenza a Olimpia per i Giochi e durante il viaggio di andata e ritorno, godevano di una sorta di immunitร anche se attraversavano il territorio di una cittร in guerra con la loro.
Le sanzioni previste e concordate contro tutti i violatori di Olimpia o dellโintegritร fisica dei partecipanti ai Giochi. Durante la tregua sacra era vietata lโesecuzione di qualsiasi pena capitale.
Concorreva a garantire lโekecheirรฌa anche il fatto che fosse ritenuta una disposizione divina, in quanto originata da una sentenza dellโoracolo delfico. ร tuttavia difficile pensare che il concetto sacrale della ekecheirรฌa fosse cosรฌ sentito da imporsi dโincanto a popoli notoriamente bellicosi tra loro. Tantโรจ che sono numerose le testimonianze di violazione della stessa: nel 480 a.C. nel corso della LXXV Olimpiade si svolsero le battaglie di Salamina e delle Termopili; nel 412 a.C. il re di Sparta, nel corso della XCII Olimpiade, attaccรฒ Chio, alleata di Atene, e lโesercito ateniese, per vendicarsi, invase Corinto.
Senofonte riferisce di una sensazionale violazione della ekecheirรฌa verificatasi nel IV secolo a.C. Il racconto รจ un poโ lungo ma rende pienamente lโidea della bellicositร delle cittร greche: nel 399 a.C. Agide di Sparta attaccรฒ lโElide per obbligarla a riconoscere lโindipendenza della Trifilia e dellโArcadia, ma anche per punirla della sua alleanza con Atene durante la Guerra del Peloponneso. Gli elei furono presto sottomessi e dovettero concedere lโautonomia alle due regioni con le quali erano in conflitto, ma gli spartani, nonostante le pressioni dei pisati, non li privarono della direzione dei Giochi Olimpici per non aumentare lโautoritร politica dellโArcadia e della Trifilia. Dopo alcuni anni, nel 365 a.C., gli elei cercarono una rivincita attaccando Lasione, una cittร fortificata ai confini dellโArcadia, ma furono respinti. Gli arcadi si vendicarono e invasero lโElide, occupando Olimpia in armi. I pisati, protetti dallโesercito arcadico, diressero lโOlimpiade del 364 a.C.
Ecco quindi che si perpetrรฒ la piรน grave violazione della tregua olimpica, con la riscossa degli elei e dei loro alleati achei che penetrarono in Olimpia attaccando lโesercito arcadico. Lo scontro, entrato nella storia come la battaglia dellโAltis, costrinse gli ellanodici (i giudici) a sospendere lโultima gara in programma, il pentathlon. Gli elei, che non riuscirono a scacciare il nemico dalla cittร sacra e si ritirarono, non subirono nessun provvedimento e i pisati, la cui presidenza sarebbe stata di breve durata, si preoccuparono solo di completare le gare di quella Olimpiade. Due anni dopo gli arcadi, non volendo essere considerati sacrileghi profanatori dei luoghi sacri, riconsegnarono agli elei la direzione delle gare olimpiche.
In effetti va ricordato che i greci hanno sempre utilizzato la parola ekecheirรฌa (che, come detto prima, significa ยซsospensione delle ostilitร ยป) e mai usato la parola eirรจne, che invece significa ยซpaceยป, quella che invece tutti auspicheremmo oggi.
Il declino dei Giochi Olimpici
La conquista romana, che produsse il disgregamento definitivo delle pรฒleis greche, ebbe anche notevoli e decisive ripercussioni sul destino olimpico. Ciรฒ che piรน influenzรฒ il declino fu la loro trasformazione in manifestazioni che non avevano piรน nulla in comune con le originarie feste di Olimpia. I romani non amavano lโagonismo greco, lโagรฒn era estraneo alla loro cultura, e non deve trarre in inganno il fatto che Roma ospitasse i ludi maximi . Infatti i protagonisti di queste competizioni erano schiavi o persone reclutate nelle campagne tra i ceti piรน modesti, o addirittura gladiatori assoldati per gareggiare e combattere con il solo fine di divertire gli spettatori. Il famoso concetto di panem et circenses soppiantรฒ definitivamente lโagรฒn greco.
Nel IV secolo d.C. il Cristianesimo, sopravvissuto a un lunghissimo periodo di persecuzioni a cui pose fine nel 313 lโEditto di Milano promulgato da Costantino il grande, trionfรฒ e si avviรฒ a diventare religione di Stato.
Con la diffusione del Cristianesimo, i Giochi andarono incontro a un ulteriore progressivo declino: la religione cristiana contrastava fortemente ogni tipo di manifestazione di culto pagano. I Giochi Olimpici scomparvero nel 393 d.c. dopo 293 edizioni e dopo 1169 anni dalla loro istituzione. La loro fine fu decretata da Teodosio I, imperatore romano dโOriente e dโOccidente, su invito di Ambrogio, vescovo di Milano.
Qualche ultima curiositร โฆ
Mi preme fare una precisazione: la parola Olimpiade letteralmente non indica lโevento sportivo in sรฉ ma identifica solamente lโarco di tempo di quattro anni che intercorre tra unโedizione dei Giochi e lโaltra. Pertanto non sarebbe corretto dire: ยซ...ha vinto alle Olimpiadiยป bensรฌ ยซโฆha vinto ai Giochi Olimpiciยป.
A sottolineare questo concetto รจ la celeberrima frase che pronuncia il Presidente della nazione che ospita i Giochi in occasione della cerimonia inaugurale: ยซDichiaro aperti i Giochi di ... (nome della cittร ospitante) celebranti la ... (numero dellโedizione) Olimpiade dellโera modernaยป. Nel caso di Parigi 2024 siamo alla XXXIII edizione dellโera moderna. Vero รจ perรฒ che giร gli antichi greci, come noi del resto, per comoditร utilizzavano entrambe le diciture.
Per concludere mi piace riportare le parole di Luciano di Samosata (II sec. d.c.) che, nel dialogo ยซAnacarsi o degli esercizi ginniciยป, presenta un vivace ritratto del mondo agonistico greco, soffermandosi sulla perplessitร che il filosofo scita espresse a Solone sulla esagerata attenzione rivolta dai Greci verso lโattivitร ginnica. Solone si rivolge ad Anacarsi descrivendo la preparazione atletica dei giovani greci:
ยซโฆ e scogitiamo esercizi ginnici di vario genere, e stabilendo dei maestri per ciascuno di essi insegniamo a chi il pugilato, a chi il pancrazio, affinchรฉ si abituino a resistere alle fatiche e insieme ad affrontare i colpi e non voltino le spalle per paura delle ferite. Questo nostro sistema ottiene in loro due risultati molto utili, perchรฉ li rende animosi di fronte ai pericoli e li prepara a non aver riguardo del corpo e inoltre a mantenersi sani e gagliardi. [โฆ] Inoltre li addestriamo a correre, abituandoli alla resistenza su lunghe distanze e a diventare in breve leggeri e velocissimi: e la corsa non รจ sul suolo duro e consistente, ma nella sabbia profonda, dove non รจ facile muoversi o stare appoggiati saldamente, dato che il piede si infossa nel suolo cedevole. E a tale scopo li esercitiamo anche a saltare un fosso o un altro ostacolo, se occorre, in piรน tenendo in mano grosse palle di piomboยป.
E, riguardo alla cultura spartana, Solone ammonisce Anacarsi:
ยซDal momento che, Anacarsi, dici che visiterai il resto della Grecia, ricordati, se per caso giungerai anche a Sparta, di non farti beffe di loro e di non credere che si affatichino invano quando si ammassano in teatro e si picchiano tra loro per il gioco della palla, o quando, entrati in un luogo circondato dโacqua e divisi in due falangi, ingaggiano, nudi anchโessi, uno scontro finchรฉ una schiera scaccia lโaltra dal recinto, la schiera di Licurgo quella di Eracle o viceversa, spingendola nellโacqua (da allora in poi si fa pace e nessuno puรฒ piรน colpire); ma soprattutto se vedrai i ragazzi fustigati e sanguinanti presso lโaltare, mentre i padri e le madri presenti non solo si addolorano per il fatto, ma li minacciano se non stanno saldi ai colpi e li pregano di sostenere il tormento il piรน a lungo possibile e di resistere alle sofferenze. Molti sono persino morti in questa prova, non essendo voluti venir meno, ancora vivi, davanti agli occhi dei familiari nรฉ cedere al dolore fisico: vedrai le loro statue innalzate e onorate pubblicamente da Sparta. Quando dunque osserverai queste cose, non supporre che siano pazzi e non dire che soffrono senza un motivo necessario, non essendovi un tiranno che li costringa nรฉ un nemico che lโabbia ordinato. Licurgo, il loro legislatore, potrebbe esporti molte buone ragioni sullโargomento e con che intenzione li punisce: non lo fa per inimicizia nรฉ per odio nรฉ per distruggere fuor di proposito la gioventรน della cittร , ma perchรฉ crede che chi dovrร salvaguardare la patria sarร piรน forte e superiore a ogni sofferenza. E anche se non lo dicesse Licurgo, comprendi da te, credo, che se un uomo simile fosse catturato in guerra non rivelerebbe mai qualche segreto di Sparta, per quanto i nemici lo torturino, ma deridendo di chi lo fustiga lo sfiderebbe a chi si stanca per primoยป.
