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Il colore della meraviglia nel libro «Sole Luna Stella»

Articolo. Nel libro pubblicato nel 1980, con testo di Kurt Vonnegut e illustrazioni di Ivan Chermayeff, la Natività diventa una visione tenera e ironica, carica di luce

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A volte mi capita di fissare gli alberi di Natale e rimanerne incantato. Le loro luci (gialle, rosse, verdi e blu), come una madeleine proustiana, mi riportano agli inverni e alle vigilie della mia infanzia, a emozioni mai più provate nell’età adulta se non, forse, solo che in sogno. Eppure, ogni volta che prendo in mano «Sole Luna Stella» (testo di Kurt Vonnegut e illustrazioni di Ivan Chermayeff), quello speciale sentire sembra riaffiorare nel mio cuore. Una sensazione squisitamente emotiva, calda, a metà strada fra la frenesia e un nodo alla gola. Qualcosa che ha a che fare con la cioccolata e con la neve, ma anche con lo sguardo mite dei miei nonni e con l’amore materno, con la carta regalo e i calendari dell’Avvento, con l’attesa e con la sorpresa. Insomma, con ciò che in un bambino suscita meraviglia.

Ancora una volta c’entra il colore, quello delle illustrazioni del libro. Un colore vivido e luminoso, quasi materico. Così potente ed evocativo ma, nondimeno, così essenziale e delicato. Tuttavia, i disegni di «Sun Moon Star» (pubblicato nel 1980), forse i veri protagonisti dell’opera, non devono far dimenticare il testo del grande Vonnegut. Lo scrittore statunitense racconta la notte di Natale e la nascita del Redentore e lo fa attraverso una prospettiva ironica e, al contempo, poetica. «Quando il Creatore dell’Universo / scese in Terra, / quando decise di nascere / sotto le spoglie di un piccolo maschio umano / in una stalla / accanto a una locanda affollata, / non aveva mai avuto bisogno di occhi. / Fino a quel momento, Egli aveva conoscenza di tutte le cose / ed Egli era tutte le cose. / Il Creatore doveva solo esistere. / Questo era sufficiente. / Ma adesso, sotto le spoglie di un piccolo umano, / avrebbe anche visto le cose, / e le avrebbe viste in maniera imperfetta, / attraverso due occhi umani, / ciascun occhio una piccola macchina da presa fibrosa».

Da qui, comincia l’epifania del colore: lentamente, il lettore è catapultato nel campo visivo del Creatore che, pagina dopo pagina, cerca di mettere a fuoco la realtà che lo circonda. Ecco, allora, che cinque cerchi lucenti su sfondo blu rappresentano i fosfeni («Gli occhi umani, Egli comprese, / immaginavano di vedere / anche quando erano chiusi, / e mostravano al Creatore / tutti quei soli immaginari», mentre una pagina totalmente dorata incarna Maria («Ma il Creatore dell’Universo, / rapito e incredulo, / sentì che in un attimo tutta la Creazione / veniva amorosamente / travolta / da quell’unico / sole nascente»). Quando, però, il Salvatore viene avvicinato al seno della Madonna, il foglio si satura di rosa: «Allora per la seconda volta / il Creatore / chiuse fortissimo gli occhi, / e succhiò latte tiepido / da Sua madre».

Il neonato vede la propria madre come un sole nascente, mentre la levatrice assume le sembianze di una mezzaluna. Le altre fonti di luce, invece, appaiono come stelle. E, come detto, l’ironia non manca: «La fiaccola fu dunque accostata al neonato, / tra Maria e la levatrice, / in modo che i tre potessero vedere / che specie di neonato / era mai quello. / Il Creatore / vide dunque un sole, / una luna / e una stella, / tutti e tre insieme, / in un inestricabile garbuglio cosmico. / Come si spiegava? / Il neonato aveva incrociato gli occhi».

In «Sole Luna Stella», non c’è dolore o malinconia e nemmeno l’ombra della Passione. C’è, al contrario, un senso di profondo mistero, condito con tanta tenerezza, spensieratezza e dolcezza. Un cammino quasi iniziatico fra tenebra e luce che, alla fine, porterà il Redentore a fissare definitivamente i propri occhi sul mondo, così che la pagina si tingerà di giallo e di arancio: «Egli aprì gli occhi. / Vide quello che immaginò essere un sole. / Per la prima volta nella Sua breve vita umana / il Bambino aveva ragione: / era davvero un sole / quello che il Bambino vedeva – / un piccolo sole. / E fecero uscire dalla stalla un bue / perché arasse, / e fecero uscire dalla stalla un asino, / perché trasportasse legna da ardere. / Si udì ancora il canto di un gallo, / anche se il sole si era levato da ore. / E la vita continuò a scorrere. Amen».

Tutte le citazioni sono tratte da «Sole Luna Stella», Kurt Vonnegut, Ivan Chermayeff (Topipittori, 2016).

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