ร finalmente giunto il momento magico dei larici infuocati sui nostri monti. Per goderne appieno la poesia raccolgo lโinvito dellโamico Dino, bergomense doc ma con il cuore scalvino. Lโappuntamento รจ di buon mattino a Schilpario per un caffรจ e poi avviarci, fin dove ci รจ concesso, lungo la strada che conduce al Passo del Vivione. Il Passo รจ ufficialmente chiuso ma, solitamente, per qualche settimana ancora lasciano salire in auto fino al rifugio Bagozza. Oggi non รจ cosรฌ: รจ il secondo weekend di novembre e la strada รจ giร stata sbarrata ai Fondi. Poco male, รจ lโoccasione per fare un buon riscaldamento viste le temperature sottozero.
Lโidea รจ di fare un giro โtelescopicoโ in zona Passo dei Campelli, con la possibilitร di allungare o accorciare il percorso a seconda delle condizioni ambientali e fisiche. Risalire lโalta Valle del Dezzo nelle mattine autunnali equivale a camminare nellโombra. Ne siamo consapevoli ma la necessitร di rientrare in cittร nel pomeriggio impone questa scelta. A chi non ha fretta consiglio una partenza piรน rilassata, verso metร mattina, quando il sole inizia ad illuminare la valle.
Schilpario deve il suo nome alla voce longobarda schirpa, non perรฒ nel significato piรน comune di corredo da sposa, bensรฌ riferito alla dotazione di attrezzi utilizzati nei forni fusori. La vocazione mineraria del territorio รจ arcinota e risale con certezza allโalto Medioevo, ma รจ molto probabile che lโestrazione del minerale di ferro avvenisse fin dallโepoca romana. Le miniere sono il filo conduttore di tutto lโitinerario di oggi e, a tal riguardo, mi sono rivolto a un amico, originario di Vilminore che, chiedendomi espressamente di non essere citato per nome, chiamerรฒ Decio, in onore dellโantico nome latino della Valle di Scalve.
Decio, oltre ad essere un profondo estimatore della sua terra natale, ha lavorato molti anni per le miniere scalvine ed inizia a viaggiare nei ricordi: ยซ Ai Fondi di Schilpario cโerano ben undici forni di torrefazione del materiale estratto nelle miniere. Ai miei tempi il carbone da legna era stato sostituito dalla polvere di carbone fossile, dalla resa calorica decisamente superiore. Allโinterno dei forni di torrefazione il minerale di ferro veniva cotto a circa 800 gradi. Questo passaggio consentiva la trasformazione della siderite, che รจ un carbonato di ferro, in ossido di ferro; successivamente il minerale era trasportato nei forni fusori, in localitร Forno vicino al cimitero di Schilpario, dove, a temperature di oltre 1500 gradi, veniva fuso per diventare ghisa o acciaioยป. Parlando del complesso sistema di gallerie a piรน livelli connesse tra loro da pozzi verticali, Decio lo descrive in un modo curioso ed efficace: ยซLa miniera รจ come un grande condominio, con i suoi corridoi e gli ascensori a collegare i vari pianiยป.
Chiacchierando con Decio vengo a conoscenza di unโattivitร piuttosto diffusa in valle fino alla metร del Novecento, ma di cui non si parla volentieri perchรฉ โfuorileggeโ: il contrabbando. Quelli che per secoli erano percorsi di accesso alle miniere oppure sentieri per raggiungere gli alpeggi o, piรน semplicemente, vie seguite dai cacciatori, a un certo punto, tra la seconda metร del 1800 e gli anni sessanta del secolo scorso sono diventate vie percorse dai contrabbandieri. I contrabbandieri, detti anche ยซspalloniยป, trasportavano in una bricolla di paglia intrecciata circa 30 chilogrammi di sale, caffรจ, tabacco o prodotti alimentari quando scarseggiavano nei periodi di guerra. Essi valicavano i passi montani almeno una volta la settimana, in perenne competizione con la Guardia di Finanza appostata nei punti strategici. Proprio a causa di questi appostamenti a volte erano costretti ad abbandonare il loro carico perdendo cifre ingenti.
Il collegamento con la Valtellina avveniva attraverso i Passi del Venerocolo (2314m) e di Belviso (2518m). Con camminate di cinque o sei ore, scendevano a Tresenda, in Valtellina, dove si acquistava la โrobaโ dai contrabbandieri del posto. La Valle di Scalve consumava ben poco delle merci che giungevano attraverso le montagne. La maggior parte della โrobaโ proseguiva per la Valle Seriana o per la Valcamonica. Alpinisti e camminatori per necessitร , i contrabbandieri non si sentivano affatto dei fuorilegge. Era considerato un lavoro come gli altri, fatto per sopravvivere alla povertร . Decio mi racconta lโincredibile storia di un bimbetto di una frazione di Vilminore, oggi arzillo novantenne, che si incaricava dello smercio delle sigarette appena giunte dalla Valtellina verso Gandellino. Camminava per ore con la sua gerla pesante sulle spalle attraverso il passo della Manina e la Val Sedornia per raggiungere il paese seriano.
Torniamo al nostro itinerario: dai Fondi (1260m), localitร che deve il nome alla presenza delle fonderie, marciamo lesti attraverso il sentiero invernale che, intersecando piรน volte la strada del Vivione, giunge al rifugio Cimon della Bagozza (1573m). Dal rifugio ci addentriamo nella conca dei Campelli seguendo il sentiero CAI 428 che conduce al Passo dei Campelli. Le cime intorno a noi sono giร illuminate dal sole ma i suoi bramati raggi stentano ancora ad entrare nella valle. La conca dei Campelli รจ un anfiteatro pascolivo assai suggestivo dominato, a Sud, dalla aguzza mole calcarea del Cimon della Bagozza e chiuso, a Nord, dai monti Campione e Gardena, cime di diversa natura geologica.
Con pendenza sempre dolce e regolare procediamo toccando dapprima malga Campelli bassa (1640 m) e successivamente malga Campelli alta (1812 m), dove finalmente siamo raggiunti dal sole. Un ampio semicerchio ci conduce al Passo dei Campelli (1890m). Poco prima del passo, il sentiero 428 devia in piano a sinistra per dirigersi al Passo del Giovetto: questa รจ una ghiotta variante, breve ed assolata, che raggiunge il valico del Giovetto con un tracciato recentemente ingrandito e ammorbidito per favorire il transito delle MTB. Al passo dei Campelli optiamo invece per uno sconfinamento in territorio camuno fino al rifugio Campione (1946m), dove ci concediamo un caffรจ e quattro chiacchiere con il rifugista.
Seguendo le dritte del rifugista puntiamo al Monte Campione (2171m), cima per noi inesplorata, passando dal vicino Passo di Erbigno (1980m). Dal valico di Erbigno si prende la traccia del crinale Est che adduce alla vetta. Rimaniamo stupiti dal fatto che sulla sommitร non esiste alcun segnale, solo un piccolo insignificante paletto di legno ormai ricoperto dallโerba, mentre sotto di noi riluce la grande croce metallica del Campioncino. La vista รจ superlativa con prospettive uniche verso lโAdamello e le sue cime minori, sui monti dellโAprica e su tutte le vette scalvine. Torniamo sui nostri passi al Passo di Erbigno dove prendiamo il sentiero che, aggirando il versante settentrionale del Monte Campione, perviene al passo del Giovetto (1816m). Lungo questo tratto di sentiero si incontrano numerose testimonianze del lavoro nelle miniere (una casetta, manufatti, colate di detriti e buchi dโaccesso alle gallerie). Ad osservare questi resti si direbbe che lโattivitร estrattiva sia durata fino pochi anni fa.
Al passo iniziamo a godere dello spettacolo dei larici infuocati: sembrano tante fiammelle rivolte verso lโazzurro del cielo. Al Giovetto intercettiamo nuovamente il sentiero 428 che attraversa il versante meridionale del Monte Gardena. In questo traverso si possono notare i buchi di accesso alle miniere di un altro minerale, cavato solo nel secolo scorso: la barite. Apprendo da Decio che oltre ai giร noti usi in campo edilizio e diagnostico, la barite era sfruttata anche per le sue doti di fluorescenza. Ciรฒ che pochi sanno รจ che un tempo, grazie al suo elevato peso specifico, la polvere di barite veniva utilizzata nella produzione della carta dei salumieri per aumentarne il peso oppure cosparsa sulle croste dei formaggi con il medesimo intento. Ci fu anche un periodo in cui tale polvere era impiegata per la realizzazione dei contrappesi allโinterno dei cestelli delle lavatrici.
Proseguiamo fino allโampia sella di Glร iola (1942 m) dove si notano altre infrastrutture minerarie. Si sale qualche decina di metri sopra il valico per poi iniziare una dolce discesa fino al Passo del Vivione (1828 m). Questo tratto รจ tutto rivolto a Nord pertanto puรฒ capitare di incontrare alcune lingue di ghiaccio, non pericolose data la ridotta pendenza del sentiero ma passibili di qualche indesiderato scivolone. Il Passo del Vivione รจ completamente illuminato dal sole, non cโรจ anima viva e dโintorno regna un insolito silenzio. ร un piacere camminare lungo la strada godendo dei meravigliosi scorci senza il timore del traffico. Il laghetto ghiacciato del Vivione รจ una meraviglia!
La particolaritร geografica del Passo del Vivione รจ che si trova interamente in territorio orobico. La linea di confine tra le due province di Bergamo e Brescia infatti non corre lungo spartiacque dei monti bensรฌ scende dal Monte Gardena verso Nord fino a toccare il torrente Sellero (circa 5 chilometri a valle lungo la strada del passo) per poi riguadagnare il crinale del Monte Pertecata e del Sellerino: sono zone che pochi bergamaschi conoscono eppure son parte della nostra provincia. Queste antiche terre di pascolo e di miniera erano utilizzate dalla gente di Schilpario che, che trovandosi โfuori dal mondoโ, hanno mantenuto il loro fascino naturale. ร molto curioso il fatto che non esitano certezze e nemmeno ipotesi sullโorigine del nome Vivione.
Per il rientro ai Fondi dal Vivione esistono diverse possibilitร :
- seguire in discesa integralmente la strada del Passo per 4.5 chilometri fino al rifugio Bagozza, dove si riprende il sentiero invernale fatto in salita: รจ un percorso lungo ma piacevole e assolato, con i larici schioppetanti di colore e scorci panoramici strepitosi sulla vallata;
- raggiungere con un ampio semicerchio la malga Gaffione per andare a intercettare il sentiero CAI 427 che percorre tutta la Valbona fino alle miniere del Gaffione, presso i Fondi;
- scendere per la strada del Vivione fino al chilometro 20,VII poco oltre il quale alcune frecce nere dipinte sullโasfalto invitano a deviare per il pendio pratoso puntando a un ponticello di legno ben visibile dalla strada. Al ponticello ci si immette sul sentiero 427 per i Fondi. Fino al ponticello la traccia non sempre รจ evidente ma basta tenere come punto di riferimento il ponticello che non si sbaglia. Questo il percorso piรน breve che abbiamo scelto per ridurre i tempi.
Va ricordato che il sentiero 427, nel suo tratto finale, รจ chiuso per il cedimento di un ponte e, dove si incontrano i cartelli di divieto, consiglio di deviare a sinistra per il sentiero 426 diretto alla miniera Stentata. Presso lโingresso della miniera ci sono ancora i binari e i carrellini come se il tempo si fosse fermato al 1972. Il proprietario della miniera ha allestito una baracca con panche e tavoli ad uso privato. Bisogna sapere che le prime visite alle miniere di Schilpario avvenivano proprio alla Stentata, solo in un secondo tempo รจ stata aperta la visita alla miniera del Gaffione. Dalla Stentata il sentiero scende fino d intercettare la strada del Vivione poco sopra i Fondi.
P.S. lโitinerario qui descritto (escludendo la salita al Monte Campione) รจ lungo 17 chilometri con 1.000 metri di dislivello positivo. Presso il Passo dei Campelli, mantenendo il sentiero 428 senza effettuare il periplo del Monte Campione, si risparmiano 3.5 chilometri e 200 metridi salita. ร un itinerario senza difficoltร tecniche, fattibile anche in occasione delle prime nevicate purchรฉ il manto nevoso sia di pochi centimetri. In tal caso puรฒ essere utile avere con sรฉ un paio di ramponcini.
Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli
