Burger button

A Sabbio e Arcore i primi due impianti fotovoltaici di Tenaris

Tenaris ha completato la connessione dei primi due parchi italiani per circa 10 MWp complessivi. La generazione attesa supera i 14 GWh annui e permetterà di coprire una quota dei fabbisogni, limitando il ricorso agli acquisti dalla rete

Lettura 3 min.

Anche i settori hard-to-abate guardano alle fonti rinnovabili. All’inizio dell’estate, tra giugno e luglio, Tenaris ha completato il processo di connessione dei suoi primi due parchi fotovoltaici italiani, che rappresentano un ulteriore tassello nella strategia di investimenti dell’azienda sulle fonti di energia pulita. I due impianti si trovano a Dalmine (Sabbio) e a Arcore: la potenza installata totale è di circa 10 MWp complessivi, per una produzione annua superiore ai 14 GWh.

«I parchi solari di Sabbio e Arcore fanno parte di un percorso più ampio per Tenaris e rappresentano il punto di partenza per nuovi investimenti sulle rinnovabili», spiega Marco

Geneletti, energy senior director di TenarisDalmine, che ricorda come la società si sia data un obiettivo di decarbonizzazione al 2030 che prevede il taglio del 30 per cento delle emissioni specifiche per tonnellata d’acciaio rispetto al 2018. «I nostri stabilimenti sono energivori – conferma Geneletti – ma proprio per questo il solare e le altre rinnovabili sono una strada che perseguiamo con grandissima attenzione». La scala dei due progetti è simile: a cambiare, invece, sono la configurazione e l’utilizzo. A Sabbio il parco è installato a terra, su un piazzale industriale già pavimentato, ed è composto da 8.256 moduli, per una potenza installata pari a 5,08 MWp e una producibilità annua di 7,7 GWh. «Sono dati previsionali, ovviamente: non abbiamo una stima esatta perché è passato poco tempo dall’entrata in servizio dei due parchi», precisa Manuel Ferrarazzo, engineering director di TenarisDalmine, che però sottolinea che «terremo monitorati gli impianti, che sono stati ottimizzati nell’orientamento per garantire la massima resa possibile considerando le limitazioni connesse al meteo e alle temperature».

Il parco fotovoltaico bergamasco è collegato attraverso una rete privata allo stabilimento di Dalmine: nelle previsioni dell’azienda, la produzione sarà quasi interamente autoconsumata. Ad Arcore, invece, i 10.364 pannelli installati sono collocati sulle coperture dei capannoni: la potenza è di 3,92 MWp, mentre la producibilità annua è pari a 6,46 GWh. In questo caso, una quota di energia potrà essere immessa in rete quando la produzione supererà i consumi dello stabilimento: «È una prospettiva che a Dalmine non c’è perché l’impianto è più energivoro. Il fotovoltaico di Sabbio non può coprire per intero il nostro fabbisogno energetico, ma è un punto di partenza», dichiara Ferrarazzo. Nessuno dei due impianti è stato dotato di sistemi di accumulo.

Il solare

Per TenarisDalmine, il solare rappresenta una componente di un mix energetico più ampio: a Dalmine opera già una centrale termoelettrica da 120 MW, che non basta comunque a coprire i picchi di richiesta durante la giornata di lavoro. Tenaris integra quindi la produzione interna con i prelievi dalla rete, partecipando direttamente al mercato elettrico. «È proprio per questo che riteniamo che la produzione di energia del parco solare sia un asset strategico - aggiunge Geneletti –, perché ci troviamo in una fase in cui le volatilità del mercato e le fluttuazioni sono veramente imprevedibili». «Acquistare l’energia sulla rete ha un costo elevato: autoprodurla sfruttando le rinnovabili permette invece di controllare la fonte e di tenere i costi più sotto controllo. Il vantaggio è duplice, sia sul piano ambientale che su quello economico», conclude Ferrarazzo.

Tetti e piazzali per produrre energia

Il fotovoltaico industriale deve fare i conti anche con gli spazi disponibili, che sono sempre meno. Per i due impianti di Arcore e Sabbio, Tenaris ha optato per delle superfici già occupate dalle attività produttive, anziché per dei suoli vergini. «Il fotovoltaico è una fonte energetica a bassa densità: ciò significa che per ottenere una potenza sufficiente servono superfici molto ampie», spiega Manuel Ferrarazzo. Ad Arcore, si è deciso di installare i pannelli solari sulle coperture dei capannoni, mentre a Sabbio i pannelli sono a terra, ma «su aree che erano già pavimentate e che venivano utilizzate come piazzali di stoccaggio dei nostri tubi». La strategia, aggiunge l’engineering director di Tenaris, è stata quindi di «preservare il terreno vergine».

Ciononostante, l’iter autorizzativo è stato uno dei passaggi più complessi da affrontare. Dall’idea iniziale dei parchi fotovoltaici alla loro entrata in esercizio sono trascorsi in totale più di tre anni, mentre la costruzione ha richiesto tra i sei e gli otto mesi. «La burocrazia è probabilmente l’ostacolo più difficile per queste opere», racconta Ferrarazzo. Al crescere della potenza, aggiunge, la fase autorizzativa «può diventare molto onerosa» e richiedere anche diversi anni. A questi passaggi si aggiunge poi la connessione alla rete. Marco Geneletti ricorda che Terna richiede una serie di prerequisiti «per garantire che i nuovi impianti non creino perturbazione sulla rete: è una procedura che riteniamo giustissima, ma che ci ha tenuti impegnati per diversi mesi». Arcore e Sabbio rappresentano i primi tasselli italiani di una strategia più ampia, valida per l’intero sistema produttivo di Tenaris. «La strategia è la stessa in ogni Paese del mondo, declinata secondo le specificità del contesto e le tecnologie disponibili: stiamo operando una transizione globale verso le rinnovabili», chiarisce Ferrarazzo. Geneletti conferma: «Ci siamo dati un obiettivo di gruppo molto ambizioso, ma lo decliniamo a seconda delle specificità locali. In Romania abbiamo un grande parco fotovoltaico da 20 MW, mentre in Argentina, che è un Paese molto ventoso, abbiamo costruito due impianti eolici di grandi dimensioni, da 100 MW ciascuno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA