Ridurre le emissioni senza rinunciare alla mobilità è una delle sfide centrali della transizione energetica. È su questo obiettivo che da anni si concentrano scienziati e ingegneri con l’obiettivo di ridurre al minimo l’anidride carbonica in atmosfera e contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. In un contesto in cui cresce la domanda di mobilità ed energia, diventa necessario ripensare i modelli di produzione e consumo. In questo scenario, l’idrogeno potrebbe rappresentare un’alternativa significativa.
Da un’area dismessa a polo per la transizione
Dall’acqua all’energia: è il percorso previsto dalla H2 Olona Hydrogen Valley a Cairate (Va). Nuove applicazioni dell’idrogeno verde attraverso un progetto finanziato dal Pnrr. La progettazione dei lavori è stata curata da Ing Srl.
Lettura 2 min.Per questo motivo Expand Srl, società specializzata nello sviluppo di progetti complessi a larga scala, ha deciso di investire in questo settore per dare vita a un progetto che coinvolge l’intero paese con la nascita delle Hydrogen Valleys lungo tutta l’Italia. Una di queste è la H2 Olona Hydrogen valley a Cairate (Varese), che si inserisce all’interno della strategia di Regione Lombardia per decarbonizzare il territorio, promuovendo l’industria dell’idrogeno verde e offrendo un nuovo modo per muoversi in maniera sostenibile. «H2 Olona Hydrogen Valley rappresenta una parte di un progetto molto più ampio che interessa un’area di circa 550.000 metri quadrati e che vede un finanziamento coperto totalmente dai fondi del Pnrr. Il piano prenderà vita – il progetto è in fase di ultimazione – nell’area dei siti dismessi delle ex cartiere Vita-Mayer e Vima, con la parte nord che ospiterà nuovi insediamenti produttivi e con la sezione centrale che presenterà il campo destinato alla produzione di idrogeno verde – spiega Lisa Manieri, project manager & responsabile dello sviluppo aziendale di Expand Srl –. Nell’area sud verrà invece realizzato un centro per la produzione di energia rinnovabile e idrogeno. Il masterplan che stiamo portando avanti prevede un insieme di funzioni integrate tra loro in modo sinergico, con l’obiettivo di creare un polo dedicato alla transizione energetica».
Fino a 500 tonnellate
Nel sito, che permetterà di riattivare un’area dismessa dal 1977, verrà installato un impianto di elettrolisi da 2 MW alimentato esclusivamente da un parco fotovoltaico dedicato. La produzione di idrogeno verde, inizialmente fissata a circa 100 tonnellate all’anno, potrà poi crescere fino a 500 tonnellate grazie a un secondo impianto innovativo che sfrutterà l’idrolisi dei fanghi provenienti dal vicino depuratore delle acque gestito dalla società Alfa. «Il processo partirà dall’acqua, che potrà provenire sia dalla rete idrica sia dall’acqua contenuta nei fanghi opportunamente trattati. Attraverso un elettrolizzatore Pem, alimentato da energia elettrica, la molecola d’acqua verrà scissa nei suoi componenti fondamentali, producendo idrogeno e ossigeno. In una fase successiva valuteremo l’adozione di ulteriori tecnologie, come processi che sfrutteranno energia termica per la produzione di idrogeno rinnovabile - sottolinea Manieri -. L’idrogeno prodotto potrà essere impiegato nell’industria, nel settore medicale e nella mobilità. Inoltre, potrà essere utilizzato per la produzione di carburanti sintetici, attraverso processi di blending che permetteranno di ottenere combustibili alternativi ai derivati fossili, utilizzabili anche per le automobili, i mezzi pesanti e alcune specifiche applicazioni industriali».
Il recupero dei fanghi
A Cairate il progetto entra nella sua dimensione più concreta, con un intervento che punta a integrare la produzione di idrogeno rinnovabile con il sistema locale di depurazione delle acque. Il piano prevede il recupero dei fanghi filtrati dal depuratore presente in zona, con l’obiettivo di trasformare uno scarto di processo in una risorsa utile all’interno della filiera energetica. L’intervento si inserisce in una logica di economia circolare, che punta da un lato alla valorizzazione dei materiali, dall’altro alla riduzione dell’impatto ambientale complessivo del sistema di trattamento delle acque.
Il depuratore di Cairate tratta le acque reflue provenienti dai Comuni di Cairate, Lonate Ceppino e altri centri limitrofi del territorio. Insieme ai gestori dell’impianto, è in fase di valutazione un’ulteriore fase di sviluppo che potrebbe puntare al recupero dell’ossigeno prodotto dall’elettrolizzatore finanziato dal Pnrr e reimpiegarlo all’interno del processo di trattamento delle acque, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei processi biologici di depurazione e digestione dei fanghi.
In parallelo, anche i fanghi di risulta potrebbero entrare nel ciclo produttivo dell’idrogeno, diventando una materia prima secondaria da valorizzare. In questo modo si configurerebbe un sistema integrato, in cui il depuratore non è solo un impianto di trattamento, ma parte attiva della filiera energetica, contribuendo alla produzione di idrogeno e al recupero delle risorse. Un modello replicabile di integrazione tra infrastrutture ambientali ed energetiche, capace di generare occupazione e riqualificare aree industriali dismesse. La progettazione dei lavori è stata curata e seguita da Ing Srl , società di ingegneria di Treviolo che segue progetti di efficientamento energetico in tutta Italia.
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