Nel 2018 Sacbo scrisse il suo primo bilancio di sostenibilità: si trattava di una sperimentazione condotta con l’Università degli studi di Bergamo per anticipare le richieste dell’Unione Europea. Da quel momento è nato un sistema che oggi, otto anni dopo, coinvolge tutti gli uffici dell’azienda e segue gli standard della «Corporate sustainability reporting directive» (Csrd). «La prima versione del nostro bilancio di sostenibilità fu ad uso interno», ricorda Paolo Deforza, Chief sustainability officer di Sacbo: «L’abbiamo redatta con l’obiettivo di far entrare la cultura della sostenibilità in azienda».
Il report di sostenibilità porta valore e fornisce dati sicuri e controllabili
Il primo bilancio di Sacbo risale al 2018, quando serviva
a costruire una cultura interna. Oggi il processo coinvolge l’intera azienda e consente di definire priorità , indicatori e responsabilità per accompagnare le decisioni.
Il primo rapporto di sostenibilità pubblico è, invece, arrivato nel 2019, e da allora la società lo redige con cadenza annuale. «Quando l’UE ha progressivamente emanato e aggiornato gli standard, ci siamo puntualmente adeguati», aggiunge la Sustainability team leader Federica Crema. Secondo Deforza, «gli standard più stringenti ci assicurano che i dati del bilancio siano completi e corretti. È una questione di trasparenza»: non a caso, l’ultimo report di sostenibilità del gestore aeroportuale ha ottenuto una garanzia limited assurance dalla società di revisione EY.
Nel frattempo, l’Europa ha rallentato. Nel 2025, la direttiva Stop the clock ha congelato l’obbligo di redazione dei bilanci di sostenibilità: oggi, il report viene imposto solo alle aziende con più di mille dipendenti e un fatturato di più di 450 milioni di euro. Di conseguenza, Sacbo non rientra nei limiti dimensionali dell’obbligo. «Lo “Stop the Clock” ci avrebbe permesso di mettere da parte il bilancio di sostenibilità, ma non l’abbiamo fatto. Anzi: continuiamo a redigerlo su base volontaria», spiega Paolo Deforza. «Perché continuiamo a scrivere il report di sostenibilità? Perché porta valore: rendicontare significa fornire dei dati sicuri e controllabili, ma anche darsi degli obiettivi e delle responsabilità per il futuro» conclude Crema.
La policy ESG
Uno strumento attorno a cui ruota la strategia di sostenibilità di Sacbo è la policy Esg del gruppo. Federica Crema la definisce come «una bussola su cui si basano tutte le procedure aziendali» e «un manifesto con i nostri valori sulla sostenibilità».
Il documento è stato approvato dal Cda del gestore aeroportuale il 20 gennaio e ne definisce impegni e principi mantenendo coerente la strategia, i comportamenti e gli obiettivi di lungo periodo. I contenuti sono articolati sulle tre direzioni dell’ambiente, del sociale e della governance : per la prima, la policy si concentra sulla tutela della biodiversità, sulla mobilità sostenibile e sull’efficientamento energetico; la seconda richiama la centralità dello sviluppo delle risorse umane, dell’inclusione, del welfare e della creazione di valore per il territorio; la terza punta su integrità, trasparenza e rapporti responsabili con l’intera catena del valore, applicando la politica di approvvigionamento sostenibile dell’azienda, anch’essa adottata volontariamente nel 2025.
Al bilancio lavora un team di 20 esperti
Trattare, rendicontare e pianificare la sostenibilità è tutt’altro che semplice. Ogni anno, Sacbo redige una rendicontazione consolidata che racconta cosa è stato fatto nell’ultimo esercizio, e aggiorna il suo piano strategico, che raccoglie i progetti e le azioni pianificate per il futuro. Su questi due strumenti lavora il Sustainability team, un gruppo di lavoro composto da 15-20 esperti sui temi della sostenibilità: «Per i primi sei mesi dell’anno ci concentriamo sulla rendicontazione - riporta Federica Crema - mentre i sei successivi servono a monitorare e aggiornare il piano strategico».
Come si struttura
La rendicontazione consolidata segue una struttura normata dagli Esrs, gli European sustainability reporting standards. Il documento adotta una struttura su tre pilastri: ambiente (Environmental), sociale (Social) e governance (Governance). La base delle analisi è la doppia materialità: con questo metodo, l’azienda valuta sia il suo impatto sull’ambiente e sulla società che il peso dei fattori di sostenibilità sui risultati economici e sui rischi aziendali. Ogni sezione della rendicontazione segue la stessa struttura: per ciascuna voce del bilancio - si va dai consumi energetici alla biodiversità, fino al rapporto con il territorio - vengono analizzate le esternalità, le politiche di mitigazione, le azioni già implementate e gli obiettivi raggiunti.
Alla rendicontazione e al piano strategico lavora un team di 15-20 esperti sui temi della sostenibilità
Il piano strategico, invece, non ha una struttura imposta dalla normativa e adotta una prospettiva triennale: il documento raccoglie le attività di medio-lungo periodo che ciascun dipartimento intende implementare su temi attinenti alla sostenibilità come il welfare, la digitalizzazione e le collaborazioni con le istituzioni. Sacbo ha anche avviato un processo che porterà i due documenti a convergere su una stessa piattaforma digitale: «Grazie a questo passaggio - dichiara Federica Crema - daremo ulteriore valore alle nostre analisi, facendo dialogare lo strumento reportistico con quello prospettico».
La rendicontazione, inoltre, è sottoposta alla revisione di un ente terzo indipendente, che intervista i referenti di ogni area, richiede ed esamina i documenti ed effettua dei controlli sulla correttezza dei dati forniti che, rivela la Sustainability team leader, «sono molto simili a quelli che effettuiamo sul nostro bilancio finanziario. È così che ci assicuriamo che ogni dichiarazione corrisponda al vero e che i report siano autorevoli».
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