Velocità, qualità e autonomia. Sono queste le tre parole d’ordine della competitività secondo Lovato Electric . L’ultimo progetto dell’azienda le unisce in un solo maxi-investimento da 13 milioni di euro. Completato a luglio e con un’entrata in funzione prevista per agosto, «Lovato Plastic» è il nuovo reparto di stampaggio plastico e costruzione stampi della società bergamasca, che sorge a poche centinaia di metri dalla storica sede di Gorle e dal «Lovato Solar», il parco solare di proprietà di Lovato inaugurato a dicembre. «Il nuovo edificio è il risultato di un percorso iniziato quattro anni fa: nel 2022 abbiamo acquistato il terreno, poi abbiamo iniziato la progettazione e il cantiere è partito a fine 2024. A giugno abbiamo completato l’edificio e, in sole quattro settimane, abbiamo trasferito sia il reparto plastico che quello di costruzione di attrezzature e stampi. Il trasloco è stato intenso, ma lo abbiamo completato rapidamente e senza perdite di produttività: è tutto merito delle nostre persone, delle maestranze e dei 130 fornitori che hanno lavorato con noi e che ringraziamo profondamente», spiega Angelo Toffalori, direttore della progettazione elettromeccanica di Lovato Electric, che ha supervisionato il progetto di «Lovato Plastic».
Produzione, ricerca e innovazione sempre più integrate a Gorle
La crescita di Lovato Electric è sostenuta da «Lovato Solar», l’impianto fotovoltaico che alimenta gran parte delle attività produttive interne e consente all’azienda di contenere i costi energetici e il suo impatto ambientale
Lettura 3 min.La struttura, che verrà inaugurata in autunno ma che è già in funzione, raddoppierà gli spazi produttivi del settore dello stampaggio plastico, che saliranno da 2.100 a 4.800 metri quadrati: «È un cambiamento che si è reso necessario in risposta all’elevata domanda da parte dei clienti e alla presenza di componenti plastiche in molti dei nostri prodotti», continua Toffalori. Aumenterà anche il numero di presse, che da 19 passeranno a 28, mentre gli spazi saranno pensati per il confort dei lavoratori - con uffici moderni, sale corsi e spogliatoi più ampi - e per l’automazione della produzione. Sotto quest’ultimo punto di vista, il manager di Lovato Electric conferma che «stiamo testando il “ghost shift”, un “turno fantasma” che permetterà agli impianti di funzionare anche la domenica, senza supervisione umana. L’obiettivo non è sostituire i lavoratori, ma avere ancora un margine qualora la domanda salisse improvvisamente e la produzione, che già lavora a ciclo continuo per sei giorni la settimana, non riuscisse a restare al passo».
In futuro, ulteriori investimenti porteranno all’implementazione dei veicoli a guida automatica nei magazzini destinati ai componenti stampati e agli stampi; magazzini progettati per essere in linea con i migliori standard di sicurezza, compresi quelli antincendio e antisismici: «I nostri stampi sono asset aziendali fondamentali: per questo intendiamo tutelarli al meglio», precisa Toffalori.
La prossimità del settore di ricerca e sviluppo e delle linee produttive aumenta la velocità e la qualità della produzione, con l’obiettivo ultimo di abbattere il time-to-market dei prodotti targati Lovato Electric. «Avere tutto sotto lo stesso tetto è un grande valore aggiunto rispetto ai competitor - spiega l’esperto -. Con “Lovato Plastic” abbiamo investito molto anche sui processi di progettazione e qualità: abbiamo ottenuto la certificazione Iatf, che generalmente si applica solo al settore automotive».
Nuove assunzioni e investimenti
In «Lovato Plastic», tecnologia, sicurezza e automazione vanno di pari passo con l’attenzione alle persone. «Gli investimenti strutturali sono essenziali per garantire crescita, qualità e competitività. Senza le competenze dei colleghi, la loro motivazione e un clima aziendale sereno nessun nuovo edificio e nessuna macchina moderna potrebbero fare la differenza», dichiara Angelo Toffalori.
L’apertura di «Lovato Plastic» ha portato a nuove assunzioni: l’impianto ospita già oggi 51 collaboratori. Gli spazi lasciati liberi dal “vecchio” reparto di stampaggio verranno occupati dalla produzione di schede elettroniche, in fase di espansione. «In parallelo alle nuove strutture, continueremo a investire sulla formazione, sulle competenze tecniche, sulla motivazione e sulla crescita professionale. La sala corsi e gli spazi moderni sono stati pensati proprio per questo», conclude il manager di Lovato Electric.
Indipendenza energetica e competitività
La terza parola d’ordine della competitività, l’autonomia, è garantita da «Lovato Solar». Il parco fotovoltaico fornisce da solo circa l’80% del fabbisogno energetico dell’intera azienda di Gorle, «Lovato Plastic» compreso, permettendole di autoprodurre gran parte della sua elettricità da fonti pulite. L’impianto fotovoltaico a terra ha una potenza di 3,3 MWp ed è composto da 6.480 moduli bifacciali da 510 Wp «Made in Europe», disposti su 51 file. La produzione è integrata da un sistema di accumulo a batterie da 3.200 kW che consente di immagazzinare l’energia in eccesso prodotta durante il giorno per renderla disponibile nei momenti di maggiore richiesta e durante la notte.
Grazie all’impianto - le cui componenti sono state autoprodotte o acquistate da fornitori europei, italiani e bergamaschi, come la Corna Impianti di Curno e la Inntea di Onore - Lovato Electric è diventata una delle maggiori realtà industriali della provincia a intraprendere un percorso verso l’indipendenza energetica, operando con dei costi energetici contenuti e concorrenziali con l’estero pur restando sul territorio. Già a margine dell’inaugurazione di «Lovato Solar», l’amministratore delegato di Lovato Electric Massimiliano Cacciavillani aveva spiegato che «abbiamo investito nel campo fotovoltaico (circa sette milioni di euro, ndr) perché presto amplieremo il reparto di stampaggio plastico. Aumenteremo il numero di presse e costruiremo un nuovo capannone: ci sarà bisogno di più elettricità, in gran parte garantita da “Lovato Solar”».
Gli fa eco Angelo Toffalori: «La produzione e la fusione della plastica sono processi energivori, perciò il costo dell’energia incide sul prezzo dei prodotti finiti. Coprire l’80% del fabbisogno con un impianto fotovoltaico proprietario significa stabilizzare i costi, garantire una maggiore continuità operativa - alimentando i turni notturni con l’energia prodotta e immagazzinata durante il giorno - e ridurre l’impatto ambientale delle lavorazioni. L’autonomia energetica ci rende più resilienti e meno esposti alle oscillazioni dei costi delle bollette: sono elementi che rafforzano la nostra posizione competitiva, soprattutto sul lungo periodo».
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