Fino al 24 maggio, tra Bergamo e Milano, si disegna un percorso diffuso dedicato a «Clara Maffei. La libertà e la forza gentile di una donna del Risorgimento» che invita a ripensare il Risorgimento non a partire dai suoi momenti più fragorosi, ma da quegli spazi intermedi e spesso invisibili in cui le idee nascono, si trasformano e diventano condivise.
Nel pieno dell’Ottocento, mentre la storia ufficiale si scriveva tra battaglie e proclami, «Chiarina» (Bergamo 1814 - Milano 1886), come la chiamavano amici e familiari, abitava un’altra dimensione, quella della conversazione che, in un’Italia ancora frammentata, contribuiva — sottilmente, ma concretamente — a costruire l’idea stessa di nazione. Tessere relazioni con personaggi come Alessandro Manzoni, Giuseppe Verdi, Carlo Tenca, Giovanni Verga e Francesco Hayez era un atto politico, significava far dialogare i linguaggi diversi della letteratura, della musica e della pittura attorno a una stessa tensione: l’Italia che ancora non esisteva, ma che già si pensava.
La «forza gentile» dichiarata nel titolo della mostra è, dunque, già una dichiarazione poetica: Clara fu una tessitrice di reti culturali e politiche, in un’epoca in cui alle donne era raramente concesso di incidere nello spazio pubblico. E proprio per questo, oggi, la sua figura torna a parlarci con sorprendente attualità. La mostra promossa dal Comitato Clara Maffei, si costruisce come una biografia in movimento, inseguendo una geografia esistenziale: la Bergamo delle origini narrata alla Biblioteca civica Angelo Mai e, a Milano, la ricostruzione del celebre salotto di via Bigli a Casa Manzoni, la documentazione delle connessioni tra la contessa e le vicende del Risorgimento milanese al Museo del Risorgimento e il percorso al Cimitero Monumentale tra la sepoltura di Clara e i monumenti funebri di chi le fu amico.
Bergamo, nella mostra, non è solo un luogo biografico ma una vera e propria matrice. Nell’Atrio Scamozziano della Biblioteca civica Angelo Mai, l’esposizione «I primi anni e il tempo per ben imparare» illustra l’infanzia bergamasca, il rapporto con i genitori e il periodo della formazione negli educandati di Verona e Milano fino al matrimonio, appena diciottenne, con il poeta trentino Andrea Maffei. L’ultima sezione racconta, invece, la persistenza della sua memoria in Italia e nel territorio bergamasco, grazie in particolare al lascito testamentario a favore dell’infanzia.
«A rendere possibile questo percorso espositivo – sottolinea Cristiana Iommi, responsabile della Biblioteca civica Angelo Mai – è stata una fitta rete di collaborazioni che supera i confini tra istituzioni e territori. Accanto ai prestiti provenienti dalle istituzioni pubbliche come il Museo delle Storie e la Diocesi di Bergamo, nello specifico per l’archivio parrocchiale di Clusone, un ruolo fondamentale è stato svolto da collezioni private, che hanno contribuito con materiali spesso inediti o raramente esposti, restituendo una dimensione più intima e sfaccettata della figura di Clara Maffei. Ne emerge così un vero e proprio movimento condiviso, che non si esaurisce nell’asse Bergamo-Milano ma coinvolge una pluralità di soggetti, uniti dal desiderio di riportare alla luce una protagonista del Risorgimento attraverso uno sguardo partecipato».
«L’itinerario espositivo è stato pensato su un arco cronologico e tematico estremamente vasto, che mette in relazione il retroterra familiare, l’educazione e lo sviluppo degli interessi letterari di Clara Maffei – spiegano Raffaele Mazzola e Cristina Oldrati della Biblioteca Mai, che hanno collaborato con i curatori all’allestimento del percorso espositivo – In maniera significativa, l’esposizione si chiude ricordando non solo la fortuna postuma nella produzione saggistica e biografica, ma anche l’eredità lasciata alla comunità di Clusone, a cui la contessa era profondamente legata. Quell’eredità si manifesta oggi attraverso la continuità storico-istituzionale della scuola per l’infanzia e l’ampio respiro dell’azione culturale promossa dai membri del Comitato Clara Maffei».
Clara Maffei non nasce, dunque, nel salotto di via Bigli ma molto prima, in questi anni trascorsi tra libri, regole, silenzi, restituiti in mostra attraverso oggetti precisi, piccoli ma rivelatori: dagli autografi dei familiari ai testi morali, letterari e storici del suo percorso educativo, dagli scritti di omaggio alle nozze dei genitori alle testimonianze di quel contesto aristocratico bergamasco in cui Clara apprende l’arte di stare al centro senza esporsi. Tutti questi elementi, apparentemente minimi, si rivelano in realtà fondamentali per comprendere come si costruisca quella capacità di «governare idee» che caratterizzerà la sua maturità. Ciò che a Milano apparirà come talento naturale emerge qui come il risultato di un apprendistato silenzioso in cui si intrecciano linguaggio, sensibilità e competenza relazionale.
La vicenda di Clara Maffei, riletta oggi attraverso il percorso tra Bergamo e Milano, non è soltanto una storia del passato restituita alla memoria, ma una lente sorprendentemente nitida attraverso cui osservare le forme contemporanee del potere, della comunicazione e della costruzione del consenso. In un’epoca come la nostra, dominata dall’urgenza di esporsi e dalla rapidità con cui le opinioni si affermano e si consumano, in cui la comunicazione tende a polarizzarsi e a ridurre la complessità a schieramento e in cui si discute molto di modelli alternativi di leadership, più inclusivi e più orizzontali, la figura di Clara Maffei suggerisce quanto sia fecondo, e politicamente incisivo, uno spazio capace di accogliere le differenze senza annullarle. La sua «forza gentile» insegna che governare idee non significa controllarle, ma creare le condizioni perché possano nascere, circolare e trasformarsi, e che proprio questa capacità — discreta, paziente, spesso invisibile — è ciò che, nel lungo periodo, orienta davvero il corso delle cose.
Tuttavia, quando cambia il vento della storia, anche il ruolo di Clara Maffei conosce un lento declino. Con l’Unità d’Italia e la nascita di nuove sedi istituzionali del dibattito politico e culturale, il salotto perde la sua funzione strategica, le relazioni si diradano, i protagonisti di quella stagione cambiano o scompaiono, e la stessa Clara si trova sempre più ai margini di un mondo che non ha più bisogno, o non riconosce più, quella forma di intelligenza relazionale che aveva reso possibile una fase decisiva della storia.
La sua fine fu una lenta dissolvenza, un progressivo ritirarsi dalla scena che sembra rispecchiare perfettamente la natura stessa del suo agire discreto. La donna che aveva saputo mettere in dialogo alcune delle menti più brillanti del suo tempo si spegne così in un silenzio coerente con la sua «forza gentile», lasciando non monumenti ma una trama invisibile di idee condivise, di incontri resi possibili, di pensieri messi in circolo.
Le visite guidate
Domenica 19 aprile e domenica 10 maggio, alle 11, si terranno due visite guidate alla mostra ospitata dalla Biblioteca Angelo Mai, a cura del Comitato Clara Maffei. Prenotazioni via mail a [email protected].
Per maggiori informazioni contattare il sito della Biblioteca Mai.
