Ogni anno, a inizio estate, nel piccolo borgo della Val Seriana il tempo sembra fermarsi. Preghiere, canti e fuochi d’artificio rinnovano la devozione alla Madonna, apparsa il 23 giugno 1607 a due bambine che invocavano protezione per il raccolto minacciato da un temporale. In seguito all’apparizione, fu costruito il Santuario della Madonna delle Grazie, diventato luogo simbolo di una tradizione che Ardesio mette in dialogo con le devozioni popolari di tutto il mondo attraverso il cinema.
È la missione di « Sacrae Scenae – Ardesio Film Festival », che dal 15 al 18 ottobre arriva alla settima edizione con alcune novità. Nato durante la pandemia da un’idea del presidente del Festival Fabrizio Zucchelli, «Sacrae Scenae» ha raccolto negli anni centinaia di candidature da tutto il mondo. Per questa edizione sono 15 le pellicole selezionate dalla giuria, rinnovata e presieduta dalla regista e docente d’animazione Ramona Mismetti, con Umberto Zanoletti, Marco Carobbio, Mauro Ghilardini e Walter Tiraboschi. Il programma comprende cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi e film d’animazione provenienti da sette Paesi, con un’attenzione anche al territorio e alle nuove generazioni.
Novità anche per la direzione artistica, affidata a Umberto Zanoletti, autore e regista teatrale, già presidente della giuria popolare fin dalle prime edizioni e ora di quella tecnica. L’obiettivo è ampliare i linguaggi espressivi senza rinunciare al cinema, cuore della manifestazione. «Quest’anno il Festival si svolgerà in quattro giorni anziché tre. Il protagonista resta il cinema con le proiezioni serali. Il mio intento è raccontare la devozione popolare e religiosa anche attraverso altri linguaggi espressivi. La musica, già presente nelle edizioni precedenti, si affianca al teatro e, quest’anno, al circo-teatro, una proposta che considero particolarmente originale nell’ambito della narrazione dei temi religiosi», spiega Zanoletti.
I film in concorso e i temi
Dalle radici della devozione di Ardesio per la Madonna delle Grazie, il festival allarga lo sguardo alle tradizioni religiose di tutto il mondo, raccontate attraverso gli occhi della Settima Arte.
Le quindici pellicole selezionate per questa edizione, provenienti da Italia, Austria, Brasile, Indonesia, Libano, Russia e Vietnam restituiscono uno sguardo articolato sul rapporto tra l’essere umano e il sacro. La selezione ha richiesto un’attenta valutazione della qualità cinematografica delle opere e della loro coerenza con il tema del festival.
Ma è soprattutto la varietà dei modi di raccontare la devozione a caratterizzare questa edizione. «Noi abbiamo scelto di far raccontare una relazione con Dio e con il divino che non sempre può essere serena: ogni tanto c’è il dubbio, la ricerca, lo scoraggiamento, la delusione», osserva Zanoletti. Accanto alle processioni e alle manifestazioni collettive trovano spazio la crisi della fede, la ricerca di risposte e il rapporto personale con il divino, invitando lo spettatore a interrogarsi sul proprio vissuto.
I film in concorso sono «Ride back to Faith – Ritorno alla fede» di Hermann Weiskopf, «Luce d’incanto» di Diego Percassi, «Il silenzio del padre» di Agata Brazzorotto, «ChuΩng, My & Tony» di Lam Thuy Phong, «Ternura» di Maria Luiza Ferreira dos Santos, «Devozioni» di Gianfranco Pannone, «Il respiro dell’anima» di Paolo Colleoni, «Masche: the witches of Levone» di Andry Verga, «Blessed Messengers» di Kira Magid, «Santa Crus 2024» di Giacomo Andrico recentemente scomparso, «There is only one God» di Alexandra Verba, «Decepcion» di Catherine Adriana, «Baadarane» di Samah El Kadi, «Io spero paradiso» di Daniele Pignatelli e «Nel deserto di Francesco» di Giorgio Fornoni.
Un patrimonio che non si esaurisce con le proiezioni: anche le opere non selezionate contribuiscono ad arricchire la cineteca del festival, che raccoglie già oltre duecentocinquanta film dedicati alle devozioni religiose nel mondo. «Piano piano diventerà più ricca e sarà un polo al quale rivolgersi nel momento in cui ci sarà qualcuno che vorrà fare degli studi specifici», conclude Zanoletti.
Il vincitore della prima edizione, Fabio Segatori
Tra i film raccolti nella cineteca del festival c’è «Lo sguardo di Rosa» di Fabio Segatori, vincitore della prima edizione di «Sacrae Scenae» e testimonianza di come un linguaggio nuovo possa rendere più coinvolgente il racconto del sacro. Il documentario racconta la Macchina di Santa Rosa, la torre trasportata a spalla da cento uomini per le vie di Viterbo, attraverso i codici del cinema d’azione e quindici telecamere, alcune posizionate sui facchini, per restituire allo spettatore tutta la spettacolarità e l’emozione della manifestazione. «Essendo un evento spettacolare, andava raccontato con un linguaggio spettacolare», spiega il regista, tornato ad Ardesio anche nel 2025 con «Padre dall’Oglio», premiato con il Campanile d’Argento.
A sorprendere Segatori è stato soprattutto il coinvolgimento dei giovani nelle devozioni. «Io stesso all’inizio ero molto scettico quando ho approcciato questa materia. In realtà, le nuove generazioni sono molto prese da queste tradizioni popolari e da queste devozioni. Le devozioni popolari sono il futuro. Lo dimostrano, per esempio, i facchini di Santa Rosa, tra i quali c’è un vero sentimento religioso» sottolinea il regista. Un coinvolgimento che rischia di essere frainteso da chi legge queste manifestazioni soltanto come occasioni di esibizionismo, ma che per l’autore rivela un legame autentico con la fede e la comunità.
Accanto a chi partecipa con convinzione, Segatori vede però anche ragazzi disorientati dalla molteplicità degli stimoli: «se riuscissimo a porgere loro le storie che sono più care ma che paradossalmente non conoscono, si accenderebbero come un fiammifero», riferisce. Da qui il compito che affida al festival: «deve coinvolgere e far capire ai ragazzi che le tradizioni del passato non sono noiose e non sono morte». E soprattutto aiutarli a trovare la propria strada, in un tempo in cui, secondo il regista è in crisi anche il senso della vocazione, non soltanto religiosa ma professionale. «Cercare di porre delle domande che poi i ragazzi fanno proprie: in che cosa posso spendermi e quale segno voglio lasciare in questo passaggio sulla Terra? Un festival può generare questi interrogativi». Le riflessioni di Segatori trovano riscontro anche nelle scelte del festival, che accanto ai riconoscimenti principali dedica spazio al territorio e alle nuove generazioni.
I premi, uno sguardo al territorio e ai giovani
Il festival assegnerà il Campanile d’Oro al vincitore assoluto e i Campanili d’Argento, sotto forma di menzioni, ad altre opere meritevoli. A questi riconoscimenti si aggiunge il premio della giuria popolare, presieduta dal docente e musicista Paolo Bonicelli, mentre due sezioni speciali sono dedicate alle devozioni del territorio e ai giovani autori.
Il «Premio Territorio», introdotto nel 2025 e assegnato dalla giuria popolare, valorizza le pellicole che raccontano le tradizioni devozionali di Bergamo e della Lombardia, offrendo l’occasione di riscoprire storie e patrimoni culturali spesso poco conosciuti. Tra i film dedicati alle tradizioni e ai personaggi delle Orobie figurano «Luce d’incanto» di Diego Percassi, dedicato all’incanto della Croce dei Lumini durante la processione del Venerdì Santo a Clusone; «Il respiro dell’anima» di Paolo Colleoni, che ripercorre la storia della beata Pierina Morosini; e «Santa Crus 2024» di Giacomo Andrico, dedicato alla rappresentazione della Passione di Cristo che coinvolge la comunità di Cerveno (Val Camonica).
La novità del 2026 è il premio riservato ai registi under 30 , pensato per avvicinare i giovani al sacro e incoraggiarli a raccontarlo attraverso il cinema. «Non solo il mio interesse è quello di coinvolgere più pubblici, ma anche stimolare la produzione artistica e il linguaggio narrativo delle nuove generazioni», osserva Zanoletti. Una scelta che trova riscontro anche nelle candidature ricevute: «Tra le proposte che sono arrivate, almeno una ventina arrivavano da registi molto giovani che affrontano tra tanti temi possibili anche quelli del sacro e la relazione con lo spirito cercando di dare una risposta ai grandi temi della vita».
Il programma del festival
Non solo proiezioni serali, ma anche numerosi eventi “collaterali”, nel segno della contaminazione tra linguaggi diversi. Una programmazione ricca quella di «Sacrae Scenae», resa possibile grazie al contributo di chi ne sostiene la realizzazione: a partire dall’organizzatore Vivi Ardesio, fino ai promotori, il Comune di Ardesio e la Pro Loco Ardesio, in collaborazione con la Parrocchia.
La conduzione del festival sarà affidata allo storico e scrittore Marco Carobbio. Il programma si aprirà giovedì alle 20 con il concerto del Quartetto d’archi Lux in «Capolavori», seguito dalle proiezioni dei film a partire dalle 21. Venerdì e sabato gli appuntamenti con il cinema inizieranno alle 20.30, mentre domenica le proiezioni sono in programma dalle 16 alle 18. La giornata conclusiva prevede anche, alle 14, una visita guidata al Santuario e, alle 18, lo spettacolo di circo-teatro «Il giullare di Dio», dedicato alla figura di San Francesco.
Sabato 17 ottobre, al mattino, spazio anche ai più piccoli e alle famiglie: alle 10 «Piccoli sguardi, grandi meraviglie», per la scuola primaria, e «Vicini Vicini», rivolto ai bambini della scuola dell’infanzia e alle loro famiglie (su iscrizione).
La volontà è quella di rendere il festival sempre più inclusivo, come conclude lo stesso Zanoletti: «Mi piacerebbe che il festival, oltre ad accogliere espressioni di religioni diverse, potesse coinvolgere spettatori di ogni età. Il mio sogno è organizzare una serata dedicata esclusivamente ai ragazzi, per avvicinarli ai temi che propone il festival».
Le proiezioni e gli eventi collaterali sono a ingresso gratuito. Per ulteriori informazioni e per consultare il programma completo, è possibile visitare il sito ufficiale del festival.
Per tutte le informazioni visitare il sito del festival.
