93FE310D-CB37-4670-9E7A-E60EDBE81DAD Created with sketchtool.
< Home

«Il condominio di Ian Curtis» porta in scena la distopia di un mondo che ci somiglia sempre di più

Articolo. Il romanzo di J.G. Ballard diventa uno spettacolo tra parole e musica dei Joy Division. Lo spettacolo della rassegna «Fiato ai Libri» arriva a Castelli Calepio sabato 19 settembre

Lettura 6 min.
I Moostroo

«V ivere in un grattacielo richiedeva un tipo particolare di comportamento: acquiescente, controllato, forse anche un po’ folle». È una delle intuizioni più inquietanti de «Il condominio», il romanzo che J.G. Ballard pubblica nel 1975 e che immagina un enorme edificio residenziale come una società in miniatura: quaranta piani, migliaia di abitanti, piscine, supermercati, scuole, ristoranti, ogni servizio necessario per costruire un mondo apparentemente autosufficiente.

All’inizio tutto funziona. Poi qualcosa si rompe. Gli ascensori smettono di funzionare, l’aria condizionata si guasta, i rifiuti si accumulano. E con i servizi cominciano a cedere anche le convenzioni che tenevano insieme gli abitanti. Le differenze sociali già inscritte nella struttura verticale del palazzo, dai piani inferiori a quelli più prestigiosi, diventano conflitti aperti. La convivenza si trasforma in una guerra tra clan, fino alla regressione a una dimensione quasi tribale.

È da questo romanzo che nasce « Il condominio di Ian Curtis » – che andrà in scena sabato 19 settembre a Castelli Caleppio – lo spettacolo di Nicola Lorusso e i Moostroo, con Lorusso alla voce narrante, Dulco Mazzoleni alla voce e chitarra, Francesco Pontiggia al basso e Igor Malvestiti alla batteria. La riduzione drammaturgica è di Giorgio Personelli.

L’idea parte da un legame preciso: Il condominio era tra i libri preferiti di Ian Curtis, il cantante dei Joy Division, morto nel 1980 a 23 anni e diventato nel tempo una delle figure simbolo della musica post-punk. Ma lo spettacolo non sembra interessato a costruire l’ennesimo racconto del musicista tormentato. Curtis diventa piuttosto una porta d’accesso alla lettura.

A spiegare questa scelta è proprio Giorgio Personelli, organizzatore della rassegna: «”Fiato ai librinon è, in prima battuta, una rassegna teatrale. Gli spettacoli sono importantissimi e ci spendiamo molto tempo nel pensarli e prepararli, ma sono uno strumento, un mezzo per arrivare alla promozione della lettura». È questo il punto da cui nasce anche la scelta di Curtis: «Mi interessa associare la lettura a delle figure che non incarnino l’idea del lettore paludato, del lettore intellettuale. Cerco sempre di andare a pescare lettori inaspettati». Quando scopre che Curtis avrebbe compiuto 70 anni nel 2026, Personelli cerca i suoi libri preferiti e trova «Il condominio», romanzo che aveva già letto negli anni Novanta. «Da lì mi è venuta l’idea: secondo me sarà una messa in scena potente, quella di un libro così forte con le canzoni e l’atmosfera dei Joy Division».

Un libro che non consola

La forza dello spettacolo sta anche nella scelta di non addomesticare Ballard. Il romanzo non racconta semplicemente una società che diventa violenta: mette in discussione l’idea stessa di normalità sulla quale quella società si fonda. Personelli legge proprio in questa prospettiva uno degli aspetti più attuali del romanzo. «Ci costringe a vedere quelli che noi pensiamo essere dei pregi e a leggerli come possibili difetti».

Tra gli esempi cita l’assenza di umorismo che colpisce Wilder e il comportamento «acquiescente» e controllato richiesto dalla vita nel grattacielo. Quello che normalmente considereremmo ordine, autocontrollo e buona educazione può diventare, nella società di Ballard, il segno di una comunità già profondamente malata.

Ancora più contemporanea è per lui un’altra immagine del romanzo: «Quando lui parla dei condomini che guardano la televisione con l’audio spento per giudicare i vicini di casa, mi sembra proprio l’immagine perfetta di una città anomica come la nostra, molto atomizzata».

Il riferimento è alla condizione di anomia, cioè alla perdita o all’indebolimento delle norme condivise che regolano la vita collettiva. Ballard porta questa frattura dentro un edificio progettato, paradossalmente, per rendere la vita più semplice. Le persone non sono isolate perché non hanno nessuno intorno. Sono isolate pur vivendo una sopra l’altra.

La musica entra nel condominio

È su questo terreno che entrano i Moostroo. La band racconta un lavoro costruito insieme a Giorgio Personelli, che già in passato aveva collaborato con loro per «La banda dei Brocchi» di Jonathan Coe, a partire dai Clash.

«Il lavoro che fa lui è un lavoro di intreccio tra la drammaturgia che lui ricava dalla lettura del romanzo e l’ambientazione sonora che possa creare un’atmosfera confacente al testo», raccontano i Moostroo. «La stessa cosa abbiamo fatto quest’anno». La direzione verso i Joy Division arriva proprio da Personelli. Per i Moostroo, però, non si tratta semplicemente di riprodurne il suono: «Quello che facciamo è lavorare per creare un’atmosfera che sia in qualche modo collimante con l’atmosfera prodotta dal romanzo e le sonorità dei Joy Division».

Il collegamento tra Ballard e Curtis diventa così anche un collegamento tra due forme diverse di inquietudine. «Non ci sembra che ci sia tanta discrepanza tra quello che Ballard comunica nel suo romanzo, che è una grande disillusione nei confronti della cosiddetta antropologia umana – è un pessimista antropologico, utilizzando un termine un po’ aulico – e la sonorità nera e scura dei Joy Division. Abbiamo trovato quasi immediatamente delle analogie», ci racconta Mazzoleni

Ma la musica ha anche una funzione molto concreta: rendere attraversabile un testo difficile.

«Una lettura su un libro così, di un’ora o di un’ora e un quarto, è impegnativa», spiega Pontiggia. «La musica invece ci ha aiutato, e penso aiuterà il pubblico, a passare il messaggio di Ballard, che è un messaggio impegnativo».

Per questo la colonna sonora dello spettacolo non cerca soltanto l’atmosfera cupa. «Abbiamo cercato di fare dell’atmosfera, ma un’atmosfera che tirasse dentro, quindi anche abbastanza ritmica, con momenti pesanti quando c’è tutta una serie di violenze», prosegue Pontiggia.

La musica diventa quindi una forma di mediazione: «Non dico più leggera, però sicuramente diversa».

La contraddizione come possibilità

C’è però una contraddizione interessante al centro dello spettacolo. Ballard racconta una comunità che, invece di unirsi davanti alla crisi, si frammenta sempre di più. La musica, al contrario, riunisce le persone: musicisti e pubblico condividono uno spazio e un tempo.

Per i Moostroo, però, la contraddizione non è un problema. Anzi, è proprio nella contraddizione che lo spettacolo cerca la sua possibilità di incidere sul pubblico. «A noi piace portare chi ci ascolta dentro la contraddizione, perché effettivamente la contraddizione è un po’ come una sberla: ti sveglia». L’obiettivo non è quindi offrire una soluzione rassicurante alla distopia di Ballard. «Sarebbe già tanto riuscire a svegliare gli animi dal torpore anestetizzante del periodo storico che stiamo vivendo».

Anche Personelli affida alle storie questa possibilità di risveglio. «Io ho tanta fiducia nelle storie. Le storie possono essere occhiali, cannocchiali, specchi – scegli tu l’immagine che preferisci – ma sono strumenti che ci obbligano a guardare con più attenzione noi stessi e il mondo che ci circonda, parlando di altro e quindi senza essere didascaliche».

È forse qui che «Il condominio di Ian Curtis» trova il suo senso più profondo: non dire al pubblico che cosa deve pensare della società che Ballard descrive, ma metterlo nella condizione di riconoscere qualcosa, di riconoscersi.

I nostri ascensori funzionano ancora

Il parallelo con il presente, del resto, è difficile da evitare. Nel romanzo il collasso comincia quando la struttura che garantisce il comfort smette di funzionare. Finché gli ascensori salgono e scendono, i conflitti restano nascosti sotto la superficie.

«Quello che ci impedisce di accorgerci che ci stiamo già vivendo dentro è il fatto che per il momento i nostri ascensori funzionano ancora», dice Personelli. «E quindi noi siamo convinti di stare in una struttura funzionante, forse la più funzionante che esista».

È quando l’ambiente smette di «coccolare» i suoi abitanti che i rapporti cambiano. Prima ci sono «rapporti assolutamente fasulli», feste formali e persone incasellate nella struttura sociale del palazzo. Poi arrivano relazioni «orrende, brutali, però vere, autentiche, nella loro brutalità».

La violenza non diventa quindi accettabile, ma rivela qualcosa che prima rimaneva nascosto. È questo, secondo Personelli, uno degli aspetti più interessanti del romanzo: «Mi interessa il punto di vista paradossale perché mi abitua e mi obbliga a vedere oltre ciò a cui sono abituato».

I Moostroo portano il ragionamento ancora più avanti. Per loro Ballard è stato «assolutamente profetico» e il romanzo trova oggi una nuova forza soprattutto nella rappresentazione della «frammentazione della società» e del «conflitto sociale». «Il condominio è fondamentalmente uno spaccato di società che va frammentandosi fino al delirio, fino alla follia», osserva Mazzoleni.

Un finale meno disperato di quanto sembri

C’è però un elemento del romanzo che i Moostroo leggono in una direzione sorprendentemente diversa da quella più immediata. Il finale, con la comunità femminile che sopravvive ai conflitti e arriva a divorare Wilder, può essere letto non soltanto come l’ultimo gradino della regressione, ma come l’apertura verso un nuovo ordine.

«Io ci ho letto una grossa critica alla società patriarcale», spiega Pontiggia. E proprio nel finale individuano «una grande apertura». La lettura è esplicitamente personale: «È una mia interpretazione, però mi sembra una nuova forma di mito». Secondo i Moostroo, la società che emerge alla fine potrebbe contenere «degli elementi vincenti rispetto a quella che ha portato al grattacielo». A sostegno di questa interpretazione Pontiggia cita anche il ruolo delle donne nella parte finale del romanzo: «Quando compaiono i bambini, i bambini siano protetti dalle donne». Le donne formano «una comunità molto coesa», mentre gli uomini si combattono tra loro. I bambini diventano così «il simbolo della speranza del futuro».

È una lettura che sposta il finale di Ballard dall’orrore puro a una possibilità, per quanto ambigua, di trasformazione. «Se ci chiedi se il romanzo lascia l’amaro in bocca o un velo di speranza, forse a noi ha lasciato proprio un velo di speranza».

Ballard immagina una società che si disgrega fino a non riconoscersi più come comunità. Cinquant’anni dopo, quella distanza non sembra più così difficile da riconoscere: basta pensare a quanto poco sappiamo delle persone che vivono accanto a noi, o a quanto facilmente guerre e disuguaglianze diventano qualcosa che osserviamo da lontano. Ma nel finale rimane qualcosa che il condominio non è riuscito a distruggere: i bambini. Non sono la garanzia di un futuro migliore. Sono, più semplicemente, la possibilità che il futuro non debba essere necessariamente uguale al presente.

Approfondimenti