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Gli organi della Provincia di Bergamo: gioielli da custodire

Articolo. La nostra provincia vanta un patrimonio strumentale di grande ricchezza e pregio. Ogni chiesa distribuita conserva gioielli di grande valore: in questo viaggio proponiamo un percorso alla loro scoperta.

Lettura 5 min.
Il maestoso organo del Santuario di Caravaggio

Bergamo è considerata la «città degli organi», una culla di patrimoni dove tradizione, artigianato e grande musica si intrecciano attraverso le mani di famiglie che hanno tramandato un mestiere prezioso che ha reso la terra orobica un punto di riferimento a livello italiano ed europeo. Famiglie secolari, come quelle maggiormente note dei Serassi e dei Bossi, hanno saputo realizzare gioielli che, ancora oggi, sono in grado di affascinarci e raccontarci la loro storia oltre ad emozionare generazioni di fedeli o semplici ascoltatori. Attraverso questo racconto avremo modo di immergerci in un percorso che parte da lontano (nel Cinquecento) fino ad arrivare al secolo scorso, andando alla ricerca di alcuni degli strumenti che si conservano nella nostra Provincia. Un viaggio va preparato e riflettuto a fondo: a tal proposito, ringrazio il caro amico e musicista Diego Ambrosioni per avermi aiutato nella scelta di strumenti da poter raccontare.

Il più antico

La nostra storia parte molto lontano, precisamente nel 1588. In quell’anno gli Agostiniani Eremitani presso il Convento di Santa Maria della Consolazione (oggi comunemente nota come Chiesa di San Nicola) ad Almenno San Salvatore decidono di dotare la loro chiesa di un organo, per permettere loro di accompagnare la liturgia e “dare la nota” per l’intonazione del canto gregoriano. Ma chi coinvolgere per realizzare uno strumento così importante? I religiosi si affidano ai più noti Il maestoso organo del Santuario di Caravaggio lombardi del tempo, la famiglia Antegnati di Brescia, in particolare Costanzo (tra i suoi più celebri rappresentanti) assieme al padre Graziadio.

Lo strumento viene realizzato sopra la quinta cappella di destra e contenuto in una cassa riccamente decorata: a custodire il bellissimo strumento, infatti, vengono realizzate delle ante dipinte dall’artista bresciano Pier Maria Bagnatore le quali raffigurano quando chiuse, l’Annunciazione, mentre l’apertura non solo svela la bellezza delle canne di facciata dell’antico strumento, ma anche il retro delle ante, raffiguranti un concerto di angeli con strumenti musicali (si riconoscono il violino, l’arpa, oltre a un piccolo organo portativo). Il bellissimo organo, che a fine XX secolo, versava in condizioni di abbandono, nel 1990 fu al centro da un’importante operazione di interesse e di restauro, realizzato attraverso la collaborazione della famiglia Lurani Cernuschi, la Parrocchia di Almenno San Salvatore e la Sezione di Bergamo di Italia Nostra, permettendo di poter, ancora oggi, ammirare ed ascoltare le note del più antico organo sopravvissuto in terra bergamasca.

Un “piccolo” gioiello incastonato nella pianura

A Brignano Gera d’Adda, nella profonda Bassa Bergamasca, è conservato un gioiello: il piccolo Santuario della Madonna dei Campi, poco fuori il centro abitato, custodisce un pregevole organo, risalente al 1772, realizzato dagli organari bergamaschi Bossi (tra le famiglie più note, assieme a quelle dei Serassi). Si tratta di un organo “positivo, ovvero uno strumento nato per essere “posato”, quindi mobile (non certo adatto ad essere collocato stabilmente in una cantoria di una chiesa), ma qual è la sua storia? Ce la spiega con attenzione il Maestro Marco Ruggeri, recentemente coinvolto nell’inaugurazione dello strumento (dopo un attento restauro effettuato dall’organaro Pietro Corna) lo scorso 8 aprile: «Nell’archivio parrocchiale è conservata una lettera del 1775 nella quale si attesta che l’organo venne portato a Brignano da Borgo Canale, senza indicare il nome del costruttore (ma sappiamo che la sede dei Bossi era in quel quartiere della città). Da ciò possiamo dedurre che il positivo si trovava nel loro laboratorio come strumento di rappresentanza o destinato ad una famiglia signorile, vista la raffinatezza delle decorazioni. È probabile, quindi, che di fronte alla richiesta della fabbriceria di Brignano di acquistare un piccolo organo per la chiesetta di campagna, la famiglia Bossi abbia proposto di cedere il positivo in loro possesso». Dopo l’acquisto da parte della fabbriceria, venne realizzata la cantoria dove poter collocare il piccolo strumento, nella quale possiamo vederla ancora oggi. Ritornato al suo originario splendore, il piccolo organo Bossi è ora pronto ad incantare e affascinare nuovamente i fedeli all’ascolto.

A Calcinate: “organo-orchestra”

Nella chiesa parrocchiale di Calcinate, una splendida cantoria realizzata da Giovanni Battista Caniana custodisce uno tra i più interessanti esempi dell’arte organaria realizzata dalla famiglia Serassi di Bergamo. Lo splendido gioiello fu realizzato nel 1815, riutilizzando parzialmente alcuni materiali provenienti da alcuni organi precedenti: di grandi dimensioni, l’organo di Calcinate rese profondamente orgogliosa la famiglia organaria, in particolare Giuseppe II Serassi il quale, nelle sue lettere Sugli Organi pubblicate nel 1816, elogiò la bellezza dello strumento, bellezza che affascinò anche Giovanni Simone Mayr (il celebre maestro di Donizetti) che ebbe modo di suonare in diverse occasioni nel borgo bergamasco.

Quello di Calcinate non è solo uno strumento pregevole, ma rappresenta la sintesi tra una tradizione barocca del Settecento con lo stile “teatrale” che, nel XIX secolo, diventava fondamentale: a fianco ai registri melodici (il Principale, l’Ottava, la Voce Umana, i Flauti, le Ance) lo strumento di Calcinate - come tanti suoi contemporanei – è provvisto di numerosi strumenti a percussione, come la Grancassa, la Banda Turca o i Campanelli, oltre ad un notevole Contrabbasso sull’ordine di 32 piedi, volti a spettacolarizzare ancora di più la resa sonora del maestoso organo, divenendo un vero e proprio “organo-orchestra”.

A Bergamo e Calusco

Il nostro viaggio prosegue, ritornando in città, nella Basilica di Sant’Alessandro in Colonna in città bassa: qui è conservato uno degli strumenti più particolari (e geniali) realizzati dalla famiglia organaria Serassi. Ma andiamo con ordine: è il 1781 e la grandiosa Basilica, da poco costruita, attende con trepidazione un nuovo strumento. L’invenzione dei Serassi è unica in Italia e desta notevole curiosità nell’ambiente musicale del tempo: l’obiettivo è quello realizzare due organi contrapposti (uno di fronte all’altro) controllati entrambi da un’unica consolle (la tastiera dove siede l’organista). La soluzione di collegamento è geniale: a partire dai tasti e dai pedali della prima delle due tastiere sono collegati infatti 80 fili d’ottone i quali discendono sotto lo strumento, fin sotto il presbiterio, attraverso un lungo camminamento sotterraneo giungendo poi all’altro organo, collegandoli entrambi e potendo, da un solo lato, suonare entrambi gli organi contemporaneamente.

Spostandoci nell’Isola Bergamasca (più precisamente a Calusco d’Adda) un altro strumento stupisce per le sue caratteristiche: nella chiesa parrocchiale di SS. Maria Immacolata l’organo realizzato nel 1885 rappresenta un esempio costruttivo importante nel territorio bergamasco. Costruito dall’organaro Adeodato Bossi-Urbani, l’organo di Calusco rappresenta uno dei punti di arrivo definitivi dell’arte costruttiva degli strumenti in Bergamasca (sia per la grandezza, sia per la ricchezza di possibilità espressive data dai variegati registri fonici), oltre a conservare una piccola “sorpresa”: uno dei comandi azionabile tramite una leva specifica a fianco della pedaliera dello strumento è detta Voce allo scurolo, ovvero tale meccanismo prevede l’apertura di un piccolo foro di un condotto che permette di portare il suono della seconda tastiera nella chiesetta (detta cripta o, per l’appunto, scurolo) collocata sotto il presbiterio della chiesa.

Santa Maria Maggiore e Caravaggio

A Bergamo, nel cuore di Città Alta, sorge uno dei più bei gioielli dell’arte bergamasca, un vero e proprio punto di riferimento per l’arte e la cultura: stiamo parlando della splendida Basilica di Santa Maria Maggiore, scrigno di bellezza tra i più rilevanti di tutta la provincia. Tra le importanti opere d’arte conservate fa anche capolino lo splendido organo, tra i più interessanti e rilevanti di tutta la provincia (nonché il più grande di tutta la Diocesi): lo strumento attuale fu costruito nel 1915 dall’organaro Carlo Vegezzi Bossi, per un totale – all’epoca - di 4688 canne e 61 registri sonori (tra questi, ricordiamo il grande Subbasso, un registro affidato al Pedale della misura di 32 piedi). Nel corso degli anni, lo strumento è stato oggetto di diversi interventi da parte di varie ditte organarie (Ruffatti e Piccinelli), essendo usato tutte le domeniche per le funzioni liturgiche e per le numerose attività concertistiche, una su tutte il Festival Organistico Internazionale “Città di Bergamo” il quale, ogni anno, riserva uno spazio concertistico proprio allo splendido gioiello.

Di grande rilievo e di altrettanta bellezza è invece l’ultimo strumento che incontriamo nel nostro viaggio: siamo a Caravaggio, nel Santuario della Vergine della Fonte, nella quale fa bella mostra di sé il bellissimo organo realizzato nel 1955 dalla ditta organaria Balbiani Vegezzi Bossi. L’attuale strumento viene costruito e progettato sulla base dello strumento precedente - risalente al 1903 ad opera di Carlo Vegezzi Bossi – ampliandone ulteriormente le dimensioni (dalle tre tastiere dello strumento precedente, diventano quattro) creando un vero e proprio “organo sinfonico” monumentale, capace di mille sfumature dinamiche e coloristiche. Attualmente, il grandioso strumento è in restauro, ad opera della ditta Pietro Corna di Leffe, in attesa di una sua restituzione pronto a incantare e stupire nuovamente chiunque lo potrà ascoltare.

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