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Il violino e le scarpe, il “Fiume circolare” di Michele Gazich

Articolo. L’ultimo giorno del 2020 il violinista e scrittore di canzoni ha pubblicato “Fiume circolare”, un nuovo brano per il passaggio da un 2020 decisamente nefasto a un 2021 che si spera brillerà di nuova luce. Quando troveremo ciò che abbiamo abbandonato al di là del fiume

Lettura 3 min.
Michele Gazich

2020 e 2021: quelle degli anni sono convenzioni, per un virus (un’entità non-vivente che semplicemente è) nulla cambia, ma per l’umano il nuovo anno è un passaggio, segna una speranza di cambiamento che ci aiuta ad andare avanti nonostante tutto.

Fiume circolare” – pubblicata da Michele Gazich su Facebook, sito e su YouTube il 31 dicembre – non è una canzone sul lockdown, ma un brano che racconta la nostra condizione di isolamento fisico e mentale. Circondati da un fiume che non ha sbocchi nel mare, ma reitera il suo corso fino a quando le sue acque non si apriranno. “È un muro liquido – spiega Gazich – ancora meno rassicurante della già terrificante modernità liquida di cui scriveva Zygmunt Bauman”.

Gazich, violinista e scrittore di canzoni, non è persona che fa le cose casualmente. Il suo disco precedente, “Temuto come grido, atteso come canto”, nasce da una residenza artistica per il progetto Waterlines dell’Università di Venezia sull’Isola di San Servolo, proprio di fronte alla città lagunare, dove dal 1725 al 1928 ci fu un manicomio e durante il fascismo, precisamente nell’ottobre del 1944, tanti di quei degenti vennero prelevati per essere portati nei campi di sterminio tedeschi. Gazich si è immerso nell’archivio dell’ex manicomio e ne ha tratto delle canzoni, dolorose e intense, che sono diventate una sorta di seconda vita per alcune di queste persone.

La sua del resto è una progettualità apparentata con un suono folk di stampo cameristico strettamente legato alla letteratura: “Ho guardato i loro visi, ho riletto le loro storie nelle cartelle cliniche, nel tentativo di restituire loro qualcosa, che non sarà comunque mai abbastanza, e di ridare a loro la parola. La loro storia non è conosciuta: la mia missione è farla conoscere. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, abbiamo bisogno di ritrovare queste donne e questi uomini da qui ‘ritirati’”.

“Fiume circolare” nasce dalla stessa intenzione, anticipo di un disco intitolato “Argon” – come uno dei racconti de “Il sistema periodico” di Primo Levi – che dovrebbe uscire quest’anno. Il brano è accompagnato da un bel video in bianco e nero di Enrico Fappani, mentre la cantante di origine armena Rita Tekeyan si occupa della seconda voce e Vincenzo “Titti” Castrini della fisarmonica. Gazich esegue il brano al pianoforte, senza il suo violino e senza le scarpe, due dettagli che dicono molto dell’essenza di questa canzone.

Racconta lui: “Qualcuno, dopo aver visto il video, potrebbe chiedermi: ‘Michele, dove hai lasciato il violino e le scarpe?’ Li ho gettati al di là del fiume, amici. Violino e scarpe mi aspettano di là, sull’argine, in attesa del giorno in cui le acque del fiume si riapriranno e, sciogliendo il loro cappio, ricominceranno a scorrere come sempre. Quel giorno potrò rimettere in spalla la custodia del violino, calzare le mie scarpe e ricominciare a camminare”.

Il violino e le scarpe. Due segni della nostra condizione, con cui è necessario fare i conti. Il violino rappresenta l’arte in tutte le sue forme, congelata dalla pandemia ma necessaria ancor di più in questi mesi. Le scarpe sono quelle di chi oggi non ha più neanche le risorse per comprarsele. Dovremo occuparci di queste persone, gli scalzi che vengono dal mare come quelli che potrebbero essere i nostri vicini di casa, così come dovremo occuparci di queste assenze di violini, che hanno reso ancora più fredde e solitarie le nostre giornate.

L’inevitabile lockdown ha accelerato alcuni processi che già erano in corso: chi fa musica, teatro, chi possiede una sala cinematografica conosce bene le difficoltà nel portare avanti queste attività prima della serrata totale ed è giustamente inquieto per l’incertezza del futuro; il discorso è simile per la povertà fortemente presente in Italia. Secondo l’ISTAT prima del lockdown le persone in povertà assoluta erano 4,6 milioni (ovvero il 7,7% della popolazione). Dopo i primi mesi di pandemia un rapporto delle Caritas spiega che le varie sezioni sul territorio hanno assistito più di 450 mila persone, di cui il 30% erano “nuovi poveri”, con un aumento del 105% nel numero di nuove persone assistite – la tendenza è simile anche in un recente rapporto della Banca d’Italia.

È in questo contesto che “Fiume circolare” esprime la nostra condizione esistenziale. Il titolo della canzone e l’idea di un fiume che proceda su sé stesso nascono da un mio brano, intitolato “Fiume verticale”, scritto con il musicista Enrico Ruggeri (ex Hoghwash) per il progetto Barachetti/Ruggeri. Da molti anni ho la fortuna di essere amico di Michele – e di averlo coinvolto qualche tempo fa in una versione live del brano – e ci siamo trovati spesso a parlare dell’esigenza collettiva di una maggiore “verticalità” laddove, come dice lui, è in corso “una guerra civile fra l’amore e il denaro”.

L’afflato etico è basilare nelle canzoni di Michele. Fin dal suo esordio “La nave dei folli” (nome ripreso poi dal gruppo che lo accompagnava in quel periodo), le canzoni di Gazich hanno parlato alle nostre coscienze, fondendo riferimenti culturali fra i più vari (letteratura, musica, cinema, etc.), memoria, sofferta riflessione spirituale e geografia esistenziale. Per passione e per lavoro fino ad oggi ho incontrato e conversato con molti musicisti, ma pochissimi vivono con questa vibrazione e questa totalità la coincidenza fra arte e vita come Michele.

La sua “guerra civile” non è una definizione che nasconde il vuoto, potremmo dire che dietro c’è semplicemente la vita. La sua, di musicista ricercatore, pellegrino indomito, e la nostra che ogni giorno, volenti o nolenti, proviamo a vivere. Questa “guerra civile” con la pandemia e il lockdown ha aumentato la propria asprezza: quando le acque del fiume circolare si apriranno è di questo violino e di queste scarpe abbandonati a riva che dovremo avere cura. Ne va del nostro essere comunità, cittadini e ancor prima donne e uomini. A guidarci sarà la profezia perturbante e visionaria di “Fiume circolare: “Ma il fiume scorre e scorre circolare / Il fiume scorre e scorre circolare / E circonda il mio mondo / E circonda il tuo mondo”.

Sito Michele Gazich

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