93FE310D-CB37-4670-9E7A-E60EDBE81DAD Created with sketchtool.
< Home

Rémy Ballot inaugura la stagione della Società del Quartetto di Bergamo

Intervista. Il direttore inaugurerà lunedì 26 gennaio il cartellone 2026 con un concerto che attraverserà due secoli di storia musicale, dal classicismo alla crisi del Novecento

Lettura 5 min.
Il direttore Rémy Ballot

La nuova stagione della Società del Quartetto di Bergamo si aprirà come un racconto in due capitoli, affidato a due autori lontani nel tempo ma intimamente connessi nella storia della musica europea. Mozart e Strauss, il classicismo e il Novecento, l’ordine e la disgregazione: il concerto inaugurale di lunedì 26 gennaio, nella Sala Alfredo Piatti, non si limiterà a proporre un programma di grande fascino, ma inviterà il pubblico a un attraversamento simbolico della storia, mettendo a confronto due visioni del mondo che segnano l’inizio e la fine di un’epoca.

L’apertura di stagione si rivelerà così una chiave di lettura. Da un lato la fiducia settecentesca nella forma, nel dialogo e nell’equilibrio; dall’altro la consapevolezza tragica di una civiltà che, nel cuore del Novecento, assiste alla propria dissoluzione. A tenere insieme questi due poli sarà a Bergamo Rémy Ballot, violinista e direttore di statura internazionale, protagonista di una carriera costruita sul rigore interpretativo e su una profonda riflessione sul senso della tradizione. Accanto a lui, il Rémy Ballot Ensemble , formazione cameristica composta da musicisti che collaborano stabilmente con il direttore e condividono una visione del fare musica fondata sull’ascolto reciproco e sulla responsabilità individuale. Arevik Ivanyan e Weronika Izert ai violini, Kostiantyn Kuleba e Weronika Izert alle viole, Olya Zhukova e Anna Tonini-Bossi ai violoncelli, Christopher Bainbridge al contrabbasso: un gruppo di solisti che rinuncia a ogni gerarchia rigida per costruire un suono collettivo flessibile, capace di adattarsi alle esigenze del discorso musicale.

L’apertura del concerto sarà affidata al «Grande Sestetto concertante» tratto dalla «Sinfonia concertante K. 364» di Wolfgang Amadeus Mozart, composta nel 1779. È una pagina che appartiene a pieno titolo alla maturità del compositore, e che rivela una concezione profondamente moderna del dialogo strumentale. Violino e viola, protagonisti assoluti, non si affrontano in una gara virtuosistica, ma intrecciano un confronto paritario, sostenuto da una scrittura d’insieme di grande raffinatezza. Il carattere dell’opera è lontano dalla brillantezza immediata: Mozart sceglie un tono serio, talvolta severo, che mette in luce la voce calda e malinconica della viola, strumento che egli stesso amava suonare e al quale affida qui una funzione espressiva centrale. Questo mondo di equilibrio e misura viene messo radicalmente in discussione nella seconda parte del concerto, dedicata a «Metamorphosen» di Richard Strauss. Composta nel marzo del 1945, mentre la Germania è travolta dalla sconfitta e dalla distruzione, quest’opera rappresenta una delle più alte testimonianze musicali della crisi del Novecento. Proposta nella versione per settimino d’archi di Rudolf Leopold, «Metamorphosen» rinuncia a ogni gesto spettacolare per concentrarsi su una scrittura densa, introspettiva, costruita su un continuo processo di trasformazione tematica.

La musica procede come un flusso ininterrotto di pensiero, attraversato da riferimenti alla grande tradizione tedesca – da Bach a Beethoven – che emergono come frammenti di memoria in un paesaggio devastato. Il celebre «Adagio finale», segnato da una rassegnazione priva di retorica, non offre risposte né consolazioni, ma lascia l’ascoltatore di fronte alla domanda più difficile: che cosa resta, quando un mondo finisce? Su questo interrogativo si innestano le riflessioni di Rémy Ballot, che nell’intervista affronta il senso profondo della musica di Strauss e la sua sorprendente attualità.

RE: Uno dei protagonisti di quest’anno della stagione della Società del Quartetto di Bergamo è Richard Strauss. Qual è l’aspetto innovativo della musica del compositore?

RB: Si potrebbe dire provocatoriamente che la sua musica è innovativa proprio perché non lo è. Ha costruito il suo linguaggio musicale sulla tradizione di fine Ottocento e ha mantenuto questo approccio fino a metà del Novecento, nonostante l’emergere di innumerevoli movimenti musicali, come il dodecafonismo, l’atonalità e l’impressionismo. Naturalmente, la sua musica rimane innovativa attraverso il suo trattamento armonico, l’orchestrazione sgargiante e lo straordinario virtuosismo compositivo. È anche il maestro indiscusso della musica a programma.

RE: Cosa ci comunicano le «Metamorphosen» oggi, in un’epoca conflittuale e incerta come la nostra?

RB: L’opera riflette perfettamente gli eventi internazionali attuali. È probabile che proprio per questo motivo, purtroppo, oggi possiamo comprendere meglio quest’opera. L’inizio simboleggia la distruzione delle città in cui Strauss conservava i suoi ricordi musicali più cari. La musica parla da sola; la domanda è come comprendere la fine di quest’opera, qual è la sua conclusione e quale “lezione” se ne può trarre.

RE: Perché è stata scelta la combinazione di Strauss e della «Sinfonia Concertante» di Mozart per questo primo evento?

RB: Per Strauss, Mozart era un riferimento assoluto. A modo suo, Strauss è il Mozart della fin de siècle nell’opera. Inoltre, queste due opere sono arrangiamenti e non vengono eseguite nella loro orchestrazione originale. È interessante scoprire questi brani in una versione cameristica e il positivismo della «Sinfonia Concertante» rende il dramma delle «Metamorfosi» ancora più toccante.

RE: L’intreccio tra antico e contemporaneo è un tratto distintivo di questa stagione della Società del Quartetto. Potrebbe essere questo un modo per coinvolgere le giovani generazioni nella nostra musica?

RB: È sempre essenziale comprendere le origini e le radici delle cose. Con ogni probabilità, acquisire una prospettiva ampia sulla storia della musica non può che rivelarsi utile. A volte è sorprendente vedere cosa attrae i giovani.

RE: Qual è, secondo lei, l’obiettivo e il messaggio da trasmettere a chi fa musica oggi?

RB: Conosciamo tutti la famosa citazione di Nietzsche: «Senza musica, la vita sarebbe un errore». La musica può esprimere cose che le parole non possono trascrivere; ci fa capire quanto siamo effimeri e che il momento presente è tutto ciò che conta. La musica possiede anche un immenso potere unificante perché è universale. Condividere questo momento emozionante con gli altri attraverso il suono è una delle cose più straordinarie che si possano fare. In realtà, è una forma di comunione.

RE: Il linguaggio contemporaneo parla ai giovani? Se sì, come?

RB: La musica contemporanea abbraccia molti linguaggi diversi. Dobbiamo individuare quelli che hanno più risonanza tra i giovani e usarli per incoraggiare apertura e curiosità. Non c’è motivo per cui questa musica non dovrebbe piacere loro.

Ultimo allievo di Sergiu Celibidache, Rémy Ballot ha costruito una carriera che lo ha portato a collaborare con alcune delle più importanti orchestre internazionali. È considerato uno dei massimi interpreti di Anton Bruckner e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il «Diapason d’Or» e il «Supersonic Prize», oltre a nomination ai «Grammy Awards» e agli «International Classical Music Awards». Dal 2024 è direttore in residenza del «Richard Strauss Festival» di Garmisch-Partenkirchen, incarico che testimonia la sua profonda affinità con l’universo straussiano. In preparazione al concerto, domenica 25 gennaio alle 17, la Sala Galmozzi di Bergamo ospiterà una conferenza a ingresso libero dedicata a «Metamorphosen», con gli interventi di Dominik Šedivý, direttore del Richard Strauss Institut, e di Adele Boghetich: un’occasione di approfondimento pensata per offrire al pubblico strumenti di ascolto e contestualizzazione.

La stagione della Società del Quartetto

L’inaugurazione con Mozart e Strauss introduce una stagione che conferma la Società del Quartetto di Bergamo, reduce dai festeggiamenti per i 150 anni di attività, come una delle realtà più attente e dinamiche del panorama cameristico italiano. Il cartellone 2026 unirà grandi interpreti e giovani talenti, progetti di respiro internazionale e un forte radicamento sul territorio. Proseguirà il percorso dedicato alla Seconda Scuola di Vienna e a Šostakóvič, mentre il progetto «Sonata for 7 Cities» (dal 9 al 15 febbraio) con Filippo Gorini (in concerto in Sala Piatti il 9 febbraio e il 16 febbraio con il giovane violinista Andrea Cicalese) ridefinirà il ruolo dell’artista come mediatore culturale e sociale, portando la musica fuori dai luoghi tradizionali del concerto.

Accanto a interpreti come il Quartetto Adorno (2 febbraio), Laura Marzadori (2 marzo accompagnata al piano da Maria Grazia Bellocchio), Giorgio Lazzari (9marzo), il Trio Nebelmeer (16 marzo), Antonio Alessandri (20 marzo) e Pina Napolitano (23 marzo), la stagione guarderà al futuro con il Quartetto Noûs (23 febbraio), impegnato nell’avvicinamento al bicentenario beethoveniano del 2027, e con numerosi giovani musicisti protagonisti di un calendario ricco e articolato. Concerti, conferenze e incontri di divulgazione completeranno un progetto culturale che non si limiterà alla programmazione, ma proporrà una visione della musica come spazio di pensiero, memoria e dialogo con il presente.

Il calendario primaverile proseguirà il 30 marzo con il Trio Pastine–Veronesi–Contaldo e il 13 aprile con la pianista Sofia Sacco , già apprezzata dal pubblico del Quartetto. Il 20 aprile sarà la volta dell’incontro tra il violinista Franco Mezzena e la pianista Pina Napolitano. La stagione si concluderà giovedì 23 aprile con un concerto affidato alla violinista Clarissa Bevilacqua e alla pianista Martina Consonni, che celebreranno il centenario della nascita di Hans Werner Henze con «Il Vitalino raddoppiato». Accanto alla programmazione concertistica, la Società del Quartetto di Bergamo affiancherà un articolato ciclo di conferenze, incontri di divulgazione e appuntamenti collaterali, pensati per approfondire i repertori proposti e favorire un dialogo costante tra musica e parola, tra ascolto e riflessione critica. Una stagione che prenderà avvio, simbolicamente, da una domanda aperta: che cosa può ancora dirci la musica quando il mondo cambia, e talvolta crolla? Mozart e Strauss, messi uno accanto all’altro, offriranno grazie al lavoro della Società del Quartetto una possibile risposta.

Abbonamenti da 160 euro a 220 euro, biglietti da 20 euro a 30 euro. Programmi e informazioni dettagliate sul ciclo di conferenze e incontri sul sito della Società del Quartetto di Bergamo.

L’articolo è stato scritto in collaborazione con William Limonta.

Approfondimenti