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«Earth Overshoot Day», gli effetti sottovalutati del deficit ecologico

Articolo. Una soglia che ogni anno si avvicina e che rivela il divario crescente tra ciò che la Terra può offrire e ciò che l’umanità consuma

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(Foto di Shutterstocks.com)

Ogni anno arriva un giorno simbolico in cui l’umanità esaurisce il “budget” di risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in dodici mesi. Da quel momento in poi, entriamo in deficit ecologico: consumiamo capitale naturale invece degli interessi. È l’«Earth Overshoot Day», una data che negli ultimi decenni si è progressivamente anticipata, diventando una lente potente attraverso cui osservare il rapporto, sempre più squilibrato, tra economia, società e biosfera.

L’« Earth Overshoot Day », che quest’anno cadrà il 5 giugno, si basa su un calcolo relativamente semplice nella sua logica: si confronta la biocapacità del pianeta, quanto gli ecosistemi possono rigenerare in un anno, con l’impronta ecologica dell’umanità, quanto consumiamo e quanto rifiuti generiamo, soprattutto in termini di anidride carbonica. Quando la domanda supera l’offerta naturale, iniziamo a “prelevare” dalle scorte. È come se spendessimo lo stipendio annuale prima ancora che finisca l’anno, e poi continuassimo lo stesso a usare la carta di credito. Questo indicatore non misura solo energia o emissioni, ma include anche fattori come l’utilizzo del suolo per l’agricoltura e l’urbanizzazione, la capacità delle foreste di assorbire CO₂, la proporzione tra attività di pesca e le risorse marine e il consumo di materiali biologici. Il risultato di questo calcolo è espresso in una data precisa che può cambiare ogni anno, ma il significato è sempre quello: stiamo vivendo oltre i limiti ecologici del pianeta.

Perché la data continua ad anticiparsi

Negli anni Settanta il superamento avveniva a fine anno, quindi c’era un buon bilanciamento tra risorse e consumi. Oggi cade mesi prima, e la data continua ad anticiparsi. Questo non significa che la Terra “finisce” in quel giorno, ma che iniziamo a erodere il capitale naturale: deforestazione, perdita di biodiversità, sovrasfruttamento della pesca, accumulo di anidride carbonica.

Il motivo principale è la crescita combinata di tre fattori: la popolazione mondiale, i consumi pro capite e l’intensità materiale dell’economia. Dobbiamo considerare l’impatto che abbiamo noi esseri umani che abbiamo superato la quota 8 miliardi sul nostro pianeta.

Non tutti consumano allo stesso modo

Esiste anche un «Overshoot Day» per singoli Paesi, che accende un faro sul tema della giustizia ecologica. Ci sono nazioni che contribuiscono maggiormente al superamento del limite delle risorse naturali, altri che invece ne subiranno principalmente le conseguenze. Alcuni Paesi sono in forte deficit (consumano più risorse di quelle disponibili sul proprio territorio), altri sono in surplus (biocapacità maggiore dei consumi). Ma a livello globale, il saldo è negativo. Se tutti vivessero come i cittadini delle economie più ricche (sul podio ci sono Qatar, Lussemburgo e Singapore), ci servirebbero più pianeti. Se invece i consumi globali fossero simili a quelli dei Paesi a basso reddito, come Honduras, Cambogia ed Ecuador, la data si sposterebbe molto più avanti. L’Italia è, purtroppo, uno dei Paesi in cui l’«Overshoot Day» arriva troppo presto: per quest’anno, è stato stimato cadere il 3 maggio. È come se, nel 2026, avessimo bisogno di tre pianeti per vivere.

Questo introduce una questione spesso sottovalutata: i l deficit ecologico globale è anche un problema geopolitico. Le nazioni con elevata impronta ecologica dipendono sempre più da risorse esterne, importazioni e stabilità climatica. Il rischio non è solo ambientale, ma anche economico e strategico.

L’« Overshoot » non riguarda solo il clima

Spesso si associa l’«Earth Overshoot Day» esclusivamente alle emissioni di CO₂. In realtà, il carbonio è solo una parte, anche se la più grande. Il superamento include anche la perdita di fertilità dei suoli e il loro consumo irreversibile, la riduzione delle risorse idriche, così come la frammentazione degli habitat naturali e il collasso degli ecosistemi marini. Quindi, anche se ci decarbonizzassimo rapidamente, il problema dell’overshoot non scomparirebbe automaticamente, proprio perché i suoi effetti sono sistemici.

Qui entra in gioco la nostra pressione sulla vita non umana e la perdita di biodiversità. Tutto ciò può portare alla scomparsa di molte specie animali e vegetali, che forniscono servizi ecosistemici quasi invisibili ma fondamentali per l’equilibrio del nostro pianeta. Pensiamo, per esempio, alle api: insieme ad altri impollinatori, garantiscono la presenza del 75% dei prodotti che mangiamo. Eppure, un’ape su quattro in Europa rischia di estinguersi, e se sparissero gli impollinatori sparirebbe il 70% dei prodotti alimentari di cui ci nutriamo direttamente: quindi niente più mele, cioccolato, caffè, limoni…

Il ruolo delle città

Un tema parallelo spesso trascurato è quello urbano. Le città occupano poco spazio, ma concentrano la maggior parte dei consumi: energia, materiali, cibo, acqua. Ridurre l’overshoot significa ripensare la mobilità urbana, l’edilizia e le infrastrutture, il consumo energetico, ma anche la gestione dei rifiuti. Un esempio meraviglioso è Catharijnesingel, a Utrecth, in cui un’autostrada a dodici corsie è stata sostituita da un canale navigabile nel 2020. Un esempio simile è la città di Madrid, che in soli otto anni ha trasformato un’autostrada nel parco pedonale «Madrid Rìo», inaugurandolo nel 2011. Soprattutto, servirebbe passare da un modello di economia lineare (estrarre, produrre, consumare, scartare), a uno di economia circolare, che propone una serie di azioni (riuso, riciclo e riparazione) che permetterebbe di ridurre gli sprechi e la domanda di nuove risorse.

Come spostare questo indicatore

Piccoli cambiamenti globali possono avere effetti significativi: ridurre lo spreco alimentare, migliorare l’efficienza energetica delle nostre case e delle industrie, mobilità sostenibile, protezione delle foreste e diete con minore impatto. Ogni intervento che riduce l’impronta ecologica o aumenta la biocapacità sposta la data più avanti nel calendario.

Più che un numero, l’«Earth Overshoot Day» è una narrazione: è efficace comunicativamente, dà un nome e una data di riferimento a un appuntamento scomodo. È comunque una semplificazione estrema di fenomeni complessi che dipende da modelli e stime, ma è un segnale sintetico della pressione globale sugli ecosistemi. Trasforma il superamento dei limiti planetari, che è un concetto un po’ astratto, in un modo comprensibile e visualizzabile per visualizzare il rapporto tra tempo e risorse: una data sul calendario.

In fondo, la domanda che pone è semplice: questo nostro dare per scontato il nostro pianeta ci sta facendo consumare il futuro?

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