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L’eredità di Rita Levi Montalcini rivive con «BergamoScienza»

Articolo. Il festival celebra i quarant’anni dal Nobel della scienziata con tre appuntamenti: il documentario «The brain keepers», domani 7 ottobre; una conferenza venerdì 9 e, infine, una mostra fotografica che ne ripercorre l’esistenza e la carriera

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(Foto Lapresse)

Ci sono scoperte che appartengono alla storia della scienza. E poi ci sono scoperte che, anche a distanza di decenni, continuano a interrogare il presente. Quella di Rita Levi Montalcini appartiene alla seconda categoria. Nel 1986 ricevette il premio Nobel per gli studi condotti dagli anni Cinquanta sul tema del NGF (Nerve Growth Factor), il fattore legato alla crescita del sistema nervoso. Ancora oggi quella scoperta apre nuove prospettive nella ricerca sulle cellule nervose, sulle malattie neurodegenerative e sulla rigenerazione dei tessuti.

Per capire quanto lontano sia arrivata quella scoperta, però, bisogna tornare all’inizio. E soprattutto alla storia della scienziata che l’ha resa possibile: una donna guidata da una curiosità e da un’ostinazione capaci di superare anche agli ostacoli più difficili. Quando le leggi razziali del 1938 la costrinsero ad abbandonare l’università, Levi Montalcini non smise di fare ricerca. Se gli esperimenti non si fossero più potuti svolgere in laboratorio, sarebbe stata la ricerca ad andare da lei. Nella sua casa di Torino allestì, infatti, un piccolo laboratorio clandestino, trasformando una camera da letto nello spazio in cui continuare i suoi esperimenti scientifici. Dopo la guerra, negli Stati Uniti, proseguì gli studi che l’avrebbero portata, insieme a Stanley Cohen, alla scoperta del NGF. Il Nobel arrivò nel 1986, ma non fu un punto d’arrivo: quella ricerca avrebbe continuato a generare domande e nuove possibilità anche nei decenni successivi, alimentando ancora oggi filoni di ricerca sulle malattie neurodegenerative, sulla rigenerazione dei tessuti e sulle possibili applicazioni terapeutiche.

È proprio da qui che parte il percorso che «BergamoScienza» dedica con il suo trio di appuntamenti a Levi Montalcini.

Il Nobel non è la fine della storia

Nonostante il 1986 sia stato il punto più riconoscibile della biografia di Levi Montalcini, per la scienza non rappresenta solo un traguardo. Il Nobel fotografa un momento. La ricerca, invece, continua ad avanzare. La scoperta del NGF ha contribuito a inaugurare un nuovo campo di studio sui fattori di crescita cellulare e ha aperto prospettive che riguardano, tra le altre cose, lo sviluppo e la sopravvivenza delle cellule nervose, le malattie neurodegenerative e i processi di rigenerazione dei tessuti. Proprio questa continuità a rendere particolarmente significativo il quarantesimo anniversario del Nobel.

Il documentario «The Brain Keepers», in programma mercoledì 7 ottobre alle 19 all’auditorium CULT! parte proprio da qui: dalla storia della scoperta del NGF per arrivare alle ricerche contemporanee e alle sperimentazioni cliniche che esplorano il suo possibile impiego sull’essere umano, anche nell’ambito delle malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. A raccontare questo percorso sarà la regista Barbara Bernardini, presente in sala per l’appuntamento. Bernardini è nota per essere la divulgatrice e autrice del programma «Superquark».

Montalcini e il festival, un legame lontano

Se «BergamoScienza» torna a dedicare spazio alla figura della scienziata del Novecento, non si tratta però di un incontro casuale: Levi Montalcini fa parte della storia stessa del festival, infatti nel 2005 fu ospite di «BergamoScienza» e venne nominata presidente Onoraria del Comitato Scientifico. La sua presenza a Bergamo nel 2005 è documentata anche nelle cronache dell’epoca: nell’ambito della terza edizione del festival, Levi Montalcini intervenne all’incontro «Viaggio all’interno della mente», accanto al neurologo e scrittore Oliver Sacks.

Una scoperta, ma anche un esempio

C’è poi un’altra eredità, forse meno quantificabile ma altrettanto importante. Rita Levi Montalcini è diventata una delle figure più riconoscibili quando si parla di donne nella scienza. La sua storia viene ancora raccontata a ragazze e ragazzi che si avvicinano alle discipline STEM, perché mostra quanto sia possibile attraversare un ambiente a lungo dominato dagli uomini senza rinunciare alla propria ambizione scientifica.

Ma ridurla alla figura della “donna che ce l’ha fatta” sarebbe come fare un torto alla complessità della sua storia. Levi Montalcini è stata una scienziata che ha lavorato per decenni prima di ricevere il riconoscimento più prestigioso della sua carriera; una ricercatrice che ha continuato a studiare anche quando le condizioni storiche avrebbero potuto impedirglielo. Una donna che ha fatto della curiosità e dell’indipendenza di pensiero due strumenti fondamentali del proprio percorso. Non una scienziata da mettere su un piedistallo, ma un modello da poter seguire in una strada da costruire un passo per volta.

Il suo impegno per le nuove generazioni lo dimostra anche la Fondazione Levi-Montalcini , fondata nel 1992 insieme alla sorella gemella Paola con l’obiettivo di sostenere giovani donne, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, attraverso borse di studio. Il motto scelto dalla Fondazione, «Il futuro ai giovani», sintetizza bene una parte importante della sua idea di eredità: la conoscenza acquista valore quando viene trasmessa e quando permette ad altri di andare più lontano. È forse anche per questo che il suo nome continua a parlare alle ragazze che scelgono una facoltà scientifica, alle ricercatrici che entrano in laboratorio e a chi cerca nella scienza non soltanto una professione, ma uno spazio in cui immaginare il proprio futuro.

Dalla scoperta al futuro

Percorriamo questo filo rosso della storia dell’artista della scienza per arrivare all’incontro di venerdì 9 ottobre (alle 21 al PalaScienza in Piazza della Libertà): la conferenza «NGF: quarant’anni dopo il Nobel» in cui lo sguardo verrà rivolto soprattutto al presente e verso il futuro. La nipote Piera Rita Levi Montalcini, presidente della Levi-Montalcini Foundation, e Antonio Chiaretti, del Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli, discuteranno delle prospettive aperte da quella intuizione nella ricerca sulla rigenerazione dei tessuti, sulle malattie neurodegenerative e sulle nuove terapie oncologiche.

A chiudere il cerchio, infine, è la mostra fotografica dedicata a Rita Levi Montalcini, realizzata in collaborazione con la Fondazione Levi-Montalcini e allestita fino all’11 ottobre in Piazza Dante. Un racconto per immagini della sua vita e del suo lavoro, che permetterà di aggiungere alla storia della scienziata anche una dimensione più personale e quotidiana.

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