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«La ferita, la letizia», Davide Rondoni a Caravaggio per incontrare San Francesco

Articolo. Il 23 giugno nel Chiostro del Centro Civico di San Bernardino, il poeta e scrittore terrà una conferenza in cui presenta il suo ultimo libro: un dialogo immaginario del poverello d’Assisi

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Davide Rondoni (Foto Renato Corpaci)

C’è un aspetto che accomuna il Santo Francesco d’Assisi e la nostra epoca, un tratto che non riguarda l’ecologia, né le battaglie contro la povertà, né la dolcezza un po’ oleografica che gli viene spesso attribuita come una seconda tonaca. Riguarda, piuttosto, l’ansia. Quella silenziosa, che si insinua soprattutto nelle generazioni più giovani e nasce dal dover dimostrare continuamente di valere, di andare bene, di meritarsi un posto nel mondo. Davide Rondoni, noto poeta e scrittore del panorama italiano, ha riflettuto a lungo prima di mettere mano al suo ultimo lavoro: «La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo», pubblicato da Fazi Editore a ottobre 2025. E la risposta che ha trovato, sfogliando secoli di immagini e testimonianze, è disarmante: «Quando svanisce il senso creaturale dell’esistenza subentra l’ansia – dice Rondoni-: il fatto di pensare che si debba sempre dimostrare di “andare bene”. Se non sei creatura amata e messa al mondo per un motivo buono, vuol dire che non va bene se sei nato». Francesco, invece, basava il proprio pensiero su una convinzione opposta: essere nati è già, di per sé, un’affermazione di bontà. La parola “creatura”, sostiene Rondoni, è rivoluzionaria proprio oggi, in un tempo che ha smesso di sentire il peso e la grazia di quel termine.

Sarà questo il filo conduttore della conferenza che il poeta terrà lunedì 23 giugno alle 21 nel Chiostro del Centro Civico di San Bernardino a Caravaggio: un appuntamento promosso dalla Città di Caravaggio e dall’associazione deSidera, con il contributo di Regione Lombardia. L’ingresso alla conferenza è libero e gratuito, senza prenotazione, fino ad esaurimento posti (in caso di maltempo l’incontro si terrà nell’adiacente Chiesa di San Bernardino). Durante la serata sarà possibile acquistare una copia del libro grazie alla collaborazione della libreria Come un fiore di loto di Caravaggio. L’incontro nasce dalla presentazione dell’opera ma ambisce a qualcosa di più: portare dentro a uno spazio fisico le pietre di un chiostro, l’aria di una serata bergamasca, la conversazione immaginaria che Rondoni ha intrattenuto con il Santo d’Assisi sulla pagina scritta, trasformandola in dialogo vivo con il pubblico.

Il volume è costruito intorno a una finzione letteraria di straordinaria eleganza: l’autore immagina di interrogare Francesco direttamente, di sedersi con lui, chiedergli conto di scelte che ancora oggi sfidano la logica del mondo. Ne emerge il ritratto di «un uomo capovolto, ben più di un rivoltoso», che non era affatto l’etereo contemplativo della tradizione iconografica. Figlio di un mercante – la madre gli sussurrava i versi dei trovatori d’Oltralpe, da cui forse deriva quell’amore per il canto e per la lingua – Francesco fu prima di tutto un giovane impetuoso, pieno di aspettative e di slanci, e poi un uomo radicalmente trasformato da un incontro. « La prima caratteristica di Francesco - spiega Rondoni - è che è un uomo commosso. Emozionato dal fatto che Dio non è soltanto altissimo e onnipotente, il che potrebbe anche fare paura, ma è buono. È un uomo mosso dalla misericordia di Cristo, e per questo si commuove per tutto, guardando il mondo». Una commozione che non è sentimentalismo: è la radice da cui fiorisce tutto il resto: l’amicizia, la povertà, il canto, le stimmate.

Poeta del volgare, uomo dei trovatori

Per capire perché Rondoni – che è anche fondatore del Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna e della rivista «clanDestino» – si sia avvicinato a Francesco con la specificità di chi maneggia le parole come strumenti di verità, bisogna partire dal «Cantico delle creature». Non come monumento della letteratura, ma come voce. «Per un poeta - dice Rondoni parlando dell’opera - il “Cantico” significa confrontarsi con una voce immensa da cui dipendono molte voci successive». È considerato il primo documento di letteratura in italiano volgare: non un primato da manuale scolastico, ma il segno di una rivoluzione culturale, quella di un uomo che sceglie la lingua parlata, quella della piazza, del mercato, delle madri, per cantare l’unità del cosmo e la bellezza delle creature. Dante e Petrarca, ricorda Rondoni, erano terziari francescani: la voce di Francesco ha ispirato i poeti per secoli, fino a Gregory Corso, uno degli spiriti più folgoranti della Beat Generation americana, che a Francesco e al «Cantico» ha dedicato una poesia di rara intensità.

Il libro esplora tale dimensione con la soavità di chi ama il proprio soggetto senza idolatrarlo. Francesco appare come precursore del concetto di ecologia integrale – quello stesso che Papa Francesco, scegliendo significativamente il nome de «Il Poverello», ha elaborato nell’enciclica «Laudato si’» – ma Rondoni si premura di non ridurlo a un ambientalista medievale con il saio. La povertà, altro tema che il libro affronta con rigore, non è miseria: questa è forse la sottolineatura più importante, e anche la più controcorrente. «La povertà di Francesco non si intende come miseria», chiarisce il poeta. «I francescani hanno portato benessere, non povertà: hanno “inventato” la partita doppia, hanno creato le banche del Monte». La povertà di Francesco è invece, seguendo la lingua dei trovatori che egli amava, lo sguardo su ciò che non si possiede, su ciò che non è proprio. I tuoi figli li guardi, li ami, ma non li possiedi. La donna amata, il proprio corpo, il fuoco che scalda e l’acqua che dissetano – tutto questo appartiene all’ordine del dono, non del possesso. «Sennò - aggiunge Rondoni -, Francesco non potrebbe dire “Sorella morte”».

Il libro di Rondoni ha il merito di restituire a questa figura la sua complessità senza smorzarne la radicalità. Francesco non è imitabile nel senso di riproducibile meccanicamente: è imitabile nel senso più alto, quello che la tradizione cristiana conosce bene, ovvero che la sua esperienza parla a ogni uomo di ogni tempo perché tocca qualcosa di universale nell’essere umano. «È un santo imitabile, non inimitabile», spiega Rondoni, che è stato nominato dal Governo – non da storico, bensì poeticamente, esistenzialmente – come presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte del Santo, che nel 2026 ha inaugurato ufficialmente il proprio anno speciale.

Un elemento che nel libro emerge con particolare forza è quello dell’amicizia. Francesco non si comprende senza i suoi fratelli, senza Frate Masseo, senza Frate Leone. La cartula che scrisse ricevendo le stimmate ne è il simbolo più nitido: da un lato la lode a Dio, dall’altro una benedizione all’amico. Come a dire che l’esperienza mistica più alta non cancella la relazione umana, anzi la esige. «L’esperienza mistica e l’amicizia sono due facce della stessa medaglia», dice Rondoni. «Francesco fa fraternità, mette insieme gli amici, perché sa che la fede non è individuale ma collettiva». È questo Francesco che Rondoni porta sul palco: non un’astratta icona religiosa, ma un uomo reale che aveva bisogno degli altri per capire sé stesso.

Il valore del luogo

C’è qualcosa di appropriato nel fatto che questo incontro avvenga a Caravaggio e in un chiostro. Non per una questione di coerenza simbolica forzata, ma perché i luoghi parlano, e i chiostri, con la loro geometria di silenzio aperta al cielo, hanno sempre rappresentato uno spazio intermedio tra il chiasso del mondo e il raccoglimento necessario per ascoltare davvero. Davide Rondoni porterà in quello spazio il frutto di anni di frequentazione con la figura del Poverello, consolidata attraverso diversi libri dedicati al rapporto tra Francesco e la poesia, e ora culminata in «La ferita, la letizia».

Il titolo del volume è già di per sé un manifesto. La ferita rimanda alle stimmate, certo, ma anche alla condizione umana che Francesco non ha mai cercato di aggirare: il dolore, la lacerazione, la fragilità. La letizia rimanda invece a quella gioia paradossale che non dipende dalle circostanze, quella perfecta laetitia di cui Francesco parla nel celebre episodio tramandato dai Fioretti – non il successo apostolico, non i miracoli, non il riconoscimento, ma la capacità di sopportare il freddo, il rifiuto, l’umiliazione, con il cuore intatto.

Rondoni collabora a programmi di poesia in radio e TV e come editorialista a diversi quotidiani. Ha vinto numerosi premi nel corso di una carriera letteraria che lo ha portato a essere tradotto in varie lingue. Con Fazi Editore aveva già pubblicato «E come il vento» (2019) e «Cos’è la natura? Chiedetelo ai poeti» (2021). In questo ultimo libro c’è però qualcosa di diverso: la misura di un incarico istituzionale trasformato in responsabilità morale. «Ovunque io vada, sento che c’è voglia di san Francesco, molto affetto per questo santo e poeta. In un tempo di depressione o di passioni tristi, Francesco è una deflagrazione di vita».

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