Patrimonio UNESCO dal 2017, le mura bastionate che proteggono Città Alta sono diventate nel corso dei secoli simbolo di Bergamo e luogo amato non solo dai turisti, ma anche da noi bergamaschi. Già Torquato Tasso poetava la meraviglia della vista «che monti, e valli mostri all’una mano, ed all’altra il tuo verde e largo piano», descrivendo Bergamo come punto di passaggio obbligato tra le valli e la pianura. Nelle giornate terse, lo sguardo riesce a cogliere la linea sottile dei grattacieli milanesi e quella, oltre la Pianura Padana, degli Appennini. Quello che però rimane sempre celato, è il sentiero su cui 125 anni fa sorgeva un’altra cinta muraria: le Muraine.
Come è ben noto, Bergamo si sviluppa su tre piani: San Vigilio, Città Alta e Città Bassa. Fin dalle sue origini, la volontà strategica di creare un insediamento in altura ha portato gli abitanti di quest’area a interrogarsi sui modi migliori per sfruttare lo spazio a disposizione. Nel corso della sua storia, Bergamo ha dovuto arrendersi alla necessità di eliminare le tracce più antiche, favorendo invece la contemporaneità. Per questo fatto, se nella vicina Brescia è ancora possibile vedere i resti della civiltà romana, a Bergamo essi sono stati smembrati in funzione dei nuovi bisogni della comunità, ricavando spazio dove spazio non c’era.
Con il crescere della popolazione, da Città Alta si svilupparono i cinque borghi di San Lorenzo, Santa Caterina, Pignolo e Palazzo, San Leonardo, Canale, luoghi di commercio, agricoltura e amministrazione. Dopo la fase Comunale successiva all’anno Mille e a quella Viscontea, nel 1428 Bergamo passò sotto il dominio della Serenissima che, fin da subito, provvide all’edificazione di un sistema sia difensivo che fiscale, ovvero le cosiddette Muraine, per proteggere queste zone, ormai parti integranti della città, che non godevano della posizione in altura. Esse seguivano il percorso dei canali e delle rogge che, durante i secoli precedenti, erano stati realizzati per garantire a Bergamo, città priva di un fiume, l’approvvigionamento idrico. Le Muraine diventarono così il confine tra la città e la zona produttiva. Con l’avvento delle armi da fuoco, questo sistema di fortificazioni, che prevedeva anche sei porte e decine di torri, perse rapidamente la sua connotazione difensiva e la città preferì dotarsi, nel secolo successivo, della più nota cinta muraria bastionata che, tuttavia, difende ancora oggi solamente la parte più antica dell’insediamento bergamasco.
Ciononostante, le Muraine vennero conservate poiché continuarono ad assumere un’importante funzione fiscale. Esse permettevano di delineare, e dunque delimitare, quell’area urbana definita «città», rispetto all’areale circostante, ovvero la campagna. A livello tributario, ogni merce che dalle zone rurali transitava oltre le sei porte di questa cinta muraria era soggetta a tassazione, secondo un preciso sistema di dazi. La sera, per evitare il commercio non controllato, i Finanzini, ovvero le guardie delle porte che permettevano l’accesso alla città, chiudevano i cancelli (verso le 21 nella stagione calda, alle 18 in quella fredda), per poi riaprirli alle 8 del giorno seguente. Nonostante queste misure, abbiamo testimonianze del passaggio di merci al di sopra delle mura, per aggirare il gravoso sistema di imposte.
Dopo l’Unità d’Italia, la seconda e più larga cinta muraria di Bergamo cominciò a essere vista come un monumento anacronistico di una società che, ormai, si era evoluta. Stretto tra le Muraine, il tessuto urbano era desideroso di ampliarsi e, aumentata la produzione grazie al crescente sviluppo della tecnologia industriale del XIX secolo, il commercio era ostacolato dai blocchi doganali previsti ad ogni porta di accesso al nucleo cittadino. Proposta per la prima volta durante la seduta del Consiglio Comunale di Bergamo del 17 febbraio 1870, l’abolizione del sistema dazio-murario venne votata dalla cittadinanza solo 27 anni dopo, il 4 maggio del 1897. Tuttavia, i bergamaschi dovettero aspettare ancora per vedere quei cancelli divelti.
La notte di Capodanno del 1901, a rappresentazione di una crescente sensibilità verso l’evoluzione del tessuto urbanistico e del desiderio di volgersi verso il nuovo secolo, i dazi vennero eliminati e, con loro, le strutture fisiche che li definivano. L’evento venne simbolicamente rappresentato con una cartolina (inserita nella raccolta «Bergamo nelle vecchie fotografie» di Domenico Lucchetti) raffigurante Porta Nuova, emblema della città e dell’ormai estinto sistema fiscale, lambita da una catena spezzata. Compare anche la scritta «Bergamo liberata dal Dazio-Consumo murato», a dimostrazione di quanto questo confine fosse sentito dalla popolazione non solo in quanto aspetto fiscale, ma anche umano e sociale.
Comprova di questi sentimenti furono i festeggiamenti che illuminarono la notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio 1901. L’Eco di Bergamo riporta nelle sue pagine gli appuntamenti previsti lungo le vie della città per festeggiare «la duplice occasione della fine del secolo e dell’abbattimento della cinta daziaria». Ai numerosi concerti e ai fuochi d’artificio previsti nei giardini pubblici si aggiunse la gioia dei bergamaschi che, proprio quella notte, cominciarono, tra i festeggiamenti, ad abbattere il simbolo di qualcosa che non c’era più.
La damnatio memoriae delle Muraine è visibile nei processi di sviluppo che la nostra città ha subito nel corso dell’ultimo secolo. Nonostante la distruzione dell’intero perimetro non si consumò in una sola notte, resta vero che Bergamo inghiottì il ricordo della sua seconda barriera difensiva, conservandone una minima parte. Ad oggi, delle 33 torri una volta presenti, ne rimane solo una, quella del Galgario, mentre degli svariati chilometri di muratura, spesso fagocitata in edifici successivi a quel fatidico Capodanno 1901, è rimasto poco. Uno dei tratti meglio conservati si trova in via Camozzi, nei pressi del palazzo della Provincia.
La bellezza, la posizione e la suntuosità delle mura veneziane di Città Alta ha avvolto nell’ombra il perimetro delle Muraine, sorelle maggiori per età, ma minori per dimensioni. La meraviglia di vivere in una città con alle spalle secoli di storia risiede anche nella possibilità di andare oltre quello che si vede oggi. Non tutto riesce a resistere nel tempo e Bergamo, con la sua storia, lo dimostra. Tuttavia, è piacevole (ri)scoprire i luoghi che si vivono e magari pensare, quando si attraversa in macchina Porta Nuova, a un cancello che non c’è più.
