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Storia, ingegno e passione. I musei dedicati ai motori della Bergamasca

Articolo. Dai modelli Rumi alle innovazioni SAME, un viaggio affascinante nei musei bergamaschi che raccontano oltre un secolo di motori

Lettura 7 min.
Il Museo SAME

Dopo aver fatto tappa tra i grandi “templi” italiani dell’automobile – da Brescia ad Arese, da Maranello a Torino fino a Villafranca – il nostro viaggio alla scoperta della cultura motoristica prosegue verso una destinazione forse meno scontata, ma sorprendentemente ricca: la nostra provincia. Qui, tra sale espositive e sezioni che raccontano le storie di uomini e imprenditori visionari, si nasconde infatti un patrimonio straordinario, spesso poco conosciuto anche da noi bergamaschi. Al centro non ci sono soltanto i mezzi, ma l’evoluzione di un territorio che ha fatto della passione per i motori una parte integrante della propria identità.

Museo del Falegname Tino Sana, Almenno San Bartolomeo

Il Museo del Falegname nasce nel 1987 per iniziativa dell’imprenditore Tino Sana con la missione di raccogliere la memoria storica dell’artigianato e tramandare alle nuove generazioni i segreti dell’arte del legno. Sviluppato su una superficie complessiva di 3.500 metri quadrati distribuiti su tre livelli, il museo apre il suo percorso al piano terra con una sezione dedicata alla lavorazione del legno, con la riproduzione di botteghe artigiane complete di tutti gli arnesi. Protagonista dello sviluppo pre-industriale, il legno ha reso possibile gli spostamenti sulla terra, sulle acque e infine nell’aria. Il percorso espositivo descrive l’evoluzione dei mezzi di trasporto attraverso una ricca collezione di carri regionali, calessi e carrozze in uso dal Settecento al Novecento. Non mancano le slitte nordiche, una barca dei cantieri Riva e la barca di «Lucia» del lago di Como. In legno sono anche la fusoliera e l’elica dell’aereo Ansaldo A1 «Balilla» del 1918 di Antonio Locatelli, concesso in prestito al museo Tino Sana dalla città di Bergamo. E sempre in legno sono realizzate le ruote, il pianale e l’intelaiatura della carrozzeria delle prime automobili, come la Oldsmobile del 1924 e la Renault del 1908 esposte al piano interrato.

Anche le prime biciclette erano in legno e proprio le biciclette, grande passione del fondatore Tino Sana, occupano uno spazio importante al piano superiore. Un settore dedicato ne ripercorre le tappe fondamentali, dalla Draisina del 1920 fino alle biciclette in legno di faggio e frassino progettate da Tino Sana a metà degli anni Novanta. E poi tante, tantissime biciclette collocate lungo il percorso: biciclette autarchiche in legno degli anni Trenta, biciclette militari e un ampio assortimento di biciclette che accompagnavano il mestiere degli ambulanti dal 1920 al 1960. Qualcuno ricorderà, magari per averle viste in un film in bianco e nero, le biciclette del gelataio dell’arrotino o dell’ombrellaio. Ma resterà sorpreso nello scoprire quante varianti sono scaturite dall’immaginazione degli artigiani: la bicicletta del cantastorie, quella del venditore di polli, del caldarrostaio e molte altre.

Il percorso si conclude con le biciclette dei campioni nella sezione dedicata a Felice Gimondi, legato a Tino Sana da una profonda amicizia. Il fuoriclasse bergamasco ha donato al museo le sue biciclette, le maglie storiche e i trofei. A fare da contorno le biciclette di Fausto Coppi, di Eddy Merckx, di Gianni Bugno, di Marco Pantani e Jan Ullrich. Il museo è aperto dal lunedì al venerdì, alle 9 alle 12, il sabato, dalle 15 alle 18, e la domenica, dalle 9.30 alle 12 e dalle 15 alle 18.

Museo SAME, Treviglio

Ad accogliere i visitatori del Museo Storico SAME di Treviglio, inaugurato nel 2008, è esposta una delle prime trattrici diesel al mondo: la Trattrice Cassani 40 HP del 1927. Sebbene non porti ancora il marchio dell’azienda, pone le premesse che avrebbero portato i fratelli Francesco e Eugenio Cassani a dare vita alla SAME (Società Accomandita Motori Endotermici) nel 1942. Il tutto a partire dall’idea che un motore diesel si sarebbe dimostrato più efficiente dei contemporanei motori a testa calda o a benzina. L’area espositiva si estende su oltre 700 metri quadrati e si presenta come un ampio open space dove, lungo tutto il perimetro, sono allineati i modelli d’epoca per anno di produzione, dal 1927 al 1983. Al centro si trovano i trattori di ultima generazione e l’innovativo robot autonomo e completamente elettrico VitiBot per la lavorazione dei vigneti.

Ognuno dei modelli esposti rappresenta una tappa importante nella storia della meccanizzazione agricola e nel percorso di crescita della SAME, divenuta oggi un’azienda leader mondiale nel settore agricolo mondiale. Noi vi invitiamo a scoprire il Trattorino Universale a guida reversibile del 1948, un «gioiello dell’industria italiana» premiato con la Medaglia d’Oro dell’Accademia di Agricoltura di Torino, e il Diesel D.A. (Diesel Aria) 25, il primo trattore al mondo con quattro ruote motrici prodotto in serie. Negli anni Settanta le linee dei trattori si fanno più tese e squadrate e nel 1983 debutta il SAME Explorer , uno dei modelli di maggiore successo: si tratta di uno dei primi trattori con cabina integrata di serie ed è stato il primo trattore di media potenza a raggiungere i 40 km/h e offrire un impianto frenante su tutte e quattro le ruote. Il suo iconico logo è la testa di tigre con quattro occhi.

Una sezione è riservata ai motori, a partire da quelli progettati da Francesco Cassani, fondatore anche della SPICA – Società Pompe a Iniezione Cassani nata nel 1936, non solo per trattori e mezzi agricoli ma anche per la marina e l’aviazione. Non si può lasciare il museo senza aver prima fatto una visita all’adiacente Archivio Storico SDF (SAME Deutz-Fahr), dove viene conservata la documentazione storica di SAME e dei marchi del gruppo, che oggi comprende Lamborghini Trattori, Hürlimann, Deutz-Fahr e VitiBot. Il museo è visitabile da lunedì a giovedì, dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 17.30, e il venerdì, dalle 8.30 alle 12.30. L’ingresso è gratuito previa prenotazione.

Museo Storico Militare, Schilpario

Al termine della Seconda Guerra Mondiale l’esercito americano lasciò sulle nostre strade un numero incalcolabile di automezzi che, smessi i panni militari, contribuirono alla ricostruzione del Paese nel Dopoguerra. Uno di questi, un camion GMC cassonato, venne utilizzato per anni per ripulire dalla neve le strade della Valle di Scalve. Ed è proprio da questo autocarro, prezioso ricordo del padre Samuele, che ha preso il via la collezione di Silvano Bettineschi, fondatore, insieme all’amico Adamo Marelli, del Museo Storico Militare di Schilpario.

I mezzi esposti sono oltre un centinaio, in prevalenza autocarri di origine americana dai nomi ormai dimenticati, come International Harvester, Diamond, Ward La France. Veri e propri giganti della strada, spesso protagonisti nei film sulla Seconda Guerra Mondiale, come la classica ambulanza Dodge o la rarissima versione cisternata GMC, insieme a tutta una serie di autocarri adibiti al trasporto truppe e al traino pesante. Restando in ambito cinematografico, la collezione vanta un autocarro GMC utilizzato nel film «La ragazza di Bube» di Luigi Comencini, tratto dal romanzo di Carlo Cassola e interpretato da Claudia Cardinale. Tra i pezzi più originali segnaliamo la Moto Guzzi Mulo Meccanico 3x3 a trazione integrale sulle tre ruote, chiamata a sostituire i muli a quattro zampe nell’Esercito Italiano a metà degli anni Sessanta.

Si possono inoltre ammirare un paio di aerei e alcuni elicotteri, tra cui un caccia supersonico F-104 Starfighter e un elicottero antisommergibile Sikorsky SH-34J Seabat della Marina Militare. Un frammento di fusoliera, uno dei pochi reperti rimasti, ricorda la tragedia del quadrielica dell’Air Force B-24 Liberator «Lady Irene» precipitato la sera del 4 ottobre 1944 sul Monte Menna, mentre era impegnato in una missione di aviolancio di rifornimenti per la resistenza partigiana. I dieci aviatori statunitensi e i tre agenti segreti a bordo perirono nell’incidente. Oltre ai veicoli, il museo custodisce un’infinità di oggetti che narrano la vita quotidiana dei soldati: uniformi, attrezzature radio, armamenti e strumenti medici. E la collezione continua ad espandersi: dopo l’arrivo di un carro armato M 47 Patton, entrato in servizio all’inizio degli anni Cinquanta e portato al museo l’anno scorso, il protagonista dell’imminente riapertura è un rullo a vapore del 1925 di costruzione tedesca J.A. Maffei & Jacob del 1925.

Il Museo Storico Militare è una collezione privata che si trova a Schilpario in località Fondi, lungo la strada che porta al Passo del Vivione. Sarà aperto al pubblico dalle 10 alle 17 nei giorni di sabato 4, lunedì 6, sabato 25 e domenica 26 aprile, oltre alle domeniche del 17 e 31 maggio.

Collezione Crippa – Registro Storico Rumi, Treviolo

Oggi in pochi lo ricordano, ma tra il 1950 e la metà degli anni Ottanta il motociclismo bergamasco visse una stagione straordinaria, difficilmente replicabile. Furono gli anni d’oro delle leggendarie moto Rumi, della mitica «Valli Bergamasche» – la prova più temuta del Campionato Europeo di regolarità – e delle epiche gare denominate «Sei Giorni Internazionali di Enduro» disputate sulle Orobie, come quella rimasta nella memoria collettiva del 1986 a San Pellegrino Terme. Varcare la soglia della Collezione Crippa significa riavvolgere il nastro di quell’epopea e ritrovare il rombo e il talento di motociclette e piloti entrati definitivamente nel mito.

L’imprenditore edile Riccardo Crippa ha rilevato negli anni Ottanta la vecchia fabbrica Rumi di via Moroni a Bergamo, dove oggi ha sede l’Università, e ne ha ricostruito l’archivio storico recuperando disegni tecnici, fotografie e documenti originali. Ha fondato il Registro Storico Rumi e ha raccolto nella sua collezione quasi tutti i modelli prodotti dall’imprenditore-artista bergamasco Donnino Rumi dal 1950 al 1962: dagli scooter Scoiattolo e Formichino alle 125 Turismo e Sport fino alla rarissima 200. Le «moto dell’artista», competitive nelle gare grazie al performante bicilindrico progettato da Pietro Vassena, dovevano prima di tutto essere belle. Un fascino che resta intatto ancora oggi, grazie all’eleganza del design e a scelte cromatiche di sorprendente modernità. Completano la collezione storica Rumi alcuni go-kart e un originale motocarro a tre ruote, utilizzato per le riprese a Cinecittà.

Il nome Rumi tornò alla ribalta alla fine degli anni Ottanta quando Oscar Rumi, figlio di Donnino, decise di tornare alle corse stringendo un sodalizio con la Honda. Nel 1988 e nel 1989 la scuderia Rumi vinse i primi due campionati della storia della Superbike con il pilota californiano Fred Merkel. Anche le sue due Honda RC30 (VFR750R) sono ora esposte nella Collezione Crippa. A fare da contorno troviamo cinque moto Garelli che hanno disputato il Motomondiale, tra cui la 125 del campione spagnolo Angel Nieto che vinse tre titoli mondiali dal 1982 al 1984.

La sezione al piano terra è dedicata alla Regolarità (antesignana del moderno Enduro) e comprende numerosi esemplari autografati dai piloti che le portarono in gara, tra cui spiccano marchi storici italiani come Benelli, Laverda, Gilera, Moto Guzzi, Parilla e Morini. Una tra tutte, la Gilera 125 del campione bergamasco Gualtiero Brissoni, vincitore di cinque titoli europei e unici italiani, oltre che vincitore della «Sei giorni Isola d’Elba» nel 1981 La Collezione Crippa è inserita nel circuito dei Musei ASI (Automotoclub Storico Italiano), l’ente che tutela e valorizza il patrimonio motoristico nazionale. Le aperture vengono programmate sulla base delle prenotazioni ricevute.

Tutte le foto sono di Diego Signorelli, salvo dove diversamente indicato.

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