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Con «Eroi d’acciaio - da Goldrake a Lady Oscar» gli Anime arrivano a Bergamo

Articolo. Il curatore della mostra, Ettore Frunzio, racconta il dietro le quinte della mostra nell’ex chiesa della Maddalena. Domani, 19 giugno, l’incontro con il maestro Junichi Hayama animatore di «Ken il guerriero»

Lettura 6 min.

Che si parli di grandi robot intenti a salvare il mondo, ladri gentiluomini sfortunati in amore o pirati spaziali in cerca di libertà, il mondo degli anime -i cartoni animati giapponesi- ha contribuito moltissimo a plasmare l’immaginario di grandi e piccini sin da quell’ormai storico 4 aprile 1978, giorno in cui il pubblico di Rai 2 vide per la prima volta Goldrake in azione. Per celebrare i grandi nomi dell’animazione nipponica, Kayframe APS in collaborazione con il Comune di Bergamo, l’agenzia creativa Dugongo, Accademia Nemo e Studio Bozzetto ha organizzato «Eroi d’acciaio - da Goldrake a Lady Oscar», una mostra inaugurata l’11 giugno e aperta al pubblico sino al 28 giugno contenente oltre 140 tra artwork, cell, settei e douga originali provenienti dall’archivio AniMa di Firenze e aventi come cornice gli spazi dell’ex chiesa della Maddalena di via Sant’Alessandro.

Le opere esposte

Ma cosa sono artwork, cell, settei e douga? Innanzitutto va definito che quando usiamo questi termini stiamo parlando di animazione tradizionale, ovvero quella che veniva realizzata disegnando ogni singolo fotogramma. Quando si parla di settei ci si riferisce a disegni realizzati dal character designer per essere usati dagli artisti come riferimenti per realizzare dettagli di alcuni personaggi mantenendo una coerenza. Un vestito particolare, un’arma particolarmente appariscente o un dettaglio come un paio d’occhiali venivano riprodotti fedelmente proprio grazie alla consultazione di queste opere. I douga sono invece i fotogrammi disegnati a mano su carta e che collegano tra di loro i vari genga, ovvero i fotogrammi principali di ogni scena. Negli anni sono diventati pezzi da collezione molto ricercati. I douga, per diventare fotogrammi, venivano ricopiati su degli acetati e venivano colorati sul retro per avere una resa migliore nel prodotto finito. Questi disegni prendono il nome di cell.

Una volta fotografati tutti i cell, le fotografie ottenute venivano messe una dopo l’altra su pellicola, creando così la puntata di un anime. Quando si parla di artwork , ci si riferisce invece ad un disegno realizzato a solo scopo espositivo. I più preziosi sono ovviamente quelli firmati dai creatori di determinati personaggi, ma anche le interpretazioni di altri disegnatori possono arrivare a cifre considerevoli.

Il percorso espositivo

La mostra «Eroi d’acciaio» è stata pensata per guidare i visitatori attraverso cinque sezioni distinte, ognuna delle quali è dedicata ad una tipologia diversa di eroe.

Generazione Alabarda Spaziale

L’età d’oro dei Super Robot
Un foglio di carta. Qualche centimetro di inchiostro e matita. Da quei pochi segni nacquero eroi alti decine di metri. Goldrake, Mazinga, Jeeg, Daitarn 3, Getter Robot: protagonisti di una straordinaria stagione dell’animazione giapponese che, tra gli anni Settanta e Ottanta, conquistò gli schermi di tutto il mondo. Cell, douga, settei e opere originali raccontano il processo creativo e l’impatto di un immaginario che trasformò i robot giganti in icone culturali per generazioni di spettatori.

Il Volto del Mito

Kenshiro e le leggende dell’anime
Prima dell’azione viene il volto. È lì che nasce l’identità di un personaggio, nel tratto che definisce uno sguardo, un’espressione, una presenza. Nei disegni di Kenshiro, Raoh e di molti altri protagonisti dell’animazione giapponese, ogni dettaglio contribuisce a raccontare una storia: la tensione dei lineamenti, l’intensità degli occhi, l’equilibrio delle forme. Attraverso settei, illustrazioni e materiali originali, questa sezione esplora l’arte del character design, mostrando come un volto possa trasformarsi in un’icona capace di imprimersi nella memoria collettiva.

Uomini o Macchine?

Androidi, cyborg e guerrieri artificiali
Dove finisce l’uomo e dove comincia la macchina? Dai corpi sintetici di Kyashan alle armature viventi di Tekkaman, passando per gli eroi mutanti di Tatsunoko, questa sezione esplora uno dei temi più affascinanti dell’animazione giapponese: il rapporto tra identità, tecnologia e trasformazione. Personaggi sospesi tra natura e artificio, protagonisti di storie che continuano a interrogare il nostro rapporto con il progresso e con ciò che definiamo umano.

Gli Indomabili

Pirati spaziali, guerrieri, rivoluzionari e cavalieri
Non combattono soltanto contro un nemico, ma contro il proprio destino. Sono eroi scomodi, spesso tragici, sempre irriducibili. In loro c’è qualcosa di più antico del fumetto: la stessa fibra dei grandi ribelli della letteratura mondiale. Harlock, Devilman, Lady Oscar, Tiger Mask e molti altri incarnano l’idea dell’eroe solitario, ribelle e anticonformista. Personaggi diversissimi tra loro, uniti dalla capacità di attraversare il tempo e continuare a parlare a generazioni di spettatori.

L’immaginario giapponese

Gli anime che hanno cambiato una generazione.
L’animazione giapponese come specchio di un’intera cultura, capace di abbracciare la commedia e il dramma, l’avventura e il quotidiano, il futuro e la memoria. Da Lupin III a Dragon Ball, da Lamù a Holly e Benji, da Sailor Moon a Candy Candy, titoli che in Italia hanno attraversato generazioni intere, entrando nel linguaggio comune e contribuendo a costruire un immaginario condiviso. Sono le storie che resteranno, perché parlano di cose che non invecchiano: amicizia, crescita, desiderio e libertà.

Il dietro le quinte con Ettore Frunzio

Per comprendere al meglio il lavoro dietro la creazione di questa mostra, ne abbiamo discusso con Ettore Frunzio, curatore del percorso espositivo di «Eroi d’acciaio»

GT: Da dove nasce la collaborazione con Bergamo Animation Days e l’idea di realizzare la mostra «Eroi d’Acciaio»?

EF: La mia collaborazione con Bergamo Animation Days nasce da motivi professionali. Sono il direttore dell’agenzia Dugongo e da anni seguiamo la comunicazione grafica del festival. Nel tempo si sono consolidati rapporti di lavoro ma anche amicizie personali. Qualche mese fa gli organizzatori, conoscendo la mia passione per i robot giapponesi degli anni Settanta – basti pensare che ho Goldrake tatuato sul braccio – mi hanno parlato dell’archivio dell’Accademia Nemo di Firenze, che custodisce oltre 14.000 pezzi originali legati all’animazione giapponese. Mi hanno mostrato una selezione di opere, tra cui materiali dedicati a Goldrake, Jeeg e Mazinga. Sono rimasto letteralmente folgorato. Da lì è nata l’idea di realizzare una mostra utilizzando questi materiali, che ci sarebbero stati concessi in prestito. Abbiamo poi presentato il progetto al Comune di Bergamo, che si è dimostrato subito molto ricettivo e ci ha offerto un importante supporto logistico.

GT: Ti sei trovato quindi davanti alle opere sia come appassionato sia come professionista del settore?

EF: Esattamente. Inoltre avevo già esperienza nell’organizzazione di mostre: qualche anno fa gestivo una galleria specializzata in arte digitale e grafica. Questo background, unito alla mia passione per l’animazione giapponese, mi ha permesso di affrontare il progetto sia con entusiasmo sia con competenza curatoriale.

GT: Quali criteri hai seguito nella costruzione della mostra?

EF: La prima fase è stata una selezione insieme a Luca Chiarotti, proprietario delle opere. Il materiale disponibile è immenso e bisognava scegliere cosa raccontare. Avremmo potuto dividerla per autore, per cronologia oppure per tipologia di opere, distinguendo tra cel, douga e artwork. Alla fine abbiamo deciso di costruire il percorso attorno alle diverse figure eroiche presenti nell’animazione giapponese. Da qui nasce anche il titolo «Eroi d’Acciaio». La mostra è articolata in cinque sezioni, ciascuna dedicata a una particolare tipologia di eroe.

GT: Immaginiamo una persona che si chieda perché visitare una mostra dedicata ai cartoni animati. Quale valore aggiunto può offrire?

EF: Credo che il fascino di questa mostra vada oltre la nostalgia. Certamente c’è un elemento emotivo per chi è cresciuto con questi personaggi, ma c’è anche la scoperta del processo creativo. È sorprendente vedere come da un piccolo foglio di carta, da poche linee tracciate a mano, siano nate immagini che hanno segnato la cultura popolare.Queste opere sono vere e proprie testimonianze artistiche. Personaggi come Lady Oscar, Holly e Benji o Goldrake sono diventati fenomeni culturali che hanno attraversato generazioni diverse. In mostra si possono vedere ragazzi attratti da Dragon Ball, appassionati dei robot degli anni Settanta o persone cresciute con Kenshiro e Lupin. Ognuno trova qualcosa che appartiene alla propria memoria. Il vero fascino sta nel rendersi conto che dietro a icone gigantesche della nostra cultura esistono piccoli disegni originali, spesso grandi appena pochi centimetri. È un modo per osservare da vicino la nascita di personaggi che hanno accompagnato la crescita di milioni di persone.

GT: Tra tutte le opere esposte, ce n’è una che porteresti volentieri a casa?

EF: Se togliamo Goldrake, che sarebbe una scelta fin troppo scontata nel mio caso, direi sicuramente Capitan Harlock. È sempre stato uno dei miei miti assoluti. In mostra sono presenti sia douga sia artwork dedicati a lui. È un personaggio straordinario, uno di quelli che mi hanno accompagnato durante l’infanzia e che continuo ad amare ancora oggi.

Junichi Hayama, ospite d’onore

Evento clou di «Eroi d’acciaio» sarà la partecipazione del maestro Junichi Hayama, disegnatore e animatore tra i più influenti della sua generazione. Hayama parteciperà alla mostra domani, 19 giugno, dalle 19 e parlerà delle sue esperienze come animatore in serie storiche come «Ken il guerriero», di cui è stato direttore dell’animazione nella seconda stagione oltre ad essere allievo dell’animatore storico della serie Masami Suda, «Le bizzarre avventure di JoJo», «Yu-Gi-Oh», «My Hero Academia», «Tiger Mask W» e «Berserk». E chissà che, in una mostra dedicata agli eroi, non riesca anche a rivelare finalmente il mistero dietro al successo di queste figure rispondendo alla più grande delle domande: «Come nasce un eroe?»

Info

«Eroi d’acciaio - da Goldrake a Lady Oscar» è una mostra organizzata da Kayframe APS in collaborazione con il Comune di Bergamo, l’agenzia creativa Dugongo Accademia Nemo e Studio Bozzetto.

Gli orari di apertura degli spazi espositivi sono i seguenti:

Lunedì–venerdì | 15:00–19:00

Sabato e domenica | 10:00–19:00

Per maggiori informazioni consultare le pagine social della mostra o scrivere a [email protected]

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