Uno dei più belli è forse quello di Aberdeen, risalente al XII secolo e custodito nell’università dell’omonima città scozzese. Se si osservano le sue miniature (120 figure di animali, ma anche di piante e minerali), si possono notare, assieme ai colori cangianti, dettagli curiosi: proporzioni improbabili, forme tortuose, musi grotteschi. Del resto, le finalità di un bestiario, chiave per l’interpretazione allegorica (e cristiana) della natura e del creato, non erano certo di tipo tassonomico o scientifico bensì didattico e morale: a ogni illustrazione era associato un vizio o una virtù.
Animali per tutti i gusti
A spiegarlo, con cura e maestria, Simone Algisi, miniaturista, calligrafo e arteterapeuta (nonché psicologo), che, da venerdì 18 a sabato19 aprile, presso il Museo dei Tasso e della storia postale di Cornello dei Tasso, condurrà il workshop «I bestiari medievali: dalle pagine alla creazione di una miniatura». «Erede dei manuali divulgativi della tarda antichità, nel Medioevo, il bestiario (che si rifà principalmente al trattato denominato “Physiologus”) diventa una specie di best seller – spiega Simone, formatosi con i maestri K. P. Schaffell e Ivano Ziggiotti – Diffusosi soprattutto in Inghilterra e in Francia, e soprattutto fra XIII e XIV secolo, è un compendio che raccoglie brevi descrizioni di creature, reali e non, che, nell’immaginario collettivo dell’epoca, serbavano un significato nascosto: l’asino, il bue, l’orso e il leone, per esempio, ma anche la fenice, il drago, il grifone e l’unicorno. Insomma, bestie che appartenevano alla quotidianità domestica oppure a quella selvatica del bosco e della foresta, ma anche alla dimensione del fantastico e del meraviglioso. Una sorta di enciclopedia che, a partire dalle caratteristiche fisiche e comportamentali degli animali e attraverso riferimenti tratti dalla Bibbia, cercava di far emergere pregi e difetti degli esseri umani, in modo che, quest’ultimi, ammoniti, potessero perseguire una buona condotta, così da meritarsi la vita eterna».
Le «fiere», il «bestiame», gli «uccelli», i «rettili», i «pesci» e così via: sono diverse le categorie attraverso le quali, normalmente, i protagonisti dei bestiari vengono catalogati. «Queste suddivisioni vengono eseguite anche in base al grado di presunta purezza degli animali – afferma il miniaturista – Ci sono quelli “demoniaci”, se così si può dire, spesso legati alla sfera notturna, come, per esempio, il pipistrello, e quelli “cristologici” che, al contrario, evocano candore e grazia, come la colomba e l’aquila. A proposito di quest’ultima, si pensava che, fissando il sole, essa, a un certo punto, perdesse le ali, per poi riacquistarle tuffandosi in acqua: un’immagine della resurrezione di Cristo. E che dire della gru? Credenza voleva che il piede nascosto reggesse un sasso. Ad ogni modo, il mio preferito è il “monocero”: possiede un corno lunghissimo e viene descritto come “inafferrabile”. Quel che sicuramente si può asserire è che nel Medioevo l’animale era fondamentale: per la sussistenza economica e alimentare ma anche per la guerra. Una centralità che si rivelava, quindi, anche nella scala valoriale dei bestiari».
La miniatura fra passato e presente
Il laboratorio è aperto a tutti e, per parteciparvi, non è necessario padroneggiare alcuna competenza particolare. «Dopo un’analisi della genesi e dei significati degli animali nei bestiari – spiega Algisi –, realizzeremo una miniatura ispirata a queste remote raffigurazioni, utilizzando le tecniche e i materiali della tradizione. Il disegno sarà tracciato seguendo semplici regole geometriche, che permetteranno a chiunque di cimentarsi nell’attività, anche a coloro che sono privi di spiccate doti artistiche. L’uso della penna d’oca, dell’inchiostro ferrogallico, dell’oro e dei pigmenti naturali, inoltre, ricalcherà la produzione degli antichi manoscritti. Il tutto avverrà tramite un procedimento guidato, in un clima di profonda condivisione e di grande serenità, in cui ciascuno dei presenti, ispirandosi a una ricchissima simbologia, potrà esprimersi in totale libertà».
Un workshop che, nonostante le apparenze, risulta essere profondamente attuale. « La nostra società è attraversata dal culto dell’immagine – dice il calligrafo –, ma si ha l’abitudine a non andare oltre a essa. Tendiamo a scattar foto, spesso per ripostarle su Instagram o Facebook, così da proiettare, nel mondo virtuale, una parte di noi stessi. La miniatura del bestiario sicuramente seduce per la sua bellezza, ma, interrogandoci, ci spinge ad andare a fondo, al di là del nostro narcisismo e verso simboli e archetipi che, smuovendo il “non-detto”, liberano i conflitti del nostro inconscio». Non solo qualcosa di attuale, ma anche di rivoluzionario e pedagogico. «Creare una miniatura è un processo lento, inevitabilmente agli antipodi con parole d’ordine moderne quali “performance”, “velocità” e “calcolo” e quindi, in un certo senso, inviso al potere contemporaneo – afferma Simone – Ma questo, del resto, ha a che fare con l’arte e il pensiero medievale in generale: rinunciare al bisogno di affermare il proprio primato e, nella continua ripetizione dell’uguale, trovare la propria identità e il senso della vita. Un esercizio potente, all’insegna dell’accettazione del limite e del compromesso».
Ma pure un ponte fra passato e presente. «Sento di veicolare delle conoscenze fra il mondo accademico e un mondo che accademico non lo è per niente – conclude l’esperto – Ai miei corsi e ai miei laboratori, vengono anche persone che non hanno potuto studiare, ma che sono animate da tanto interesse e da tanta passione. Del resto, la calligrafia e le miniature, in un certo qual modo, hanno a che fare con quella tradizione manuale tipica delle famiglie contadine e operaie; famiglie come quella da cui provengo io. Una tradizione che si sta smarrendo e che è bene preservare dall’oblio».
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