Nella Pala di Celana di Lorenzo Lotto, San Tommaso guarda, osserva, cerca di capire prima di credere. Lo fa attraverso un paio di occhiali, inusuali per l’epoca, quasi uno strumento per interrogare ciò che ha davanti agli occhi. È uno sguardo sospeso tra ragione e mistero, che invita ancora oggi a guardare l’opera oltre la sua superficie. E proprio a un nuovo modo di guardare è dedicato «Sound & Shapes», l’appuntamento che sabato 26 settembre riunirà al Bernareggi quattro giovani artisti, tre sound designer e un visual designer, chiamati a dialogare con il patrimonio del museo attraverso suoni, immagini e linguaggi digitali. Il percorso, che attraverserà il museo, è pensato per avvicinare anche il pubblico più giovane.
Brani eseguiti dal vivo e riproduzioni digitali accompagneranno così una rilettura personale del patrimonio del Bernareggi, spostando la fruizione dalla tradizionale visita guidata verso un’esperienza più sonora e visiva. L’appuntamento arriva in un momento significativo per il museo: dopo l’inaugurazione dell’Aula Picta, al termine dei restauri, e a un anno dall’apertura del Bernareggi. Il progetto curato da Lorenzo Torrisi interroga così il patrimonio attraverso strumenti e linguaggi contemporanei.
Nel solco di progetti come «Soundscape», presso la National Gallery di Londra, o «Tate Sensorium» (2015), «Sound & Shapes» inviterà il visitatore non solo a guardare, ma anche ad ascoltare, offrendo una fruizione diversa delle opere di Lotto, Moroni e Baschenis, oltre che degli affreschi duecenteschi appena restaurati.
Giotto Orsini e il suono come spazio
Il percorso prende forma già nelle prime sale del museo, dove ad accogliere i visitatori sarà il lavoro di Giotto Orsini, graphic e sound designer . La sua ricerca per «Sound & Shapes» parte dalla dimensione sonora della liturgia, dal canto monodico e da quello gregoriano, studiati sia dal punto di vista teorico sia spirituale. La monodia, con la sua unica linea melodica, diventa il punto di partenza per costruire un paesaggio sonoro nel quale il canto accompagna i momenti più semplici, mentre la polifonia interviene in quelli più solenni.
Il suono non è quindi soltanto un accompagnamento alle opere, ma diventa uno strumento per percepire lo spazio e attraversarlo in maniera diversa. È la prima tappa di un percorso nel quale la musica non arriva dopo la visione, ma entra direttamente nella costruzione dell’esperienza del visitatore.
Il duo Synergic Kosmos, tra sacro e profano
Al piano superiore il racconto passa ai Synergic Kosmos, duo di DJ con un’esperienza decennale e una ricerca musicale che attraversa generi e generazioni. Il loro intervento nasce dal campionamento di unità sonore del mondo circostante, alle quali si aggiungono influenze jazz e hip-hop. I suoni vengono così messi in relazione con le opere di Lotto, Moroni e Baschenis e con gli affreschi dell’Aula Picta, appena restituiti alla luce dal restauro.
La rilettura dei Synergic Kosmos non parte soltanto dalle immagini, ma anche da ciò che le opere raccontano: simboli, colori, tecniche e contesti storico-sociali vengono reinterpretati e trasposti nella società contemporanea. Attraverso la musica, il duo cerca così un rapporto con le opere e con i contrasti che ancora oggi possono parlare al pubblico, dal tema del divino a quello della spiritualità, fino alla relazione tra sacro e profano.
Con questa installazione sonora ci si interroga allora su come questi temi vengano vissuti nel presente e su che cosa possano rappresentare per chi guarda oggi quelle immagini. Il suono diventa il mezzo attraverso cui mettere in comunicazione epoche diverse, senza cancellare la distanza che le separa.
Cesare Cazzaniga e il suo «Strappo» digitale
A completare il percorso è Cesare Cazzaniga, visual designer, con «Strappo», una rielaborazione digitale del patrimonio del museo. Anche in questo caso non si tratta di una semplice riproduzione delle opere, né di un riassunto della collezione. L’artista lavora invece sui frammenti, li separa e li ricompone, facendoli interagire in una nuova composizione visiva.
I soggetti delle opere vengono così sottratti al loro contesto originario e messi in relazione tra loro: accanto a immagini legate al Giudizio universale compare, per esempio, la figura della fenice, animale del bestiario medievale associato alla morte e alla rinascita. Nelle elaborazioni di «Strappo» convivono così epoche, soggetti e significati differenti, superando le tradizionali categorie cronologiche e artistiche.
È una modalità di lavoro che trova un particolare punto di incontro con l’Aula Picta. Gli affreschi duecenteschi, infatti, intrecciano da sempre dimensione sacra e profana: alle vicende della vita di Cristo si affiancano creature del bestiario medievale, animali, figure e decorazioni che restituiscono la complessità di uno spazio che nel Medioevo aveva funzioni amministrative, giuridiche e di rappresentanza. Il recente restauro ha permesso di recuperare colori e dettagli che per lungo tempo erano rimasti difficili da leggere, portando alla luce anche elementi inediti del ciclo pittorico. È proprio su questa ritrovata leggibilità che si innesta il lavoro dei giovani artisti: ciò che il restauro ha riportato alla luce viene nuovamente attraversato con il suono e l’immagine digitale.
Dal passato al presente
Il lavoro dei restauratori e degli architetti, volto a restituire piena leggibilità agli affreschi dell’Aula Picta, porta alla luce ciò che per lungo tempo è rimasto celato e incontra nuovi linguaggi, proiettati verso il futuro e all’insegna dell’innovazione tecnologica.
Suono e immagine si incontrano e si abbracciano: la tecnologia diventa così uno strumento per rendere l’arte più accessibile, soprattutto alle nuove generazioni, offrendo loro la possibilità di scoprire le opere da una prospettiva diversa e di immergersi in un’esperienza multisensoriale. Gli affreschi del Duecento riacquistano così un significato nel presente. Gli autori del passato, ancora senza un nome, entrano in dialogo con l’identità riconoscibile dei giovani artisti contemporanei che, attraverso una nuova idea di artigianalità e la sperimentazione di linguaggi innovativi, ne raccolgono l’eredità e ne restituiscono una nuova narrazione. È così che ciò che per lungo tempo è rimasto sconosciuto ai più torna a essere visibile, comprensibile e capace di parlare al presente.
E, poi, i colori vivaci e le pennellate sinuose di Lotto, i ritratti psicologici e intimi di Moroni e l’attento realismo prospettico degli strumenti musicali di Baschenis acquisiscono nuova vita attraverso i suoni e le riletture grafiche degli artisti coinvolti. Si torna, così, allo sguardo di San Tommaso, che nella Pala di Celana osserva, esita e cerca di comprendere prima di credere. È la stessa attitudine che «Sound & Shapes» affida oggi al visitatore: non soltanto guardare, ma fermarsi, ascoltare e interrogare ciò che ha davanti. La musica e la tecnologia diventano nuovi strumenti per avvicinarsi a quel mistero che le opere del passato continuano a custodire e, ogni volta, a raccontare in modo diverso. L’evento inizierà alle 19 e al termine è previsto un aperitivo. I biglietti sono acquistabili su Eventbrite.
