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Bambini viziati: togliere è un atto d’amore

Articolo. Non è per moralismo né per tirchieria che bisogna dare meno ai figli, ma per fargli sperimentare il desiderio. E se sono viziati, la colpa è solo nostra

Lettura 3 min.
(Foto Shutterstock.com)

Qualche tempo fa parlavo con una collega dell’organizzazione della festa di compleanno di mio figlio. «E tu cosa gli regali?», mi chiede. «Gli insegnerò a fare la lavastoviglie», rispondo.

Sembro pazza, ma difendo le mie ragioni. La risposta più semplice sarebbe stata «Niente», non gli regalo niente: organizzo già la festa, la torta, i giochi, ci sarà il momento di «Scarta la carta» con i regalini degli invitati, sono già d’accordo con i nonni perché gli comprino la bici, non gli serve altro, perché dovrei sforzarmi di fare un regalo? Lui nemmeno se lo aspetta.

Regali alternativi

A ogni compleanno, già nelle settimane precedenti, rivelo ai miei figli quale sarà l’abilità che dovranno coltivare nel prossimo anno. Ho cominciato, per caso, in occasione del quarto compleanno di mio figlio, spiegandogli che quando un bambino compie 4 anni deve assolutamente essere capace di farsi il bidet da solo. Ha funzionato. Da allora, mi invento tappe evolutive: allacciarsi le scarpe, stendere i panni, rompere le uova, andare in bicicletta, preparare il caffè. Per i 9 anni è la lavastoviglie. Mio figlio l’ha presa molto bene, tanto che mi ha chiesto cosa dovrà fare a 10 (cucinare la pasta, ho improvvisato).

Mio marito direbbe che sono semplicemente tirchia («avveduta», lo correggo), ma la verità è che a me i regali -farli, riceverli- piacciono moltissimo. Mi piacciono quelli grandi e quelli piccoli, quelli utili e quelli inutili, soprattutto quelli inaspettati. Proprio perché mi piacciono non voglio farli a caso, né per obbligo, né per dimostrare qualcosa a qualcuno. Non è per moralismo che, invece di comprargli un regalo, insegno a mio figlio come fare la lavastoviglie. Non penso: «Sei viziato, devi imparare il valore del denaro» e nemmeno: «Hai già tanti giocattoli, pensa piuttosto a renderti utile». Credo veramente che sia più felice così, e che si godrà di più un regalo fatto in altre circostanze: una penna speciale per l’inizio della scuola, i guanti nuovi da portiere quando comincerà il campionato.

Piccoli ingrati

Poche cose sono più ingiuste che accusare un bambino di essere “viziato”. Se è viziato è per definizione colpa nostra, non sua. Siamo noi che ci compiacciamo di “viziare” i bambini, riempiendoli di oggetti, cibi, esperienze che non si godono perché sono inadatte alla loro età o semplicemente troppe. Pensiamo sia un danno che facciamo a noi stessi, costretti a foraggiare bambini noiosi e mai contenti, ma il danno lo facciamo a loro, impendendogli di desiderare e di godersi quel che hanno.

La cosa peggiore – e che avverto come una grande ingiustizia, forse perché l’ho provata – è accusare un bambino di ingratitudine o colpevolizzarlo per ciò che ha. Provvedere ai bisogni de nostri figli è nostro dovere di genitori, non qualcosa per cui loro dovrebbe esserci grati. Ciò che facciamo di “extra” – un regalo, una maglietta o una matita più belle del solito, una merenda speciale, una gita al parco divertimenti – è comunque una nostra scelta educativa, oltre che di portafoglio. Gli adulti siamo noi, chi decide siamo noi.

Il ricordo più bello delle vacanze

Tra i meme più diffusi dell’estate quelli di bambini portati all’altro capo del mondo, che davanti a spiagge paradisiache, spettacoli della natura, panorami incantevoli, vogliono solo vedere il tablet.

Piccoli stronzetti viziati. Ma la verità è che ai bambini non importa nulla essere in un resort a 5 stelle. È probabile che si godano di più la piscina comunale perché lì ci sono i loro amici. Non apprezzano per forza essere portati all’altro capo del mondo, specie se sono piccoli, se non sono stati coinvolti nella preparazione del viaggio o se nulla viene valorizzato ai loro occhi. Non si ricorderanno per forza di quello che hanno visto, di quanto limpido era il mare o vasto il buffet della colazione, ma si ricorderanno come si sono sentiti, se mamma e papà si sono divertiti con loro, se c’era un clima rilassato, se le persone erano simpatiche. La vacanza non gli sembrerà più bella perché abbiamo speso tanto (e se hanno in mano un tablet, la colpa è solo nostra).

Triste? Io lo trovo poetico e anche rassicurante, perché dimostra che un bambino può avere un’infanzia felicissima anche senza che i suoi genitori abbiano grandi possibilità economiche. So benissimo che uno dei ricordi migliori delle vacanze con i miei figli è stare tutti insieme nel lettone a vedere i cartoni animati, e non ci vedo niente di sbagliato.

Facciamo meno

La felicità nasce dall’ordinario, più che dallo straordinario. Gli anatroccoli appena nati nel parco sotto casa, una bella canzone alla radio, andare insieme a mangiare la pizza. Aspettare la vacanza perfetta, o anche solo la giornata perfetta o il compleanno perfetto è la ricetta per un disastro. Specialmente con i bambini: troppe aspettative, troppo stress, troppa frustrazione se le cose dovessero mettersi male. E lo faranno: basta un capriccio, un momento di stanchezza. La torta che non è venuta esattamente come se la erano immaginata, il regalo che si rivela deludente, l’amichetto che se ne deve andare.

La tentazione di chiamarli viziati e incontentabili è lì, a portata di mano: «Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te». E allora: facciamo meno, e mettiamo più valore e più piacere in ciò che facciamo. Una torta fatta in casa tutti insieme, una sorpresa da due euro vantata come un tesoro, una passeggiata in montagna raccontata come un’avventura. E ricordiamoci che, se vogliamo che i nostri figli siano felici e soddisfatti, dobbiamo provare a essere felici e soddisfatti anche noi.

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