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Il benessere mentale della «GenZ» è protagonista al «Paranoia Festival»

Articolo. La quinta edizione del festival fa tappa, l’8 e il 9 maggio, al gres art 671 e a Daste. In programma ci sono approfondimento, workshop e concerti

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Durante i mesi che hanno seguito la pandemia – con settimane senza abbracci e un silenzio sociale che ha generato segni profondi nei giovani cresciuti in quel periodo – un gruppo di ragazzi dai venti ai trent’anni ha deciso che raccontarsi era un atto necessario. Nel 2023, « Paranoia Festival » ha preso forma come risposta collettiva a un’urgenza che faticava a trovare un nome: il bisogno delle nuove generazioni di parlare in prima persona, di non delegare ad altri – alle istituzioni, ai media, al mondo “adulto” – l’interpretazione della propria interiorità. Non una rassegna nel senso convenzionale del termine, ma qualcosa di più difficile da categorizzare, che oscilla tra laboratorio culturale e comunità. Un movimento che ha scelto di mettere al centro il benessere mentale della «Generazione Z», portando il tema al di fuori dei margini della conversazione pubblica e rivelandone una profondità inaspettata rispetto alla giovane età dei protagonisti.

Prima tappa a Bergamo

Nel 2026, il festival si fa itinerante e compie un significativo salto di scala. La stagione, che porta il titolo evocativo di «Tutto questo niente», si aprirà a Bergamo l’8 e il 9 maggio , per proseguire a Milano l’11 e il 12 settembre e concludersi a Torino il 13 e il 14 novembre. Tre città, sei giornate, un unico fil rouge che le attraversa: indagare come la costruzione dell’identità avvenga nello spazio di attrito tra la percezione autentica di sé e il giudizio immaginato negli altri. In un’epoca in cui la costante esposizione digitale ha trasformato ogni gesto in una risposta preventiva a sguardi mai espressi, il festival si chiede, e chiede ai propri ospiti e al proprio pubblico, che cosa resti di noi quando togliamo ogni strato.

Il progetto, curato operativamente da 8flowers Agency può contare sul patrocinio di Regione Lombardia, della Provincia di Bergamo e del Comune di Bergamo. La tappa bergamasca è realizzata in collaborazione con la Fondazione della Comunità Bergamasca nell’ambito di «YouthBank» – il laboratorio di cittadinanza attiva che coinvolge ragazze e ragazzi under 30 nella progettazione e gestione di bandi sul territorio – e con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, partner scientifico e culturale della rassegna fin dalle prime edizioni. Non un festival sui giovani, ma un festival dei giovani. La sfumatura non è retorica.

Un ricco programma

La tappa bergamasca si svilupperà in un percorso integrato tra due poli che hanno ridisegnato la geografia culturale della città: gres art 671 , il centro multidisciplinare per l’arte contemporanea sorto su un’ex area industriale di oltre tremila metri quadri, e Daste , lo spazio eventi che nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 ospiterà la componente musicale del festival. La mattina dell’8 maggio sarà dedicata alle scuole: oltre sessanta studenti di prima superiore saranno accolti negli spazi di gres art 671 per un incontro pensato appositamente per loro, in cui artisti ed esperti affronteranno il tema dell’identità con i linguaggi vicini alle nuove generazioni.

Nel pomeriggio del venerdì, gli spazi dell’iniziativa si apriranno al pubblico. Alle 17 prenderà il via, nella «Casa Paranoia» di gres art 671, il panel «Algoritmi Interiori», con Antonino La Tona, psicologo clinico e ricercatore all’Università di Bergamo, specializzato in psicologia digitale, Gianluigi Ballarani, imprenditore e docente universitario esperto di intelligenza artificiale, e Jennifer Poni, creator bergamasca diventata volto noto dopo la partecipazione al docu-reality Il Collegio di Rai 2. I relatori animeranno la discussione a partire dalla domanda, «quanto la tecnologia sta cambiando il modo in cui ci percepiamo?».

Alle 18, nel portico, spazio al workshop «Weaving Sounds», condotto da Klaus, creator, musicista e voce del festival, capace come pochi di normalizzare il dialogo sulla salute mentale tra le nuove generazioni attraverso la musica e i contenuti digitali. Il workshop dialoga direttamente con il tema della stagione: ogni partecipante porterà un oggetto personale, un frammento identitario concreto, e i suoni di questi oggetti verranno campionati e trasformati in frequenze musicali, generando una colonna sonora collettiva. Un’operazione che restituisce ai partecipanti l’idea che la propria storia personale possa diventare materia sonora e condivisa e che l’identità, anche più fragile, più esposta, possa risuonare.

Alle 19.30 sarà la volta di «Vinyl Session con Oulcan»: una listening session pensata come spazio di attraversamento emotivo, in dialogo con i temi del festival. Un momento musicale che punta a creare risonanza – nel senso più letterale e figurato – con quanto discusso durante la giornata. A chiudere la notte dell’8 maggio, a partire dalle 22, sarà il momento musicale a Daste: «Free For All», con una line up che vedrà sul palco Oulcan, Giorgio Di Majo, Utopia Crew e Klaus, per una notte che terrà svegli fino alle tre del mattino.

Gli eventi di sabato

La giornata del 9 maggio si aprirà con il documentario «Età del Vetro», alle 10.30, di Nicolò Cacace, presentato con la partecipazione di Andrea Bariselli – neuroscienziato, psicologo e autore del podcast «A Wild Mind», più volte numero uno su Spotify Italia. Il documentario parte da una domanda che innerva tutto il festival: «le nuove generazioni sono davvero più ansiose rispetto al passato?» Attraverso dieci interviste a persone con età compresa tra i dieci e i cento anni, il progetto mette in dialogo generazioni, esperienze e immaginari profondamente diversi, cercando di capire come sia cambiato nel tempo il nostro rapporto con l’ansia, senza sfociare nell’allarmismo o nella minimizzazione, con la pazienza di chi vuole capire davvero prima di sentenziare.

Alle 11.30 toccherà a «Oltre la Prestazione», uno dei panel più attesi della giornata, con il giornalista sportivo Marco Cattaneo, Andrea Bariselli, Cristina Chirichella, pallavolista ed ex capitana della Nazionale azzurra, e Dario Morello, pugile professionista e tra i profili più interessanti del panorama nazionale nei pesi medi. Il tema è «ciò che accade quando i riflettori si spengono»: quando la prestazione si interrompe, il corpo si ferma, la carriera prende una direzione diversa. Per uno sportivo, quel momento apre uno spazio spesso invisibile, caratterizzato da pressione, vuoto, infortunio e ridefinizione di sé. Un panel che parla di sport ma in realtà parla di identità: di chi siamo quando non siamo più ciò che facciamo.

Nel primo pomeriggio, alle 15, sarà la volta di «I Ragazzi Raccontati», con Chiara Maiuri, Francesco Maesano, giornalista politico del Tg1 e promotore di una campagna nazionale per il diritto al benessere mentale, Luca Cena, libraio antiquario e autore de «Il Biblionauta», e Klaus. Il panel si interroga su chi costruisca davvero l’immagine delle nuove generazioni: dalla letteratura al giornalismo, passando per le nuove forme di storytelling contemporaneo, il racconto dei giovani è da sempre strumento fondamentale per leggere i cambiamenti sociali e culturali. Ma chi ha la parola? Chi decide quali storie meritano di essere raccontate, e con quale sguardo?

Alle 16.30 spazio al laboratorio «Disegnare per essere», condotto da Shut Up Claudia sulla terrazza di gres art 671, con il supporto di Faber–Castell: un’esperienza pratica e immersiva in cui scrittura e segno diventano strumenti per esplorare il proprio mondo interiore. Attraverso esercizi guidati e momenti di condivisione, i partecipanti lavoreranno su ascolto, immaginazione e consapevolezza, sperimentando un modo semplice e concreto di esternare ciò che spesso resta dentro. Vi è qualcosa di coraggioso nell’atto di dare forma a ciò che sentiamo: il laboratorio si propone di rendere quel coraggio accessibile a chiunque si presenti con una penna in mano.

A chiudere il palinsesto del 9 maggio, alle 18, sarà «Dalle parole alle scelte», con Elisabetta Bani, Elena Carnevali, sindaca di Bergamo, Valentina Di Mattei, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, Giorgio Gori, europarlamentare, imprenditore e già sindaco di Bergamo per dieci anni, Marzia Marchesi, assessore alle politiche giovanili e Federica Picchi, sottosegretaria con delega allo Sport e Giovani di Regione Lombardia. Non un panel di chiusura celebrativa, ma, come lo definisce il festival stesso, un passaggio di testimone: dalla discussione alle priorità, dalle parole alle decisioni concrete. Che cosa significa oggi parlare di benessere mentale come questione pubblica? La presenza di figure politiche e istituzionali accanto ai professionisti della psicologia non è ornamentale: è la dichiarazione esplicita che certi temi non possono restare confinati al piano individuale.

Una comunità, un impatto che resta

Oltre al programma, ciò che rende «Paranoia Festival» un prodotto culturale peculiare sta nella sua capacità di agire simultaneamente su piani diversi. C’è la dimensione dell’approfondimento, con ospiti che portano competenze scientifiche, giornalistiche, artistiche e istituzionali; c’è quella esperienziale, con i workshop che chiedono ai partecipanti di portare qualcosa di sé; e c’è quella comunitaria, che si costruisce sia negli spazi fisici del festival sia nella community digitale che conta già oltre 19 milioni di visualizzazioni e che vive tutto l’anno, tra contenuti, confronti e sondaggi.

In preparazione alle giornate bergamasche, il festival lancerà anche una campagna «Out of Home» in collaborazione con Atb, l’azienda del trasporto pubblico cittadino, che trasformerà pensiline e mezzi pubblici in spazi di riflessione collettiva: non pubblicità convenzionale, ma domande, pensieri, frammenti che inviteranno i cittadini a interrogarsi sulla propria identità. Un modo per portare il festival fuori dalle sue sedi fisiche, nello spazio urbano quotidiano, raggiungendo anche chi non si sarebbe mai avvicinato di propria iniziativa. Parallelamente, verrà lanciato un sondaggio nazionale per mappare come la «Gen Z» percepisca e viva oggi il peso del giudizio esterno.

Non da ultimo, parte del ricavato della stagione sarà destinato al Progetto Itaca ETS di Bergamo per sostenere il suo programma di prevenzione nelle scuole, che offre percorsi gratuiti di formazione e sensibilizzazione agli studenti delle scuole superiori. Un gesto che racconta l’intenzione del festival: non esaurirsi nei due giorni di programma, non accontentarsi dell’impatto immediato, ma lasciare qualcosa che continua a funzionare anche dopo, in quegli stessi istituti e in quelle stesse classi che ospiteranno i ragazzi l’8 maggio.

«Paranoia Festival» ha la capacità di costruire spazi nei quali certe conversazioni diventano possibili, la fragilità non deve guadagnarsi il diritto di esistere e dove un ragazzo può sentire che il proprio disagio non è un’anomalia da nascondere. In fondo, è proprio questo ciò che distingue la cultura dalla sua simulazione: non la capacità di dare risposte, ma quella di rendere le domande abitabili.

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