Il legno è simbolo della tradizione, delle radici che tanto spesso vengono citate e a cui costantemente ci rifacciamo. Quelle che ci permettono di legarci a un territorio, a una famiglia, a una storia che, come un albero con i suoi rami, ci riunisce sotto una stessa fronda. Quando si parla di legno, non si può quindi che richiamare gli stessi valori e gli stessi obiettivi da perseguire insieme, per continuare a far crescere quell’albero che spesso ha origini molto antiche e che, con il passare del tempo, ha continuato a espandersi e a rinnovarsi, senza mai smettere di crescere.
Unendo tutte queste qualità, Calusco d’Adda non poteva che scegliere come simbolo per il proprio Palio un pezzo di legno, una parte di tronco d’albero che diventa il premio più prestigioso da conquistare e che, in dialetto bergamasco, è conosciuto come «La Bora».
Un riconoscimento che racchiude amicizia, agonismo, prestigio e onore delle contrade che, ogni anno, si riuniscono alla fine dell’estate per contenderselo e puntano a mantenerlo per un anno intero, a conferma della preparazione, degli allenamenti e dell’unione che stanno dietro a questo oggetto di legno. Lo sanno bene gli abitanti delle contrade Baccanello, Capora, Centro, Montello, Luprita, Torre e Vanzone che, dal 1969 a oggi, si sfidano in una serie di «giochi» per imporsi e che ci riproveranno nella giornata di domenica 27 settembre quando è in programma l’edizione 2026 del «Palio della Bora».
La squadra da battere sarà quella di Baccanello, con Ermanno Gambirasi che cercherà di confermare il successo ottenuto dodici mesi fa. «L’anno scorso siamo riusciti a vincere un po’ a sorpresa, perché ultimamente era sempre riuscita a imporsi la Luprita. Grazie però alla preparazione e all’unione che abbiamo mostrato, siamo riusciti a vincere – racconta il rappresentante di Baccanello – Il Palio, di fatto, inizia poco dopo le vacanze perché, già dalla fine di agosto, abbiamo iniziato a ritrovarci per preparare l’appuntamento e allenarci per le varie prove in programma. Si parte una settimana prima con la gara dei Madonnari, che abbiamo vinto tre anni fa, si prosegue poi il venerdì precedente al Cinema del paese con la premiazione di quest’ultima e la firma dei capitani, prima di arrivare alla giornata di domenica, quando ci si affronta nel Palio con una serie di giochi tradizionali che vanno dalla gara con i cerchi a quella dei monopattini, per concludere con la Corsa dell’Oca, che negli ultimi anni ha deciso la competizione».
È una tradizione precisa, con i suoi tempi e le sue regole, che da oltre cinquant’anni scandisce il tempo a Calusco d’Adda e che anche quest’anno conferma la propria importanza tra folklore e divertimento. Come anticipato, il tutto scatterà domenica 20 settembre con la «Gara dei Madonnari», dove ciascuna contrada realizzerà un’immagine a tema lungo via Immacolata. Per il 2026 l’appuntamento sarà dedicato a «Terra, Fratellanza e Libertà: 800 anni dalla morte di San Francesco (patrono d’Italia) e 80 anni della Repubblica Italiana».
«Essendo la nostra chiesa dedicata proprio a San Francesco, stiamo preparando un’immagine che possa racchiudere tutto ciò che rappresenta Baccanello – sottolinea Gambirasi – Stiamo pensando a una raffigurazione che inserisca sia la chiesa di San Francesco sia il simbolo della Repubblica Italiana, che quest’anno compie ottant’anni ».
Nella giornata di venerdì 25 settembre, alle 20.30, si svolgerà la Cerimonia d’Apertura ai Giardini di via Immacolata, con la premiazione per la Gara dei Madonnari, cheerleader, animazione da parte delle contrade e firma dei capitani. Il giorno successivo, invece, alle 16.30 in via Vittorio Emanuele II, appuntamento dedicato ai più piccoli con lo spettacolo dei burattini offerto da Foto Ottica Carminati.
Il 27 settembre sarà invece il giorno clou, quando alle 14 scatterà il «Palio della Bora» con dieci prove che combinano abilità, velocità e fortuna. Si partirà dalla «Corsa delle Mele», dedicata ai più piccoli, chiamati a trasportare i frutti sulla fronte e a recuperarli da un secchio d’acqua, per proseguire con la «Staffetta Baby», nella quale gli atleti gareggeranno con dei mini-trampoli ai piedi, a cavallo di un pallone e su una biciclettina. Poi sarà la volta del «Puzzle», dove i partecipanti dovranno trasportare grossi cubi di cartone lungo un percorso misto per completare il logo della propria contrada.
A chiudere la prima metà del Palio ci saranno «La Bora in carriola», nel quale i rappresentanti delle contrade avranno a che fare con un tronco di legno da trasportare in una carriola lungo un percorso a staffetta, e il «Cerchio», il classico gioco che prevede di spingere un cerchio di bicicletta con una bacchetta di ferro. «Portare “la Bora” con la carriola non è semplice, non solo perché bisogna affrontare un tratto in salita con un tronco di quaranta chili, ma anche perché poi bisogna affrontare la parte in discesa che porta verso il traguardo, il tutto ovviamente correndo senza far cadere “la Bora” – aggiunge Gambirasi – Un tempo era ancor più complicato e pericoloso perché, al posto del tronco, ci stava una persona nella carriola. È comunque un gioco complicato e serve molto allenamento».
Il giro di boa del Palio avverrà con il «Monopattino», una corsa a staffetta riservata ai più giovani, che dovranno muoversi con il curioso mezzo di locomozione, e i «Boscaioli», gioco nel quale quattro partecipanti dovranno effettuare altrettanti tagli in un grosso tronco di legno. La «Staffetta mista» mischierà la corsa con i sacchi, la velocità e l’abilità con una palla in testa: vincerà chi taglierà per primo il traguardo. E poi l’«Uovo», specialità nella quale sette atleti saranno chiamati a portare con velocità, ma anche grande attenzione, un uovo fresco all’interno di un cucchiaio posizionato in bocca. A chiudere la rassegna ci sarà ancora una volta la celebre «Corsa con l’Oca», che può di fatto confermare o ribaltare completamente il risultato ottenuto nelle precedenti prove.
«Il gioco consiste nel cercare di far correre un’oca senza che questa venga mai toccata. Vince chi riesce a far arrivare per prima l’oca al traguardo – conclude Gambirasi – Può capitare che alcune inizino a volare o che altre rimangano ferme alla partenza. Ognuno, poi, in genere ha un personaggio che si occupa di questa gara. Noi, per esempio, abbiamo una ragazza travestita da Ape Maia che lo fa da anni, ma lo scorso anno ha partecipato anche il curato, don Michael, con la sua veste».
