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Sigilli, impronte di potere: mille anni di storia in mostra

Articolo. Dalla cera al piombo, i sigilli raccontano autorità, identità e vicende del passato. In Casa Suardi e in Archivio di Stato è in corso una mostra diffusa di documenti storici oggetto di interventi di restauro e un percorso tattile aperto a tutti

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Una lettera chiusa con la ceralacca, un’impronta impressa sulla superficie di un documento, un segno capace di certificare l’identità di chi lo aveva apposto. Nell’immaginario comune, il sigillo appartiene a un passato fatto di corrispondenze ufficiali, decreti e messaggi da custodire. Per secoli, è stato uno strumento concreto per attestare l’autenticità di un documento, proteggerne il contenuto e rendere riconoscibile l’autorità da cui proveniva.

È da questa portata storica che prende le mosse « Impronta e segno. I sigilli: da materia a documento », la mostra diffusa che fino al 23 dicembre invita a scoprire una parte preziosa del patrimonio storico di Bergamo. Il percorso riunisce documenti e sigilli conservati dalla Biblioteca civica Angelo Mai e Archivi Storici , dall'Archivio di Stato di Bergamo e dall'Archivio Storico Diocesano, mettendo in relazione oggetti che attraversano quasi un millennio di storia. Inaugurata il 26 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, l'esposizione nasce dalla collaborazione tra le tre istituzioni cittadine e si sviluppa in due sedi: Casa Suardi, in Piazza Vecchia, dove si trova la sezione generale, e l'Archivio di Stato di Bergamo, che ospita un percorso tattile.

Il sigillo, una firma che attraversa i secoli

Il sigillo rispondeva a un'esigenza precisa: dare valore e riconoscibilità a un documento. Ottenuto attraverso una matrice incisa, veniva impresso su materiali diversi, dalla cera ai metalli, e poteva essere applicato direttamente al supporto oppure appeso al documento. La sua funzione era pratica e insieme rappresentativa. Da una parte certificava l’autorità dell'atto e contribuiva a proteggerlo da eventuali manomissioni; dall'altra, attraverso immagini, iscrizioni e simboli, rendeva visibile il ruolo di chi lo utilizzava. È in questa capacità di trasformare un segno materiale in una testimonianza storica che si trova il filo conduttore della mostra.

Il percorso espositivo valorizza il lavoro di studio e restauro svolto negli anni dalle tre istituzioni coinvolte. A curare i restauri presentati nell'ambito del progetto è stato Luca Becchetti, conservatore e restauratore dell'Archivio Apostolico Vaticano, che ha approfondito il tema anche durante la conferenza inaugurale, in dialogo con Paolo Buffo. La collaborazione tra le istituzioni è il cuore del progetto espositivo: dare visibilità comune a documenti e competenze ha permesso di far emergere e condividere con il pubblico un patrimonio che, altrimenti, sarebbe rimasto in gran parte accessibile solo agli specialisti, attraverso la consultazione degli archivi.

A Casa Suardi, mille anni di storia impressi nella materia

La sezione ospitata a Casa Suardi, sede della Biblioteca civica Angelo Mai, raccoglie alcuni tra gli esemplari più significativi custoditi dalle istituzioni coinvolte. Il percorso attraversa circa mille anni di storia, dal IX secolo al 1831, e permette di confrontare materiali, forme e funzioni differenti: sigilli in cera, cerasottocarta e piombo, esemplari aderenti e pendenti, documenti accompagnati da una o più impronte. Tra gli oggetti più antichi spicca il sigillo in cera bruna dell'imperatore Lotario I, risalente all'840. Nella legenda compare l'iscrizione «Christe adiuva Hlotarium augustum» («Cristo protegga l’imperatore Lotario»), un'invocazione che lega la figura imperiale alla dimensione religiosa e restituisce il senso della rappresentazione del potere nell'epoca carolingia. Altri esemplari raccontano più direttamente la storia delle istituzioni bergamasche. È il caso del sigillo della Curia vescovile di Bergamo del 1315, caratterizzato da una figura episcopale rappresentata a mezzo busto, con mitra e pastorale, in atteggiamento benedicente. Oppure del sigillo del Capitolo della Cattedrale del 1589, nel quale compaiono i santi Alessandro e Vincenzo, entrambi nimbati (raffigurati con aureola).

Anche la città di Bergamo trova spazio in questo racconto. Un sigillo del 1748 raffigura Sant'Alessandro, patrono cittadino, a cavallo, in abbigliamento militare, con asta e vessillo gigliato. Accanto alle testimonianze locali, la mostra presenta esempi della tradizione sigillografica pontificia, in cui la funzione giuridica si intreccia con quella simbolica. Le bolle plumbee con sigilli di piombo pendenti dai documenti, sono particolarmente eloquenti. Quella di Innocenzo II, datata 1132, presenta sul fronte i volti dei santi Pietro e Paolo, separati da una croce astile e accompagnati dalle rispettive sigle; sul retro compare il nome del pontefice con il numero ordinale. Un sistema di segni che permette di riconoscere l'autorità papale e che sarebbe rimasto in uso, pur con diverse evoluzioni, anche nei secoli successivi. È proprio nella varietà degli esemplari che il percorso trova la propria forza: ogni sigillo è un oggetto circoscritto, ma apre una finestra su sistemi di potere, pratiche amministrative e forme di rappresentazione che hanno contribuito a costruire le dinamiche storiche generali e locali.

All'Archivio di Stato, la storia si esplora anche con le mani

Se a Casa Suardi il percorso invita soprattutto a osservare e confrontare gli oggetti, la sede dell'Archivio di Stato di Bergamo aggiunge una dimensione sensoriale all'esperienza. Qui è allestita una sezione tattile pensata in particolare per persone non vedenti e ipovedenti, ma fruibile da chiunque voglia avvicinarsi ai documenti attraverso modalità diverse dalla sola osservazione visiva.

Il percorso presenta quattro documenti originali provenienti dai fondi dell'Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII e dalle carte Martinengo Colleoni. I sigilli che li accompagnano appartengono a figure di primo piano della storia politica e religiosa europea: l'imperatore Carlo V d'Asburgo, nel 1540; Emanuele Filiberto, duca di Savoia, nel 1568; Gioacchino Turriani, maestro generale dei domenicani, nel 1495; e il doge di Venezia Girolamo Priuli, nel 1567.

A rendere accessibili questi manufatti sono riproduzioni tridimensionali e schede con immagini a rilievo, che consentono di esplorare forme e dettagli attraverso il tatto. Ogni scheda è accompagnata da una traccia audio che guida la lettura e l'esplorazione, mentre i contenuti sono disponibili anche in opuscoli in braille e in caratteri ingranditi, corredati da glossari per facilitare la comprensione dei termini tecnici. Per le persone ipovedenti è presente inoltre una postazione con videoingranditore, che permette di osservare le riproduzioni a dimensioni maggiori. L'esperienza si amplia con una sezione multisensoriale dedicata ai materiali: è possibile toccare e annusare gli elementi impiegati nella realizzazione dei sigilli e i componenti della cera utilizzata per il restauro. Un modo per avvicinarsi alla storia anche attraverso le caratteristiche fisiche degli oggetti, comprendendo quanto la materia sia parte integrante del loro significato e della loro conservazione.

Un patrimonio da condividere

La mostra è visitabile gratuitamente fino al 23 dicembre. La sezione di Casa Suardi è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.30 e il sabato dalle 9 alle 13. Il percorso tattile all'Archivio di Stato di Bergamo è accessibile il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 14 e il martedì e giovedì dalle 8.30 alle 17. Per il 13 e il 29 novembre sono inoltre previste aperture straordinarie dell'Archivio di Stato, con visite guidate dedicate al percorso tattile e ai depositi. Per informazioni, aggiornamenti e prenotazioni, visitare il sito istituzionale e i canali social dell’Archivio di Stato.

Approfondimenti si possono trovare anche su BeWeB – Beni ecclesiastici in web, portale cherende disponibile il patrimonio culturale ecclesiastico descritto, gestito e custodito dalle realtà ecclesiali italiane.

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