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Torna «Baleno festival», cinque giorni di arte, inclusione e comunità

Articolo. Dal 3 al 7 giugno il Parco Ermanno Olmi si trasforma in uno spazio aperto di incontri, laboratori, musica e creatività condivisa

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Sara Pezzotta

Non nasce in una settimana, ma in dodici mesi: «Baleno festival» è il momento in cui tutto diventa visibile. Dal 3 al 7 giugno il Parco Ermanno Olmi di Bergamo torna a essere attraversato da laboratori, musica, performance e incontri per l’ottava edizione di «Baleno», l’ happening del progetto «Tantemani» della cooperativa sociale Patronato San Vincenzo. Un appuntamento che nasce da un lavoro continuo durante tutto l’anno, fatto di relazioni, progettualità condivise e collaborazioni che trovano nel festival il loro momento di esposizione pubblica: quando ciò che normalmente abita i laboratori esce fuori e incontra la città.

Più che una somma di eventi, «Baleno» si presenta come un organismo in movimento, un intreccio di pratiche, persone e tempi lunghi che si sedimentano fino a diventare spazio condiviso. È in questa dimensione che prende forma l’edizione 2026, dove la direttrice organizzativa Simona Rota riassume in due parole lo spirito multiforme di tutto il lavoro: «Con entusiasmo!». Perché dietro la complessità della macchina organizzativa, tra progettazione e cura delle relazioni, resta una verità molto concreta: «”Baleno” è anche, e soprattutto, una festa». E nelle feste si sta insieme, si attraversano i luoghi, si abita il tempo in modo diverso.

«Baleno» è, prima ancora che un festival, un dispositivo relazionale, un modo di mettere in scena – nel senso più ampio possibile – una comunità che si costruisce nel tempo e che nel parco prende forma visibile. Non si tratta semplicemente di portare attività all’esterno, ma di rendere sempre più sottile il confine tra dentro e fuori, tra spazio protetto e spazio pubblico, tra laboratorio e città. È in questa soglia che il festival si muove e che quest’anno trova un accento particolarmente forte nel tema dell’accessibilità. Una parola talvolta consumata in senso tecnico o amministrativo, che a «Baleno» viene restituita alla sua complessità. Accessibilità significa interrogare non solo la presenza o meno di barriere, ma il modo in cui uno spazio culturale può essere abitato da corpi, tempi e sensibilità differenti. Chiedersi chi può partecipare, come può farlo e a quali condizioni, progettando occasioni che non chiedano alle persone di adattarsi a un modello prestabilito, ma che provino ad accogliere una pluralità di modi di stare insieme.

L’edizione 2026 si inserisce nel percorso sostenuto dal progetto «Spazi aperti per una cultura accessibile» di Fondazione della Comunità Bergamasca, nell’ambito del bando «Crowd4culture» di Fondazione Cariplo, con un’attenzione particolare alle neurodivergenze. Da qui nasce la riflessione su una comunicazione pensata per essere più chiara e leggibile, la presenza di una «Stanza della calma» per chi desidera allontanarsi dagli stimoli e prendersi una pausa e una programmazione costruita per offrire diverse modalità di partecipazione.

In questo percorso si incastra anche la collaborazione con Circo Zoé, nata grazie al rapporto costruito negli anni tra «Tantemani» e Fondazione Teatro Donizetti. La compagnia di circo contemporaneo sarà presente con una performance site specific, un laboratorio aperto al pubblico e la «Serra da ballo», progetto che invita a vivere la danza in una dimensione raccolta e personale. Un intervento che attraversa il festival in forme differenti, ma che condivide la stessa attenzione alla relazione e all’ascolto del corpo, con un approccio in cui il gesto artistico non è misurato sulla prestazione, ma sulla capacità di aprire possibilità. «Tutti i corpi possono fare qualcosa di extra-ordinario, si tratta di scoprire le proprie possibilità e il proprio linguaggio», spiega Simone Benedetti, artista di circo Zoé.

Le iniziative prenderanno il via domani, mercoledì 3 giugno, con tre pomeriggi di laboratori dedicati a realtà che lavorano con persone con disabilità o in situazione di fragilità. Un avvio volutamente raccolto, che mette al centro il lavoro relazionale. Da questi incontri nasceranno anche alcuni elementi che accompagneranno il pubblico durante «Baleno», dalla «Stanza della Calma» ai fiori che andranno a comporre il singolare «negozio di fiori» curato da Tantemani. L’apertura ufficiale è fissata per venerdì 5 giugno. Dalle 18.30 il parco accoglierà il pubblico con il dj set di Tipo Timido e con la «Serra da ballo» di Circo Zoé, uno spazio intimo dove danzare in cuffia. Alle 21.30 la scena passerà ai Primate, supergruppo guidato dal batterista Matteo Marchese, già al fianco di Ghemon, Viva Viva e Malagiunta, e dal producer FILOQ, collaboratore di Istituto Italiano di Cumbia, Almamegretta e Vinicio Capossela. Durante il concerto il pubblico potrà assistere anche al live painting di Luca Fenili, artista bergamasco ospite per la prima volta del festival.

Sabato 6 giugno il programma si espanderà in tutto il parco. Nel pomeriggio prenderanno vita i laboratori d’artista con Sophie Hames, attrice, marionettista e illustratrice belga, che proporrà «Modesta incisione», e con Serimami, nome d’arte della bolognese Valentina Monari, che guiderà un workshop di serigrafia. Accanto a queste proposte si svilupperanno lo «Spazio creativo Tantemani» e «GiardinLab», progetto curato da studenti dell’Accademia di Brera che inviterà il pubblico a creare fiori e creature del bosco utilizzando materiali di recupero. Sempre nel pomeriggio torneranno il pattinaggio in linea realizzato in collaborazione con Time 4.2 e 2Skate Arena e il «Disco Pomeriggio», una silent disco che trasforma il campo da basket in una grande pista da ballo all’aperto. In cuffia si alternano le selezioni elettroniche di Crystal Ship e quelle di Le Dijj, mentre i performer di ABC – Allegra Brigata Cinematica inviteranno il pubblico a lasciarsi coinvolgere nel movimento. Alla stessa ora aprirà anche l’area market curata da «UAU il festival», dedicata all’illustrazione, all’handmade e alle produzioni indipendenti.

La giornata sarà attraversata anche dalla presenza del collettivo Propagazioni, che presenterà il nuovo numero del proprio bollettino attraverso una performance costruita attorno ai racconti di Davide Ferrari tratti dalla raccolta «Fischio Miseria». Alle 20 il parco si trasformerà in uno spazio performativo con lo spettacolo site specific di Circo Zoé, mentre alle 21.30 salirà sul palco «One eat one», progetto di musica elettronica dal vivo che riunisce artisti con e senza disabilità in un’esperienza sonora e performativa condivisa. Dalle 22 tornerà poi la «Serra da ballo».

Domenica 7 giugno il festival proseguirà nel segno della creatività diffusa. Dalle 15.30 prenderanno il via i laboratori di ceramica di Susanna Alberti, rivolti sia ai più piccoli sia agli adulti, il percorso «Illustrare l’invisibile – mappe emotive del paesaggio interiore» guidato da Sara Pezzotta, il workshop circense di Circo Zoé e il «Dj Lab Kids» di Nivra, che introdurrà bambini e bambine al mondo del djing attraverso il gioco e l’ascolto. Torneranno inoltre lo Spazio Creativo Tantemani, «GiardinLab» e lo swap party del Collettivo Mendà, affiancato dall’«Upcycling Hub» realizzato con Francycucito, dove gli abiti scambiati potranno essere trasformati e personalizzati.

La chiusura sarà affidata, come da tradizione, al cinema all’aperto: alle 21.30 sarà proiettato «Raw Dogs» di Luca Coccimiglio, documentario che racconta la storia del «Bronx Ponente», colonia marina abbandonata di Cesenatico trasformata negli anni da skater, surfisti e artisti in uno spazio creativo indipendente e underground. Completeranno il programma il laboratorio dell’artista e docente Italo Chiodi dedicato ai genitori degli utenti del Laboratorio Tantemani. Per tutta la durata del festival saranno attive anche l’area food con le proposte di Agripiccola, i vini di Vite in Libertà e le specialità di Spacca.

Una festa, dunque, ma anche un esercizio collettivo di immaginazione. Per cinque giorni il Parco Ermanno Olmi diventerà un luogo in cui arte, inclusione e convivialità smetteranno di essere parole separate e proveranno a trasformarsi in esperienza condivisa. Un festival che nasce dal lavoro quotidiano di una comunità e che, per qualche giorno, lo restituisce alla città sotto forma di incontri, creatività e possibilità.

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