Torna la quarta edizione di «Pasquetta sulle Vie del Sacro», la proposta della Fondazione Bernareggi che trasforma il lunedì di Pasqua in un cammino tra bellezza condivisa e patrimonio ecclesiastico. Un pomeriggio che intreccia monologhi, musica medievale e arti circensi, con tre luoghi normalmente inaccessibili aperti per l’occasione. «”Pasquetta sulle Vie del Sacro” sta diventando una tradizione per la città: una proposta culturale che offre un modo nuovo di fare esperienza del patrimonio, mettendo al centro la curiosità delle persone, le storie dei luoghi e l’esperienza condivisa». Giovanni Berera, responsabile del progetto, non usa formule di circostanza. In quattro anni, il lunedì di Pasqua è diventato per Bergamo un appuntamento che ha trovato il suo pubblico, costruito i suoi rituali, guadagnato la fiducia delle istituzioni che lo rendono possibile.
L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Adriano Bernareggi nell’ambito del progetto «Le Vie del Sacro», con il sostegno della Fondazione Cariplo, della Fondazione della Comunità Bergamasca e dei fondi dell’8x1000 alla Chiesa Cattolica. Dietro ogni edizione c’è un lavoro di rete che coinvolge parrocchie, monasteri, enti religiosi, giovani mediatori culturali e volontari, una struttura corale che distingue il progetto da una semplice rassegna di eventi. «Un modello di mediazione culturale diffusa, in cui i linguaggi dell’arte accompagnano il pubblico alla scoperta della città», aggiunge don Davide Rota Conti, direttore del Museo Bernareggi, promotore dell’iniziativa, «i giovani del progetto e i volontari del Museo si fanno compagni di strada, trasformando la visita in un’esperienza informale e partecipata».
L’edizione 2026, in programma lunedì 6 aprile, si svolgerà nel cuore di Bergamo: la Cattedrale, il Palazzo Vescovile, il Battistero, il Tempietto di Santa Croce, il Seminario Vescovile, il Museo Bernareggi e i cortili storici di Città Alta.
Il filo che unisce
Il cammino tematico ha una direzione precisa: la riscoperta delle figure episcopali che hanno formato, nei secoli, l’identità religiosa e artistica di Bergamo. Dai santi fondatori Narno e Viatore, raffigurati nell’Aula Picta insieme al vescovo Giovanni da Scanzo, si arriva a tempi più recenti: Giovanni Barozzi, che avviò il cantiere della nuova Cattedrale; Gregorio Barbarigo, riformatore della Chiesa nel Seicento; Adriano Bernareggi, cui si deve la nascita della collezione museale oggi cuore del nuovo Museo Diocesano.
Elemento distintivo dell’edizione 2026 è l’apertura straordinaria di tre luoghi solitamente non accessibili: la chiesa del monastero di Santa Grata, che conserva una pala d’altare di Enea Salmeggia, di cui nel 2026 ricorrono i quattrocento anni dalla morte, la chiesa ipogea del Seminario Vescovile, dove saranno esposti oggetti liturgici commissionati da Bernareggi, e il cortile dei Canonici. Questa possibilità nasce dalla collaborazione della Parrocchia della Cattedrale, del Capitolo, del Seminario e della comunità monastica di Santa Grata: disponibilità che rispondono all’obiettivo del direttore del Museo, Don Davide Rota Conti, di «costruire una relazione più consapevole tra cittadini e patrimonio».
Il ritrovo è fissato alle 14.30 al Museo Bernareggi, in Piazza Duomo. Alle 15 nella Cattedrale prenderà avvio il monologo «Bernareggi, punto e virgola» di e con Giovanni Soldani. Da lì il pomeriggio si aprirà: il pubblico si suddividerà in gruppi per percorrere i cammini di bellezza e accedere alle performance artistiche nei diversi spazi, attive dalle 15.30 alle 18.00. Il biglietto, dal prezzo di 10 euro, garantisce l’accesso alle tre sedi del Museo Bernareggi, la partecipazione ad almeno due eventi speciali, e comprende inoltre l’ingresso al Museo nella data di mercoledì 8 aprile. Prenotazione obbligatoria su Eventbrite.
«Bernareggi, punto e virgola»
Giovanni Soldani, attore e autore bergamasco, porterà in scena nella Cattedrale un testo scritto di sua mano per l’inaugurazione del nuovo Museo Diocesano, «un racconto teatrale che si inserisce con coerenza nella trama culturale dell’intera iniziativa, arricchendola di una dimensione interpretativa e profondamente umana. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: richiama il nome del museo, ma soprattutto convoca un segno tipografico che racchiude la filosofia del vescovo a cui è dedicato» commenta Soldani. Il punto e virgola non conclude. Pausa, sì, ma poi riprende: tiene insieme passato e futuro, memoria e contemporaneità, senza recidere né chiudere. «Un segno che non interrompe, ma rilancia», potremmo dire, e che Soldani assume come chiave narrativa e simbolica dell’intero monologo.
Adriano Bernareggi fu vescovo di Bergamo dal 1936 al 1953. Proveniva dalla Brianza, da origini umili, eppure il percorso che lo portò all’episcopato fu di straordinaria densità intellettuale: quattro lauree in teologia, filosofia, diritto canonico e diritto civile. Una traiettoria che Soldani ripercorre con attenzione biografica e tensione drammaturgica, restituendo insieme «l’intelligenza finissima» e «la generosità pastorale» di una figura che ha segnato in profondità il suo tempo. Al centro del racconto, però, non ci sono il curriculum né le cariche, vi è una visione, che nel testo emerge con chiarezza e forza: l’arte come ricerca della bellezza, riflesso di un Dio che è, nella prospettiva di Bernareggi, apice stesso della bellezza.
È questa la cifra della sua azione pastorale, il nucleo che Soldani sceglie di mettere in luce, affidandosi anche alle parole del vescovo, che diventano vertice e snodo del monologo: «La bellezza non deve essere velata ma piuttosto ostentata, mostrata; non tutto chiudere ma aprire bisogna, non occultare ma mettere in chiara luce, non nascondere ma far vedere: meglio perdere per aver fatto conoscere, che conservare nascondendo». Un pensiero che dialoga idealmente con quello, altrettanto incisivo, già consegnato alla memoria della città: «Non tutto rinserrare, ma tutto aprire bisogna; non occultare, ma mettere in chiara luce; perché Dio ha voluto che nel mondo ci fossero le cose belle». Due formulazioni che, accostate, restituiscono la radicalità di una visione ancora attuale.
Il monologo si presenta essenziale nei toni, ma attraversato da una scrittura consapevole, capace di tenere insieme rigore e intensità, misura e partecipazione. Soldani non si limita a interpretare un personaggio: costruisce una presenza scenica che restituisce voce e pensiero, facendo emergere una figura che continua ad agire nel presente, soprattutto attraverso l’idea di museo che oggi porta il suo nome, luogo non di conservazione chiusa ma di apertura e condivisione. In questa prospettiva, il racconto teatrale diventa anche un gesto di mediazione culturale, coerente con lo spirito dell’intera iniziativa. Il momento inaugurale vedrà riuniti in Duomo tutti i partecipanti, prima della suddivisione nei diversi percorsi del pomeriggio, e si configurerà così come un atto collettivo, quasi un prologo comunitario. Lo stesso Soldani tornerà poi nel pomeriggio al Battistero con un secondo testo di sua scrittura, «La Creazione, ovvero un Dio che ama», dedicato al secondo capitolo della Genesi: uomo e donna chiamati alla corresponsabilità del mondo, la tentazione, un finale noto eppure ancora capace di sorprendere. Anche in questo caso, parola e luogo si uniranno, lasciando che sia lo spazio stesso a dare profondità e risonanza al racconto.
Il pomeriggio animato
Accanto ai monologhi di Soldani, il pomeriggio si animerà di altre due presenze artistiche. Nel Tempietto di Santa Croce, « Lux Vivens – Suoni di luce vivente» trasformerà lo spazio in un ambiente di contemplazione sonora: il soprano Patrizia Maranesi e il percussionista Giuseppe Olivini con le campane di cristallo di rocca interpreteranno antifone e responsori di Hildegard von Bingen, monaca benedettina medievale, mistica, teologa e Dottore della Chiesa. Una performance da venti minuti per massimo venticinque persone: voce, vibrazioni e architettura fuse in qualcosa di difficile da nominare con precisione, ma facile da ricordare.
Nel cortile della Domus Magna, antica sede della Congregazione della Misericordia Maggiore, uno dei palazzi più affascinanti di Città Alta, andrà invece in scena qualcosa di inatteso. Spazio Circo Bergamo ha concepito una performance originale in cui danza aerea, acrobazie e musica dialogheranno con la pietra storica del cortile: un bambino e suo nonno si imbattono per caso nel Capocomico, che li invita a partecipare e ad allargare il cerchio. Come una bolla di sapone, il circo appare, incanta e scompare, lasciando non la durata ma la traccia leggera di un sorriso.
Il canto di Hildegard, l’atmosfera immaginifica del circo e il monologo su Bernareggi costruiscono insieme, come osserva Berera, «un percorso variegato, capace di parlare a pubblici diversi». È l’obiettivo più ambizioso di tutta l’operazione: un programma che non presuppone un pubblico ideale, ma si lascia trovare da chiunque voglia lasciarsi raggiungere.
«Le Vie del Sacro»
Pasquetta sarà il primo appuntamento di una stagione articolata. Il calendario de «Le Vie del Sacro» per aprile e maggio proporrà visite guidate, itinerari tematici, aperture straordinarie e performance serali tra Bergamo e la provincia. L’11 aprile si partirà per l’Abbazia di San Paolo d’Argon e per Nembro sulle tracce di Salmeggia. Il 12 inaugurerà a San Pellegrino Terme il Museo Santacroce, spazio multimediale dedicato ai pittori del borgo brembano che, agli inizi del Cinquecento, si formarono nelle botteghe dei Bellini e firmarono le loro opere con quel nome: un patrimonio oggi disperso tra musei di tutto il mondo, restituito in forma immersiva. Nella stessa domenica l’Aula Picta aprirà per la visita alla pala di San Bernardino di Lotto, mentre nel pomeriggio un itinerario guiderà a Trescore Balneario tra la mostra dedicata al pittore e il ciclo di affreschi del 1524 all’Oratorio Suardi.
Il 18 aprile un percorso ricostruirà le vicende delle opere un tempo nella chiesa di San Michele all’Arco, oggi inglobata nella Biblioteca Civica Angelo Mai. Il 25 aprile si camminerà dalla Valle di Astino a Città Alta, mentre il 26 è in programma «Le vie del Romanico» da San Giorgio a San Tomé. Il mese di maggio si aprirà subito, il 1° maggio, con «Bergomum Picta» dedicato aglio affreschi medievali di Città Alta e con «Lotto by Night », una visita serale in Aula Picta. Il 3 maggio si camminerà invece tra le opere di Salmeggia in Città Alta.
Una stagione densa, con una missione che il presidente della Fondazione, Giuseppe Giovanelli, ha espresso con chiarezza: dare voce ai giovani, coinvolgerli come «testimoni e comunicatori della bellezza», di una bellezza che «apre alla meraviglia e prova a farci più umani».
