Nel bel mezzo di una terra di confine, dove la natura per lunghi tratti è ancora incontaminata e si mescola alla storia, arriva domenica 31 maggio «Sapori d’Estate», un itinerario enogastronomico di quattro tappe lungo la vallata che toccherà altrettanti borghi fra sapori autentici della Val Taleggio.
Partenza da Pizzino
I partecipanti partiranno alle 11.30 da Pizzino, un piccolo borgo arroccato su uno sperone roccioso dove l’uomo è presente sin dall’Età del bronzo. Nei secoli scorsi i viandanti facevano tappa prima di attraversare il confine fra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano per vendere i propri prodotti, a partire dai formaggi che ancora oggi contraddistinguono l’area.
Un punto importante anche per l’Ecomuseo della Val Taleggio, che unisce i comuni di Taleggio e Vedeseta, e che si occupa della tutela del patrimonio naturale e culturale di questo territorio così pieno di storia e di sorprese. «L’Ecomuseo è una realtà ormai storica, presente sul territorio da più di diciotto anni. Appartiene ai Comuni, mentre noi siamo l’associazione che ne gestisce il patrimonio della Valle, con l’obiettivo di valorizzarlo, soprattutto coinvolgendo la popolazione - spiega Lorella Borella, presidente dell’Ecomuseo della Val Taleggio -. Si tratta quindi di un progetto che unisce cultura e territorio, con una forte attenzione alle persone che vivono all’interno della Valle. L’idea di fondo è che l’Ecomuseo non sia un museo nel senso tradizionale del termine, ma un’esperienza da proporre a chi viene a trovarci: un’occasione per incontrare persone che raccontano ed esprimono la cultura autentica della Valle stessa».
Taleggio e Strachítunt
Un’identità che è fondamentale da conoscere perché la Val Taleggio, a differenza di tanti altri territori, ha conservato la propria «personalità» consentendo a coloro che l’attraversano di scoprire tradizioni che hanno ormai valicato anche i confini dell’area. In particolare, spiccano i formaggi che sono diventati celebri in tutta Italia, frutto anche dell’emigrazione che è avvenuta negli scorsi decenni e che hanno in parte spopolato la Valle, ma al tempo stesso hanno esportato il sapore inconfondibile dei prodotti caseari, che li ha resi ovunque riconoscibili.
«La sfortuna di questa valle è che, nel tempo, purtroppo si è spopolata. Un tempo la popolazione era molto numerosa, ma soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta molte persone si sono trasferite verso la pianura, dove la vita era più semplice da gestire. Quello che però è rimasto qui è una fortissima cultura casearia. In questa valle, che è molto piccola e rappresenta una sorta di “dependance” della Val Brembana, abbiamo addirittura due Dop: il Taleggio e lo Strachítunt - sottolinea Borella -. La Val Taleggio è una valle molto circoscritta, con tre punti di accesso, ma custodisce produzioni davvero uniche. Lo Strachítunt, ad esempio, può essere considerato una sorta di antenato del gorgonzola: è un formaggio erborinato prodotto con latte crudo. Le lavorazioni qui sono ancora tipiche e tradizionali, proprio perché si utilizza latte crudo. Lo Strachítunt viene ancora realizzato come una volta, interamente a mano. A produrlo sono una cooperativa, l’azienda agricola Locatelli e un’altra azienda situata poco fuori dalla Valle, all’inizio della Val Brembilla. Sono le uniche realtà che producono ancora questo formaggio, che può essere realizzato esclusivamente in Val Taleggio».
Nel corso della camminata enogastronomica proprio questi sapori saranno messi al centro grazie al kit che verrà fornito ai partecipanti alla partenza da Pizzino con l’intento di stuzzicare il palato e lo spirito. A quel punto ci si immergerà nel bosco per raggiungere Baita Chignoletto dove Lorella Borella racconterà il mondo dell’apicoltura, un settore fondamentale per preservare l’identità rurale del territorio producendo anche prodotti deliziosi.
«Qui l’apicoltura e la produzione del miele sono sempre state gestite all’interno delle famiglie. Era un po’ come avere un albero di noce vicino alla baita: serviva a fare ombra, ma anche per raccogliere le noci in autunno. Le api avevano un ruolo simile – racconta la president -: abbiamo molte testimonianze della presenza dell’apicoltura nella Valle, anche se naturalmente non esistevano le arnie moderne come le conosciamo oggi. Erano molto più piccole e, a fine stagione, spesso si spremeva tutto ciò che era presente nell’alveare: miele, cera, pappa reale. Ne risultava una sorta di concentrato energetico straordinario, utilizzato più come medicina che come dolcificante, come invece accade oggi - aggiunge Borella -. L’apicoltura, quindi, è sempre stata parte integrante della cultura locale. Quello che oggi stiamo facendo, come ecomuseo e come comuni, è lavorare alla creazione di una denominazione comunale (De.co) per il miele di tiglio ».
Perché proprio il tiglio? «Perché questa è una zona in cui il tiglio è predominante, a differenza del castagno, quasi assente. In altre realtà, come la Val Brembana, il tiglio si mescola spesso al castagno, dato che le due fioriture avvengono contemporaneamente. Questo significa che il miele raccolto mantiene l’essenza pura del tiglio: ha un colore giallo oro e profumi balsamici straordinari. Il nostro obiettivo è valorizzarlo sempre di più, affiancandolo alle DOP già presenti sul territorio e rendendolo riconoscibile anche sul mercato».
La camminata passerà inoltre per le baite della contrada del Fraggio, poste nelle vicinanze del percorso e che un tempo ospitavano l’antica dogana veneziana che separava la «Serenissima» dal Ducato di Milano. L’area rivive grazie ai piatti della tradizione serviti all’ombra dei tetti in «piöde» e realizzati grazie al lavoro di Renato e Gabriella, custodi del luogo e che consentiranno ai partecipanti di provare i formaggi prodotti negli alpeggi circostanti, eredità dei «bergamini» e della secolare transumanza. Nei pressi di Pizzino va segnalata inoltre la presenza del Borgo del Grasso dove, fra la suggestiva fontana e gli antichi lavatoi, sarà possibile assaporare le delizie della cucina rurale, lungo i luoghi che in agosto accoglieranno la rassegna «Donne e Lavatoi».
