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Da Alzano a Scanzorosciate, la lezione di mister Alessio Delpiano

Articolo. La «Panchina d’argento» premia un allenatore che ha scelto concretezza, carattere e spirito di squadra invece dell’effetto «wow»

Lettura 3 min.
Mister Alessio Delpiano

«Orgogliosamente dilettante». Una frase che dice molto se non tutto. Sulla persona prima ancora che sul tecnico. In perfetto stile Alessio Delpiano alias un profilo sempre più raro nel mondo del calcio. Piemontese di Settimo Torinese, classe 1969, cresciuto nel vivaio della Juventus ma ormai bergamasco d’adozione. Con un ispiratore, un modello che risponde al nome di Claudio Foscarini, l’allenatore dell’Alzano Virescit “dei miracoli” capace di vincere un campionato di serie C1 e poi di spingersi fino al quarto posto provvisorio in serie B. Toccata e fuga a due passi dall’Olimpo, ma il tempo per far vivere in una fiammata intensa una delle storie più romantiche regalate dal pallone tra fine anni Novanta e inizio Duemila. La cavalcata conclusa con la promozione nella seconda categoria nazionale (con gare interne allo stadio di Bergamo, all’epoca «Atleti Azzurri d’Italia»), l’apice con lo slancio ai piedi del podio prima di un crollo verticale nel girone di ritorno della stessa stagione che non toglie nulla a quanto realizzato da una piccola realtà impeccabile nel mantenere ingredienti tali da renderla grande.

In quel contesto – prima della parentesi svizzera al Bellinzona nel gennaio del 2000 e del ritorno in terra seriana fino all’estate del 2002 – Delpiano era un possente difensore centrale dell’Alzano Virescit. Quando in porta c’era Alex Calderoni, quando il bomber era Giacomo Ferrari. In mezzo al campo c’era Roberto Romualdi e quando il capitano era Armando Madonna, l’enfant du pays dal curriculum di spicco, maturato tra Atalanta e Lazio.

Nello Scanzorosciate nel biennio appena concluso in cui Alessio ha preso saldamente il timone, c’è stato invece un gruppo di giovani capace prima di vincere il campionato di Eccellenza e poi di chiudere con uno strabiliante ottavo posto il primo torneo in assoluto in serie D. Il tutto quando l’asticella era stata posta a livello della salvezza e quando tutto (o quasi) lasciava presagire un percorso in cui tenere botta a denti stretti e nel quale – giusto per dare un’idea – fino a gennaio la prima punta era un centrocampista. «Essere consapevoli della propria identità è un punto di forza. La differenza la si fa dal modo in cui si guardano le situazioni. La critica, l’errore e la difficoltà devono trasformarsi in spinta emotiva e non in energia negativa. Il segreto è quello di non perdere mai la propria dimensione. Ad un certo punto l’Alzano Virescit lo ha fatto ed è retrocesso, lo Scanzorosciate ha fatto quadrato cambiando marcia in maniera quasi dirompente».

Talmente tanto da “regalare” a Delpiano la «Panchina d’argento», prestigioso riconoscimento assegnato dal comitato organizzatore del «Trofeo Mazza» in collaborazione con il direttivo dell’Aiac (Associazione Italiana Allenatori Calcio) di Bergamo e Lecco. L’edizione numero 33 della kermesse di calcio giovanile, che si terrà a Treviglio dal 28 maggio al 7 giugno, per la galassia dei professionisti ha scelto l’atalantino Raffaele Palladino. Un motivo in più per rendere speciale non solo una serata di presentazione, ma anche un albo d’oro significativo e denso di nomi importanti. Come quello di Claudio Foscarini a cui Delpiano ha rivolto un pensiero particolarmente sentito: «Mi ha ispirato. Glielo avrei sempre voluto dire, ma per rispetto del suo ruolo e per la mia timidezza non avevo mai trovato il coraggio in precedenza. Anche perché con lui, ad Alzano, ho vissuto un periodo indelebile che – come a Scanzorosciate – è partito da un gruppo di amici desiderosi solamente di ben figurare senza l’assillo o la pressione di dover vincere i campionati. Il riferimento va ai due presidenti, da un lato l’indimenticabile Franco Morotti e dall’altro Tiberio Sala, persone serie che non hanno mai fatto il passo più lungo della gamba. Si fa con ciò che si ha, i grandi nomi e i proclami non sono mai stati di casa su ambo i fronti».

Ma una differenza tra l’era bianconera e quella giallorossa è sostanziale, tale da porre quasi in antitesi: «Ad Alzano – spiega Delpiano – mister Foscarini aveva un modo magistrale quasi dolce per arginare un collettivo che abbondava in termini di personalità, io a Scanzo ho fatto l’opposto proprio per far emergere il carattere dei tantissimi ragazzi giovani che mi sono stati affidati. Un esempio su tutti? In partitella le entrate decise non venivano neppure sanzionate. Scelta mirata per scuotere un contesto fin troppo blando che poi, plasmato a dovere, ha portato agli esiti che ci siamo meritati. Allenandoci alle 19.30 mentre gli altri faticavano al pomeriggio, talvolta trovandoci in 13-14 per esigenze individuali varie: come detto, consci delle difficoltà anziché una zavorra tutte queste situazioni si sono trasformate in virtù. Lavorando sodo, dal primo all’ultimo. Dalla dirigenza ai magazzinieri, tutti dalla stessa parte per amore della maglia scanzese. Esattamente come accadde oltre vent’anni fa con quella alzanese».

Da missioni all’apparenza impossibili che diventano possibili con una ricetta ben definita, che affonda le radici del calcio di ieri e si modernizza plasmandosi a meraviglia su quello di oggi. Cambiato, non stravolto e capace ancora di far emergere il «buono»: «Ogni frammento è diventata un’esperienza costruttiva, anche di fronte ad un’impossibilità che stava per lambire l’oggettività. Come a Scanzo, prima di Natale. Poi la sosta ci ha ricaricati e si è trasformata in una molla che ci ha consentito di ricominciare mantenendo i nostri principi abbinati tuttavia ad una leggerezza indispensabile». Principi, appunto, sani e autentici. Lontani dall’effetto «wow» a favore piuttosto di praticità, etica, serietà e profilo basso. Con il cuore a comandare. E nel mantra di Delpiano è proprio questo ad aver fatto la differenza. Con una «Panchina d’argento» da leggersi a metà tra suggello di un iter e un trampolino verso nuovi orizzonti. E ancora con Scanzo: l’ufficialità della prosecuzione del connubio, anche un po’ a sorpresa, è arrivata proprio sabato scorso.

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