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In handbike tra le montagne del Marocco. La nuova sfida di Eleonora Delnevo

Articolo. Dopo l’incidente che le ha cambiato la vita, l’alpinista bergamasca continua a superare ogni limite trasformando il viaggio in una nuova sfida personale

Lettura 4 min.
Eleonora Delnevo con Paolo Marzadro al Jbel Saghro

La vita va vissuta sempre al massimo, andando alla ricerca della bellezza anche dove sembra nascondersi. A volte può apparire crudele, ma è proprio quando si scende verso il fondo del canyon che si sceglie di concentrarsi ancora di più su quanto di meraviglioso possa esserci attorno a noi. Magari allontanandosi dalle proprie comodità, inseguendo l’avventura e, soprattutto, superando i confini che ci circondano per scoprire ciò che esiste nei luoghi più remoti del globo. Il viaggio può diventare così il mezzo ideale per ampliare la propria conoscenza, ed Eleonora Delnevo lo sa bene.

L’alpinista bergamasca non si è mai lasciata intimorire dalle difficoltà, costruendo nel tempo un legame indissolubile con la montagna, tra rocce, canali, creste e cascate di ghiaccio. Tutto ciò che l’alta quota può offrire. Tuttavia, nel 2015, proprio la montagna la tradisce: un incidente durante un’arrampicata le provoca una lesione alla spina dorsale e una conseguente paralisi alle gambe. Quell’episodio rappresenta uno spartiacque per l’alpinista dei Ragni di Lecco, spingendola a conoscere la bellezza della Terra attraverso il viaggio. Nascono così la scalata della Via Zodiac di El Capitan, nello Yosemite in California nel 2016, l’attraversamento in canoa del fiume Yukon in Canada nel 2018, la discesa nelle gole del Verdon in Francia lo scorso anno e il viaggio sulle strade sabbiose della Patagonia in handbike nel 2023. Proprio quest’ultima esperienza ha colpito profondamente Eleonora, che ha deciso di ripeterla, questa volta in Marocco. Attraversando le vette dell’Atlante ha scoperto un mondo nuovo e per certi versi contraddittorio, segnato da continui cambi di paesaggio.

«Io e l’amica che era con me volevamo fare un viaggio insieme. All’inizio avevamo pensato a un’altra regione, nel nord del Canada. Poi però organizzare tutto stava diventando troppo complicato e quindi abbiamo cambiato idea – racconta Eleonora – Mi hanno proposto il Marocco, dove non ero mai stata. Ho iniziato a informarmi un po’ e ho visto che c’erano tante possibilità interessanti per fare un viaggio su sterrato. Alla fine abbiamo deciso di partire seguendo proprio quel tipo di itinerario». Proprio lo sterrato e la possibilità di incontrare paesaggi incontaminati e selvaggi hanno spinto Eleonora a raggiungere il nord Africa. Questa volta, a differenza dell’esperienza in Patagonia, il gruppo era accompagnato da un furgone di supporto per qualsiasi necessità, permettendo così di concentrarsi maggiormente sullo sforzo fisico e sulla possibilità di godersi il silenzio di quei luoghi.

«All’inizio eravamo un po’ dubbiosi, perché io avevo già fatto viaggi simili, ma questa volta avevamo anche il furgone di supporto che ci serviva per essere più autonomi. Abbiamo viaggiato leggeri, senza troppe cose dietro, ed è stato tutto molto più agile – sottolinea la 45enne di Albino – Per quanto riguarda lo sterrato, in realtà non è stato per niente difficile da affrontare con l’handbike. Abbiamo percorso decine e decine di chilometri ogni giorno, attraversando paesaggi davvero bellissimi. Non pensavo che il Marocco fosse così ricco e vario dal punto di vista naturale».

La sorpresa ha lasciato a bocca aperta Eleonora, che non si aspettava di incontrare foreste secolari alternate all’aridità del Sahara, il tutto sotto un cielo azzurro che sembra appartenere soltanto ai luoghi più nascosti del pianeta. Percorsi studiati nei dettagli dall’alpinista orobica, che ha scelto itinerari meno battuti rispetto alle principali città marocchine. «I paesaggi sono molto vari. Io ho attraversato soprattutto l’entroterra, evitando le città e le zone più turistiche. Abbiamo percorso vallate dai colori incredibili, che ricordavano quasi i canyon american i: terre gialle, rosse e arancioni, con un aspetto quasi desertico ma pieno di sfumature. Poi siamo passati improvvisamente a vallate completamente diverse, più rocciose oppure molto verdi, cosa che sinceramente non mi aspettavo – ricorda Eleonora – C’erano colline dai colori che andavano dal verde al viola, fino al marrone e al rosso intenso. Abbiamo visitato anche alcuni dei posti più famosi, come le gole del Todra e quelle del Dadès, spingendoci fino alle zone desertiche. Ci sono montagne e panorami davvero spettacolari».

Eleonora ha conquistato anche il sostegno di diversi sponsor, tra cui Italgen e Caffè Borbone, che hanno scelto di accompagnarla nelle sue avventure permettendole di continuare a seguire la propria strada. «Siamo orgogliosamente accanto a Lola (così è conosciuta Eleonora, ndr) dal 2022. L’abbiamo seguita nel suo viaggio in handbike in Patagonia, nella discesa del fiume Yukon in Canada, nella scalata nelle gole del Verdon in Francia e ora in questa splendida avventura in Marocco. La sua energia è inesauribile, oltre che totalmente rinnovabile come la nostra, e già non vediamo l’ora di scoprire quale sarà la sua prossima avventura», racconta Luca Musicco, Ceo di Italgen. A lui fanno eco le parole di Marco Schiavon, amministratore delegato di Caffè Borbone: «Caffè Borbone è il “caffè di casa degli italiani” ed Eleonora si trova spesso all’estero, lontana da casa, proprio come tanti nostri connazionali che amano viaggiare o lo fanno per lavoro. Sorridente, grintosa e sempre in movimento, Eleonora è una persona speciale ed è per noi un grande onore sostenerla nei suoi epici viaggi. Ed è ancora più bello sapere che, ovunque sia, ogni volta che beve un caffè riusciamo a farla sentire un po’ a casa».

Come ogni avventura, anche questo viaggio ha lasciato qualcosa a Eleonora, che non vede già l’ora di ripartire. Dall’amicizia con Paolo Marzadro, con cui ha condiviso il viaggio in handbike, alla possibilità di ammirare alcune delle aree più affascinanti e al tempo stesso sottovalutate del mondo. Un modo per allontanarsi dalle fatiche della quotidianità e ritrovare quel legame con la natura che nelle nostre città sembra sempre più difficile da scovare.

«Come in tutti i viaggi, quando entri in Paesi così diversi dal nostro cambia tutto: la lingua, la cultura, le persone. Io vivo vicino a Bergamo, quindi sono sempre immersa nel traffico e nella routine quotidiana. Trovarmi invece in posti così aperti e silenziosi mi dà una sensazione di tranquillità totale, quasi di liberazione – conclude Eleonora – Per me viaggiare significa conoscere posti nuovi, ma anche vivere qualcosa di fisico e attivo. È uno sport, in un certo senso: ti stanchi, sei in movimento tutto il giorno, ma è proprio questa la parte più bella. È sempre una sensazione intensa e positiva. Il nuovo viaggio? Sono appena rientrata da questo, quindi ho ancora un po’ di tempo per pensarci, però vorrei tornare ad affrontare quell’itinerario in Canada che ho in mente da tempo».

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