Negli ultimi anni la transizione energetica è uscita dagli uffici degli addetti ai lavori per entrare sempre più nella vita quotidiana delle persone. In questo scenario, le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) rappresentano uno degli strumenti su cui l’Europa e l’Italia stanno puntando per accelerare il cambiamento.
I numeri raccontano una trasformazione già in corso, anche se ancora lontana dagli obiettivi fissati. Alla fine del 2025, in Italia erano attive 904 Comunità energetiche rinnovabili, con 1.429 impianti connessi, 8.653 utenze coinvolte e quasi 95 megawatt di potenza installata. Una crescita significativa, ma ancora distante dal traguardo dei 5.000 megawatt di nuova potenza rinnovabile fissato per il 2027 dal decreto sulle configurazioni di autoconsumo.
La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di Cer attive, ben 145, e anche Bergamo si sta ritagliando un ruolo di primo piano. Nel territorio provinciale sono presenti 10 Comunità energetiche rinnovabili e 15 gruppi di autoconsumo collettivo, con oltre 1 megawatt di potenza installata, distribuiti in 323 comuni. Per numero di Cer attive, Bergamo è il primo capoluogo lombardo, mentre sul territorio restano ancora 18 aree convenzionali in cui potranno nascere nuove comunità.
La direzione appare ormai tracciata.
Cer «Sinergia»: un modello che cresce insieme alla città
Tra le esperienze più significative c’è quella di «CER Sinergia», una comunità energetica che riunisce enti pubblici, cittadini e imprese con l’obiettivo di condividere l’energia prodotta da fonti rinnovabili e restituire al territorio parte dei benefici economici generati. La realtà è ancora in fase di sviluppo, ma i numeri raccontano una crescita costante. I soci fondatori pubblici sono oltre 130, mentre i soci partecipanti, tra consumatori e produttori, sono circa 500.
Ma facciamo un passo indietro: che cos’è, concretamente, una Comunità energetica rinnovabile? Lo spiega Lucio Brignoli, funzionario di Cer «Sinergia». «La Cer è lo strumento che permette, per la prima volta, a famiglie e imprese di condividere l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. C’è chi produce, chi consuma e una quota di energia condivisa che genera un incentivo economico distribuito tra i partecipanti. In questo modo si valorizzano al massimo, a livello locale, sia la produzione sia il consumo di energia rinnovabile».
Un aspetto che distingue le Cer da altre forme di autoconsumo è proprio la condivisione: l’energia non viene trasportata fisicamente da un edificio all’altro, ma viene contabilizzata attraverso la rete elettrica nazionale, che permette di riconoscere e incentivare l’energia prodotta e consumata all’interno della stessa configurazione.
La partecipazione, inoltre, è aperta a una platea molto ampia. «Può aderire chiunque, con l’eccezione delle grandi imprese», spiega Brignoli. « Possono entrare sia i cittadini che possiedono un impianto fotovoltaico sia quelli che non ne hanno uno. Nel primo caso si parla di “prosumer”, cioè produttori e consumatori allo stesso tempo; nel secondo di “consumer”, ovvero semplici consumatori. Chi ha un impianto contribuisce alla produzione di energia condivisa, mentre chi non lo possiede può comunque partecipare e beneficiare dei vantaggi della comunità energetica». Uno degli elementi che rende questo modello particolarmente accessibile è l’assenza di costi di adesione. «L’adesione è libera e gratuita. Si può entrare e uscire dalla comunità senza sostenere alcun costo», sottolinea Brignoli.
Perché entrare in una Cer
Se la sostenibilità è spesso la prima parola che viene associata alle Comunità energetiche rinnovabili, non è l’unica. Entrare in una Cer significa infatti accedere a vantaggi concreti che riguardano sia il singolo cittadino sia la collettività. Per chi aderisce come semplice consumatore, il beneficio deriva dalla tariffa premio riconosciuta dal Gestore dei servizi energetici (Gse) sull’energia rinnovabile condivisa. «Una famiglia che non possiede un impianto fotovoltaico e ha consumi in linea con la media italiana può ricevere un contributo di circa 40-50 euro all’anno se utilizza prevalentemente nelle ore diurne l’energia condivisa della comunità», spiega Brignoli. Per chi invece possiede (o sta valutando di installare) un impianto fotovoltaico, il vantaggio è ancora più significativo. L’energia immessa in rete e condivisa all’interno della Cer beneficia infatti della tariffa incentivante, riducendo i tempi necessari per recuperare l’investimento iniziale: «si passa indicativamente da sette a cinque anni, con un miglioramento della redditività di circa il 15%»
A questi vantaggi economici si aggiungono quelli ambientali. Ogni chilowattora prodotto e condiviso all’interno della comunità contribuisce infatti a ridurre le emissioni di anidride carbonica, favorendo la diffusione delle energie rinnovabili e diminuendo la dipendenza dalle fonti fossili e dalle importazioni energetiche.
Ma c’è un elemento che distingue una Comunità energetica da una semplice operazione di risparmio in bolletta: la capacità di generare valore condiviso. Racconta infatti Brignoli: « Il 25% degli incentivi viene destinato a iniziative sul territorio, individuate dalla comunità stessa, con l’obiettivo di sostenere anche chi rischia di rimanere escluso dalla transizione energetica. Accanto al vantaggio individuale c’è quindi un vantaggio per l’intera comunità».
Il ruolo dei comitati di gestione
Con l’elezione dei primi dieci rappresentanti dei comitati di gestione, Cer «Sinergia» sta entrando in una nuova fase della propria storia. Se la prima è stata dedicata alla costruzione della comunità e all’adesione di cittadini, enti e imprese, ora il progetto si misura con la partecipazione diretta dei territori. I comitati rappresentano infatti gli aderenti delle diverse configurazioni territoriali (dai quartieri di Città Alta, Colli, Valtesse, Centro, Santa Lucia, Loreto, San Paolo, Carnovali e San Tomaso, fino ai comuni dell’hinterland coinvolti) e avranno il compito di decidere ogni anno come utilizzare la quota di incentivi destinata ai progetti sociali e ambientali. A coordinarne il lavoro saranno Roberto Roseano e Antonio Mercatante, eletti rappresentanti di configurazione. Le iniziative da sostenere non sono ancora state individuate, ma il percorso è già stato definito.
Il ruolo del Comune di Bergamo
In questo percorso il Comune di Bergamo ha scelto di non limitarsi a sostenere la nascita della comunità energetica, ma di prenderne parte direttamente. «Non è così frequente che i Comuni aderiscano direttamente a una Comunità energetica insieme ad altri soggetti del territorio», osserva l’assessora al Verde, Ambiente e Transizione ecologica Oriana Ruzzini. «La normativa esiste, ma il percorso amministrativo non è sempre semplice né particolarmente snello. Per questo motivo abbiamo colto l’opportunità offerta da “Fondazione Sinergia Cer”, una realtà che mette insieme numerosi Comuni e che rappresenta un modello particolarmente virtuoso».
Secondo Ruzzini, anche l’esperienza maturata negli ultimi anni sta modificando alcune convinzioni iniziali. «All’inizio si pensava che le comunità energetiche più piccole fossero quelle destinate a funzionare meglio. L’esperienza sta dimostrando invece che configurazioni più estese riescono spesso a raggiungere un equilibrio maggiore tra produzione e consumo di energia».
Il contributo dell’amministrazione non si esaurisce però nell’adesione alla comunità energetica. «L’iscrizione degli impianti e degli edifici comunali aiuta la comunità energetica a raggiungere un migliore equilibrio tra produzione e consumo: basti pensare ai 200 kW di nuovi impianti fotovoltaici del Comune che entreranno in condivisione entro il 2027. Oltre all’aspetto energetico, però, è stato fondamentale anche il lavoro di informazione rivolto alla cittadinanza», aggiunge Ruzzini. «Per questo abbiamo affiancato all’iniziativa anche lo Sportello Energia e Clima, dove cittadini e cittadine possono ricevere informazioni e chiarire i propri dubbi».
L’assessora sottolinea anche un aspetto importante: «Il Comune ha scelto di aderire a CER Sinergia, ma ogni cittadino è libero di iscriversi alla comunità energetica che preferisce. Esiste un registro pubblico che consente di orientarsi tra le diverse opportunità disponibili».
Una strategia che guarda al futuro
Lo sviluppo di Cer «Sinergia» si inserisce all’interno di una più ampia strategia ambientale portata avanti dal Comune di Bergamo. Negli ultimi mesi la città ha ricevuto la Bandiera dei Comuni Sostenibili, assegnata ai capoluoghi impegnati nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, e il Premio AESS, dedicato ai progetti più innovativi nel campo dell’energia e del clima. A questi si aggiunge la partecipazione alla missione europea « 100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030 », per la quale Bergamo ha già ottenuto la Mission Label dell’Unione Europea.
«L’obiettivo è essere sempre più presenti sul territorio e attivare anche le altre configurazioni previste», conclude Ruzzini. «Più in generale, questa è la direzione che dovrebbe prendere la transizione energetica, non solo a Bergamo ma in tutta Italia: rendere le energie rinnovabili sempre più accessibili e incentivare la condivisione dell’energia prodotta. Solo così potremo ridurre le emissioni, favorendo contemporaneamente la diffusione del fotovoltaico, del teleriscaldamento e di altre soluzioni sostenibili».
È una sfida che riguarda infrastrutture, tecnologie e politiche pubbliche, ma che passa anche dalle scelte quotidiane di cittadini e imprese. Che possono decidere di fare la differenza.
