Settembre è il mese ideale per concedersi una pedalata tranquilla in riva al fiume, cogliendo l’ultimo tepore estivo tra il verde e il fresco. Decido quindi di risalire la Val Seriana percorrendo la prima vera ciclovia realizzata nella Bergamasca. Un’infrastruttura che oggi diamo per scontata, ma che fino a una ventina di anni fa non esisteva affatto. La ciclabile del Serio nacque infatti sul finire degli anni Novanta, da un’idea di Maurizio Panseri, allora tecnico della Comunità Montana, che immaginò un tracciato dedicato ai pedali per collegare la bassa e media valle sfruttando il vecchio sedime della ferrovia, dismessa nel 1967 e lasciata in stato di incuria per oltre trent’anni. I primi tratti furono realizzati nei primi anni Duemila nei comuni di Alzano, Nembro e Albino, e piacquero così tanto da spingere i vari enti del territorio a finanziare ed estendere l’opera anche al resto della valle, recuperando varie zone degradate a ridosso del fiume. A circa vent’anni dai primi lavori e dopo svariati milioni di euro di investimenti, la ciclovia della media Val Seriana si estende oggi tra Ranica e Clusone per circa 30 km e 300 metri di dislivello, consentendo a chiunque di godere del paesaggio fluviale in sella a una bici.
Da Alzano ad Albino
L’itinerario comincia ufficialmente a Ranica, nei pressi del Parco Conciliazione e della fermata del tram. Noi però preferiamo partire poco più a monte, dove effettivamente il tracciato intercetta per la prima volta il fiume Serio, protagonista della nostra avventura. Allo skatepark di Villa di Serio, al confine con Alzano Lombardo, saliamo in sella e imbocchiamo la pista ghiaiosa in sponda sinistra. Il tracciato è abbastanza ampio e corre verso monte all’ombra degli alberi, costeggiando l’ex centrale termoelettrica ed entrando nel comune di Nembro.
Qui si incontra la prima diramazione sulla destra: una passerella sopraelevata che supera la SS671 e conduce alla frazione di Gavarno lungo il torrente Gavarnia. Restiamo sul percorso principale e passiamo sotto l’arco dell’antico ponte romanico entrando a Pradalunga, prima in località Crespi e poi presso il Parco Don Bosco. Un paio di ponti ciclopedonali consentono di attraversare il fiume e raggiungere il centro di Nembro pedalando sulla riva opposta, anch’essa ciclabile.
Superato il parco giochi pedaliamo per meno di un chilometro ed entriamo ad Albino, attraversando lo stretto ponte medievale che ci deposita direttamente sul piazzale del capolinea TEB.
Da Albino a Gazzaniga
Da Albino la pista prosegue sulla sponda destra del fiume, alternando tratti aperti tra i prati a zone più alberate. Dal piazzale imbocchiamo la pista a lato del maneggio Campo Verde, che corre per circa tre chilometri su fondo ghiaioso in direzione Cene. Poco prima dell’oasi naturalistica di Prato Alto, ideale per un picnic domenicale, attraversiamo nuovamente il corso d’acqua per poi costeggiarlo fino al ponte di via Veneto, tra Albino e Cene.
Abbandoniamo temporaneamente il fiume e, tramite strade secondarie, raggiungiamo il ponte ciclopedonale di via Salici (rinnovato nel 2022) che conduce all’abitato di Gazzaniga, accessibile dopo uno scomodo attraversamento con paletti. Volendo, è possibile continuare ancora in sponda sinistra attraversando il Parco Paleontologico e valicando il Serio poco più a monte sul ponte di via Bellora. Ci lasciamo alle spalle Gazzaniga ed entriamo a Fiorano nei pressi del cimitero. Attraversiamo il paese su marciapiede ciclopedonale e facciamo ingresso a Casnigo, scavalcando di nuovo il fiume in corrispondenza del doppio ponte dell’Isolotto della Buschina, ottima area di sosta. L’isola si trova proprio a valle di una delle tante traverse che convogliano l’acqua nei canali che un tempo muovevano le filande della valle, oggi riconvertiti per la produzione di energia idroelettrica.
Da Casnigo a Clusone
Il percorso ora continua a zigzagare di qua e di là dal fiume nei comuni di Vertova, Casnigo e Colzate, tra campi e la Statale 671. Una ripida e scomoda rampa ci costringe a scendere di sella per portarci sul ponte di via Roma. Lo attraversiamo per riprendere il tracciato ampio e scorrevole della ciclabile che, proprio ai piedi del Santuario di San Patrizio, torna a ricalcare in modo netto il sedime della ex ferrovia. La pista si allarga notevolmente e ci conduce nella sezione più isolata della media valle, caratterizzata da qualche cascinale sparso tra macchie di bosco. Pedaliamo per circa quattro chilometri fino al Ponte del Costone, la spiaggia dei seriani, frequentata anche in questa stagione. Continuiamo dunque in sponda destra, adesso su scorrevole asfalto, fino a Ponte Nossa, dove valichiamo nuovamente il fiume sul vecchio ponte ferroviario nei pressi della chiesetta di San Bernardino.
Qui il percorso comincia a guadagnare un po’ di quota: evitando i tornanti della SS671, supera la vecchia stazione ferroviaria di Ponte Selva e il laghetto di pesca sportiva della Busgarina per portarci alle porte dell’altopiano di Clusone. Ormai lontani dal Serio pedaliamo a bordo strada lungo il viale alberato che dalla località Fiorine prosegue fino al centro abitato, terminando nei pressi della stazione degli autobus di Clusone. I trenta chilometri di tracciato sono ormai alle spalle, per sgranchirci le gambe lasciamo la bici e ci spingiamo nel cuore del centro storico dove ci concediamo una meritata pausa ammirando Piazza dell’Orologio, la Basilica di Santa Maria Assunta e il celebre affresco della Danza Macabra sull’Oratorio dei Disciplini.
Un’ infrastruttura strategica per la bergamasca
A distanza di oltre vent’anni dalla sua progettazione, la ciclabile della media Val Seriana resta un’infrastruttura dal valore inestimabile. Ha avuto il merito di togliere all’incuria le fasce golenali del Serio per restituirle al territorio, facendo da apripista ad altre ciclovie bergamasche come quella brembana. Il tracciato ha una pendenza media attorno all’1%, con brevi rampe che non superano il 4%, ed è car-free per oltre il novanta percento del percorso, prestandosi anche alle comitive di famiglie con bambini.
La presenza costante di aree verdi, parchi e fontanelle e le numerose connessioni con i centri abitati e le valli laterali la rendono un’arteria viva e frequentata tutto l’anno, in particolare in estate quando si cerca un po’ di refrigerio sulle rive del fiume. Da essa partono inoltre altri tratti ciclabili che si inerpicano lungo le valli laterali, ad esempio per Gavarno e la Val Cavallina, lungo la Val del Riso, sull’altipiano verso Rovetta e Castione e nell’alto Serio dove corre il secondo tratto di ciclovia tra Clusone e Valbondione che vedremo prossimamente.
È bene però segnalare che l’ottantacinque percento del tracciato si sviluppa su terra battuta e ghiaia stabilizzata: un fondo ben integrato nel paesaggio ripariale, ma che soffre le piogge intense e l’usura del tempo. È consigliabile, dunque, una bicicletta con le ruote non troppo sottili per la presenza, in alcuni tratti, di buche, avvallamenti e radici sporgenti. Anche la segnaletica sente il peso degli anni e le brevi promiscuità con il traffico a Cene, Gazzaniga e Colzate spezzano momentaneamente la continuità del percorso. C’è poi il tema dell’accessibilità da e per il capoluogo. L’integrazione con la TEB è un punto di forza enorme perché consente di raggiungere la pista direttamente con il tram portandosi appresso la bici (al momento i convogli ospitano solo quattro biciclette, chissà che in futuro non venga predisposto un vagone un po’ più capiente), ma il collegamento ciclabile diretto con il centro di Bergamo rimane discontinuo. Un vero peccato, perché completare questo tassello significherebbe legare senza interruzioni la montagna alla città.
Sullo sfondo resta infine un piccolo paradosso infrastrutturale: nel 1967 è stata smantellata la ferrovia per fare posto all’asfalto e all’abbandono; ci sono voluti tre decenni per trasformare quel sedime in ciclabile e, infine, nel 2009, è arrivata la tranvia fino ad Albino che di fatto ha impedito un collegamento ciclabile diretto tra Bergamo e il Serio e che prossimamente si spera possa spingersi fino a Vertova. Oggi pista ciclabile e ferrovia, entrambe infrastrutture di mobilità sostenibile, si trovano quasi a “darsi fastidio” nello stesso stretto corridoio di valle. Un corto circuito che mette in evidenza la poca lungimiranza della politica sul tema della mobilità, ma che non toglie nulla al valore di questa ciclovia: oggi i suoi trenta chilometri da Ranica a Clusone restano uno dei modi migliori per conoscere la valle e la sua storia.
Tutte le immagini e la mappa sono di Luca Bonacina
