Anche dentro un’epoca attraversata da incertezze i cicli naturali mantengono la loro promessa: è tornata la primavera, stavolta forse accompagnata dalla nostalgia di un tempo più semplice e rassicurante. E il DAS, che di primavere ne ha parecchie, gode ancora di un successo che non accenna a sgretolarsi. Come fa? Scopriamolo insieme realizzando un progetto creativo ed entrando in quella dimensione che ci riporta indietro, all’immediatezza espressiva di quando eravamo bambini, a riprova che con poco possiamo ancora divertirci davvero
Iniziare è facilissimo
Accessibile, democratico e popolare: non c’è un altro materiale da modellazione più facile da approcciare del DAS, la pasta autoindurente più famosa del mondo, acquistabile per pochi euro in qualsiasi cartoleria. Sul pratico panetto da 500 grammi si legge: «Pasta per modellare. Essicca all’aria». Non serve sapere altro per iniziare. Questa semplicità ne ha decretato fin da subito un apprezzamento trasversale: inventato a Como negli anni Sessanta, il DAS non è rimasto tra le mani degli artisti di professione, ma è velocemente approdato in quelle dei creativi di ogni età; incluse le nostre, anche se forse è passato qualche anno dall’ultima volta. Ancora per poco!
Ci basta rimediare un panetto e abbiamo già in casa tutto l’occorrente per iniziare: per livellare l’impasto basta una bottiglia di vetro usata a mo’ di mattarello, per tagliarlo, un filo o un coltello qualsiasi; per creare texture interessanti possiamo sbizzarrirci con stuzzicadenti, penne che non scrivono più e relativi cappucci, tappi di bottiglia, vecchie posate, stecche di legno, pezzi di plastica tagliati come preferiamo, vegetali da imprimere (viralissimi nelle proposte online) e chi più ne ha, più ne metta. Possiamo anche mescolare al DAS caffè macinato per ottenere un impasto più granuloso o aggiungere tempere colorate per sperimentare striature ed effetti marmorizzati. Io ho utilizzato anche dei bastoncini fatti apposta per modellare, ma non sto barando, lo giuro! Non sono fondamentali.
L’analogico che fa tendenza sui social
Naturalmente in rete si trovano tantissimi esempi da cui prendere ispirazione, a partire dalla pagina Instagram ufficiale: das_fila.
Dopo aver attraversato con successo le mode e le generazioni, infatti, questo prodotto sta conoscendo una nuova fase di popolarità sui social, dove dalla pandemia in poi c’è stata una riscoperta collettiva delle attività analogiche, mezzi d’eccellenza per riappropriarsi del tempo libero e costruire il tanto desiderato benessere mentale. Ecco allora che plasmare il DAS si reinventa nel mondo di oggi come la perfetta attività anti scrolling , alla portata davvero di ognuno, anche di chi non ha alcuna esperienza o dimestichezza col modellato. Non a caso sulla confezione della prima versione di DAS messa in commercio c’era scritto: «tutti scultori». Una definizione indovinata: rivolgendosi tanto ai bambini quanto ad ogni altra fascia d’età, il DAS ha la capacità di trasportare tutti ad una dimensione di sperimentazione e di gioco, dove le aspettative si azzerano e la parola d’ordine è spontaneità.
Dai manufatti postati in rete si capisce come, dopo anni di arredamento minimalista e tonalità neutre, specchio dell’aspirazione ad un ordine di cui oggi non si illude più nessuno, sta tornando in noi la curiosità verso oggetti ironici e giocosi, in grado di sdrammatizzare la quotidianità talvolta amara; oggetti-soggetti che racchiudono una storia e aggiungono alle nostre case un tocco di brio e personalità. Il fatto a mano risponde egregiamente a questa tendenza, ma persino chi è rimasto affezionato all’estetica minimalista o rabbrividisce alla sola idea dell’«effetto lavoretto» può trovare nel DAS fonte di soddisfazioni creative allineate al proprio gusto. Ne esistono infatti versioni che imitano terracotta, pietra e pasta di legno, anch’esse economiche e di facile utilizzo: tutte si prestano molto bene alla realizzazione di piccole sculture, corpi astratti, forme geometriche essenziali che possono integrarsi con naturalezza anche negli ambienti dalle linee più rigorose, diventando originali presenze che rassicurano e divertono senza disturbare.
Anche la fantasia, però, deve fare i conti con qualche limite: il nostro progetto in DAS non sarà adatto al contatto con acqua o cibo. Se stavamo già immaginando di dare forma a vasi per fiori, tazze da cui bere e piatti su cui mangiare, dovremo cimentarci con la ben più resistente ceramica, un materiale che tuttavia esige maggiori disponibilità di tempo e di denaro.
Il parente “povero” della ceramica
Oltre a richiedere un’attrezzatura specifica come il tornio, la ceramica impiega almeno una settimana ad essiccare, lasso di tempo che in condizioni di elevata umidità può anche raddoppiare. Dopodiché bisogna rimediare un forno ad alta temperatura in cui va cotta due volte, prima e dopo averla colorata mediante specifici smalti. Il DAS, al contrario, non richiede equipaggiamento particolare e si asciuga all’aria nell’arco di un giorno o due. Quando siamo soddisfatti delle forme modellate, lasciamo quindi che il tempo faccia il resto: attendiamo almeno 24 ore affinché il nostro progetto diventi perfettamente asciutto. Poi, per renderli ancora più lisci, possiamo rifinire i pezzi asciutti con una spugna abrasiva o carta vetrata a grana fine. Fatto questo, possiamo finalmente colorare! Ideali allo scopo colori acrilici, tempere, vernici, pennarelli multisuperficie e inchiostri. Spesso anche per questa fase abbiamo già in casa quello che ci serve: ho riesumato dagli armadi tempere acriliche di marche diverse e le ho utilizzate per colorare i miei pezzi.
Se scorriamo i reel e i caroselli alla ricerca di idee per il nostro progetto ci accorgiamo quanto siano attraversati dal desiderio di riportare nell’oggi quella sensazione confortevole della nostra infanzia, quando il mondo faceva meno paura e il divertimento era semplice e a buon mercato. Così all’aristocratica e raffinata ceramica si contrappongono forme che si accasciano su loro stesse, esperimenti mal riusciti, manufatti che nelle premesse e nelle aspettative non aspirano ad alcuna perfezione, ma al contrario rivendicano orgogliosamente il predominio del processo sul risultato: il vero traguardo è riuscire a non prendersi troppo sul serio. Non a caso le scelte grafiche e cromatiche degli oggetti in DAS che si vedono sul web richiamano moltissimo l’universo dei bambini, in un tripudio di colori accesi, tinte pastello su cui risaltano dettagli fluo, frutta antropomorfizzata ed esiti volutamente caricaturali, dove l’estetica irregolare viene accentuata di proposito, in sintonia totale con il pensiero di colui che il DAS l’ha inventato.
Storia di un inventore pacifista
La storia di Dario Sala inizia con un altro prodotto popolarissimo, che costa poco e fa tornare tutti bambini: il gelato. Dopo la gelateria di famiglia e dopo aver combattuto in guerra, che ripudiò tanto da comporre un «Inno per un mondo unito», Sala aprì un’attività da antiquario e inventò il DAS, che chiamò così dalle sue iniziali (DArio Sala). Sala, che per tutta la vita realizzò sculture in DAS e compose poesie e canzoni pacifiste, vendette la sua scoperta a poco prezzo e non si arricchì mai grazie a quest’ultima. Ho deciso di decorare uno dei miei manufatti con questa sua frase, a parer mio meravigliosa: «Chi ha la poesia nel cuore, ha il cielo nell’anima ed è l’uomo più ricco del mondo».
Per preservare l’opera e renderla lucida si consiglia di applicare una vernice trasparente o uno smalto protettivo: il Vernidas è commercializzato appositamente per questo, ma un’alternativa senza pretese è rappresentata dalla colla vinilica (protagonista di tantissimi «attacchi d’arte»!), lucidante ma non particolarmente resistente. Sempre per amore del principio «uso quello che ho già» ho scelto di utilizzare per questo passaggio uno spray lucido trasparente che avevo in casa, consapevole del fatto che avrebbe potuto alterare o sciogliere i colori sottostanti. Sono stata fortunata, non è successo. Il nostro progetto è finito!
Cosa ho imparato provando a cimentarmi di nuovo col DAS dopo tanti anni? Che in un presente dove anche gli hobby rischiano di diventare un lusso, privandoci di quella dimensione vitale dove possiamo dare corpo all’immaginazione, il DAS abbassa al minimo la barriera di ingresso e invita tutti a ritornare al livello di partenza della creatività, sull’onda liberatoria di una accettazione delle imperfezioni più necessaria che mai.
Tutte le foto sono di Elsa Albrigoni
