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Dai 100 metri a Los Angeles 2028, Eric Marek non dimentica il sogno NFL: «Voglio costruire credibilità a livello internazionale»

Articolo. Il 23enne di Brembate ha chiuso la stagione con un 10”18 nei 100 metri: «Sono molto contento di quello che faccio, ma il mio sogno nel football non è morto»

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Eric Marek con la bandiera italiana dopo l’argento nei 100 metri ai Giochi del Mediterraneo (Foto Mattia Martegani CONI)

Veloce come il vento. Eric Marek lo sa da sempre, eppure l’atletica leggera non è stata il suo primo amore. Prima di approdare alla regina degli sport, il 23enne di Brembate ha deciso di puntare sulla palla ovale, quella del football americano, nel quale ha mostrato tutto il proprio talento. Anche lì servono velocità, eleganza e tecnica, un po’ come nei 100 metri, dove non basta sprigionare tutta la potenza in meno di dieci secondi: serve una preparazione così oculata e profonda che talvolta c’è il rischio di rimanere fermi sui blocchi prima di partire. Eppure queste caratteristiche sono innate in Eric e serviva soltanto tempo per vederlo brillare anche nell’atletica leggera.

Il tempo necessario per raggiungere l’oro nella staffetta maschile ai Giochi del Mediterraneo, l’argento nei 100 metri e un 10”18 al Palio della Quercia di Rovereto nell’ultima gara dell’anno. Un risultato che non solo lo consacra come il bergamasco più veloce di sempre, ma lo inserisce al quindicesimo posto della classifica italiana all-time. Il 10”18, ottenuto l’8 settembre con vento regolare di +0,7 m/s, è anche il suo nuovo primato personale. «Ero molto bravo a giocare a football e avevo il sogno di giocare nella NFL. Per fare questo dovevo lavorare molto sul piano atletico. Sapevo già di essere veloce, velocissimo, e così ho iniziato a fare atletica – racconta il portacolori dell’Esercito e già atleta dell’Atletica Bergamo 1959 – La prima volta che sono andato in pista ho scoperto che c’era gente ancora più veloce di me. Per circa sei mesi ho praticato sia atletica sia football, poi ho vinto il campionato italiano Under 23 indoor. Da lì ho iniziato a dedicarmi solamente all’atletica, perché era un po’ insostenibile fare entrambe le cose: fisicamente non era possibile. La passione per l’atletica è cresciuta pian piano e alla fine eccomi qua».

Molto ha contribuito anche la possibilità di trasformare l’atletica in un vero e proprio lavoro, allenandosi costantemente e potendo soprattutto sfruttare l’esperienza di un tecnico di lungo corso come Giorgio Frinolli, che ha saputo trasformare a tutti gli effetti Eric. I risultati sono lì da vedere, soprattutto quando gli infortuni non troncano i sogni. «Avevo conosciuto Giorgio agli Europei Under 23. Quello che ho notato è che ha sempre avuto grande considerazione nei miei confronti e del mio talento, anche attraverso alcune sue dichiarazioni e intenzioni. Quando ho deciso di cambiare allenatore, ero sicuro che mi avrebbe preso, anche se ovviamente non era scontato. C’era anche il gruppo di ragazzi che allenava prima che arrivassi io. Con lui ho un bel rapporto, mi piace molto ed è una gran persona. E poi è un grandissimo allenatore: è tutto quello che si può chiedere a un allenatore. Lo dico io, ma lo dicono anche tutti quelli che lo conoscono».

Gli infortuni, purtroppo, sono una costante nel mondo dell’atletica e, nonostante le proprie potenzialità, possono influenzare una carriera. Per Marek, però, non sono stati un limite: nonostante i problemi muscolari alla gamba sinistra, nel 2025 è riuscito a scendere a 10”22. La continuità gli ha invece consentito di vivere un 2026 da ricordare, con tanto di personale, medaglie e convocazione agli Europei Assoluti. I risultati ufficiali FIDAL riportano infatti il 10”22 del 2025 e il nuovo 10”18 del 2026.

«È una soddisfazione grandissima. Sono riuscito ad allenarmi e a gareggiare, e questo mi ha permesso di superare alcuni dei miei problemi. La cosa fantastica è proprio questa: la continuità mi permette di migliorare. Essere costanti è fondamentale per andare forte, perché per raggiungere certe velocità il corpo deve costruire una progressione di prestazioni – sottolinea Marek – Per ottenere determinati tempi è quindi fondamentale essere sani e gareggiare, ma anche farlo con tranquillità e soprattutto con la voglia. Se sei teso o preoccupato per qualcosa, non riesci a reagire con la stessa tranquillità. In questo momento mi sento non solo tranquillo, ma anche felice di gareggiare».

A proposito di Europei, c’è l’amarezza per non essere riuscito a centrare la medaglia in staffetta a causa dell’infortunio che ha frenato Samuele Ceccarelli sul rettilineo d’arrivo. Tutto ciò non ha impedito a Eric di rifarsi ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, dove ha sfiorato il titolo sui 100 metri e si è imposto nella staffetta mista.

«Vincere una medaglia per me era davvero importante, soprattutto perché le medaglie significano tanto. Vincere medaglie internazionali è davvero difficile. Vincere ai Giochi del Mediterraneo, invece, sembrava per il momento un obiettivo fattibile. Era un’occasione che volevo sfruttare e sono riuscito a centrare l’obiettivo. Quella medaglia non me la dà più nessuno e sono molto fiero di averla vinta e di aver sfruttato il momento, di aver colto l’occasione. È stato bellissimo vincere – confessa il velocista cresciuto nell’Atletica Bergamo 1959 – Ed è stato ancora più bello quando mi è arrivata la possibilità di correre nella staffetta mista, perché all’inizio non era scontato che avessi la condizione fisica per poterla fare. Io però la volevo tantissimo. L’ho fatta ed è stato bellissimo. Sono contentissimo di aver vinto e sono contento di essermi dimostrato un atleta che fa e vince, che dà il 100%. Sono contentissimo delle occasioni che ho avuto».

Ora l’obiettivo è andare oltre quei limiti e prendersi ulteriormente la scena, non solo a livello nazionale. Il tutto per puntare alle Olimpiadi estive di Los Angeles 2028, che rappresentano il grande sogno di Eric. Senza però mai dimenticare il football americano, che rimane nel cuore del giovane di Brembate. «L’obiettivo principale per la prossima stagione è gareggiare ed essere presente a livello internazionale. Ne parlavo proprio ieri con una persona che è diventata il mio manager e che mi sta dando una mano. Condivido con lui l’obiettivo di costruire una credibilità anche a livello internazionale. In Italia me la sono costruita, però mi serve anche una credibilità internazionale e quindi voglio gareggiare all’estero, essere costante e partecipare ai meeting – conclude Marek – Sul giocare in NFL diciamo che io ancora ci spero. Ho iniziato a fare atletica a 19 anni, quindi posso ancora provare a fare altro. Il mio sogno non è morto, diciamo così. Sono comunque molto contento di quello che faccio e sono molto fiero di quello che ho ottenuto in questo periodo. È bellissimo e divertentissimo: amo giocare a football e lo seguo ancora ovviamente. Quando giocavo non ero velocissimo, ma avevo altre caratteristiche che servono nel football. Quindi ancora oggi mi vedo come un potenziale giocatore forte in quello sport».

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