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Ginevra Panzeri e il richiamo dei motori. Il suo sogno è guidare la Ferrari

Articolo. La giovane pilota di Formula 4 di Treviolo ama il brivido della velocità e con la sua determinazione punta a guadagnarsi un posto nel più ambito campionato in rosa: la F1 Academy

Lettura 3 min.
Ginevra Panzeri festeggia il successo fra le ragazze in gara-2 a Vallelunga nel Campionato Italiano F4

Il rombo dei motori che si accendono, l’odore della benzina e lo stridio delle gomme in curva sono emozioni a cui un appassionato di automobilismo non può resistere. Ginevra Panzeri le ha conosciute sin da bambina tanto che a sedici anni è già approdata alla Formula 4, diventando uno dei talenti femminili più interessanti del settore internazionale sul fronte femminile.

In uno sport che, dopo anni di quasi esclusivo dominio maschile, sta lentamente aprendosi sempre di più alle donne, la giovane di Treviolo ha saputo prendersi la scena e ora punta a conquistare un posto nel più ambito campionato in rosa: la F1 Academy, campionato di riferimento del motosport femminile. «Per me l’auto è come un vestito. Guidare è una sensazione bellissima, soprattutto ad alte velocità – esordisce la pilota - Mi piace tantissimo la partenza da fermo: quando senti tutta la spinta dell’accelerazione. Mi dà un’enorme adrenalina e tante emozioni. Quando guido sono davvero felice e mi sento libera. La Formula 4 è una categoria propedeutica alla Formula 1. Le gare sono più brevi, durano circa mezz’ora, le vetture hanno un serbatoio più piccolo, velocità inferiori e meno aerodinamica rispetto a una monoposto di Formula 1. Anche l’impianto frenante è diverso e meno evoluto».

Quella passione ha però, in realtà, radici molto profonde. Ginevra ha iniziato a correre sin da bambina e il suo talento non è passato inosservato: a notarla è stato Marco Antonelli, padre del pilota Mercedes Andrea Kimi Antonelli, in testa al Mondiale di Formula 1. Un incontro che di fatto ha permesso a Ginevra di “bruciare” le tappe passando direttamente alle monoposto, senza compiere la tradizionale trafila dei kart, che spesso e volentieri caratterizza la formazione dei colleghi piloti.

«È una passione che ho da sempre. Mia mamma mi racconta che quando ero molto piccola, e arrivavamo sotto casa in macchina, mi mettevo a piangere perché il viaggio era finito troppo in fretta. Allora mi faceva sedere sulle sue ginocchia e mi lasciava girare il volante durante il parcheggio – prosegue Ginevra – Ho sempre avuto veicoli elettrici per bambini, come quad e mini moto. Crescendo, mio padre mi ha comprato un quad più grande e ho continuato a guidare ogni volta che potevo. Sono salita su un kart per la prima volta a cinque anni e, durante un evento privato, un pilota mi disse che avevo molto potenziale. Da lì è iniziato tutto. Ho guardato mia mamma e le ho detto: “Dai, proviamoci”. Successivamente ho fatto un test con una Porsche, ho frequentato il corso federale ACI Sport, ho gareggiato per due anni e poi sono passata alle monoposto: prima la Midget e poi la Formula».

Non è semplice gestire tutte queste pressioni così giovane, soprattutto quando alla carriera sportiva si affianca anche il percorso scolastico. Servono una grande precisione e soprattutto una forte determinazione per tenere insieme entrambi i percorsi, senza che uno finisca per penalizzare l’altro. «Quando siamo in trasferta per le gare siamo spesso fuori casa. Quindi quando sono a casa cerco di fare tutto il possibile: studiare, allenarmi al simulatore e fare palestra. La palestra riesco a farla anche durante le trasferte, ma non è mai come allenarsi a casa con continuità - ammette la pilota orobica, che grazie a una programmazione attenta prova a tenere insieme tutte le attività – Capitano mesi in cui ho le gare ogni fine settimana, per cui è difficile mantenere una preparazione costante. In questo il simulatore mi agevola molto a studiare nuove piste. Per esempio, quando ho corso a Spa (Belgio, ndr), mi sono allenata molto al simulatore per arrivare più preparata».

Panzeri sottolinea come la situazione sia in parte cambiata e come, nei campi di gara, l’equilibrio tra i generi sia già una realtà consolidata. Tra i piloti, come tra i grandi campioni, prevalgono rispetto e riconoscimento reciproco. In questo contesto, la bergamasca potrebbe presto seguire le orme di figure come Maria Teresa de Filippis e Divina Galica, che hanno saputo ritagliarsi un posto nella storia della Formula 1.

«Non noto grandi differenze tra i generi. Magari qualcuno all’inizio ti guarda con un po’ di diffidenza e pensa: “Ma sa guidare davvero?”. Però, una volta in pista, conta quello che fai. L’unica differenza reale è quella fisica. Le donne devono allenarsi un po’ di più per raggiungere determinati livelli di forza, ma è una cosa che si può compensare con il lavoro e la preparazione - aggiunge Panzeri - Mi ispiro a Lella Lombardi perché è stata l’unica donna a conquistare punti in Formula 1. Poi Michael Schumacher e Ayrton Senna, che hanno scritto la storia di questo sport. Di Ayrton Senna ammiro soprattutto il carattere e il modo in cui affrontava le sfide. Mi piacciono anche Andrea Kimi Antonelli, perché rappresenta l’orgoglio italiano, e Max Verstappen, perché riesce sempre a portare la macchina al limite, anche quando non è perfetta».

L’obiettivo di Ginevra è ora quello di crescere e arrivare a quella F1 Academy che tante ragazze osservano e sognano come gradino più alto della propria carriera. Ma Ginevra non intende fermarsi: ha un sogno nel cassetto ancora più grande, quello di indossare un giorno la tuta rossa più amata dagli italiani, quella della Ferrari.

«Mi piacerebbe molto arrivare in F1 Academy. Sarebbe una nuova esperienza: una macchina diversa, una nuova squadra, nuove persone e nuove rivali. Penso che la F1 Academy crescerà molto nel tempo. È un campionato giovane e ha bisogno di consolidarsi e farsi conoscere, mentre la Formula 1 esiste da decenni. Serve tempo perché il progetto si sviluppi completamente», conclude Panzeri. « Spero un giorno di guidare la Ferrari in pista. È italiana e sarebbe un sogno».

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