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Il pallone come una forma d’arte. Paolo Varinelli e la cavalcata europea nel calcio camminato

Articolo. Si gioca 6 contro 6, con un portiere e 5 giocatori di movimento. Il principio è quello della marcia, non ci deve essere contatto, altrimenti è fallo. L’almennese Paolo Varinelli ha scoperto il calcio camminato nel 2022, uno sport adatto a tutti che ha ancora tanto bisogno di espandersi

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In un mondo che cambia istante dopo istante, correre è diventato più una necessità che un piacere. Per rimanere al passo con gli altri siamo costretti ad accavallare incontri, impegni, rapporti sociali, quasi a voler correre più veloce delle lancette dell’orologio, prima che un “buco nero” ci assorba e ci conduca in un’altra dimensione. Correndo a dismisura, senza una vera meta, ci siamo però dimenticati di guardarci intorno e di prenderci tempo: il tempo che si prendevano gli artisti del Quattrocento tra una pennellata e l’altra, a dispetto delle richieste dei committenti, oppure quello che gli attaccanti degli anni Ottanta si concedevano per superare il portiere con “un’opera d’arte” di spessore calcistico.

L’attenzione alla cura del gesto e alla passione che unisce milioni di italiani è rimasta intatta all’interno del calcio camminato, dove contatti e corsa sono vietati, ma soprattutto dove alla base ci sono pazienza e divertimento. Paolo Varinelli, cinquantadue anni, residente ad Almenno San Bartolomeo, lo ha scoperto nel 2022 quando, leggendo un articolo pubblicato sulla Gazzetta dello Sport, ha ritrovato la voglia di scendere in campo senza alcun rischio, spinto dal solo obiettivo di vincere una nuova sfida.

«Ho visto questo annuncio e sono rimasto sinceramente colpito, motivo per cui ho subito risposto e sono stato contattato da Vito Gibin, referente della squadra di walking football di Novara, tra le cui fila milita anche Alberto Marchetti, ex calciatore della Juventus. Gibin era alla ricerca di nuovi giocatori, per cui ho riunito alcuni amici con cui giocavo a calcio da ragazzo e abbiamo svolto con loro un’amichevole. Da qui è iniziato il mio percorso con il calcio camminato».

Costretto tempo fa ad appendere gli scarpini al chiodo, Paolo aveva un po’ accantonato il gioco del pallone dopo una giovinezza trascorsa sui campi di provincia fra dribbling e punizioni, inseguendo un sogno difficile da mettere a fuoco. Torneo dopo torneo, partita dopo partita, la passione di Paolo per il nuovo sport è però progressivamente cresciuta, tanto da vedersi convocato lo scorso marzo per uno stage con la Nazionale a Maranello. Di improvviso si è trovato catapultato in un mondo del tutto nuovo, dove la velocità lascia spazio alla tecnica, pure nel paese della Ferrari, dove la frenesia è tutto.

«Mi hanno convocato per uno stage per selezionare una delegazione che avrebbe partecipato a un torneo internazionale a Dublino dove prendevano parte vari paesi, dall’Inghilterra all’Irlanda, passando per la Francia, la Svizzera e l’Isola di Man – racconta Varinelli – È stata un’esperienza molto particolare, anche perché ho avuto modo di confrontarmi con persone provenienti da altri paesi e con attitudini nettamente diverse. Banalmente gli irlandesi si sono subito dimostrati molto aperti, facendosi comprendere da tutti nonostante la difficoltà della lingua».

L’agonismo a quel punto travalica anche la passione, soprattutto se si vive un’avventura che ha le sembianze di un vero e proprio Europeo, come quello vinto dagli azzurri del calcio a undici nel 2021 a Wembley. E neanche a farlo apposta il percorso ha un esito simile: un pareggio in rimonta con l’Inghilterra e con l’ex calciatore del Manchester United Peter Davenmport, un 3-3 rocambolesco con i padroni di casa dell’Irlanda, una netta vittoria sull’Isola di Man e un’ultima sfida da disputare con i cugini d’Oltralpe, come in ogni sfida internazionale che si rispetti. Non è necessario nemmeno dirvi quale sia stato l’esito: vittoria per l’Italia e successo per la formazione over 50 guidata da Giordano Paoloni, ex calciatore di Lanciano e Maceratese.

Nel calcio camminato, il risultato vale fino a un certo punto perché, come accade nel rugby, i bollori del campo si stemperano a tavola con il “terzo tempo”, dove gli avversari si confrontano nuovamente, ma questa volta davanti a un bel piatto abbondante di spaghetti e a una pinta di birra. «Quando si è in campo si gioca per vincere, aspetto che abbiamo notato soprattutto negli irlandesi, però appena ci si mette a tavola tutto cambia – sottolinea Paolo – In questo settore ciò che conta è mantenere il bello dello sport, dello spogliatoio e del terzo tempo, lasciando da parte quell’ambito agonistico che potrebbe comportare degli infortuni. Si gioca 6 contro 6, con un portiere e 5 giocatori di movimento. Il principio è quello della marcia, quindi una camminata veloce in cui non si possono contemporaneamente sollevare entrambi i piedi. Non ci deve essere contatto, altrimenti è fallo; la palla deve sempre viaggiare rasoterra e non si può entrare in area né per attaccare né difendere in quella zona, per tutelare anche il portiere al fine di evitare che gli si tiri una pallonata in faccia. Dopo i tre falli raggiunti, si arriva a esser sospesi per due minuti. Al raggiungimento del sesto fallo non si può più rientrare».

Uno sport adatto a tutti, che si divide in varie categorie: dagli Over 50 passando per gli Over 60 e gli Over 70, con giocatori che superano pure l’ottantina, ma continuano a divertirsi con una passione che non ha età. Lo stesso discorso vale anche per le ragazze, che possono avvicinarsi al mondo del pallone dopo aver superato i quarant’anni e ampliare ulteriormente una platea già in grande crescita. Il calcio camminato, però, ha ancora bisogno di espandersi, complice una presenza a macchia di leopardo che coinvolge soprattutto regioni come Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Puglia.

Ancora ridotta è invece la platea in Lombardia, con il Walking Football Covo a rappresentare la nostra provincia. «Attualmente ci incontriamo circa due volte al mese per allenarci, una frequenza che prossimamente proveremo a incrementare perché più ci si gioca assieme, più si diventa affiatati. A differenza dell’Inghilterra dove squadre come Chelsea e Arsenal hanno una squadra ad hoc, in Italia non esiste un campionato – sottolinea Varinelli – Siamo costretti ancora ad affrontare tornei nel weekend in giro per la penisola con Ascoli, Fermana, Frosinone e Lazio che stanno costruendo una nuova formazione. Stiamo lavorando affinché il calcio camminato sia riconosciuto anche dalla FIGC, così da poter dare vita a tutti gli effetti a delle competizioni specifiche e poter vivere quando accade oltre Manica».

Il sogno di Paolo, così come di tutti gli “artisti del pallone”, è quello di poter giocare con la maglia della propria squadra del cuore, nel suo caso la Dea di Bergamo, l’Atalanta, che spera segua l’esempio di Fermana e Lazio che già hanno costituito una divisione di walking football nel loro organigramma. Soprattutto, spera che si arrivi a farlo all’interno degli stadi, i “templi” di questo sport come San Siro di Milano o l’Olimpico di Roma: «L’anno scorso le finali nazionali si sono svolte nei campi dell’Eur, mentre quest’anno ci auguriamo possano andare in scena allo “Stirpe” di Frosinone. È un passo in avanti e confidiamo che la partecipazione di ex calciatori possa incrementare l’attenzione su questa disciplina dove permane la giusta dose di componente agonistica, ma soprattutto ci si diverte».

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