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Mirko Testa, il campione dell’handbike che ha trasformato una caduta in un sogno mondiale

Articolo. Il campione bergamasco racconta la rinascita dopo la lesione midollare, il sostegno di Alex Zanardi e la conquista della Coppa del Mondo

Lettura 4 min.
Mirko Testa festeggia l’argento e il bronzo conquistati alle Paralimpiadi di Parigi 2024 (Foto concessa dall’atleta)

Quando senti il vento tra i capelli, la sensazione è quella di una libertà assoluta. Un’ebbrezza che fa bene al corpo perché accende l’adrenalina senza bisogno di correre rischi. Mirko Testa ha sempre inseguito quell’emozione: prima in moto, poi in handbike, dove una discesa rappresenta la ricompensa dopo le immense fatiche affrontate in salita, spingendo con le braccia e cercando di restare agganciato agli avversari.

La fatica è cambiata, ma il legame con la velocità è rimasto lo stesso. Quella che solo lo sport sa regalare e che ripaga di sacrifici enormi, alimentando una passione capace di accompagnare ogni sforzo. Il 28enne di Grassobbio ha saputo trasformare quell’energia in risultati straordinari: un titolo mondiale nella categoria MH3, un argento e un bronzo alle Paralimpiadi di Parigi 2024 e, più recentemente, la conquista della Coppa del Mondo generale a Montesilvano. Traguardi che affondano le radici in un momento drammatico della sua vita: il terribile incidente del luglio 2018, quando una caduta in motocross gli provocò la frattura di quattro vertebre e una lesione del midollo spinale.

«Ho avuto un incidente in cui ho riportato una lesione midollare che mi ha costretto a usare la carrozzina. Dopo essere stato operato a Brescia, ho trascorso sei mesi in riabilitazione, sempre lì. Durante quel periodo c’era un progetto chiamato “Sport Therapy” di Active Sport: ragazzi paraplegici o tetraplegici andavano in ospedale per far conoscere lo sport paralimpico a chi era ricoverato. Mi hanno fatto provare diversi sport, ma quando ho provato l’handbike mi è piaciuta subito. Ho avuto immediatamente una bellissima sensazione: il vento tra i capelli, un senso di libertà e anche di normalità. Già il semplice fatto di uscire con gli amici per un giro il sabato pomeriggio era qualcosa che mi dava tanto – racconta Mirko – All’inizio era soprattutto una forma di riabilitazione, ma anche qualcosa che mi faceva stare bene. Da lì ho iniziato ad allenarmi un’oretta al giorno sui rulli con l’handbike. Dopo i primi sei mesi di recupero, appena uscito dalla riabilitazione, un mese dopo ho fatto la mia prima gara e mi sono appassionato subito a questo sport. Da quel momento non ho più smesso: piano piano sono arrivate altre gare, il Giro d’Italia e poi tutto il resto ».

Tra le persone che hanno contribuito a spingerlo verso una nuova partenza c’è anche una figura simbolo dello sport italiano come Alex Zanardi. Nell’handbike il campione bolognese ha costruito uno straordinario “secondo tempo” della propria carriera, conquistando quattro ori paralimpici tra Londra 2012 e Rio 2016 e contribuendo a portare il movimento paralimpico italiano in una nuova dimensione. Un’eredità che oggi sembra aver trovato proprio in Testa uno dei suoi interpreti più autorevoli. « Quando ho avuto l’incidente mi aveva mandato un videomessaggio ed è stata una cosa che mi ha fatto davvero molto piacere. Ci siamo incrociati poco, perché io ho iniziato a gareggiare a livello internazionale intorno al 2021 e lui si era già fermato nel 2020. Però ho avuto modo di conoscerlo un po’ e di vederlo più da vicino».

L’handbike è stata una scoperta che ha proiettato Mirko in un mondo nuovo. Dalle due alle tre ruote, ma soprattutto in una dimensione in cui non esisteva l’obbligo immediato di vincere. L’obiettivo iniziale era semplicemente divertirsi e ritrovare il piacere dello sport, costruendo poi tutto il resto con naturalezza. Un approccio che si riflette anche nella filosofia di una disciplina capace di permettere a tutti di affrontare salite e discese, restituendo autonomia, fiducia e felicità. «Quando ho iniziato, volevo semplicemente farlo per stare bene, per godermi la sensazione di libertà e per fare un giro con gli amici. Poi, piano piano, tutto si è trasformato e sono arrivati i risultati, una cosa alla volta – confessa l’atleta bergamasco – La struttura è in carbonio, così come la forcella, mentre per il resto il funzionamento è molto simile a quello di una bici tradizionale. La grande differenza sta nel telaio: noi siamo reclinati e, nel mio caso, completamente disteso. Per questo motivo le handbike sono quasi sempre realizzate su misura, perché ogni atleta ha esigenze e misure diverse ».

Proprio la necessità di adattarsi alle caratteristiche del mezzo e delle gare ha permesso al campione orobico di crescere anche nelle prove a cronometro. Una specialità nella quale, fino a poco tempo fa, faticava maggiormente rispetto alle gare in linea, ma che nell’ultima stagione lo ha visto compiere un salto di qualità significativo. Un’evoluzione che conferma il suo posto tra i protagonisti dell’handbike mondiale, al di là dei titoli già conquistati. «La cronometro richiede tantissimo lavoro e tanta preparazione specifica. Ci sto lavorando da parecchio tempo e sto migliorando molto. Prima di quest’anno non ero mai entrato nemmeno in top 10 in una cronometro, mentre quest’anno ne ho addirittura vinta una e sono entrato due volte nei primi dieci. Quindi i progressi si vedono, ma servono tempo e costanza. Sto crescendo sotto questo punto di vista e spero di continuare a migliorare ancora».

Proprio questa crescita nelle prove contro il tempo ha contribuito alla conquista della classifica generale di Coppa del Mondo. Un risultato che premia continuità, versatilità e capacità di adattamento, qualità che potrebbero rivelarsi decisive anche in vista dei prossimi grandi appuntamenti della stagione: Europei e Mondiali. «È stata una stagione molto positiva. Ovviamente uno spera sempre di ottenere certi risultati, ma la preparazione era studiata soprattutto in vista del Mondiale. La prima tappa in Thailandia è andata molto bene anche perché il percorso si adattava perfettamente alle mie caratteristiche: c’erano rilanci, salite e dislivelli. Questo mi ha aiutato molto. Poi siamo andati in Belgio, dove invece il percorso non era adatto a me: era completamente piatto e con pochissime curve. Nonostante questo, sono riuscito a difendermi bene entrando in top 10 nella cronometro e arrivando secondo nella gara in linea allo sprint – aggiunge Mirko – A Montesilvano avevamo già disputato i Campionati Italiani del 2024, quindi conoscevamo bene il percorso. Anche quello non era ideale per me, ma sono riuscito a gestire bene gli sforzi: ho chiuso quinto nella cronometro e poi ho vinto la gara in linea. Alla fine è stata proprio questa continuità di risultati a permettermi di conquistare la mia prima Coppa del Mondo».

Ora testa e cuore sono già rivolti ai prossimi obiettivi. Il primo appuntamento cerchiato in rosso è l’Europeo di Maniago, in provincia di Pordenone, una gara che si correrà in casa e su strade dove Testa ha già ottenuto risultati importanti. Poi sarà il momento del Mondiale. E lì si potrà tornare a sognare, proprio come in quel magico giorno dell’agosto 2023 a Glasgow, quando la passione di un ragazzo si trasformò definitivamente in un sogno da vivere a occhi aperti.

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