Ha 18 anni, sfiora i 100 km/h sull'acqua e quando sente la pressione si dice: «adesso spacco tutto». Davanti ai grandi della motonautica mondiale, sul palco di Montecarlo, Nicole Cadei ha capito tutto in un secondo: i sacrifici, gli allenamenti, i fuoriclasse che avevano votato per lei. Un sogno ad occhi aperti che arriva da Bergamo, da una famiglia che vive di moto d'acqua. Nicole è due volte campionessa italiana nella categoria Runabout GP4 Ladies, Sea-Doo Spark, ha un bronzo mondiale e non è solo la figlia di Michele, una leggenda vivente. È quella che ha imparato a trasformare un cognome pesante in energia.
L'ultimo titolo è arrivato il 20 settembre a Fiumicino, lo stesso giorno in cui papà ha vinto il decimo tricolore Endurance. Una doppietta padre-figlia mai vista, con il team lombardo Moto d'Acqua Italia che il padre ha costruito negli anni e che è diventato un punto di riferimento per la motonautica. Un mostro sacro che ha fatto della passione un lavoro di famiglia. Quando gli altri andavano in vacanza, i Cadei caricavano il carrello. Quando gli altri guardavano le gare in tv, loro le vivevano dal paddock. «È un elemento naturale, è praticamente nel dna», racconta Nicole. « Crescere con papà Michele significa avere un maestro ogni giorno . Tutta la famiglia vive in questo mondo. Mamma non gareggia, ma è dietro ogni gara ad aiutarmi e a motivarmi. Io fin da piccola lo guardavo e pensavo: un giorno voglio salirci anch'io. Non era solo il rumore del motore, era tutto il contorno, l'odore della benzina, la gente, i viaggi».
La storia inizia presto. Prima il limite per correre era di 16 anni e Nicole contava gli anni sul calendario come si contano i giorni prima di un compleanno importante. Poi la Federazione Motonautica, con l'arrivo della nuova Sea-Doo Spark, ha creato due categorie giovanili e ha abbassato il limite a 12 anni compiuti. Lei è partita appena ha potuto. Debutto nel 2020, con il casco un po' grande e la voglia di arrivare prima di tutti. Poi il giro d'Europa tra Sardegna, Ungheria, Francia e Portogallo, le trasferte lunghe, i box sotto il sole, le partenze al freddo. Nel 2024 arriva l'exploit : due secondi posti a Olbia, terzo posto al Mondiale e quarto all'Europeo, con la nomination a Montecarlo come UIM Junior Driver of the Year da parte della Union Internationale Motonautique.
« Arrivare nel Principato davanti ai grandi della motonautica mondiale è stato un sogno ad occhi aperti . Ti guardi indietro e capisci tutti i sacrifici, gli allenamenti. Ero emozionatissima. Faccio fatica a realizzare le cose prima, lo faccio proprio lì, sul momento. Ero sul palco, dovevo fare il mio discorsino in inglese che avevo preparato, ed è stato bellissimo». Quel premio funziona così: ogni anno la UIM lancia un link con cinque giovani e cinque adulti da votare come migliori dell'anno. «Sapere che anche i campioni hanno votato per me, che tanta gente sa chi sono e conosce i miei sforzi, è stato bellissimo. Sono molto grata. Ti fa capire che non sei solo una ragazzina bergamasca che corre, ma che il tuo nome sulla bocca di tanti ».
Avere una figura come Michele a fianco non è solo un vantaggio. «In acqua lui è il mio allenatore, mi corregge, conosce i miei potenziali meglio di chiunque altro. Sa quando sto mollando, sa quando posso dare di più. Poi quando finisco, mi tolgo il casco e torna ad essere mio papà. Non è facile, è un rapporto di amore e odio nel senso buono: litighiamo spesso, poi ci mettiamo a ridere. Forse con un tecnico esterno certe cose non le diresti, con papà sì. È un pregio e un difetto, ma non lo cambierei». E il cognome pesa. « Avere lo stesso cognome di un campione mette pressione, le persone si aspettano tanto. Ho imparato a trasformarla in energia. Quando sento quella pressione dico: adesso spacco tutto».
E poi c'è il laghetto Treviza. Preso dalla famiglia circa quattroanni fa a Treviglio, è la loro seconda casa. Non è solo un campo di allenamento, è il posto dove si sta insieme. Lì si provano le traiettorie, lì Nicole ha imparato a spingere davvero, lì la famiglia stacca la spina dalla routine. Ci va anche la sorella minore Chloé, che però di agonismo non vuole neppure sentir parlare. «Le piace andare in moto d'acqua, ma solo per divertirsi, per fare il suo giretto tranquilla. E va bene così». Per chi non conosce la disciplina, Nicole lo spiega semplice: «All'italiano ci sono due manche per gara, all'europeo e al mondiale tre. In base all'ordine d'arrivo danno un punteggio, la classifica finale è la somma dei punteggi. Al mondiale c'è anche la pole, come in Formula 1: dieci minuti con bandiera verde, fai il giro più veloce e scegli dove metterti in partenza. Parti davanti, hai già metà gara in mano».
L'ultimo titolo, quello di Fiumicino, è stato il più duro e il più bello. Il campionato 2026 si è svolto su quattro tappe: Licata, Otranto, Rimini e, appunto, la località laziale. Nicole arrivava all'ultima con 8 punti di vantaggio sulla compagna di squadra e amica Aurora Filiberti. «È stato molto combattuto. In gara non si guarda in faccia nessuno, è la regola del paddock. Prima e dopo siamo amici, ci aiutiamo. Il primo giorno ero tesissima, la prima manche mi è andata male, lei ha recuperato 5 punti ed eravamo a 3. Mi sono fatta prendere dall'ansia. La notte non ho dormito benissimo. Il giorno dopo mi sono detta: o adesso o mai più. Sono riuscita a vincere». E forse è questa l'immagine più bella da mettere in cornice. Non solo l'ultima medaglia al collo, non solo il casco che si toglie e fa tornare Michele ad essere solo papà. Ma quella ragazza di 18 anni, che frequenta l'ultimo anno di Amministrazione Finanza e Marketing a Bergamo, e che tra i libri e gli allenamenti, tra una "sgasata" e un ritorno a casa, ha imparato a fare una cosa rara: prendere la pressione, quella che schiaccia tutti, e usarla per andare più forte. Sull'acqua, dove tutto scorre veloce, e anche a terra, dove tutto comincia.
