Il Dossena ha scritto la storia. Ma vuole fortissimamente che sia stato solo il primo capitolo. Il magico mondo del tamburello in versione Open si sta godendo una squadra, una società ed un paese che si prefiggono di puntare ancora in alto. «C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò» cantano i Negrita in uno dei loro più grandi successi. E la realtà è tutta (anche) qui. Perché nel giorno di Ferragosto, allo sferisterio di Torre de’ Roveri, i brembani battendo i mantovani del Ceresara davanti ad oltre 400 persone hanno vinto il primo scudetto della loro storia. Un qualcosa che in Bergamasca mancava da 27 anni – dall’acuto del San Paolo d’Argon del 1999 -, ma che nei piani è solo il punto di partenza. Tra essere costruiti per vincere e l’essere destinati a farlo ce ne passa. In mezzo ci sono programmazione, impegno, investimenti, sacrifici e tutti quegli elementi che avevano già portato a vincere la stagione regolare. Il tutto solamente alla seconda stagione in serie A in una storia iniziata nel 1964 e che, nel 2019, con la presidenza di Daniele Consonni ha visto una crescita esponenziale tanto nella prima squadra quanto nel settore giovanile.
«Un risultato straordinario che non è nato con la conquista del tricolore – ha detto il patron – bensì è il frutto di una pianificazione di sei anni. Il mio ringraziamento a giocatori ed allenatori che ci hanno accompagnato nel percorso. Quest’anno abbiamo costruito un gruppo molto forte con la ferma volontà di riportare un titolo nel nostro territorio. Soprattutto per Dossena e i suoi abitanti: è lo sport principale ed il successo è dedicato a loro». Un qualcosa che per Manuel Beltrami – una leggenda vivente – significa il timbro numero 15 mentre per Daniele Trionfini è il primo, unico orobico della pattuglia e valoroso capitano: « Vincere il primo scudetto in serie A a 45 anni e con la squadra del proprio paese – ha dichiarato – è qualcosa d’impagabile. Ho cominciato con questi colori addosso vincendo tutti i titoli, mancava quello nella massima serie. E quando Consonni ha preso le redini sono rientrato proprio per arrivare fino a qui. Non è mai facile mantenere i pronostici perché un conto è sentirsi dire d’essere i più forti e un altro è dimostrarlo sul terreno di gioco. Siamo stati bravissimi, ma adesso il nostro compito non è finito. Soprattutto perché dobbiamo far capire che il tricolore vinto non è stato un episodio». E la prima occasione si chiama Coppa Italia. Un cammino cominciato domenica scorsa con l’eloquente 6-0 6-2 rifilato ai cugini del Castelli Calepio in un appuntamento che vedrà gli scudettati avere, ancor più, l’etichetta di compagine da battere contro gli altri cugini dell’Arcene, la Cavrianese ed il Ceresara, in quello che sarà un remake da non perdere.
Nell’altro girone tutto lascia pensare invece che i campioni d’Europa del Solferino vorranno riprendersi ciò che è sfuggito in campionato: «Siamo partiti con il piede giusto nella manifestazione – prosegue il capitano – concedendo solo due giochi agli avversari. Abbiamo sudato solo in avvio di secondo parziale con due 40-40 su tre vinti e sulla situazione da 2-0 a 2-2. Il resto è andato via piuttosto liscio. Credo che abbiamo i mezzi per arrivare fino in fondo alla competizione. Sappiamo che sarà ancor più dura però siamo pronti e carichi per provare a prenderci anche questa gioia». Poi un piccolo retroscena che fa rima con l’amore: « Se io continuo a giocare alla mia età – sorride – lo devo anche a mia moglie Silvia. Che mi è sempre stata a fianco e che mi sta supportando da 20 anni in quella che è una mia grande passione. Una bella fetta di merito per tutto ciò è anche sua». E la dolce metà del capitano è solo uno dei tanti “sassi nello stagno” che consentono ai protagonisti, sul palcoscenico come dietro le quinte, di cavalcare l’onda di uno sport che mette tutti sullo stesso piano. In cui ognuno mette tanto del suo. Dai volontari ai giocatori, dagli allenatori ai tifosi. E spesso si tratta anche di emozioni tramandate di padre in figlio, di famiglie che diventano garanzia di trionfi.
Proprio come nel caso dei Trionfini. Visto che la scintilla scocca da Antonio (due scudetti, un campionato di B e uno di C), papà di Daniele oltre che di Stefania (una Coppa Europa Indoor in bacheca), Ivo (un titolo Master e uno in D) e di Simona. Quest’ultima (uno scudetto e una Coppa Europa Indoor; una serie B, due Coppe Italia in A e in B, tre Supercoppe e una Coppa Europa Indoor) è anche consigliere federale nonché perno essenziale per tutto il movimento giovanile in alta Valle Brembana, segretaria e allenatrice della formazione di serie C. E dalla sua unione con Osvaldo Mogliotti sono nati Alessandro (nazionale giovanile; un campionato di serie D vinto) e Francesco (elemento della formazione Giovanissimi). Ma non è finita. Perché dal legame dalla sorella Stefania con Mauro Milesi ecco Giorgia (ha militato nel settore giovanile) e Roberto (nazionale giovanile che ha già conquistato una serie D, una serie B, due Coppe Italia e una Supercoppa sempre in cadetteria). I figli di Ivo e di Katya Delle Donne, invece, sono Jurgen (azzurrino; un campionato di D nel palmares) e Benedetta (fresca vincitrice della serie B e dello scudetto di categoria con le bresciane del Nigoline). Insomma, sembra un’assicurazione sulla vita. E potrebbe davvero rivelarsi tale. Ovviamente a suon di successi. Quelli che, tornando alla prima squadra, sono diventati un pensiero davvero stupendo. La vittoria dello scudetto, infatti, ha garantito al Dossena anche la partecipazione alla Supercoppa nonché alla Coppa Europa del prossimo anno ossia la kermesse equivalente alla Champions League nel calcio. Due ragioni validissime per non fermare il treno dei sogni.
