Dossena, un paese nel... tamburello. O meglio, palla tamburello come da dicitura della federazione. Fatto sta che, etichette a parte, il paese della Valle Brembana – una piccola realtà di neppure 900 “anime” – è diventato uno dei centri nevralgici su scala nazionale di uno sport che definire «di nicchia» quando lo si conosce e lo si apprezza sembra quasi uno sfregio. Perché siamo al cospetto di un meccanismo i cui ingranaggi si chiamano «passione», «rispetto», «amicizia» e «tradizione». Ma anche «ambizione». Ne abbiamo citati cinque, ma lassù, a undici chilometri da San Pellegrino Terme, tra le miniere e il «Ponte nel sole», c’è uno sport che sta studiando per diventare grande e far diventare grande una comunità. La società di cui stiamo per parlare è l’ASD Palla Tamburello Dossena.
La prima pietra è stata posata nel 1964, il debutto in Serie A è arrivato nel 2025 e oggi l’asticella si è alzata non da poco. Grazie a investimenti mirati, con il presidente Daniele Consonni capofila dei «pensieri stupendi» e alla guida di un team affiatato che, non a caso, per tessere la tela verso qualcosa di magico ha scelto di mettere al centro del progetto un fuoriclasse del calibro di Manuel Beltrami, 14 scudetti in bacheca. Trentino d’origine, astigiano d’adozione, è alla guida di una formazione dalle idee chiare, perfettamente in linea con la filosofia del sodalizio. E se ci si affida a una figura che, “tarata” sul calcio, ha vinto più campionati di Messi con il Barcellona, il messaggio non ammette fraintendimenti. Lui, campione sul campo, ci ha messo poco per diventare un big anche in panchina, oltre che un punto di riferimento per i giovani. Già, perché tra i propositi del Dossena c’è anche quello di «allargare la base», per garantire un futuro più che mai roseo al club e all’intero movimento.
Sotto la prima stella, la squadra di serie A, il Dossena vanta una compagine che milita in serie C (dopo aver dominato la serie D senza perdere neppure un set e con due “monumenti” quali Massimo Teli e Stefano Previtali come “fari”) e cinque squadre di piccoli talenti: due nella fascia 6-10 anni (Pulcini e Mini Pulcini) e tre in quella 10-14 (due di Esordienti e una di Giovanissimi; quest’ultima peraltro, lo scorso anno, è arrivata alle fasi nazionali), oltre ad una femminile che è protagonista nel campionato indoor (si disputa nei palazzetti e nelle palestre). Nella sua versione open, il tamburello si gioca a Dossena su un campo in terra rossa tra le case. E non è un modo di dire. Ubicazione particolare che si è rivelata estremamente funzionale per giocarsela con il calcio quanto a popolarità locale. Ogni sfida è un richiamo, un evento che calamita la gran parte degli abitanti. Quello che, se ci fosse un biglietto da pagare all’ingresso, farebbe gridare costantemente al sold out. Ma questa è una disciplina lontana dagli strilli altrui, fatta di pane e salame, di un festoso terzo tempo stile rugby. Quando cade l’ultima pallina c’è dunque spazio per la convivialità, i sorrisi. Ben oltre la vittoria o la sconfitta.
«Dossena – spiega Manuel Beltrami, che è direttore tecnico e giocatore – è da anni un polo di tradizione per questo sport (anni fa con la serie A femminile, ndr), ma il segreto è l’aria che si respira. Quando si arriva al campo, quando si va via. Ci si sente parte del tessuto sociale, si viene coccolati e nulla viene lasciato al caso nella maniera più genuina possibile. Si dice che con i bergamaschi sia difficile entrare in sintonia, ma una volta fatto ti aprono il cuore. Ecco, io non ho minimamente avvertito neppure lo step iniziale. Qui viviamo in una realtà nella quale si trova sempre qualcuno pronto con cui scambiare due chiacchiere, sedersi al bar come tra amici. Sono tante piccole sfumature che danno l’essenza di come si vive il tamburello da queste parti».
Quando si pensa ad un altro fulcro, l’identikit è quella di Simona Trionfini, alla guida della serie C, perno del vivaio, segretaria e consigliere federale. Se disponibilità, abnegazione, amore e attaccamento ai colori si dovessero tradurre in una sola persona, quella sarebbe lei. Una di quelle che preferisce i fatti alle parole: «La prima squadra non è stata costruita per essere una entità a sé – ammette Simona – bensì un traino per i nostri ragazzi. Portare in Valle Brembana tanti campioni significa dare la possibilità ai giovani di avere fonti d’ispirazione, apprendere, conoscere e carpire tanti segreti. Ma anche spronare i giovani a proseguire nella pratica tra divertimento e valori autentici. Non a caso, uno dei momenti più belli ritengo sia il post partita quando i più piccoli entrano in campo e chiedono di prendere in mano un tamburello per giocare tra loro. La passione dev’essere tramandata e questo è un altro dei nostri capisaldi quotidiani. Non ultimo il fatto che, di frequente, i giovani vengono fatti allenare all’occorrenza con la prima squadra. Altro segnale d’attenzione non da poco. Sia per dar loro la possibilità del contatto diretto con i protagonisti della serie A ma anche per permettere loro di cominciare a riempire il bagaglio d’esperienza».
E Dossena risponde sempre alla grande, trascinata dalle vittorie ma soprattutto dalla voglia di partecipare ad un veicolo prezioso per la collettività. Una festa nella festa. Come rimarca anche il sindaco Fabio Bonzi: «Per Dossena il tamburello è sinonimo di orgoglio e di aggregazione. Significa praticare sport nel modo più sano coinvolgendo tutti, grandi e piccini. Chi in campo, chi a sostenere, chi ad aiutare perché il volontariato è un motore fondamentale. Per noi l’impatto e il seguito equivalgono a ciò che altrove può garantire solamente il calcio. L’aspetto ancor più romantico è notare, il giorno della gara, gli spostamenti in massa verso la struttura. Un qualcosa che dà l’idea dell’attesa così come della voglia d’esserci sempre. Auspico che la nostra realtà possa contare presto su un impianto adeguato. Che siano i bandi regionali o di altra indizione purché si possa garantire, attraverso aiuti concreti dagli organi preposti per poter garantire alle nostre formazioni un contesto adeguato non solo ai loro sforzi ma anche alla voglia di fare da propulsione per il movimento. Intervenire con le poche risorse a disposizione è complesso, se dall’alto ci ascoltassero allora la strada sarebbe più in discesa».
Tutto ciò per portare sempre più in alto il nome di Dossena e la sua voglia di essere una “piccola” con sogni sempre più grandi. Un passo alla volta, con i piedi per terra.
