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Dove andare a raccogliere castagne in Bergamasca

Articolo. Dal Monte Misma a Zogno, passando per Olera e il Lago d’Iseo: sei percorsi per scoprire i castagneti bergamaschi, con indicazioni su durata e difficoltà

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(Foto Shutterstock.com)

« In alto hai abbandonato l’irto riccio che ha socchiuso le sue spine alla luce del castagno; da quella fenditura hai osservato il mondo, uccelli pieni di sillabe, la rugiada con le stelle, e, sotto, teste di ragazzi e ragazze […]».

Sono alcuni dei versi che Pablo Neruda dedica alla castagna nella sua «Oda A Una Castaña En El Suelo» (Ode a una castagna per terra), poesia del 1954. Non solo un’ode al frutto simbolo dell’autunno, un tempo vero e proprio pane dei poveri per le popolazioni contadine, ma anche un richiamo ai colori, ai profumi e alle fosche giornate di queste settimane sulle Prealpi Orobiche.

In città hanno iniziato a comparire le prime bancarelle di caldarroste, alimento in grado di conquistare il palato di adulti e bambini. Sono soprattutto i più piccoli, attratti dal profumo delle castagne che sfrigolano sul fuoco, ad avvicinarsi ai venditori e a comprare un cartoccio con la mancia della nonna. Ma l’esperienza più autentica e immersiva non è solo quella del gusto, ma prende forma nelle passeggiate tra i castagneti e le contrade per raccogliere le castagne.

In questo articolo proponiamo sei percorsi, diversi per lunghezza e difficoltà, accomunati dalla presenza di un albero che in passato ha aiutato le famiglie a superare i mesi più duri, caratterizzati dalla scarsità di cibo. Dalle pendici del Monte Misma, tra alberi secolari e antiche costruzioni rurali, fino a Zogno, dove un itinerario è dedicato proprio alla castagna.

Ci sono alcuni aspetti da tenere in considerazione prima di organizzare una giornata dedicata alla raccolta delle castagne. Attraversare un castagneto non significa necessariamente avere il permesso di raccoglierne i frutti. La possibilità di farlo dipende dalla proprietà del terreno e dalle eventuali disposizioni previste nelle aree protette. È bene sempre verificare le regole locali e, quando possibile, scegliere raccolte organizzate o castagneti espressamente aperti al pubblico. Chiarito questo aspetto, non resta che attrezzarsi con scarpe da trekking, guanti per maneggiare i ricci, una borsa per il raccolto, in cotone o in juta, e uno zaino con uno spuntino. Pronti e via!

Tra i castagni secolari del Monte Misma

Tra Pradalunga e Albino, sulle pendici del Monte Misma, si incontrano alcuni dei paesaggi più interessanti della Bergamasca per riscoprire il legame tra castagno e vita contadina. Una possibilità è seguire il sentiero CAI 539 , che parte da Cornale, frazione di Pradalunga, e sale attraverso il bosco fino ai Prati Alti, o Prat Tadòlt. Qui, accanto alla baita Pratolina, si trovano castagni secolari che rendono la sosta particolarmente suggestiva. Per una gita piacevole e non troppo impegnativa si può passeggiare nei dintorni, senza proseguite sino alle sommità del Misma. Ma per i più avventurosi e amanti del trekking è possibile continuare la salita tra castagni e betulle, incontrando un ultimo tratto più ripido prima di raggiungere la vetta del Misma, a 1.161 metri. È un’escursione vera e propria, con un dislivello di circa 800 metri, e circa due ore di salita.

Un’alternativa è partire da Albino, nei pressi del ponte romanico sul Serio, e imboccare il sentiero CAI 511. Il tracciato sale lungo via Monte Cura, attraversa un bosco di vecchi castagni da frutto e raggiunge la zona della Cedrina e i maggenghi di Fonteno, da cui si apre una bella vista sulla Valle del Lujo, prima di proseguire verso Santa Maria di Misma attraverso la rete sentieristica locale. Proprio in Valle del Lujo merita optare per una deviazione nel comune di Casale (Albino), dove si trova il Parco del Castagno , restituito alla comunità grazie all’impegno dell’associazione culturale Amici di Casale. Il castagneto, legato in passato agli usi civici degli abitanti, conserva il ricordo di un’economia in cui raccogliere i frutti del bosco significava integrare le risorse familiari. Un sentiero dedicato attraversa l’area tra muretti a secco, staccionate e pannelli informativi; in paese si trova anche il Museo Etnografico della Valle del Lujo, che conserva testimonianze degli antichi mestieri e della tradizione castanicola.

Zogno: la «Via delle Castagne» e i biligòcc di Castegnone

Se cercate un itinerario in cui il castagno sia il protagonista assoluto, la meta è Zogno. La «Via delle castagne» parte dalla zona di Piazza Martina, sulle pendici del Canto Alto, e conduce verso Poscante e la contrada di Castegnone, considerata la patria dei biligòcc. Il sentiero tematico, adatto a una passeggiata senza particolari ambizioni escursionistiche, è accompagnato da pannelli didattici che raccontano la pianta, le foglie, il riccio, il legno e i possibili utilizzi del frutto. Un modo per trasformare una camminata nel bosco in un’occasione per conoscere la storia di una risorsa fondamentale per le comunità montane.

A Castegnone la castagna non era soltanto un alimento da conservare per l’inverno, ma anche una merce da scambiare. Le famiglie portavano in pianura i sacchi colmi dei frutti essiccati per barattarli con mais, frumento e patate. Il bosco diventava così una dispensa e, in un certo senso, anche una piccola economia domestica. La tradizione più caratteristica è quella dei biligòcc, castagne essiccate e affumicate, poi bollite. La lavorazione avveniva nei secadùr, piccoli edifici in pietra dotati di un graticcio ligneo sul quale venivano disposti i frutti. Sotto si accendeva un fuoco lento, alimentato con legna di castagno: il calore e il fumo accompagnavano l’essiccazione per circa tre settimane, richiedendo controlli costanti e molta pazienza. Una volta pronte, le castagne venivano bollite e potevano essere conservate più a lungo.

I biligòcc arrivavano poi ai mercati e alle fiere, dove venivano venduti anche infilati in lunghe collane. Una tradizione che sopravvive grazie agli abitanti della contrada e alle iniziative dedicate alla riscoperta degli antichi mestieri. Per gli appassionati del tema è in programma un evento a Castegnone di Poscante, a Zogno, la « Festa dei Biligòcc » (dalle 10 alle 18) è l’occasione per conoscere da vicino i secadùr e la lavorazione tradizionale, oltre ad assaggiare questa specialità della Valle Brembana.

In Val Seriana tra Olera e la Forcella del Sorriso

Per chi preferisce una passeggiata breve, il sentiero CAI 532A da Olera alla Forcella del Sorriso attraversa un bosco di castagni e conduce a una piccola sorgente, spesso asciutta, prima di raggiungere la forcella, dove si incrocia il sentiero 533. La salita richiede indicativamente quaranta minuti, ai quali si aggiunge il tempo per il ritorno: un’uscita contenuta nella durata, ma da non sottovalutare per il dislivello.

Il punto di partenza si trova dietro la chiesa parrocchiale di Olera, uno dei borghi storici più caratteristici della zona. Lasciate le case alle spalle, ci si inoltra tra le vallette e la vegetazione, fino a raggiungere il bosco di castagni che accompagna gran parte della salita. Dalla forcella è possibile proseguire verso altri itinerari, tra cui quelli diretti al Canto Alto, ma per chi vuole semplicemente trascorrere qualche ora all’aria aperta il percorso offre già un’immersione nei colori e nei profumi dell’autunno. È una proposta interessante soprattutto per chi mette al primo posto la passeggiata, più che la raccolta vera e propria.

Lago d’Iseo: Valle delle Tombe – Gombo Alto

Boschi, prati e pascoli si alternano lungo il sentiero CAI 727, che dalla Valle delle Tombe, raggiungibile da Vigolo, sale verso Gombo Alto. Il tracciato attraversa in pochi chilometri diversi ambienti del paesaggio agricolo tradizionale: dapprima i prati di fondovalle e le fasce alberate lungo i corsi d’acqua, poi i castagneti e i prati-pascoli nella località di Cà della Scola, fino ai pascoli sommitali di Dedine e Gombo Alto.

È un’escursione che permette di osservare come il castagno fosse parte al centro di un ecostistema fatto di boschi, cascine, pascoli e attività agricole. Per le comunità montane il suo frutto rappresentava una risorsa alimentare preziosa, tanto da meritare il soprannome di «granaio della montagna».

Il sentiero è classificato per escursionisti e richiede circa due ore di salita. Lungo il percorso, il paesaggio cambia gradualmente e, raggiunte le quote più alte, si apre verso le montagne che circondano il Lago d’Iseo. Una proposta per chi vuole abbinare la scoperta dei castagneti a una camminata più lunga, immersa nella varietà del paesaggio prealpino.

Ai piedi del Resegone: Lorentino (Calolziocorte) – Pertüs

È un itinerario più impegnativo quello che da Lorentino, frazione di Calolziocorte, sale verso Carenno e il passo del Pertüs. Il sentiero CAI 812 parte dalla mulattiera per Moioli e si inoltra nei boschi di castagni, raggiungendo l’abitato di Carenno. Da qui si prosegue verso la Chiesina dei Morti e si riprende a salire nel bosco, costeggiando il torrente dei Morti e passando nei pressi del baitello del Genepì, fino al passo del Pertüs.

La salita richiede circa due ore e un quarto, con un dislivello complessivo significativo: è quindi una proposta adatta a chi è abituato a camminare, più che a chi cerca una semplice castagnata in famiglia. La fatica è ripagata dalla varietà degli ambienti attraversati e dalla vista sulle valli di Carenno ed Erve, con il Monte Ocone sullo sfondo. Lungo il percorso si incontra anche la Chiesina dei Morti, nota come Oratorio di San Domenico e legata alla memoria della peste del 1630. La tradizione locale racconta che, ai piedi del monte Pertüs, venissero raccolti i corpi delle vittime dell’epidemia; nel luogo sarebbe sorto un ossario, sul quale venne poi costruito l’oratorio. Una testimonianza che aggiunge al cammino un frammento della storia delle comunità della valle.

Il grande Cammino del Castagno

Per chi vuole andare oltre la passeggiata autunnale, il « Cammino del Castagno – Sapori tra laghi e monti » è un itinerario di più giorni che racconta il rapporto tra castanicoltura, produzioni locali e comunità. Il percorso ad anello collega Pradalunga, Monte Alto, Rovetta, Lovere e i Colli di San Fermo, prima di tornare al punto di partenza. Si sviluppa per circa 103 chilometri, suddivisi in cinque tappe, con oltre 5.000 metri di dislivello positivo.

Nato dalla collaborazione tra il CAI di Bergamo e Promoserio, il cammino valorizza il patrimonio naturalistico e le produzioni tipiche della Val Seriana e della Val Cavallina. Non è dunque un itinerario pensato per raccogliere castagne durante una gita, ma un viaggio più ampio attraverso territori in cui il castagno ha contribuito per secoli alla vita economica e alimentare delle comunità. Un modo per riscoprire, passo dopo passo, un paesaggio modellato dall’incontro tra natura e lavoro umano.

Tutte le immagini sono del CAI Bergamo

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