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Il fascino discreto del monte Fogarolo

Racconto. Un itinerario ad anello di 16 km con partenza da San Lorenzo di Rovetta, passando per l’alpe Fogarolo e il rifugio San Lucio. Al ritorno una tappa al Roccolo Zuccone per ammirare le sculture del «bosco incantato».

Lettura 6 min.

Il monte Fogarolo è una cima posta sul crinale che contorna la Valgandino. Condivide la medesima linea di confine con i fratelli maggiori: la Montagnina e il pizzo Formico. Da queste cime, volgendo lo sguardo verso mezzogiorno, gli orizzonti si spingono fino alla pianura. Se invece ci orientiamo a settentrione lo spettacolo si arricchisce di splendidi affacci sull’altopiano di Clusone, le Orobie seriane e la Val Borlezza. Rispetto a quelle cime il Fogarolo è più decentrato e, per questo, meno frequentato. Eppure ha un fascino tutto suo, fatto di silenzi, discrezione e soave ruralità. Per assaporarne appieno il gusto ecco un itinerario ad anello ideale in questo strambo preambolo estivo caratterizzato da freddi improvvisi, caldi torridi e grandinate!

Ci rechiamo in Val Borlezza, a San Lorenzo di Rovetta, lembo meridionale dell’altopiano di Clusone. Nei primi anni del 1400 qui sorgeva un castello, di proprietà della famiglia bergamasca dei Suardi, di fede ghibellina. Intorno c’erano solo campi, pascoli e qualche piccolo borgo, guelfo e molto agguerrito. Inevitabili e cruenti furono gli scontri tra le parti e i guelfi ebbero la meglio arrivando a radere al suolo il castello. Dalla distruzione venne risparmiata soltanto la chiesa del maniero, dedicata a San Lorenzo. Tutto il territorio di pertinenza del castello (13.308 pertiche bergamasche) fu alienato e messo in vendita. Venne suddiviso in novanta parti e ad ognuna assegnato il valore di 100 lire imperiali. Gli acquirenti scelsero di mantenere unito il territorio e si costituirono in una società che poneva all’incanto, di anno in anno, i vari appezzamenti di terreno e di pascolo. A questa società fu dato il nome di «Compagnia dei Capi 90». Era organizzata secondo un proprio statuto, con un ristretto comitato di gestione: un «caneparo» (tesoriere) e un «camparo» (guardia campestre) che ogni anno riuniva l’assemblea dei soci in cui venivano ridistribuiti gli utili. Quando nel 1636 Rovetta si costituì in comune autonomo separandosi da Clusone, settantacinque capi di territorio su novanta furono assegnati a Rovetta. Nel frattempo intorno alla chiesa del castello erano sorte abitazioni, fienili e ricoveri per attrezzi che in seguito divennero case. Nel XVIII secolo la contrada era divenuta un borgo corposo e la chiesa, ormai sottodimensionata e in precarie condizioni di conservazione, lasciò il posto ad una più grande e nuova parrocchiale. Oggi San Lorenzo è un borgo residenziale moderno ma aggirandosi per le vie si riescono ancora a scovare, in alcuni casolari, i segni del passato agreste e montano.

Il punto di partenza è nei pressi dell’area picnic «Isola Felice» (586m) dove si trovano anche un laghetto e un ampio parcheggio gratuito. «Isola Felice» è un nome turistico…per i locali questo è il laghetto delle Borlese. Si imbocca l’evidente strada sterrata che parte a fianco del posteggio e sale a tornanti addentrandosi nel bosco. Seguiamo le indicazioni sentieristiche per «Alpeggio Fogarolo».

Il fascino discreto del monte Fogarolo
Nei pressi dell'alpe Fogarolo
Il fascino discreto del monte Fogarolo
La malga Fogarolo
Il fascino discreto del monte Fogarolo
La baita Cacciamali

Il percorso è caratterizzato da una serie di strappi che fanno guadagnare quota repentinamente. Esistono alcune scorciatoie invitanti nel bosco ma essendoci numerose tracce è facile sbagliare. L’ascesa iniziale è piuttosto monotona ma agevolata dalla frescura del bosco e dall’esposizione a Nord del pendio.

Intorno ai 1.000 metri di quota la strada inizia a fiancheggiare ampie radure pascolive, in genere occupate da baite ben ristrutturate. In rapida successione si superano il Roccolo del Teresù, la baita Cacciamali e la baita ex Croce fino a oltrepassare il bivio per la località Pendesa. La strada corre sempre ai margini dei prati ma è bello concedersi qualche piccola deviazione per ammirare l’amenità dei luoghi. È in questo periodo che si procederà con il primo sfalcio della stagione e intanto i prati sono un tripudio di verde e di fiori. Man mano che si prosegue nel cammino le radure si fanno sempre più ampie e, nel traverso sopra il «Prat di Ciese», la vista si spalanca su tutta la Val Borlezza spingendosi fino al Sebino. L’umidità dell’aria ci lascia solo intravedere il lago ma nelle giornate terse il panorama è sublime. Un’ultima salitella e si raggiungono i 1415 metri dell’alpe Fogarolo. Insolita e curiosa è la posizione di questa malga, incassata tra due collinette pratose e con una grande pozza d’acqua posta nella conca sottostante. In questo periodo la baita è ancora chiusa ma, nei mesi estivi, qui è possibile acquistare prodotti caseari a km 0.

Il fascino discreto del monte Fogarolo
La pozza d'acqua presso l'alpe Fogarolo
Il fascino discreto del monte Fogarolo
La Forcella Larga con la Capanna Ilaria e la croce del Pizzo Formico
Il fascino discreto del monte Fogarolo
Verso la Montagnina

Dalla malga scendiamo alla pozza che è inserita in un contesto paesaggistico degno dei migliori angoli del Trentino. Alla pozza seguiamo le indicazioni per il rifugio Parafulmine e il Pizzo Formico (508). Si sale ancora per pochi minuti fino a una sella pratosa che sulle mappe non viene nominata ma che i locali chiamano «Forcella Fogarolo» (1490m). Al valico si apre un’ampia veduta sulla Valgandino con prospettive insolite rispetto ai più classici itinerari della zona. Un cartello di legno indica la via per il monte Fogarolo (1526m) che qui viene segnalato come «Corno dell’Altare». Tale nome deriva dal fatto che sulla cima sono presenti due massi particolari: uno, grande e piatto, è posto proprio sulla sommità del monte (l’«Altare») mentre l’altro è un pinnacolo roccioso e si trova poco sotto la cima (il «Corno dell’altare»).

Il fascino discreto del monte Fogarolo
La Forcella Fogarolo
Il fascino discreto del monte Fogarolo
L'Altare del Fogarolo
Il fascino discreto del monte Fogarolo
Il Corno dell'Altare

Scattate le foto di rito torniamo alla Forcella Fogarolo. Anziché mantenerci sul sentiero principale (508), diretto alla Forcella Larga attraverso la Tribulina dei Morti della Montagnina, scegliamo di seguire l’evidente sentiero del crinale, indirizzato anch’esso alla Forcella Larga ma passando per la cima della Montagnina. È un percorso assai divertente, con un rapido succedersi di salitelle e discesine, mai difficili, che ci immergono in un contesto naturalistico integro e solitario. Una sola grande assente durante il percorso: la Presolana…le nuvole in lontananza ci privano della magnifica vista! La cima della Montagnina, pur essendo la seconda vetta in altezza della zona, è segnalata solo da un piccolo anonimo ometto di sassi (1594m) e passa via quasi inosservata. La discesa verso la Forcella Larga è veloce e offre scorci privilegiati sul pizzo Formico.

Il fascino discreto del monte Fogarolo
Il crinale della Montagnina
Il fascino discreto del monte Fogarolo
Il rifugio Parafulmen dalla Montagnina
Il fascino discreto del monte Fogarolo
Grande assente....la Presolana!

Presso la Forcella Larga (1465m) spiccano la bronzea campana degli alpini di Gandino e Clusone e i ruderi della Capanna Ilaria, rifugio costruito nel 1928 per accogliere i numerosi scialpinisti che in quegli anni si cimentavano nella famosa «traversata del Formico» che andava da Clusone a Gandino sci ai piedi (bei tempi!). Nei primi anni Quaranta si registrò il crollo del tetto, preludio al definitivo decadimento della costruzione. Un cartellone posizionato al valico racconta tutta la storia di questo rifugio simbolo per la zona.

Alla Forcella imbocchiamo il sentiero diretto al rifugio San Lucio (cartelli indicatori). Fino a qualche anno fa camminare su questo tracciato era piuttosto fastidioso: pietre e sassi smossi rallentavano l’avanzamento. Oggi il fondo è quasi un biliardo, liscio e scorrevole al punto da invogliare alla corsa. Così, in poche decine di minuti siamo in località Pianone (1137m), vasto pianoro pascolivo di sorprendente bellezza. Da decenni questi prati sono meta di escursionisti e, un tempo, anche di sciatori. Rammento ancora con piacere quella volta nei primi anni Novanta in cui, dopo una copiosa nevicata, venne allestita e battuta la pista da fondo: fu, per me, una delle sciate più divertenti e piacevoli della bergamasca…confido in una nuova glaciazione!

Il fascino discreto del monte Fogarolo
Il Pianone
Il fascino discreto del monte Fogarolo
Tra i pascoli del Pianone
Il fascino discreto del monte Fogarolo
Un seggiolino sella seggiovia

Il sentiero passa nelle vicinanze della baita Pianone per spingersi al limite settentrionale del pianoro. Qui, seminascosto dalla vegetazione, si intravede un pilone di cemento, testimonianza della vecchia seggiovia e del tentativo di sfruttamento sciistico della zona: nel Secondo dopoguerra per volere di alcuni amici appassionati dello sci venne realizzato uno skilift, e in contemporanea, aprì il Rifugio Pianone. Il problema era che per raggiungere l’impianto occorreva salire fin quassù a piedi. Nei primi anni Cinquanta la famiglia «Romelli–Gervasoni», proprietaria dei terreni, avviò i lavori per la realizzazione di una seggiovia che dalla località «La Spessa» (nella piana di Clusone) saliva al Pianone. Destino volle che il collaudo non andasse a buon fine e tutto venne rinviato, senza però che si riuscisse mai a completare l’opera. Nel giardino di una baita, che si incontra scendendo verso San Lucio, è esposto uno dei seggiolini della seggiovia. Anche presso il rifugio San Lucio sono esposti altri due seggiolini, pero quelli del rifugio sono diversi…quali sono i seggiolini originali?

Raggiungiamo il rifugio (1027m), anticipato dall’oratorio montano dedicato a San Lucio, protettore dei mandriani e dei casari. La primitiva cappella, sicuramente anteriore al 1529, fu eretta dai pastori che per cinque-sei mesi si stabilivano sul monte per lo sfruttamento dei rigogliosi pascoli del Pianone. Una serie di rifacimenti ha conferito l’aspetto attuale. L’ultimo restauro risale al 1972 per opera del gruppo Alpini di Clusone.

L’ora del desinare è giunta ma i tavoli del rifugio sono pieni. Scopriamo che è necessario prenotare…fortunatamente un tavolo si libera e le nostre fatiche vengono degnamente premiate: ottima cucina, servizio celere e panorama spettacolare!

Per tornare al punto di partenza si può prendere la strada forestale che si diparte poco oltre (verso Est) la chiesetta di San Lucio. Tuttavia mi sento di consigliare ai più curiosi la variante che passa dal Roccolo Zuccone. Si segue il sentiero che digrada nel prato sottostante al rifugio seguendo le indicazioni lignee per Clusone-Roccolo Zuccone. Dopo aver superato la grande baita (922m) dedicata all’ing. Tullio Gervasoni, giungiamo nel «bosco incantato» del Roccolo Zuccone. Qui, Giannino Trussardi, artista autodidatta del legno, a partire dal 2008 ha iniziato un lavoro di recupero e valorizzazione del bosco e del roccolo scolpendo più di duecento opere, create in simbiosi con la natura, utilizzando alberi caduti, rami spezzati e tutto ciò che l’ambiente suggeriva. È un divertimento aggirarsi tra i numerosi sentierini del roccolo alla scoperta delle suggestioni che l’autore ha saputo realizzare.

Raggiunto il punto più basso del roccolo occorre seguire il sentiero che scende verso destra. Il tracciato, dopo aver superato una baita poco sotto il roccolo, diviene un’ampia mulattiera e, successivamente, una strada sterrata che ci riconduce al posteggio del laghetto delle Borlese.

P.S. l’itinerario descritto è lungo 16 km con un dislivello positivo di 1100 metri. Calcolare cinque-sei ore di cammino. Chi volesse accorciare il percorso senza perdere le suggestioni paesaggistiche dell’itinerario, può scegliere di partire dal Rifugio San Lucio (posteggio a pagamento) e seguire le indicazioni del sentiero 508 in direzione Est, verso la baita Cacciamali, dove ci si innesta sull’itinerario descritto. In tal modo si risparmiano 400m di dislivello e circa 5km di percorso.

Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli

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