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Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)

Racconto. Un trekking panoramico alla scoperta di piccoli borghi montani, pascoli fioriti e sentieri ricchi di storia nel territorio di Val Brembilla

Lettura 5 min.
Scorci di Gavazzone

Val Brembilla è uno scrigno di bellezze rurali e naturalistiche: piccoli gruppi di case disseminati tra boschi verdeggianti e pascoli rigogliosi, circondati da monti dal grande richiamo escursionistico. In particolare le contrade di questo comune sono splendide realtà che ci raccontano di un passato umile e operoso in cui natura e uomo hanno convissuto in armonica simbiosi per secoli.

Nell’Ottocento Brembilla – paese che nel 2014 si è unito a Gerosa dando vita al nuovo Comune di Val Brembilla – era conosciuta come «il paese delle cento contrade». In effetti allora si contavano ben 141 nuclei abitati. Oggi, dopo la fusione amministrativa, se ne contano addirittura 151. La comunità brembillese si articolò in numerose cellule proprio per sfruttare al massimo ogni piccolo angolo del territorio. Si annoverano frazioni popolose come Laxolo, Cadelfoglia, Gerosa e Catremerio ma anche piccoli borghi, taluni inevitabilmente abbandonati. Alcune contrade minori hanno conservato quel carattere rustico e sobrio, tipicamente montano, che regala scorci di grande bellezza immersi in un’atmosfera di soave quiete.

Il territorio brembillese è molto vasto pertanto abbiamo scelto di suddividere l’esplorazione in più tappe che affronteremo in stagioni diverse. Ed è con l’entusiasmo di un bambino che ci incamminiamo alla scoperta di questi piccoli gioielli. Scegliamo di iniziare dal capoluogo, Brembilla, per andare a conoscere le contrade della sponda destra del torrente, quelle più prossime al capoluogo, che già di primo mattino sono illuminati dal sole. Delle vicende storiche della val Brembilla abbiamo già fatto menzione in un precedente articolo.

Leggendo la descrizione della vallata brembillese fatta da Maironi da Ponte nel 1819 vengo incuriosito da questa descrizione: «Sull’imo della valle in poca distanza dal corpo maggiore del villaggio avvi una sorgente d’acqua minerale, il cui odore, che si spande anche in lontananza, la manifestata zolfurata. Messa questa ad un analitico esame da risultati identici della fonte zolfurea di s. Omobuono in Vallimagna. La identità quindi de’ principj, che in essa si trovano, conduce ragionevolmente all’analogia delle malattie, alla cura delle quali può convenir sia a bagno, che a bibita». Provo a raccogliere informazioni relative alla sorgente e alla sua ubicazione…tutto pare chiaro.

Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
L'edificio dell'antica fonte solforosa
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Verso la contrada Torre (Laxolo)
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Salendo alla contrada Torre

È molto interessante apprendere che, a partire dalla fine dell’Ottocento, la sorgente solforosa di Brembilla contribuì in modo rilevante allo sviluppo turistico alla zona. Le proprietà terapeutiche di quest’acqua, in qualche caso addirittura menzionate come miracolose, fecero confluire i primi turisti in paese. Il richiamo della Fonte Solforosa incoraggiò alcuni intraprendenti brembillesi a costruire un paio di alberghi e trattorie con alloggio. L’impulso turistico maggiore si ebbe con l’apertura della ferrovia della Valle Brembana (1907) che, grazie alla fermata «Brembilla» (al termine della galleria dei ponti di Sedrina), permetteva di raggiungere agevolmente il paese. Le tariffe della Fonte Solforosa erano stabilite dall’amministrazione comunale di Brembilla, proprietaria della struttura, che imponeva i prezzi ai concessionari della fonte. L’acqua solforosa era gratuita per i residenti di Brembilla solamente se muniti di certificato medico; per i brembillesi in buona salute il prezzo era la metà di quello praticato ai non residenti.

Nel 1923 nacque un piccolo stabilimento costruito sopra la sorgente ed aprì i battenti anche il primo «Caffè espresso». L’offerta turistica prevedeva anche amene passeggiate verso le contrade Laxolo, Cerro e persino Catremerio. Nel secondo dopoguerra lo sviluppo industriale della vallata tolse l’attenzione alla fonte ed iniziò un periodo di decadenza complice anche il fatto che il flusso d’acqua termale iniziò a ridursi drasticamente. Lo sfruttamento della sorgente durò fino agli anni Settanta, con una gestione che arricchiva l’offerta termale con cibi nostrani (salumi, formaggi e…gallina ripiena!), bevande e intrattenimento musicale. Il colpo di grazia definitivo avvenne nei primi anni Duemila quando due eventi franosi successivi fecero sprofondare nel sottosuolo la falda acquifera che alimentava la fonte.

Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
I fienili di contrada Torre
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Contrada Torre
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Scorci della contrada Torre

La curiosità è tanta e l’animo esplorativo ben attivato, così il primo sabato di maggio ci ritroviamo in un bel gruppo presso il posteggio del cimitero di Brembilla (420m). Guida d’eccezione è l’amico Franco, laxolese doc, che della zona conosce ogni angolo ed ogni persona. Attraversiamo il centro del paese transitando a fianco della Parrocchiale. Scendiamo per una delle scalette che conducono al bivio con la strada provinciale per Laxolo. Seguiamo la strada fino al bivio con via Sorgente Solforosa che percorriamo agevolmente fino alla piazzola ecologica. Imbocchiamo il sentiero che corre a fianco della recinzione e ci addentriamo nella Val Cava in un contesto che si fa via via più lugubre e inospitale. Ravanando tra cespugli ed erbacce, giungiamo in breve al rudere della Fonte: nulla che possa lasciare intuire i fasti di un tempo. Il luogo è spettrale, e non si sente nemmeno quell’odore di zolfo a rievocare la fama della sorgente. Un vero peccato!

Mesti mesti torniamo sui nostri passi e proseguiamo il cammino lungo la strada, in direzione di Laxolo. Dopo un centinaio di metri imbocchiamo sulla destra via Campasso. La seguiamo per un brevissimo tratto fino all’inizio del sentiero diretto alla contrada Torre, ben indicato da alcuni cartelli di legno di recente installazione. Tra segmenti in asfalto e tratti nel bosco giungiamo in località «Campasso». I cartelli ci guidano attraverso lo splendore dei prati in piena fioritura fino alla soprastante contrada Torre (558m), la prima meraviglia di oggi: una piccola borgata, collocata su un’altura, in posizione dominante su Laxolo e la vallata. Anticamente la torre rappresentava un punto di rilevanza strategica per la potente famiglia dei Carminati. Da qui si potevano controllare tutti i possedimenti della famiglia e da qui arrivavano le segnalazioni in caso di saccheggio o pericolo. II caseggiato esibisce lo stile architettonico rustico cinquecentesco, con un apparato murario in molti punti ancora perfetto. Su alcune pietre si notano impresse le date di costruzione: 1523 e 1612. È un piacere aggirarsi per la contrada, ogni angolo riserva qualche sorpresa. Rimane soltanto un senso di amarezza nel notare il cattivo stato di conservazione della bella chiesetta seicentesca.

Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Altra prospettiva della contrada Torre
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Altra prospettiva della contrada Torre
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
La contrada Cabonadino

Dalla collina della torre scendiamo nella piana di Laxolo, la frazione più grande e abitata di Val Brembilla. Nei secoli passati il territorio di Laxolo era in gran parte coltivato a granoturco, frumento e segale. Poiché il terreno in piano era tutto coltivato per procurarsi il foraggio era necessario recarsi nelle ampie chiazze a pascolo ricavate tra i boschi che salgono verso la Corna Marcia. Riguardo al toponimo Laxolo è poco probabile l’ipotesi che derivi dal latino lacus solus (lago solitario) perché nonostante il terreno presenti il fondo concavo e quasi pianeggiante atto a raccogliere le acque discendenti dall’alto non è possibile confermare nell’antichità l’esistenza di un vero e proprio lago. Parrebbe più credibile l’idea che possa risalire ai termini latini laxus, (largo, ampio) e solum (fondo, suolo, terra), che si sono contratti in Laxolum.

Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Ruderi della ghiacciaia di Cabonadino
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Panorama sulla Val Brembilla salendo al Passo del Canto
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
La tomba del partigiano Angelo Gotti

Franco ci invita a curiosare le contrade, Cabonadino, Carbolom e Camuzzocco che, con caratteristiche diverse, conservano angoli molto interessanti, come i resti dell’antica ghiacciaia di Cabonadino. Qui imbocchiamo il sentiero (non segnalato) che risale i boschi settentrionali della Corna Marcia per guadagnare gli 817 metri del Passo del Canto. Il valico custodisce la tomba del partigiano Angelo Gotti, torturato e trucidato dai nazifascisti il 23 novembre 1944. Un cartellone illustrato racconta nei dettagli tutta la tragica vicenda. A fianco della tomba spicca un roccolo molto curato dove intercettiamo il sentiero CAI 571 (alias «il periplo della valle Imagna»). Lo seguiamo in direzione del colle di Berbenno (690m). In questo tratto il sentiero corre attraverso una spettacolare e profumatissima fioritura di aglio orsino, da non perdere!

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La fioritura dell'aglio orsino
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
In località Cornesèi (Berbenno)
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
La mulattiera verso Gavazzone (sent. 592G)

Dal colle di Berbenno, seguendo la strada asfaltata che sale in direzione nord ovest, andiamo a raggiungere l’amena località «Cornesèi» (750m) per poi spingerci fino ai 768 metri della Forcella di Berbenno. Presso il valico imbocchiamo il sentiero 592G, antica mulattiera ancora delimitata da muretti a secco e costruita sulla via di collegamento più rapida tra la Val Brembilla e la Valle Imagna. Immersi in un ambiente bucolico, tra dolci pascoli e ombrosi boschetti, ci abbassiamo gradualmente di quota fino alla contrada Gavazzone (695m), altro piccolo gioiello: un borgo cinquecentesco posto ai margini di un pianoro prativo in posizione soleggiata e panoramica sulla Val Brembilla. Era un antico crocevia commerciale intervallivo.

Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Il cuore della contrada Gavazzone
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
I dettagli del risöl di Gavazzone
Il fascino delle antiche contrade della Val Brembilla (parte 1)
Finestra con data storica a Gavazzone

Gavazzone presenta la caratteristica forma architettonica a ferro di cavallo che risale ai primi anni del Settecento, quando ai primitivi fabbricati si aggiunsero le nuove costruzioni. Nelle pietre di alcune finestre si notano incise le date 1722 e 1733. È molto interessante il risöl (il selciato) del cortile che evidenzia alcune eleganti decorazioni ad X. Leggermente decentrata appare l’antica chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto, sapientemente restaurata. Non si hanno notizie precise sull’epoca di costruzione ma viene già citata in documenti del 1649.

Incantati da tanta armonia, riprendiamo il cammino verso Brembilla. A guidarci è sempre la mulattiera (sentiero 592G) che ci riconduce esattamente al posteggio del cimitero di Brembilla, nostro punto di partenza.

P.S. l’itinerario qui descritto è lungo 10 km con circa 600m di dislivello positivo. Calcolare tre ore e mezza di comodo cammino. Non mi sento di consigliare la deviazione alla Fonte Solforosa in quanto, attualmente, non riserva nulla di interessante né da un punto di vista escursionistico e tantomeno naturalistico. Rimane la curiosità per la vicenda storica legata alla Premiata Fonte Solforosa (premiata perché fu insignita del “Diploma di merito con medaglia d’oro” all’esposizione industriale nazionale di San Pellegrino Terme nel 1911).

Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli

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