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Trekking in Val de Grü, un percorso ad anello che parte da Aviatico

Racconto. Un itinerario panoramico di nove chilotri tra boschi, pascoli e storie di montagna alla scoperta di una valle poco conosciuta

Lettura 6 min.
La sella sopra i prati della Val de Grü

Torniamo in terra seriana per andare alla scoperta della Val de Grü, una valletta minore sperduta tra i meandri del torrente Vertova, affluente del Serio. La maggior parte degli escursionisti raggiunge la Val de Grü percorrendo il sentiero che si diparte a metà della Val Vertova, oppure seguendo la tortuosa pista forestale che parte poco prima di Orezzo. Noi invece scegliamo di avvicinarla dall’alto, seguendo un itinerario ad anello che regala interessanti scorci panoramici e qualche sorpresa. Questo percorso consente di godere del sole in un territorio che per caratteristiche geomorfologiche ed orientamento risulta piuttosto in ombra, soprattutto nei mesi più freddi.

La località di partenza è Aviatico, paese che geograficamente non appartiene alla Valle Seriana ma alla Valle Brembana. Ciononostante il borgo è sempre stato storicamente legato da un filo diretto con i paesi del fondovalle seriano. Infatti Aviatico rappresentava un importante snodo viario lungo la via Mercatorum. Da qui mercanti e pastori provenienti dalla pianura e dai paesi del fondovalle seriano transitavano per raggiungere il cuore della Valle Brembana. Anche il nome Aviatico conferma la natura odeporica del borgo: deriverebbe infatti dal termine latino viaticum, che indica l’insieme delle provviste e del denaro necessari per il viaggio. Può essere inteso sia come «ristoro», supponendo la presenza un luogo di sosta sia in senso figurato come «lasciapassare», ipotizzando l’esistenza di una sorta di permesso di transito. Alcuni studiosi asseriscono invece che il nome Aviatico risalga all’antica voce reto-ladina avio, sorgente di montagna ma trovandoci in un territorio così povero di sorgenti preferisco lasciarmi suggestionare dall’idea del viaggio.

In prossimità del municipio (è disponibile un ampio parcheggio) si imbocca la scalinata che sale alla chiesa. Seguiamo le indicazioni sentieristiche CAI 519 che ci guidano attraverso le case più alte del borgo fino a sbucare su via Monte Alben. Questa strada sale senza indugi fino alla Forca d’Aviatico (1160m), valico caratteristico per la presenza di una pozza d’acqua la cui colorazione varia molto in relazione alle sfumature della natura e del cielo. Alla Forca esiste un sentiero che scende diretto in Val de Grü (CAI 516) ma non lo consiglio perché, pur essendo breve e veloce, è poco panoramico e corre incassato nel versante nord della valle. Continuiamo invece lungo il 519 il cui tracciato prosegue quasi pianeggiante nel bosco.

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Il roccolo Picinali alla Forcella
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La vista sulla Forcella dal roccolo Picinali
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Ca’ Donadoni

Si transita sotto il roccolo Picinali (1210m), in località Forcella, sito che merita una sbirciatina panoramica. Procedendo in direzione nord il percorso diviene agevole fino a Ca’ Donadoni (1180m), poco sotto il Forcellino, località molto apprezzata dai cacciatori locali. In questo tratto ci deliziano della loro presenza fugace due camosci vestiti ancora del pelo invernale, grezzo e irsuto. Ca’ Donadoni ha una storia abbastanza recente: nel 1850 i fratelli Filippo e Antonio Donadoni, appassionati uccellatori, acquistarono il roccolo del Forcellino e i terreni di pertinenza. Poco tempo dopo, nelle vicinanze del roccolo, costruirono una casa, ribattezzata dalla gente del luogo come «ol Palàss», di grandi dimensioni per accogliere i numerosi amici. La natura un po’ burlona dei fratelli fece anche nascere alcune fantasie popolari sull’esistenza di strani fenomeni magici presso il Forcellino, accrescendo la fama di questa località. Ci aggiriamo nella parte esterna della casa che non presenta nulla di significativo ma rimaniamo sorpresi dalla bella guardiola con vista sull’Alben e dalla merlatura simil-ghibellina su una parte del muro di sostegno.

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Il Monte Alben visto dal balconcino di Ca’ Donadoni
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Particolare di Ca’ Donadoni
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Panorama della Val de Grü

Presso Ca’ Donadoni incontriamo il bivio tra il sentiero 519, diretto al Monte Succhello, e il 525, diretto al Monte Alben. Seguiamo il 525 che si dipana in un ambiente aspro, tra vallette scoscese e roccette, senza tuttavia presentare particolari difficoltà. A terra ci sono ancora numerose foglie secche di faggio che al nostro passare scrocchiano ancora d’autunno. Giunti in località «La Mandra», poco prima di un torrentello (1110m), si incontra il bivio con il sentiero 524 che scende in Val de Grü e che seguiamo fedelmente. In quindici minuti si fuoriesce dal bosco in prossimità di una selletta erbosa (985m) occupata da una bella baita. Da qui si coglie la soave amenità dei pascoli e delle cascine sparse della Val de Grü.

In particolare siamo attirati dalla graziosa chiesetta di San Salvatore, fulcro della piccola antica comunità. Per raggiungerla si può seguire la strada cementata di servizio alle baite oppure il sentiero che scende attraverso i pascoli. Se si passa dai prati si transita per la cascina di Donato, seguendo la strada invece si raggiunge, imboccando la deviazione sentieristica più logica, alla casa di Antonio. Sono i fratelli Martinelli, gelosi custodi della Val de Grü. Costoro hanno dedicato la vita a questa valle contribuendo a mantenerla viva ed integra. Sono di Gazzaniga ma in paese scendono raramente. Sono fratelli ma vivono rigorosamente separati, ciascuno nella propria casa e con il proprio terreno. Fino a qualche anno fa tenevano anche il bestiame ma l’inesorabile avanzare dell’età (sono entrambi ben oltre la settantina) non consente più loro di adoprarsi nell’allevamento.

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Il signor Donato presso la sua baita
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I pascoli della Val de Grü e la bassa Val Vertova
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Verso la chiesetta di San Salvatore in Val de Grü

In una precedente occasione ci eravamo fermati a chiacchierare con Antonio, saggio uomo di montagna dalla barba bianca foltissima con un grande attaccamento al territorio e profondo rispetto della natura. Stavolta scegliamo di andare a conoscere Donato. Le case distano tra loro un centinaio di metri, separate da una valletta. Sobrie, essenziali, ma baciate dal sole. «Anche d’inverno qui c’è il sole e ci rimane per sei ore! Quella che non si vede quasi più è la neve…» afferma Donato. Superata la riservatezza iniziale, parte a ruota libera con i racconti di una vita: «Adesso c’è la strada ma una volta da Gazzaniga si saliva solo a piedi. Per questo sentiero passavano i pastori con gli asini per andare a Trafficanti. Ho fatto il boscaiolo per tanti anni, in Valle Brembana, in Piemonte e anche in Francia ma appena potevo tornavo qui. Avevo le pecore ma adesso non riesco più a stargli dietro». Noto la cisterna a fianco della casa e gli chiedo se c’è acqua corrente: «L’acqua bisogna andare a prenderla alla fontana, giù nella valle. Qui vicino c’è una piccola sorgente ma dopo tre giorni di asciutta non esce più una goccia».

Donato torna spesso sul discorso delle fatiche legate all’età ma, a guardarsi intorno, i prati sono perfettamente in ordine, la legna tagliata e ben riposta e il sentiero d’accesso alla casa è tutto ripulito. Secondo me fa ancora tutto lui. Chiedo lumi sui nomi delle cascine e sui sentieri della valle…conosce ogni sasso! Gli domando anche se fosse stato un cacciatore. Annuisce malinconicamente indicando i capanni dove un tempo si recava a caccia. Al suo fianco siede il fedele cane Fiorino. Rimarrei per ore a chiacchierare in sua compagnia ma dobbiamo rimetterci in cammino. Dopo un doveroso scatto fotografico ci congediamo da Donato con la promessa di tornare a salutarlo.

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La chiesetta di San Salvatore in Val de Grü
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Verso la fontana della Val de Grü
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La fontana della Val de Grü

Scendiamo alla bella chiesetta rurale di San Salvatore (860m), rigorosamente chiusa ma sbirciabile dalle finestre. Come vuole la tradizione il 6 agosto di ogni anno viene celebrata con solennità e gran concorso di folla la festa della Trasfigurazione. Dalla chiesa scendiamo nel fondovalle fino alla fontana della Val de Grü (810m), costruita in simbiosi con un bel masso calcareo. La fonte è dotata di due vasche su livelli differenti e sgorga un’acqua assai fresca e gustosa. Guardiamo in alto alla ricerca della casa di Donato…il pensiero è unanime: «Certo che per trasportare l’acqua potabile fino in baita Donato deve farsi una bella rampa!»

Il termine «grü», curioso e insolito, ha ispirato una leggenda popolare che tutt’ora si tramanda tra la gente del luogo. Riporto integralmente il testo dello scrittore bergamasco Carlo Traini che nel 1947 raccontava: «In un’angusta valle presso il villaggio di Orezzo sorge una chiesetta che, una volta, molti anni fa, era stata visitata da un ladro che voleva asportarne i vasi sacri con gli ori di cui era adorna la statua della Madonna, alla vigilia della sua festa. Vuotata la pisside, rovesciando le ostie consacrate in una vicina fontana e fatto fagotto di quanto poté avere sotto mano, fece per fuggire, ma nell’attraversare un bosco fu colpito e incenerito da un fulmine. Gli oggetti rubati furono recuperati e anche le ostie furono tolte dall’acqua, miracolosamente asciutte. Da allora, durante certi temporali, l’anima del ladro sacrilego apparirebbe tra le nubi al di sopra della chiesina, sotto forma di una grande gru nera. Da questa immagine trasse origine il nome “Al de Grü”». La realtà è un po’ diversa. Questo nome deriva dalla voce preistorica di probabile origine celtica gro o grou, che significa ghiaia o sabbia. In effetti l’azione erosiva del torrente Grü e dei suoi affluenti è molto evidente. A tale termine si riferisce anche il paese di Grone in Val Cavallina… la leggenda del ladruncolo però ha tutt’un altro fascino.

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Il cuore della Val de Grü
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Panorami seriani nei pressi dei Ronchi di Gazzaniga
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I Ronchi di Gazzaniga

Dalla fontana seguiamo la strada cementata che risale la valle passando per una cascina ben ristrutturata. Si oltrepassa il torrente Grü per spostarsi sull’altro versante vallivo. Ignoriamo la deviazione sentieristica per la Forca e ci manteniamo sulla cementata che guadagna la stalla Scoltadur (990m). Da qui un sentiero ben segnalato ci conduce in località «Ronchi» (i Ruc) di Gazzaniga (1110m). Un altro pascolo panoramico con baite disseminate qua e là. Ci intratteniamo con il proprietario della baita del colle: «Per fortuna c’è un allevatore che sale quassù con le mucche e gli asini a pascolare, altrimenti questi prati sarebbero già diventati bosco» e indica i pendii di fronte, quelli tra la Forca e il Forcellino che abbiamo attraversato all’andata. «Lì c’erano tutti prati e la gente di Aviatico ci andava nel mese di luglio a fare il fieno. Certo, era fieno magro e le mucche, quando lo mangiavano, facevano meno latte, ma in questo modo le famiglie potevano permettersi una mucca in più. Oggi quel versante è tutto ricoperto dal bosco. Figuratevi che quelli di Aviatico andavano a fare fieno fino alla cascina Sedernello, alla testata della Val Vertova, ai piedi dell’Alben!» ed effettivamente per arrivare al Sedernello da Aviatico occorre camminare un bel po’. Con lui parliamo di cervi, caprioli, camosci e cinghiali, tutti animali piuttosto diffusi in zona, ed anche di lupi che sono già stati avvistati nelle valli limitrofe.

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Altra prospettiva dei pascoli della Val de Grü
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Lungo la strada dai Ronchi per la Forca di Aviatico
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Bel roccolo sopra La Forca

Ai Ruc intercettiamo la strada che riconduce alla Forca di Aviatico. La seguiamo fino alla Forca per poi tornare al punto di partenza per la medesima strada dell’andata. Se la giornata è favorevole vale la pena dilettarsi con panorami ancora più vasti: poco oltre i Ruc c’è la deviazione (sulla sinistra) per raggiungere il Monte Poieto (indicazioni). Ne vale sicuramente la pena! Dal Poieto si può rientrare alla Forca di Aviatico seguendo il sentiero 516 (calcolare un’oretta aggiuntiva).

P.S. l’escursione qui descritta, escludendo la deviazione al Monte Poieto, è lunga circa 9 chilometri con un dislivello positivo di 650 metri. Calcolare tre orette di cammino. Non si incontrano difficoltà tecniche.

Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli.

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